domenica 20 agosto 2023

Mondiali di atletica a Budapest - 1^ giornata (19-08-2023)

 All'aeroporto di Ciampino incontro Roberta Bruni, che mi dice che lei, a differenza di altri atleti italiani (che, leggerò poi, hanno anche avuto problemi coi bagagli) prende il volo diretto anche perché è più comodo per le aste. Penso che tutte le volte che mi lamento dei bagagli, dovrei sempre ricordarmi di quelli che viaggiano con le aste. A differenza di altri che ho preso in passato, a cominciare da quello per Doha, questo è un volo in cui, se non proprio tutti, buona parte vanno ai Mondiali e si vede anche all'arrivo, con la corsa a guardare i risultati: la Bruni comunica il risultato della Iapichino e l'eliminazione della Bekh. All'arrivo ci sono i volontari già al ritiro bagagli, poi appena usciti c'è un punto informazioni (che non utilizzo).

Esco dall'albergo verso le 1e 17,30. Riguardando la strada, vedo che lo stadio è un po' più lontano di quanto pensassi: pensavo fosse sui 2 km, tanto che consideravo di farla a piedi, invece sono poco più di 3. Forse una volta la farò a piedi, ma non oggi. Anche il percorso non è molto lineare, bisogna prendere almeno due mezzi. All'arrivo del tram un cartello dice che si è a un lancio di giavellotto dal vedere i supereroi in azione, ma non è proprio così, nemmeno se consideriamo un lancio di Zelezny. 

Arrivo a un grande ingresso (ce ne sono due in tutto), dove con un po' di difficoltà capisco (gli steward parlano inglese a fatica e solo se glielo chiedi espressamente) che devo lasciare lo zaino al deposito. Chiedo, ad alta voce, dove stava scritto, una guardia mi invita a seguirlo. Penso "adesso mi arrestano", invece mi mostra un cartello, che comunque si trova dopo l'ingresso, che dice che non sono ammessi zaini di formato superiore all'A4. Devo quindi decidere in fretta cosa tenere: oltre al binocolo, mi porto bandiera e cappellino.






Alla fine entro e decido anche di prendermi da mangiare, per cui ormai la cerimonia d'apertura è andata. Al bar se la cavano meglio col tedesco che con l'inglese, come la prima (e finora unica) volta che ero stato a Budapest, nel 1988. Sul tram avevo incontrato alcuni tedeschi e una famiglia di polacchi, entrando vedo molti australiani, britannici (quelli non mancano mai), qualche giapponese e anche una famiglia islandese. Lo stadio, comunque è molto bello, moderno e della dimensione giusta per una manifestazione del genere. Si riempirà per buona parte, ma non del tutto.

Il mio posto (che rimarrà lo stesso per tutta la manifestazione) è alla fine della prima curva. Oggi sono in ottima posizione per il disco e il triplo, mentre il peso è completamente dalla parte opposta. Nella mia fila e in quella davanti ci sono degli spagnoli, i miei vicini ho pensato a lungo fossero americani per poi scoprire nell'ultima gara che probabilmente erano britannici, dietro ci sono due giamaicane.



Si parte con le batterie dei 1500 maschili, Nella prima, grandi applausi per Ingebritsen, che parte come se stesse facendo una passeggiata e manda avanti gli altri, ma ai 400 è già terzo, a 200 metri dalla fine va avanti, ma può controllare perché ormai i primi 6 hanno preso il largo. Nella seconda, invece grande ammucchiata fino alla fine, con Bussotti che a 100 metri dall'arrivo è ancora quinto, ma poi arriva 13°. Nella terza c'è un atleta di casa, e dagli applausi si nota che il pubblico locale è pur sempre predominante Pubblico che però non sembra essersi accorto delle due ungheresi, di cui almeno una di buon livello, che stanno disputando il peso dell'eptathlon (le applaudiranno poi nei 200). Ottima gara di Arese, arriva quarto in 3'34", dando l'impressione di controllare. Meslek primo degli esclusi nell'ultima.

Mentre prosegue il disco, dove non ci saranno qualificati diretti (la misura era 66,50) si arriva alle qualificazioni del triplo. Si parte con molti nulli e salti modesti, per cui Bocchi con 16,20 si ritrova tra i primi, ma si capisce che non può bastare, infatti al secondo turno è già fuori. I risultati ci mettono sempre un po' ad arrivare, più che con le vecchie misurazioni manuali. Ihemeje invece fa 16,91 e si capisce che basterà  Al terzo turno ne ha la certezza e rinuncia a saltare. Mi perdo 3 dei 4 salti sopra i 17 metri: solo quando danno la classifica scopro che Hebert, di cui avevo visto il salto a 16,99, aveva poi saltato 17,70. Bocchi al terzo salto si vede che si migliora, ma a occhio sembra non basti: invece sono 16,66 e per il momento è 10°. A due salti dalla fine è ancora 11°, poi salta un portoghese che aveva due nulli e fa 16,77. Bocchi sarebbe ancora dentro per un centimetro, ma manca Lazaro Martinez, che è proprio dietro di lui: si vede subito che è un gran bel salto, e infatti sono 17,12.





Le gare su pista proseguono con le batterie dei 100. Nelle seconda Ceccarelli è quarto: visto il tempo dei primi due, penso che potrebbe essere in lizza per i ripescaggi, invece si vede subito che è fuori. Peccato, la qualificazione non era impossibile, il terzo aveva fatto 10.17. Dopo la clamorosa eliminazione di Charleston nella quarta, la quinta si fa attendere e quando si arriva al via ci sono due false partenze. Alla partenza valida, Seville stacca subito Kerley: sembra che l'americano vada male, invece all'arrivo si scopre che è il giamaicano che ha fatto una gara mostruosa: 9.86! Nella sesta, Jacobs parte malissimo, poi recupera, mi sembra arrivi secondo, invece è terzo.


Finito il peso dell'eptathlon, allestiscono la pedana per la gara maschile. Per la prima volta vedo una fettuccia posizionata direttamente sul record del mondo (e l'altra è a 21 metri). Gli atleti vengono presentati come si usa adesso, non in ordine di lancio, ma crescente di ranking: non mi piace, penso che la presentazione dovrebbe servire a capire anche l'ordine di gara. Comincia Crouser, e parte subito con 22,63: meno male che stava male! Gli altri faticano: Weir e Fabbri fanno lanci che nell'andazzo generale non sarebbero neanche male, soprattutto il secondo, che va intorno ai 21, ma sono nulli. Weir non si riprenderà: 19,99 e un lancio disastroso, annullato. Fabbri invece al secondo fa 21,26: almeno rimane negli 8 (si spera) e la medaglia non è lontanissima. Arriva al terzo lancio che la medaglia è a mezzo metro: mi sembra che vada un bel po' oltre i 21 e dalla sua esultanza capisco che non ho sbagliato. Il risultato è al di là di ogni previsione o sogno: 22,34! Arriverà poi un lancio vicino alla fettuccia del record, potrebbe essere quel record italiano che fino all'anno scorso dubitavo che avrei mai visto battuto, ma è nullo. Kovacs (molto applaudito dal pubblico per via delle sue origini) e Walsh andranno oltre i 22, ma rimangono dietro, all'ultimo lancio Crouser sembra vada oltre il record, invece lo manca di 5 cm: 23,51.



Nel frattempo si stavano disputando i 10.000 femminili, nel disinteresse generale, essendo una gara molto tattica: primo chilometro in 3'35", poi accelerano un po', ma a 800 metri dalla fine sono ancora in 11. All'ultimo giro parte la Hassan inseguita dalle etiopi, nel rettilineo finale la Gidey la affianca, ma l'olandese sembra resistere, fin quando le due si scontrano e cade. Tripletta etiope, io mi chiedo se la Gidey sarà squalificata, ma la Hassan si complimenta, non sembra arrabbiata. Infatti dal replay si vede che è lei a colpire la Gidey, cadendo poi di rimbalzo.

Qualcuno comincia ad andare, ma rimane la finale della 4X400 mista, dove gli olandesi faranno il bis. Dopo tre frazioni sono in testa, per cui ormai, con la Bol, sono i grandi favoriti, ma nel finale gli USA rimontano e, vedendosi superata, la Bol si tuffa e perde il bastoncino.


Esco ringraziando il cielo di non essere olandese, ma pensando che devo ancora recuperare lo zaino. All'uscita danno una borraccia con la data di oggi, peccato che uno non abbia dove metterla. la coda al deposito dura una decina di minuti: dietro di me ci sono degli americani, con i quali commentano che da loro sono ammessi solo gli zaini trasparenti, ma lo avvisano chiaramente. Uno mi risponde che non ha mai avuto problemi con gli zaini al di fuori degli USA. Vedo che c'è chi ritira zaini molto più piccoli del mio.


Prendo il tram, poi la metro, ma ho il problema di trovare la stazione. E domani si riprende alle 7,15.


giovedì 17 agosto 2023

World Athletics Championships in Helsinki (2005)

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 The start of the World Championships in Budapest is just around the corner: it will be my eighth live World Championships in athletics. Of the last two (London 2017 and Doha 2019) I have told my experience day by day. I then talked about my memories of Paris 2003 (with a specific post for the race of races, the men's pole vault with Gibilisco's gold). Osaka 2007 and Berlin 2009. This time it is the turn of Helsinki 2005.

I was there with my wife and one-year-old son (my daughter would be born three months later), we had taken a flat. The stadium was about twenty minutes away by tram: at the stop we always met the South African Van Zyl (of course I know his name because he had his ID card out), who a few years later would become famous as Pistorius's manager. The first protagonist that comes to my mind is bad weather: for the first time I saw the races suspended because of a downpour (it would happen again the following year in Gothenburg). We had to stand under the stands for quite a while before we managed to get home, where we found out that the races had resumed (but we did not regret leaving, it was also late). Another problem was the delays at the entrance, every day, but particularly on the highlight day for the locals, the day of the javelin final.

The two events I remember best were also held in the rain, namely the most important one for the Italians, the men's pole vault (both qualifying and final) and the most important one for the Finns, the men's javelin. In the pole vault I was confident that Gibilisco could repeat his success of two years earlier, or at least take a medal, having seen him (on TV) win in the European Cup. The qualifying height was 5.75, but because of bad weather and numerous faults, it was lowered to 5.60 during the competition. At that height there was an athlete who had not yet entered the competition, the American Stevenson, silver medallist the year before: only then was it announced that he would not participate. Many, including Gibilisco, did not even clear 5.60: 5.45 without faults was enough to qualify. In the final, there was the surprising victory of the Dutchman Blom, who, after saving himself at 5.50 on third, was the only one to clear 5.80 in difficult conditions. Gibilisco finished fifth with 5.50 on first: it was a disappointment, but it was still better than any other Italian pole vaulter ever did at World Championships and Olympic Games.

In the javelin there was the great surprise of the victory of Estonia's Varnik, whom I had never heard of before, and the great disappointment of the home crowd with Pitkamaki's fourth place. There was also a Paralympic competition, with four athletes each throwing from four fixed positions side by side: the winner threw just more than 20 metres. It was the first time I had ever seen a Paralympic field event.

In addition to a defending world champion (who, as we know, remained the last until 2022), Italy also had two reigning Olympic champions: Brugnetti and Baldini. Both disappointed. Of Brugnetti's race, the 20 km race walk, held on the first day, I remember very little, only the victory of the Ecuadorean Perez: I saw that Brugnetti did not finish. I remember more of the Marathon, of which I only saw updates from the stadium screen: it was still held at the same time as the track races, with the start and finish at the stadium. Gharib (defending champion) started about ten kilometres from the finish, Baldini tried to keep up with him and burst, ending up retiring: had he been content with silver, he might have got it.

These disappointments were partly compensated by the surprise bronze medal in the 50 km race walk, by 21-year-old Alex Schwazer, whom I cannot remember if I had ever heard of before. Logically, I know I saw that race (also at the same time as the track events), but I remember little or nothing. Instead, I saw on TV, as they occurred on the last day, when I had already returned home, the other two nice surprises, the fifth places of Nicola Ciotti and Zahra Bani. The former, which could also have got the silver, was the best ever result in men's high jump, between World Championships and Olympics, and would remain so until 2021.

Of the other races, I remember the men's sprint. The 100 and 200 were still run over four rounds: Gatlin won the 100, as favourite. In the 200, like the year before at the Olympics, Howe did a good first round, but then collapsed in the second. But I was especially curious to see the great absentee from the World Junior Championships the year before, where he had left the field open to Howe. He was a Jamaican, his name was Usain Bolt: he came last in a final held, just to change, in the rain and still won by Gatlin. I also remember the heptathlon, with another edition of the Kluft-Barber duel, won again by the former, more widely than in 2003 and 2006, the victories of Kenenisa Bekele and Tirunesh Dibaba in the 10,000 and the 800-1500 double by Ramzi, later disqualified for doping.

By then I had taken a liking to it and, as I said, I also went to Osaka and Berlin. My streak was interrupted in Daegu 2011, which would have been very difficult to reach.



mercoledì 16 agosto 2023

Mondiali di atletica a Helsinki (2005)

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Manca poco all’inizio dei Mondiali di Budapest, che saranno i miei ottavi Mondiali di atletica dal vivo. Degli ultimi due (Londra 2017 e Doha 2019) ho raccontato la mia esperienza giorno per giorno. Ho poi parlato dei miei ricordi di Parigi 2003 (con un post specifico per la gara delle gare, l’asta maschile con l’oro di Gibilisco). Osaka 2007 e Berlino 2009. Stavolta è il turno di Helsinki 2005.

Ero andato con mia moglie e mio figlio di un anno (mia figlia sarebbe nata tre mesi dopo), avevamo preso un appartamento. Lo stadio era a una ventina di minuti di tram: alla fermata incontravamo sempre il sudafricano Van Zyl (naturalmente so il nome perché aveva il tesserino in vista), che qualche anno dopo sarebbe diventato famoso come manager di Pistorius. Il primo protagonista che mi viene in mente è il maltempo: per la prima volta vidi sospendere le gare per via di un acquazzone (la scena si ripeté l’anno dopo a Goteborg). Dovemmo restare sotto le tribune per un bel po’, prima di riuscire a tornare a casa, dove scoprimmo che le gare erano riprese (ma non ci pentimmo di essercene andati, era anche tardi). Altro problema erano le lungaggini all’ingresso, tutti i giorni, ma in particolare nella giornata clou per i locali, quella della finale del giavellotto.

Sotto la pioggia si svolsero anche le due gare che ricordo meglio, ossia la più importante per gli italiani, l’asta maschile (sia qualificazioni che finale) e la più importante per i finlandesi, il giavellotto maschile. Nell’asta ero fiducioso che Gibilisco potesse ripetere il successo di due anni prima, o quanto meno andare a medaglia, dopo averlo visto (in TV) vincere in Coppa Europa. La quota di qualificazione era 5,75, ma visto il maltempo e i numerosi errori, durante la gara fu abbassata a 5,60. A quella quota c’era un atleta non ancora entrato in gara, l’americano Stevenson, medaglia d’argento l’anno prima: solo allora fu annunciato che non avrebbe partecipato. In tanti, compreso Gibilisco, non superarono neanche i 5,60: per qualificarsi bastò 5,45 senza errori. In finale ci fu la vittoria sorprendente dell’olandese Blom, che dopo essersi salvato alla terza a 5,50 fu l’unico a superare i 5,80 in condizioni difficili. Gibilisco arrivo quinto con 5,50 alla prima: fu una delusione, ma è sempre meglio di quanto sia mai riuscito a fare qualsiasi altro astista italiano a Mondiali e Olimpiadi.

Nel giavellotto ci fu la grande sorpresa della vittoria dell’estone Varnik, che non avevo mai sentito nominare prima, e la grande delusione del pubblico di casa, col quarto posto di Pitkamaki. Si disputò anche una gara paralimpica, con quattro atleti che lanciavano ognuno da quattro postazioni fisse affiancate: si vinse con poco più di 20 metri. Era la prima volta che vedevo una gara paralimpica di un concorso.

Oltre che con un campione mondiale uscente (che, come si sa, rimase l’ultimo fino al 2022) l’Italia si presentava anche con due campioni olimpici in carica: Brugnetti e Baldini. Entrambi delusero. Della gara di Brugnetti, la 20 km di marcia, svoltasi il primo giorno, ricordo molto poco, solo la vittoria dell’ecuadoregno Perez: ho visto che Brugnetti si ritirò. Ricordo di più della Maratona, di cui vidi solo gli aggiornamenti dallo schermo dello stadio: si svolgeva ancora in contemporanea con le gare su pista, con partenza e arrivo allo stadio. Gharib (campione uscente) parte a una decina di chilometri dall’arrivo, Baldini prova a stargli dietro e scoppia, finendo col ritirarsi: si fosse accontentato dell’argento, magari l’avrebbe ottenuto.

Queste delusioni furono in parte compensate dal bronzo a sorpresa nella 50 km di marcia, ad opera del ventunenne Alex Schwazer, che non ricordo se avessi mai sentito nominare prima. Per logica, so di aver assistito a quella gara (anch’essa in contemporanea alla pista), ma ricordo poco o niente. Vidi invece in TV, in quanto avvenute nell’ultima giornata, quand’ero già tornato a casa, le altre due belle sorprese, i quinti posti di Nicola Ciotti e Zahra Bani. Il primo, che avrebbe anche potuto essere un argento, era il miglior risultato di sempre nell’alto maschile, tra Mondiali e Olimpiadi, e lo sarebbe rimasto fino al 2021.

Delle altre gare, ricordo lo sprint maschile. 100 e 200 si disputavano ancora su 4 turni: Gatlin vinse i 100, da favorito. Nei 200, come l’anno prima alle Olimpiadi, Howe fece un buon primo turno, ma poi crollò nel secondo. Ma ero soprattutto curioso di vedere il grande assente ai Mondiali juniores dell’anno prima, dove aveva lasciato campo libero a Howe. Era un giamaicano, si chiamava Usain Bolt: arrivò ultimo in una finale disputata, tanto per cambiare, sotto la pioggia e vinta ancora da Gatlin. Ricordo anche l’eptathlon, con un’altra puntata del duello Kluft-Barber, vinto ancora dalla prima, più nettamente rispetto al 2003 e al 2006, le vittorie di Kenenisa Bekele e Tirunesh Dibaba nei 10.000 e la doppietta 800-1500 di Ramzi, poi squalificato per doping.

Ormai ci avevo preso gusto e, come dicevo, andai anche a Osaka e a Berlino. La mia striscia si interruppe a Daegu 2011, che sarebbe stata molto complicata da raggiungere.





domenica 4 giugno 2023

Athetics Golden Gala (02-06-2023)

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I arrive in the stadium area shortly after 6 p.m.: I will finally be able to watch the Golden Gala from the beginning. Of course, it's much easier if you only have to face a one-kilometre walk from the hotel, instead of the 20-odd kilometres from my house to the Olympic Stadium. It also helps not having to work before and not being tempted to do anything else, given the bad weather. I had also tried to arrive early because I have an unnumbered seat, but thinking of the empty stadiums I used to find when I arrived at the Rome editions, I don't think I'll have any trouble finding a seat.

I have to walk around all the stadium to get to my sector, the straight opposite the finish line. I also thought about getting something to eat, but there is too much queue at the bar inside and there are none open around. As I pass, I see the inside and have a nasty surprise: my grandstand is uncovered, and it's raining. I thought that the Ridolfi stadium was all covered, instead everything is covered except this grandstand. I curse my choice to take this ticket: I had done it to have more choice of seat, since there were not many numbered ones left. Entering, however, I don't seem to have much choice: the sector is almost all full. What's more, I'm afraid that even the seats that I see are free are actually taken, but when I ask if one is free I'm told yes the first time. I am about halfway the straight: I have a wonderful view of the discus throw and the horizontal jumps, and in general I have never seen a high-level event from so close (even in Rieti the grandstands are further away). The choice of this stand turns out to be a winner, also because if I had taken a numbered seat, I would have taken it as close as possible to the high jump sector, to watch Tamberi, and I would have been disappointed. The only problem is the rain, but after a little over half an hour it will stop.



We start with the women's discus: Altman starts badly, better the Chinese and Craft. Osakue, after a throw in the cage, makes a very long one, at least 63 metres, but a foul. In the third she manages to make a valid throw and place herself ahead of Altman, who will only manage to continue the race because the other American makes two fouls and a 55 metre throw. In the meantime the men's triple jump began: Zangho leads off, and looking at the metric bar he seems to have done about 18 metres, but I guess it's a problem of perspective: in fact he's not at that level, but it's still 17.31. Then Diaz jumps, and you can immediately see that it is much more, probably the Italian record. The result is awaited, but in the end it is 17.75: Italian record! Diaz will not improve again, Zamgho only at the last jump, with 17.68. Ihemeje does 16.69 in the first and he too will not improve, but it is especially sad to see Taylor anonymous, a shadow of the champion he was.

Meanwhile the discus resumed after a long break between the third and fourth round: the order of throws was the opposite of usual, from first to last. Osakue improves on the fourth with 61.55, Altman gets the fifth throw right with 65.96 and wins. The first track races are held, the masters' 100, which are useful to understand where the finish line is, since from my point the line cannot be seen: I understand that it can be distinguished by a pole next to the track. At the end of TJ triple the kids crowd the balustrade hunting for autographs, and we have to tell them several times to sit down as they obstruct the view. Before the start of 200, Bocchi and Ihemeje arrive in the stands: they immediately bend, but the fans don't.





Field events continue with shot put, a particularly eagerly awaited event because of the Florentine Fabbri, which is held on the opposite side to mine: from my position, the 20 and 22 metre marker seem close and it is not clear at what distance from the two the tool falls. Only on Fabbri's first throw I realise that there is also a screen. I was expecting a great performance from Weir, who instead starts with 20.71, then exceeds 21 twice, but finishesd sixth. Instead, already Fabbri's first throw can be seen (also from the screen) to be better: 21.25. At the second he was already rejoicing before he even saw the result: 21.45! The fourth seems to be close to 22 metres, and in fact he takes the lead with 21.73! We get to the final throw with three in 9 cm and a fourth who remains out by another 9. At the last throw no one improves, luckily there is no longer the absurd formula of two years ago and so Fabbri wins.



Like in Rome, there is the student competition: there it was for high school students and among towns and districts of Rome, here it is among middle schools. 12X200 metres, with teams of 6 boys and 6 girls, 2 for each class, in free order. The jerseys are all the same, so you don't understand if those in the lead are always the same or change (they copy the worst from the Diamond League...). The TV coverage starts: they interview Mei and Coe, but you can't hear much. The first DL track race is the women's 400hs: Bol is a class apart and ends up with a normal 52.43 for her, Folorunso who, contrary to what she used to do, starts off strong then gives way in the final. Seeing that the third is already above 54, it is clear that she is above 55, and in fact it's 55.27. The men's 200 follow, with the two Italians in the outer lanes: Tortu starts strong, then in the straight, while Knighton takes off, gives the impression of losing more than he actually does. I thought he'd come second last, ahead of Desalu, who was far behind, but he is still fourth.




In the meantime, the women's pole vault has begun: Molinarolo and an unrecognisable Stefanidi stop at 4.41, at 4.61 five remain, including Bruni. They go to 4.71: Bruni tries seriously only in the third and only manages to put her feet over the bar, Sutej and Moon, known until last year as Nageotte (but when will they stop changing their surnames? Isn't it her business who she is married to?). The latter will win with 4.77. On the opposite side is the men's high jump, which should have been a highlight and instead, without Tamberi, is hardly followed. The speaker tries to get the attendance excited, but with little result. Even the level doesn't seem very high: at 2.20 there are already 5 (out of 9) left, but in the end Harrison will still do 2.32 and Woo 2.30.

The track events continue with the women's 3000 steeplechase: I am very close to the start and can see that watching Coburn closely is really worth it. A group of 6 (including the pacemaker) takes off, all wearing the same jerseys: very difficult to distinguish them, considering that the name on the bib cannot be read, even with binoculars. The winner is the Ethiopian Almayew, who has the misfortune of being rewarded by minister Salvini (but she is lucky not to know who he is). This is followed by the women's 100, one of the lowest level races: only two of the top 10 of the ranking are in the start list, Ta Lou and Asher-Smith, and only the former shows up, winning anyway in 10.97. This is followed by 110hs: difficult to see what's going on behind Holloway, in the end second is the Swiss Joseph in 13.10




The last competition, also eagerly awaited, begins: the women's long jump. Iapichino jumps third and hers is the first valid one, so we still don't know how to interpret the metric bar. She does 6.79 and we will understand only at the end of the first round how good it is, when the second is 20 cms away. Only in the fourth round will there be a 6.74. The wait for the results is already long, but it becomes very long for Iapichino's third jump (the speaker will speak of a "Hitchcockian wait"), when she will stare at the screen for quite a while and then get dressed. After a break, they will resume with the human validation of jumps (flag instead of sensor).



Another long-distance race: the men's 5000. Slow pace up to the fourth km, so much so that the group remains unusually compact; the 'virtual pacemaker' stops signalling the 12'50" pace and goes to the world leadvof around 13', which the group seems to struggle to follow. The last kilometre, however, is very fast, but many remain attached anyway: it is won in 12'52" and eleven drop below 13'. After a high 'minor' race, twomen's 400, without any big names, but hard-fought, we come to the highlight of the track races: men's 100. In the last 20-30 metres Kerley ttakes off and wins in 9.94, the only one below 10, Ceccarelli look closevto the group, but among the last, instead he is fifth in 10.13.

Last track race: twomen's 1500. The virtual pacemaker set a pace of 3'51" and seemed too fast at the start. In the third lap Kipyegon pulls away from Muir and with one lap to go it becomes clear that the world record is not impossible: she should do it in just under a minute. On the last lap I realise that the group, where there are also the Italians (at the beginning I could not see Vissa, because she is the only Italian in the whole meeting wearing the DL jersey instead of that of her club) is not far away and so they too are doing well. Kipyegon closes in 3:49.11, the first to go under 3'50": for the first time I witnessed a barrier being broken. Vissa went under 4'02", Del Buono was the third Italian with 4:05.09, and Sabbatini was missing. With these times, eight years ago Del Buono was considered a great prospect of Italian athletics, today she is a reserve!


Given the interruptions, a good part of the fifth round of long jump still remains at the end of the track events, as well as the sixth. Of course everyone stays. No one improves: Iapichino wins with 6.79. Who knows whether there had ever been a meeting in DL with two wins by home athletes (intended as city). The speaker invites people to stay for the victory ceremonies, but few do: I go too, because I'm starting to feel hungry. On the way out I meet Diaz signing autographs.




So I saw three Italian wins, or two, depending on the definition of 'Italian' (in the official programme Diaz was not considered such), without even our two most representative athletes. If someone had told us that, I am not saying six years ago, at our lowest point, but even three, we would have sent him to a madhouse. It was my best Golden Gala ever, not only for that, but also for the view, very close up, and for the emotion that a full stadium gives (even if there were fewer spectators than in Rome).

And I have the impression that in Budapest I will have even more fun,

sabato 3 giugno 2023

Golden Gala (02-06-2023)

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Arrivo n zona stadio poco dopo le 18: finalmente riuscirò a vedere il Golden Gala dall'inizio. Certo, è molto più facile se si deve affrontare solo un viaggio di un chilometro e mezzo a piedi dall'albergo, invece dei 20 e passa km da casa mia all'Olimpico. Aiuta anche il non dover lavorare prima e non essere tentati di fare altro, visto il maltempo. Avevo anche cercato di arrivare presto perché ho un posto non numerato, ma pensando agli stadi deserti che trovavo quando arrivavo alle edizioni romane, non penso di aver problemi a trovare posto.

Devo fare il giro attorno allo stadio per arrivare al mio settore, il rettilineo opposto all'arrivo. Pensavo anche di prendermi qualcosa da mangiare, ma al bar interno c'è troppa coda e attorno non ce ne sono di aperti. Passando, vedo l'interno ed ho una gran brutta sorpresa: la mia tribuna è scoperta, e piove. Pensavo che lo stadio Ridolfi fosse tutto coperto, invece lo è tutto tranne questa tribuna. Maledico la mia scelta di prendere questo biglietto: l'avevo fatto per avere più scelta del  posto, visto che tra quelli numerati non ne erano rimasti molti. Entrando, però, non mi sembra di avere molta scelta: il settore è quasi tutto pieno. Per di più temo che anche i posti che vedo liberi siano in realtà occupati, invece quando chiedo se uno è libero mi dicono subito di sì. Sono circa a metà del rettilineo: ho una splendida vista per il lancio del disco e per i salti in estensione e, in generale non avevo mai visto una manifestazione di alto livello così da vicino (anche a Rieti le tribune sono più lontane). La scelta di questa tribuna si rivela vincente, anche perché, se avessi preso un posto numerato, l'avrei preso il più vicino possibile al settore dell'alto per vedere Tamberi, e sarei rimasto deluso. L'unico problema è la pioggia, ma dopo poco più di mezz'ora smetterà.



Si parte col disco femminile: parte male la Altman, meglio la cinese e la Craft. La Osakue, dopo un lancio in gabbia, ne fa uno molto lungo, almeno 63 metri, ma nullo. Al terzo riesce a fare un lancio valido e a piazzarsi davanti alla Altman, la quale riuscirà a proseguire la gara solo perché l'altra americana fa due nulli e un lancio da 55 metri. Intanto è cominciata la gara del triplo maschile: parte Zangho, e a guardare la barra metrica sembra aver fatto sui 18 metri, ma immagino che sia un problema di prospettiva: infatti non è a quei livelli, ma sono pur sempre 17,31. Poi salta Diaz, e si vede subito che è molto di più, probabilmente il record italiano. Il risultato si fa attendere, ma alla fine è 17,75: record italiano! Diaz non si migliorerà più, Zamgho solo all'ultimo salto, con 17,68. Ihemeje fa 16,69 alla prima e anche lui non si migliorerà, ma è triste soprattutto vedere Taylor anonimo, l'ombra del campione che era.

Intanto il disco riprende dopo una lunga pausa tra il terzo e il quarto: l'ordine dei lanci è il contrario del solito, dalla prima all'ultima. La Osakue si migliora al quarto con 61,55, la Altman azzecca il quinto lancio con 65,96 e vince. Si disputano le prime gare su pista, i 100 masters, che sono utili per capire dov'è l'arrivo, visto che dal mio punto la linea non si vede: capisco che si distingue da un palo accanto alla pista. Alla fine del triplo i ragazzini si accalcano alla balaustra a caccia di autografi, e bisognerà dirgli più volte di sedersi che coprono la visuale. Prima della partenza dei 200 arrivano in tribuna Bocchi e Ihemeje: loro si abbassano subito, ma i fans no.






I concorsi proseguono col peso, gara particolarmente attesa per via del fiorentino Fabbri, che si svolge dal lato opposto al mio: dalla mia posizione le fettucce dei 20 e dei 22 metri sembrano attaccate e non si capisce bene a che distanza dalle due cada l'attrezzo. Solo al primo lancio di Fabbri mi accorgerò che c'è anche uno schermo. Mi aspettavo una grande prestazione da Weir, che invece parte con 20,71, poi supererà due volte i 21, ma chiuderà sesto. Invece già il primo lancio di Fabbri si vede (anche dallo schermo) che è migliore: 21,25. Al secondo esulta già prima di vedere il risultato: 21,45- Il quarto sembra proprio vicino ai 22 metri, e infatti va in testa con 21,73! Si arriva al lancio finale con tre in 9 cm e un quarto che rimane fuori staccato di altri 9. All’ultimo lancio nessuno si migliora, per fortuna non c’è più la formula assurda di due anni fa e quindi Fabbri vince.




Come a Roma, c’è la gara studentesca: lì era per liceali e tra comuni e quartieri di Roma, qui è tra scuola medie. 12X200 metri, con squadre di 6 ragazzi e 6 ragazze, 2 per ciascuna classe, in ordine libero. Le maglie sono tutte uguali, quindi non si capisce se quelli in testa sono sempre gli stessi o cambiano (copiano il peggio dalla Diamond League…). Inizia il collegamento televisivo: intervistano Mei e Coe, ma non si sente gran che. La prima gara su pista DL sono i 400hs donne: Bol di un’altra categoria, che chiude con un normale per lei 52.43, Folorunso che, al contrario di quanto faceva di solito, parte forte poi cede nel finale. Vedendo che la terza è già sopra i 54 si capisce che lei è sopra i 55, e infatti è 55.27. seguono i 200 maschili, con i due italiani nelle corsie esterne: Tortu parte forte, poi in rettilineo, mentre Knighton prende il largo, dà l’impressione di cedere più di quanto non faccia in realtà. Pensavo fosse arrivato penultimo, davanti a Desalu, staccatissimo, invece è pur sempre quarto.



Intanto è cominciata l’asta donne: la Molinarolo e un’irriconoscibile Stefanidi si fermano a 4,41, a 4,61 rimangono in 5, tra cui la Bruni. Si va a 4,71: la Bruni ci prova seriamente solo alla terza e arriva a mettere solo i piedi oltre l’asticella, ce la fanno Sutej e Moon, conosciuta fino all’anno scorso come Nageotte (ma quando la smetteranno di cambiare cognome? Saranno fatti suoi con chi è sposata?). Quest’ultima vincerà con 4,77. Dalla parte opposta c’è l’alto maschile, che avrebbe dovuto essere una gara clou e invece, senza Tamberi, è pochissimo seguita. Lo speaker cerca di far appassionare il pubblico, ma con scarsi risultati. Anche il livello non sembra gran che: a 2,20 sono già rimasti in 5 (su 9), ma alla fine Harrison farà pur sempre 2,32 e Woo 2,30.

Le gare su pista proseguono con i 3000 siepi donne: sono molto vicino alla partenza e posso notare che guardare la Coburn da vicino vale proprio la pena. Prende il largo un gruppo di 6 (lepre compresa), con maglie tutte uguali: molto difficile distinguerle, considerato che il nome sul pettorale non si legge, nemmeno col binocolo. Vince l'etiope Almayew, a cui toccherà la disgrazia di essere premiata da Salvini (ma ha la fortuna di non sapere chi sia). Seguono i 100 donne, una delle gare di livello più basso: solo due delle prime 10 del ranking sono iscritte, Ta Lou ed Asher-Smith, e solo la prima si presenta, vincendo comunque in 10.97. Seguono i 110hs: difficile capire cos'avviene alle spalle di Holloway, alla fine secondo è lo svizzero Joseph in 13.10





Comincia l'ultimo concorso, anch'esso molto atteso: il lungo donne. La Iapichino salta per terza e il suo è il primo valido, quindi non si sa ancora come interpretare la barra metrica. Fa 6,79 e ci si renderà conto alla fine del primo turno di quanto sia buono, quando la seconda sarà a 20 cm. Solo al quarto turno ci sarà un 6,74. L'attesa per i risultati è già lunga, ma diventa lunghissima al terzo salto della Iapichino (lo speaker parlerà di "attesa hitchcockiana"), quando rimarrà un bel po' a fissare lo schermo e poi si rivestirà. Dopo una pausa, riprenderanno col giudizio umano sulla validità dei salti (bandierina invece del sensore).






Altra gara di mezzofondo: i 5000 maschili. Ritmo lento fino al quarto km, tanto che il gruppo rimane insolitamente compatto; la "lepre luminosa" smette di segnalare il ritmo dei 12'50" e passa al mondiale stagionale intorno ai 13', che il gruppo sembra faticare a seguire. L'ultimo km invece è velocissimo, ma in tanti rimangono attaccati lo stesso: si vince in 12'52" e undici scendono sotto i 13'. Dopo un alta gara "minore", i 400 donne, senza grandi nomi, ma combattuta, si arriva al clou delle gare su pista: i 100 uomini. Negli ultimi 20-30 metri Kerley prende il largo e vince in 9.94, unico sotto i 10, Ceccarelli si vede che rimane attaccato al gruppo, ma sembra tra gli ultimi, invece è quinto in 10.13.


Ultima gara su pista: i 1500 donne. La lepre luminosa segna un ritmo di 3'51" e all'inizio sembra troppo veloce. Nel terzo giro la Kipyegon stacca la Muir e a un giro dalla fine si capisce che il record del mondo non è impossibile: dovrebbe farlo in poco meno di un minuto. All'ultimo passaggio mi rendo conto che il gruppo, dove ci sono anche le italiane (all'inizio non vedevo la Vissa, perché è l'unico italiano in tutto il meeting a indossare la maglia DL invece di quella del suo club) non è lontanissimo e quindi anche loro stanno andando bene. La Kipyegon chiude in 3:49.11, prima a scendere sotto i 3'50": per la prima volta sono testimone dell'abbattimento di un muro. La Vissa scende sotto i 4'02", la Del Buono è la terza italiana con 4:05.09, e mancava la Sabbatini. Con questi tempi, otto anni fa la Del Buono era considerata una grande promessa dell'atletica italiana, oggi è una riserva!



Viste le interruzioni, alla fine delle gare su pista rimane ancora buona parte del quinto turno del lungo, oltre al sesto. Naturalmente tutti rimangono. Nessuno si migliora: la Iapichino vince con 6,79. Chissà se in DL c'era mai stato un meeting con due vittorie di atleti di casa (intesa come città). Lo speaker invita a restare per le premiazioni, ma pochi lo fanno: anch'io vado, perché comincio a sentire la fame. All'uscita incontro Diaz che firma autografi.




Ho visto quindi tre vittorie italiane, o due, a seconda della definizione di "italiano" (nel programma ufficiale Diaz non era considerato tale), senza nemmeno i nostri due atleti più rappresentativi. Se qualcuno ce l'avesse detto non dico sei anni fa, nel nostro punto più basso, ma anche solo tre, l'avremmo ricoverato. E' stato il mio miglior Golden Gala di sempre, non solo per questo, ma anche per la vista, molto da vicino, e per l'emozione che dà lo stadio pieno (anche se gli spettatori erano meno che a Roma).

E ho l'impressione che a Budapest mi divertirò ancora di più.



domenica 28 maggio 2023

Ultima tappa del Giro d'Italia (28-05-2023)

 Quest'anno il Giro d'Italia arriva a Roma. Mi sono chiesto a lungo se valesse la pena andarlo a vedere: presumibilmente avrei visto un massimo di 6 passaggi di un gruppo compatto (erano 6 giri di un circuito) ogni 17-18 minuti, sperando poi di avere uno schermo per vedere quelli che succede tra un passaggio e l'altro, e poi l'arrivo. Quando il Giro finiva a Milano e io abitavo in zona non avevo mai pensato di andarlo a vedere: finora la mia unica corsa ciclistica su strada dal vivo era stata una di cicloamatori, di cui avevo visto un passaggio in montagna, naturalmente mentre ero lì per altri motivi.

Alla fine decido di andare a vedere gli ultimi due passaggi. Ma dove? Scarto subito l'idea di andare all'arrivo, o comunque negli ultimi 1-2 chilometri, sia temendo di trovare troppa ressa, sia temendo che sarebbero stati difficili da raggiungere, considerato che a Roma vige la consuetudine di chiudere le stazioni della metro quando servono di più. scelgo Piazza del Popolo, sia perché è l'unico punto del percorso vicino a una fermata della metro A, sia perché c'è il villaggio e quindi è più probabile vi sia uno schermo.

Arrivo a Piazza del Popolo intorno alle 18, e scopro che  il Giro non passa di lì. Del resto, guardando la strada, mi rendo conto che sarebbe stata una versione mediterranea della Parigi-Roubaix, anche se nel percorso qualche tratto di sampietrini c'era. C'è almeno lo schermo, e vedo che mancano 24 km. Devo andarmi a riguardare il percorso sul sito, e scopro che il punto più vicino del percorso è sul Lungotevere, dove svolta sul Ponte Regina Margherita. Mi posiziono sulla svolta, pensando che sia il punto dove riuscirò a vedere il tratto più lungo di gara. C'è poca gente, e non ci sono transenne, per cui mi viene il timore che al momento del passaggio ci manderanno via: invece si limiteranno a farci indietreggiare. 

Sul ponte c'è lo striscione dei 10 km all'arrivo: pensavo mancasse di meno. Capisco quindi che vedrò un solo passaggio: sarei appena riuscito a vedere il penultimo se fossi andato subito qui. Passano diverse auto e moto: a un certo punto passa un'auto con la scritta "inizio corsa", quindi dovrebbe mancare poco al passaggio. Accanto a me c'è un signore con accento emiliano, che filma e fa la radiocronaca. Passa ancora un po' prima del passaggio dei corridori: come preannunciato, gruppo compatto, e nella massa non sono certo in grado di riconoscere nessuno. Poi svoltano davanti a me, a una velocità impressionante: viene un po' di paura che qualcuno cada e mi venga addosso. Non si capisce se debba passare ancora qualcuno: io, a vedere il gruppo, non avrei mai detto che erano 125, ma presumibilmente, se non lo erano, ci mancava poco. Passano altre auto e moto e alla fine c'è un c'è un corridore staccato, uno solo. Subito dopo passa l'auto col cartello "fine corsa". 



Torno a Piazza del Popolo a vedere il finale: noto che fino alle ultime centinaia di metri, sui Fori Imperiali, non c'era mai molta gente, si sarebbe potuto tranquillamente seguire la gara dappertutto, ma penso comunque di aver fatto bene a venire qui. Vedo l'arrivo, con la vittoria di Cavendish e l'ennesima caduta, poi, prima di andare do un'occhiata agli stand del villaggio. In particolare guardo le maglie rosa d'epoca: da quella di Magni del 1948, a quella del primo anno di Merckx, che era anche il mio primo anno di vita (1968), fino a quelle che di giri che ricordo bene, 1986 (Visentini) e 1988 (Hampsten). Anche le più recenti sono diverse da come me le immaginavo: le pensavo simili a maglie da calcio, invece erano tessute a maglia e dall'aspetto pesante. Mi ripasso poi l'albo d'oro, notando che siamo al decimo vincitore diverso in 10 anni.





Ero arrivato a 55 anni senza mai aver visto passare il Giro d'Italia: era una lacuna di cui un po' mi vergognavo. Adesso ho messo le cose a posto