Visualizzazione post con etichetta Londra 2017. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Londra 2017. Mostra tutti i post

lunedì 14 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 10^ e ultima giornata (13-8-2017)

Click here for English version



Arrivo al Mall (il viale che va verso Buckingham Palace, dove si svolgono le gare di marcia) verso le 9,30. La 50 km. ha passato da poco i 20 km.: Diniz avanza da solo, regale, sembra passeggiare mentre gli altri si affannano dietro di lui. Il pubblico è molto diverso da quello dello stadio: i britannici sono quasi inesistenti, saranno di più per le due 20 km, ma sempre in minoranza. Si vedono molti irlandesi, cinesi, giapponesi, portoghesi e anche italiani. Vedo il gruppo dei familiari di Antonelli dall'altro lato della strada, dopo un paio di giri attraverso (c'erano due punti in cui si poteva attraversare il percorso nei momenti morti) e mi unisco a loro.


Ci sono due maxischermi, uno per lato, ma dalla mia posizione lo intravedo appena. Poi c'è il tabellone delle ammonizioni, ma i marciatori sono indicati col numero, mentre sul pettorale hanno solo il nome, per cui l'unico modo di capire di chi si tratta sarebbe guardare l'app IAAF, che però non si apre (in realtà mi faranno poi notare che il numero sul pettorale c'è, ma molto piccolo). A un certo punto riesco a vedere sullo schermo che Antonelli ne ha due e De Luca una, poi De Luca prende la seconda e a un certo punto vedo un giudice avvicinarglisi minaccioso, ma poi ci ripensa.


Dopo metà gara cominciano i doppiaggi, tanto che verso la fine per uno che arrivasse in quel momento sarebbe impossibile capire la situazione. Un gruppo di spagnoli vede un connazionale subito dietro Diniz e forse per un attimo crede che sia secondo. Anch'io mi confondo e credo che De Luca arrivi 8° invece di 9° perché tra quelli che lo rimontano non noto un polacco, che pensavo fosse un giro dietro. A un certo punto Diniz sembra sulla strada per doppiare tutti, alla fine si salveranno in tre.


Ci sono anche le donne, che vanno avanti nell'indifferenza generale. Se non l'avessi visto all'inizio sull'app, non capirei mai qual è il gruppo di testa. Solo a 2/3 di gara circa, quando la portoghese prende il largo, cominciano destare un po' di attenzione. Lo speaker magnifica questa prima edizione della prova femminile, dicendo che "circostanze" hanno fatto sì che fosse improvvisata, come se non fosse stata una decisione della IAAF.


Per la prova femminile, mi sposto un po' più verso il traguardo, dove trovo un gruppo di tifosi italiani. Verso l'inizio viene a trovarci Tamberi, che fa il giro dei tifosi italiani. Qualcuno gli dice "ti aspettiamo a Tokio" e lui risponde "anche prima". Io gli dico che ero pronto ad andare allo stadio con la mezza barba.


La Palmisano è sempre in testa, mentre il gruppo si assottiglia sempre più, fino a rimanere in 4. All'ultimo giro, un po' dallo speaker (che chiacchiera, ma non racconta molto cosa succede), un po' intravedendo lo schermo, capiamo che la Palmisano si è staccata, e infatti quando ci compare davanti sembra irrimediabilmente quarta. Siamo quindi rassegnati a restare all'asciutto anche a questi mondiali. Avevo però notato che il tabellone riportava la squalifica per un numero che corrispondeva a una cinese, ma visto che le cinesi davanti continuavano la gara pensavo fosse la terza, quella più indietro. Dopo l'arrivo scopriamo invece che la cinese squalificata era una di quelle in testa e che la Palmisano è bronzo: finalmente una soddisfazione.


Dopo l'arrivo mi avvicino al traguardo, ma ci fanno fermare per l'uscita delle atlete. Una signora asiatica non si ferma e viene trattata molto male. Noto che gli steward non prendono minimamente in considerazione l'ipotesi che uno possa non capire l'inglese.


La 20 km. maschile la vedo cominciata per prendermi qualcosa da mangiare. Al primo passaggio vedo Rubino e Fortunato indietro, dopo indiani, keniani e turchi. Mi illudo che Giupponi sia davanti e non l'avessi notato, invece è ancora più dietro. Alla fine Rubino recupera fino al 16° posto, piazzamento che in una gara su pista riterremmo buono, e anche Fortunato almeno fa il personale.


Prima di andarmene, scopro che ci sono anche le premiazioni: pensavo le facessero allo stadio. Non specificano dove siano, pensavo verso il traguardo, invece sono un po' verso Buckingham Palace. Qui i pennoni per issare la bandiere ci sono. Per lo speaker, la Palmisano diventa Palmissimo.


Stavolta ero riuscito ad entrare allo stadio con un buon anticipo, nonostante la coda, ma ordino una pizza al relativo stand e devo aspettare la consegna. Rischio quindi ancora di non arrivare in tempo per l'inizio, alla fine mi siederò giusto in tempo per il primo salto in alto. Sono in 22^ fila, seconda curva: una posizione perfetta per seguire l'alto, che pensavo sarebbe stata la gara clou per l'Italia. Invece, oltre ad essere senza italiani, è una gara incredibilmente sottotono. Già in partenza, un atleta non salta e uno si ritira dopo un solo salto: peccato che nell'atletica non ci siano le riserve. Poi, nonostante una progressione non troppo rapida, bastano tre quote superate per andare a medaglia e due per arrivare sesti. Soprattutto: solo 5 superano i 2,29, contro i 17 delle qualificazioni e con la stessa combinazione di misura ed errori di Tamberi in qualificazione si sarebbe arrivati quarti.



Si vede abbastanza bene anche il disco femminile, che sembra già deciso al 6° lancio complessivo, il primo della Perkovic, invece quel lancio da solo non sarebbe bastato a vincere: la Perkovic vince perché si migliora, ma la Samuels tiene testa.



Visto la brevità dell'alto, già alle 20,40 rimangono solo staffette e premiazioni. Le gare si concludono (un po' in ritardo) con l'incredibile vittoria di Trinidad & Tobago nella 4X400 maschile. Stavolta però nessuno se ne va: ci sono le premiazioni e soprattutto la passerella finale di Bolt, che fa un giro di campo al ritmo di "Reggae Night" (stavolta cambiano: quando c'era di mezzo la Giamaica mettevano sempre "Jammin") e riceve in regalo un pezzo della pista delle Olimpiadi (sì, la vendono ancora a pezzi, anch'io ho comprato un paio di portachiavi: ma non la finiscono mai?) con il numero 7, come i suoi ori individuali ai Mondiali.



L'ultimo inno che suona è quello di Trinidad & Tobago: una signora dietro di me, nella zona disabili, lo canta. all'uscita incontro un gruppo di qatarioti e gli dico "ci vediamo a Doha". Prima però c'è Berlino, magari Birmingham e, per l'atletica in generale, più modestamente Rieti.






domenica 13 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 9^ giornata (12-8-2017)

Stavolta penso di essere arrivato allo stadio in tempo, ma già sulla metro si vede la folla e al ponte 1 la coda è impressionante. Senza neanche esservi invitato dagli steward, provo al 2, poi al 3, dove sembra più corta. E' però più lenta del solito: dura 20 minuti, mentre in passato code anche più lunghe si erano smaltite in meno della metà. Almeno oggi nessuno ci ricorda che siamo in ritardo. All'ingresso si vedono molti giamaicani e anche una grenadina.

Riesco a vedere soltanto l'ultima serie dei 110hs del decathlon, con altri due che non arrivano (un infortunato e un caduto). Il decathlon si rivelerà una gara a eliminazione: partiti 36, arrivati 21, tanto che i 1500 saranno disputati in serie unica. Lo stadio è pienissimo, anche più di domenica scorsa. Sono in quarta fila, all'inizio del rettilineo opposto all'arrivo. Vedo quindi molto da vicino il primo cambio della 4X100: ho in primo piano prima la Schippers, poi anche Gatlin (sempre fischiato) e Vicault. C'è anche la mascotte, che pianta l'ombrellone nella sabbia dei salti in estensione e invita una bambina a fare giochi da spiaggia.

Nell'unica occasione che ho di sventolare la bandiera, quando scende in pista la nostra 4X400, la signora dietro me la sposta perché deve riprendere. Ma pensare a quello che stai vivendo adesso invece di riprendere, mai? Lo speaker continua con le sue pronunce fantasiose: se non avessi pensato che non potevano essere che loro, non avrei mai capito che i tre nomi uguali nella staffetta del Belgio erano i Borlee. Il Belgio poi arriva terzo con un tempo inferiore al record asiatico. Dico ciò perché inizialmente nell'ordine d'arrivo al suo posto figura il Giappone (in realtà ultimo staccatissimo), al quale viene attribuito il record continentale. Solo quando stanno andando ad intervistare gli staffettisti si rendono conto dell'errore.

Dala mia posizione si vede molto bene anche il disco. Quando rimane solo il decathlon, lo stadio si svuota un po', ma rimane sempre più pieno che in una normale sessione mattutina. Durante l'asta mi sposto verso il relativo settore e mi siedo vicino a un gruppo di tifosi francesi, che però si alzano ad ogni salto di Mayer, costringendomi ad alzarmi anch'io.

I gruppi dell'asta sono sfalsati, il gruppo B, quello dei più scarsi, comincia un'ora dopo. Quando sono rimasti in gara solo due atleti nel gruppo A, succede l'incredibile: ci avvisano che al termine del gruppo A dovremo lasciare lo stadio, anche se il gruppo B è appena cominciato (6 atleti su 13 devono ancora entrare in gara). Presto rimane in gara uno solo, e comincio a sperare che faccia almeno 3 quote tutte alla terza, invece ne fa una alla prima e poi basta. Si ha quindi il caso inedito di una gara di un Mondiale disputata a porte chiuse. Non mi sembra peraltro molto regolare che alcuni candidati alle medaglie abbiano gareggiato col pubblico ed altri senza. Va anche detto che non era successo niente di imprevisto: si era in perfetto orario. Se la loro idea era di aprire alle 16 per la sessione pomeridiana (come risulta del biglietto) e di tenersi un'ora di margine per controlli e pulizia, non possono far cominciare una gara di asta alle 14,15.

Nonostante l'intervallo imprevisto, scarto presto l'idea di allontanarmi dal Parco Olimpico. Provo a comprare qualcosa al negozio, ma per pagare c'è una coda che arriva fino all'entrata. Faccio un giro all'Hero village (Hero è il nome della mascotte). Ci sono tanti giochi interessanti, ma anche lì troppa coda. Almeno c'è un negozio un po' meno affollato e quindi posso comprare.

Rientro allo stadio poco prima dell'inizio del giavellotto del decathlon, alle 17,30. E' già pieno quasi per metà: si riempirà del tutto verso le 19, all'inizio delle altre gare. Si parte con la finale dell'alto donne: dopo l'esperienza di Rio (i cui erano bastate 3 quote superate per vincere l'oro e 2 per arrivare 5^) fanno una progressione un po' più lenta, e finalmente è una gara vera, dove per vincere serve superare 8 quote. Certo, grazie anche a Levchenko e Licwicko, che impegnano la Kuchina, che a un certo punto si ritrova addirittura terza.

Quando ci sono 5000, alto e giavellotto si fa fatica a stare dietro a tutto. Mi perdo il lancio di Rohler che poi si rivelerà vincente, avvenuto durante i 5000, mentre subito dopo l'arrivo della corsa nssuno nota il 2,01 della Levchenko. Il pubblico si alza alla presentazione di Mo Farah e temo che voglia seguire tutta la gara in piedi, invece si riiede e si riealza agli ulti 600 metri. I britannici si scaldano molto per Farah ed io, che non l'ho mai amato particolarmente, mi ritrovo a fare il tifoso in trasferta: quando perde non ho il coraggio di esultare, ma mi limito ad applaudire, come fanno tutti.

Ci sono più premiazioni del solito, ed ho quindi modo di notare due particolarità, una rispetto alle premiazioni e una rispetto al resto dei Mondiali. La prima è che le bandiere non salgono su un pennone (che non c'è, perché alle Olimpiadi c'era la medal plaza), ma vengono solo tenute in mano. La seconda è che le premiazioni sono l'unica occasione in cui si fanno annunci in lingue diverse dall'inglese: vengono fatti prima in francese e poi in inglese. Per le Kuchina suona l'inno IAAF, che devo aver già sentito in qualche gara: sembra la colonna sonora di un film fantasy.

Si arriva poi al clou, con l'ultima gara di Bolt (che a sorpresa aveva corso anche stamattina in batteria), la staffetta. Lo speaker ricorda che sarà presente anche domani per un giro d'onore, la Giamaica viene acclamata quasi più della Gran Bretagna. Poi sia arriva all'ultima frazione: Gran Bretagna e USA arrivano con un leggero vantaggio sulla Giamaica, Bolt potrebbe rimontare, l'anno scorso gli sarebbe stato ancora facile (non parliamo dei tempi d'oro), invece si ferma. Leggo che l'incidente ha scatenato le malelingue: il complottismo è proprio un male del nostro tempo.

Intanto la Gran Bretagna vince l'oro e stavolta ben pochi si affrettano a uscire...

sabato 12 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra -8^ giornata (11-8-2017)

Click here for English version

Anche stavolta arrivo allo stadio all'ultimo momento. Sulla strada tanti volontari danno il cinque: a me lo danno tre volte. Non c'è quasi coda, ma un volontario sadico ci ricorda che rischiamo di perderci l'inizio e che non vorrebbe essere nei nostri panni. Alla fine mi perdo la prima batteria dei 100 del decathlon e arrivo appena in tempo per la seconda.

Stavolta il pubblico è quello di una normale sessione mattutina: lo stadio è talmente vuoto che per la prima volta noto che i seggiolini hanno i colori del West Ham. Sono in settima fila, a metà del rettilineo finale, quindi in ottima posizione per 100 del decathlon e 100hs. Per la prima volta incontro degli italiani, che si fanno vedere solo verso le 11, per la gara di Tamberi: altri ne incontrerò nel pomeriggio.

Nei 100hs vedo molto da vicino la caduta rovinosa dell'ostacolista di Trinidad, che rimane parecchi minuti a terra, prima di essere portata via in barella (sembra che adesso stia bene, comunque). Ciò nonostante, nel primo ordine d'arrivo comparso sul tabellone risultava al quarto posto, con 13.01. Vedo anche il dato del vento, che non comunicano mai. Vedo bene anche il podio, ma la mattina non ci sono premiazioni. Vedo abbastanza bene anche il disco donne, ma con qualche difficoltà a vedere partire l'attrezzo, che si confonde con la gabbia.

Si vede senza problemi anche la gara che stava più a cuore a tutti noi: le qualificazioni dell'alto maschile. Nella presentazione iniziale, lo speaker non nomina Tamberi e quando salta a volte lo chiama Tàmberi. La pronuncia dello speaker è orribile, chiama tutti all'inglese: es. l'astista Lisek diventava "Laisek" e oggi il decatleta spagnolo Urena diventava "Iurena". Tamberi comunque supera i 2,17 alla prima, poi 2,22, 2,26 e 2,29 tutti alla seconda, ma sempre facendo tremare l'asticella. A 2,29 si inginocchia come verso la Mecca, pensando di avercela fatta, invece risulta 13°. Servono proprio i 2,31, e non ce la fa. Esce dal campo per ultimo, sconsolato. Almeno ha fatto lo stagionale, ed è solo il quarto italiano a farlo in questi Mondiali. Ho letto tanti commenti orribili su di lui, ma bisogna solo dirgli grazie. Domenica, quindi, mi toccherà andare allo stadio rasato normalmente (e non a metà).

Rimane il peso del decathlon, dove hanno messo le fettucce più lontane (14 e 16 metri, contro 12 e 14) nel gruppo dei peggiori. Si è quindi avuto un gruppo con più di metà dei lanci oltre la seconda fettuccia ed uno in cui il 90% non arrivava alla prima. All'uscita incontro dei tifosi australiani (di un'ostacolista) dotati di canguro gonfiabile. Mi attardo ed esco quando stanno cominciando a chiudere i cancelli.

Il programma pomeridiano comincia alle 17, ma fino alle 19 c'è solo l'alto del decathlon. Io arrivo verso le 17,40 e trovo lo stadio già piuttosto pieno: verso le 18 tre quarti delle tribune saranno piene quasi del tutto (rimane un po' vuota la zona sopra il rettilineo finale). Sono al secondo anello, all'altezza della partenza dei 200. Vedo tutto bene: l'unico problema è che nell'alto sono allineato all'asticella e quindi non la vedo, se non quando cade. Lo svantaggio del secondo anello però è che per ogni necessità bisogna scendere le scale e poi risalirle: in alto non ci sono né bar, né bagni.

Finalmente posso godermi una gara di salti in estensione, e il lungo donne merita davvero, sempre combattuto sul filo dei centimetri. Peccato solo che il salto vincente della Reese avvenga durante una semifinale degli 800 e quindi me lo perda. E' equilibrato anche il martello: anche quando Fajdek prende il largo al terzo lancio, rimangono le posizioni dalla 2^ alla 7^ in meno di un metro. Peccato solo che Lingua non sia della partita: dopo 3 lanci è 10° e quindi si ferma.

Non ce la suò certo prendere con lui, ha fatto il suo, ma rischiamo seriamente di finire le prove da stadio con zero finalisti: vale il detto di Freak Antoni "non è vero che quando si tocca il fondo si può solo risalire. A volte si comincia a scavare".

Nel finale di serata, spicca la finale dei 3000 siepi donne, con la sorprendente doppietta americana e la comica del secondo giro, quando una keniana crede di essere ancora nel primo e prosegue sulla pista invece di deviare verso la riviera.





venerdì 11 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 7^ giornata (10-8-2017)

Click here for English version



Una volta tanto arrivo al Parco Olimpico un po' in anticipo. Approfitto per dare un'occhiata al negozio ufficiale e confermo la mia impressione iniziale: il merchandising non è gran che, forse il peggiore dei mondiali che ho visto. Scopro adesso che le mascotte sono due: oltre a quella che si vede alo stadio, il porcospino Hero, c'è anche un ape.


C'è coda agli ingressi: al ponte 1 gli steward ci dicono di andare al 2 per trovare meno coda. Arrivati al 2 ci dicono di andare al 3, ma a questo punto sono troppo stanco e mi fermo, anche perché il mio settore è fra l'1 e il 2. Sono infatti di nuovo dietro la seconda curva. ma ancora più in basso di ieri (quinta fila). Pensavo non fosse un bel posto, invece scopro che le qualificazioni dell'alto donne si svolgono dal mio lato: non ricordo di aver mai visto alto e asta che si svolgono nello stesso settore. Davanti a me molti membri delle squadre: vedo rappresentanti di Lituania, Svezia, USA, Germania e Croazia. A un certo punto passa anche il dt italiano Locatelli, che cerca una persona (è più anziano di quanto non sembri in foto). Vedo quindi le ragazze in primo piano, soprattutto quando si avvicinano per palare con l'allenatore, ed è quasi sempre un bel vedere. Lo noto sempre  ma la magrezza di alcune è veramente impressionante: Gordeeva soprattutto, ma anche la stessa Kuchina (mi perdonerà il marito se non la chiamo col nuovo nome, troppo complicato). Quella che si gira più spesso verso l'allenatore è proprio la nostra Furlani, che sembra molto preoccupata, quasi spaventata. Anche la Trost, che fa coppia quasi fissa con la Beitia, sembra tesa, ma più determinata.

Il risultato sarà un flop per entrambe: non me l'aspettavo dalla Trost, che almeno la finale l'aveva sempre centrata. Affonda anche la Caballero, dalla quale ci si aspettava almeno la semifinale. Giornata quindi ancora più deludente delle altre. Pensare che quando finirono i Mondiali di Mosca, gli ultimi a cui ero stato, non vedevo l'ora che cominciassero i nuovi, sperando che andassero meglio, ma in confronto a questi (almeno finora) quelli erano stati un successo.

In compenso non vedo gran che delle altre gare, a parte la curva dei 200. Del giavellotto, riesco a capire più o meno se un lancio è buono, non la misura esatta. Vetter spara subito 91,20: io mi ero reso conto che era un gran lancio, ma non fino a questo punto. Il triplo lo seguo quasi interamente dallo schermo: gara vivace nei primi tre turni (anche se sono due gare separate, una per i primi due e una per gli altri), poi non succede niente nel quarto e nel quinto e poco nel sesto. Il fatto che si vada a medaglia con 17,19 fa crescere i rimpianti per Donato.


Dopo i 400hs, con la vittoria della seconda americana (dalla voce da bambina), si arriva al clou: la finale dei 200. Il pubblico è tutto per Makwala: nessun altro, a parte i britannici e Bolt, è stato osannato così. parte forte, poi si spegne, così c'è una nuova sorpresa con la vittoria di Guliyev: le gare in cui ha vinto il favorito sono state piuttosto rare finora (anche se il triplo è stata una di queste).



Rientrando in albergo, vedo molta più gente in giro degli altri giorni: qui evidentemente il week-end comincia il giovedì sera. Una ragazza (probabilmente di un addio al nubilato) mi saluta: non capisco il perché, poi scopro che ha visto che sono italiano, per via delle guance dipinte (sì, ce le ho sempre).



In definitiva, da un lato la domanda "perché non vado a vedere la scherma?" si fa più forte, ma dall'altro penso che l'atletica è bella anche senza italiani (e nonostante Coe).


giovedì 10 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 6^ giornata (9-8-2017)

Click here for English version

Prima delle gare decido di farmi una nuotata nella piscina olimpica. E' infatti aperta al pubblico, a un prezzo alla portata di tutti (£5,20), ma la vasca da 50 è aperta solo dalle 16. Già mi dà una grande emozione vedere la vasca da vicino e pensare che tra poco nuoterò dove ha nuotato Phelps. Le tribune sembrano piccole, meno capienti di quelle di Roma.


All'ingresso scopro che devo lasciare l'asciugamano nell'armadietto: non è consentito portare niente a bordo vasca. La vasca è molto più profonda delle piscine a cui sono abituato: 2,95 metri: la prima volta che si mette la testa sotto, fa impressione vedere la linea del fondo così lontana. Scopro quindi che quando i nuotatori a fine gara si vedono col petto fuori dall'acqua, non è perché la piscina sia meno profonda alla fine, ma perché c'è una feritoia dove appoggiare ai piedi: mi chiedo anche come facciano a stare in equilibrio.


Le corsie da 0 a 5 hanno un'indicazione sulla velocità di nuoto, naturalmente quelle centrali sono le più veloci. Tutte hanno l'indicazione se si debba nuotare in senso orario o antiorario, ci metto un po' a capire cosa voglia dire (senso orario = andata a sinistra e ritorno a destra, senso antiorario il contrario). Nel cercare di stare dal mio lato vado spesso contro il cordolo.


L'acqua è incredibilmente leggera: alla fine della prima vasca sembra incredibile che sia già finita. dopo un po' però ci si sente strani, all'inizio della quarta mi gira la testa e devo fermarmi un attimo. Provo anche la rana e la farfalla, non il dorso perché temo di finire addosso a qualcuno.


Uscito, attraverso un ponte e sono ai cancelli dello stadio. Naturalmente avevo calcolato che la giornata cominciasse alle 19,05: la prova solitaria di Makwala è stata annunciata quand'ero già in vasca e quindi me la perdo. Piove a dirotto: davanti a me vedo due ombrelli di Wimbledon (io ne ho uno comprato a Göteborg in occasione degli Europei 2006, ma senza riferimenti sportivi).


Arrivo al mio posto giusto in tempo per la partenza della prima batteria dei 3000 siepi. Fa veramente freddo: penso che sarà dura resistere fino alla fine e maledico il fatto di dover avere freddo il 9 agosto, pensando però anche a quanti in Italia stanno lanciando maledizioni di segno opposto. Dietro di me un gruppo di tedeschi, che assisterà all'evento raro di una finale dei lanci senza loro connazionali e discuterà a lungo coi vicini della strada migliore per tornare in albergo. Qualche fila davanti, si nota un marocchino col fez.


Sono in decima fila, dietro la seconda curva. La prospettiva non è delle migliori: non si vede neanche l'inizio del rettilineo per le corsie esterne: un pannello lo copre. Del lungo femminile vedo molto poco: i salti si vedono abbastanza, ma non si capisce la misura perché l'atterraggio è coperto dalla barra metrica. In compenso si vede bene il peso femminile, almeno i lanci, non tanto le misure perché sono troppo in basso per vedere le fettucce. Gara molto bella ed equilibrata, contesa fino all'ultimo lancio. Si vede bene anche la curva dei 200, in compenso il rettilineo fatico a vederlo anche sullo schermo perché li fanno vedere solo in quello dall'altro lato, in quello dal mio lato trasmettono il peso.


Nel finale arriva la gran sorpresa con i 400 donne: pensavo di assistere alla cavalcata trionfale della Miller e fino a pochi metri dalla fine sembrava così, invece la favorita si ferma di colpo, pensavo si fosse fatta male, invece era solo inciampata. Intanto, nell'indifferenza generale, si disputano le qualificazioni del martello: nel primo gruppo Lingua è nono e quindi lo do ormai per eliminato, invece alla fine del primo turno del secondo gruppo è ancora dentro, poi anche alla fine del secondo e a metà del terzo. A questo punto comincio a gufare tutti gli ultimi lanci: i vicini si saranno chiesti perché esultavo. Alla fine Lingua si qualifica: finalmente una soddisfazione.


Il viaggio di ritorno è particolarmente pesante per il freddo: all'arrivo alla stazione, i volontari ci danno il cinque. In compenso la metro è meno affollata del solito e riesco anche a sedermi.


Le premesse non erano buone, ma alla fine mi sono divertito.



mercoledì 9 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 5^ giornata (8-8-2017)

Click here for English version



Oggi speravo di poter raccontare una serata storica, di quelle in cui avrei potuto dire "c'ero anch'io", come per i 100 metri di Berlino, invece niente: la finale dei 400 è stata una gara come tante. Possiamo quindi raccontare la giornata dall'inizio.


Oggi è il giorno in cui le gare cominciano più tardi, alle 19,20. Durante la giornata, in giro per Londra, noto che si sentono parlare altre lingue molto più di quanto non accada allo stadio. Certo, sono andato anche in posti turistici, nella City sarebbe stato diverso (ma la City l'ho frequentata abbastanza...), ma non era certo così a Mosca o ad Osaka.


Rientro in albergo per un momento di riposo e mi addormento, così parto per lo stadio in ritardo, e per di più trovo la metro bloccata e decido di andare a piedi fino a Liverpool Street. Passo i controlli proprio intorno alle 19,20: vedo coda ai chioschi gastronomici e decido di rimandare la cena. Mi fermo invece a prendere il programma, per scoprire che è anche peggiore del solito. Non ne avevo ancora parlato, ma il programma cartaceo fa semplicemente schifo: non ne avevo mai visto uno fatto così male. Innanzitutto il programma delle gare è in 4-5 pagine su oltre 40, quindi è difficile da trovare. Poi mancano i numeri delle corsie e d'ordine, mancano i personali e nei salti in elevazione c'è la stessa tabella a 6 colonne dei salti in estensione e dei lanci. Infine per i diversi turni delle stesse gare le presentazioni sono le stesse, quindi i contenuti si ripetono. Ciliegina sulla torta: oggi, nella sintesi iniziale del programma orario, hanno messo quello di ieri.


Sono ancora più in alto di ieri, e un po' più centrale, sempre nel rettilineo opposto agli arrivi. Dietro di me un gruppo di tedeschi. Ci sono invece molti francesi nel settore dell'asta. Si comincia col giavellotto femminile, molto combattuto: la Spotakova trova il lancio vincente al secondo tentativo, ma le cinesi danno sempre l'impressione di insidiarla. Per fortuna non ci sono sorpassi nell'ultimo turno, visto che me lo perdo per prendermi da mangiare. Dopo lo strazio delle italiane sui 200, infatti, decido di scendere per la cena, per trovare ancora più coda che all'inizio. Scelgo il chiosco con meno coda e mangio un "pork roll", panino con pezzi di carne di maiale simile al "pulled pork" americano.


Rientro per le semifinali dei 400hs: per l'Italia si spera in un miracolo che non arriva. E' uno di quei giorni che mi chiedo "ma perché non vado a vedere la scherma? O magari il nuoto?". C'è anche l'asta maschile, con una progressione che sembra un po' troppo rapida, come ormai succede quasi sempre: in 3 non superano neanche la prima quota, dopo 3 quote si rimane in 5. Poi però si va avanti bene, con 3 oltre i 5,89, e si finisce dopo la fine delle corse.


Prima del gran finale dei 400, c'è la finale degli 800, con la vittoria a sorpresa di Bosse (i francesi aspettavano Lavillenie ed è arrivato lui: beati loro che hanno tutte queste alternative). Nell'intervista si chiede "Sto sognando?", in un inglese migliore di quello di molti francesi in posizioni molto più di alto livello. Infine i 400, dove ci si aspettava un tempo sotto i 43 e invece si scende a stento sotto i 44. Certo, fa un po' impressione parlare di delusione per un 43.98, ma Van Niekerk (e non solo) ci aveva abituato bene. Condizioni comunque particolari: in tutte le gare si è andato piano.


All'arrivo dei 400 molti cominciano ad uscire, anche se l'asta non è ancora finita (ieri si vedeva gente affrettarsi come se rischiasse di perdere l'ultimo metrò).Quando con l'ultimo errore di Lavillenie si decide l'asta, si avviano all'uscita praticamente tutti, anche se Kendricks teoricamente potrebbe continuare a saltare. saggiamente decide di smettere, anche perché rischia di essere lasciato solo.


All'uscita, solito 40 minuti per arrivare alla metro. Stavolta però avrei potuto fermarmi a un chiosco, se avessi voluto.

martedì 8 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 4^ giornata (7-8-2017)

Click here for English version


In mattinata, visita a Casa Italia Atletica. Mi fermano prima due uscieri del palazzo, poi due addetti di Casa Italia: alla fine mi fanno entrare. Sembrano però tutti chiedersi cosa ci faccia lì uno spettatore comune. Mi informo del pranzo, e mi confermano che è ad inviti, come le altre volte. Faccio un giro, poi, mentre me ne sto andando, mi avvicina un addetto dicendomi che presto me ne sarei dovuto andare per far posto agli "accreditati". Mi chiedo quindi come mai sul sito Fidal (es qui) facciano tanta pubblicità agli eventi di Casa Italia (pasti compresi) quando non sono aperti al pubblico: potrebbero limitarsi a mandare un e-mail agli invitati! Di nuovo l'atteggiamento di cui parlavo nel post introduttivo di questo blog, lo spettatore comune che viene visto con fastidio. Lascia molte perplessità anche la scelta delle gigantografie degli atleti all'ingresso: lui è Tamberi, e fin qui normale, anche ovvio, ma lei è Dariya Derkach, che non è nemmeno stata convocata e che evidentemente è lì solo per l'aspetto fisico (indubbiamente notevole). Non un bel messaggio: lascia intendere che per le donne sia più importante essere belle che brave. All'uscita incontro Tortu e la Folorunso: lei è più piccola di quanto sembri da lontano.


Dopo un pomeriggio di riposo e scrittura, mi avvio verso lo stadio. Provo un nuovo percorso, che consente di risparmiare un cambio di linea. Folla spaventosa nella metro (in cui peraltro tento di entrare con la chiave dell'albergo, e al ritorno farò il contrario), ma di pendolari: anche all'ultima fermata quelli che vanno allo stadio sono una minoranza.


Si entra abbastanza rapidamente. Stavolta sono al secondo anello, dietro il rettilineo opposto agli arrivi, e si vede tutto bene. All'ingresso, si vedono gruppi di colombiani, dietro di me c'è un gruppo di giamaicani e si sentono dei francesi, ma gli stranieri rimangono una sparuta minoranza (e non ho ancora visto un americano).


Si apre con un minuto di raccoglimento per la velocista australiana Betty Cuthbert (forse il primo che abbia mai visto nell'atletica). Poi si parte: soddisfazione per il comportamento degli italiani nelle batterie. Lo speaker però li ignora, citando atleti meno titolati di loro. Lo speaker si supererà per la finale dei 110hs, quando di Braitwaithe citerà un bronzo ai Giochi del Commonwealth e non l'oro mondiale.


Nella presentazione del martello donne, raccontano che i camioncini telecomandati che riportano gli attrezzi costano £4.500 l'uno. La gara è bella, più equilibrata del previsto, dato che la favorita polacca (non fatemi scrivere il nome...) non trova subito il lancio giusto: purtroppo lo troverà durante una semifinale dei 400hs, e quindi non lo vedrò. I lanci alla partenza sembrano tutti lunghissimi, anche quelli che non arrivano a 70m. Ancora più appassionante la finale del triplo donne, combattuta fino all'ultimo.


Nel finale, finalmente una gioia per i giamaicani, che festeggiano al ritmo di "Jammin" la vittoria di McLeod nei 110hs. Poi i britannici (che avevano anche applaudito a lungo la Gunnell, intervistata in tribuna) si scaldano per la Muir nei 1500: rimangono delusi, visto che arriva quarta. L'altra britannica arriva sesta, e io mi chiedo da quanto tempo noi non abbiamo 2 nei primi 6 in una prova da stadio: probabilmente dal 1995 (lungo donne, May e Uccheddu).


All'uscita volevo mangiare qualcosa in un chiosco, ma non posso perché gli steward mi obbligano ad andare nell'altra direzione. Il percorso verso la metro è tortuoso e con molti stop, ma in compenso salire è più semplice di ieri.






lunedì 7 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 3^ giornata (6-8-2017)

Click here for English version



Parto in ritardo, quindi abbandono i miei propositi di andare a piedi a Liverpool Street. Nell'ultimo tratto della metro si vede un po' di gente che va allo stadio, ma non una gran folla. Nel tratto a piedi, invece, quando arrivano quelli che vengono dalle altre linee, la folla c'è. I volontari ci indirizzano verso il ponte (è lì che avviene l'ingresso nell'area dello stadio) con meno coda, dicendoci di ignorare le indicazioni sul biglietto. La coda all'ingresso scoraggia, specie considerando che stanno cominciando le gare, ma si smaltisce in 5 minuti.


Eccomi finalmente dentro: è il 9° stadio olimpico che visito, l'8° dove vedo gare (la differenza è data di quello di Atene 1896). E' quasi pieno, sicuramente molto più di quello di Roma durante il Golden Gala (non che ci voglia molto). L'unica volta che avevo visto una folla simile per una sessione mattutina era stata ai Mondiali di Parigi il mercoledì, giorno delle scuole. Faccio appena in tempo a vedere a fine della prima batteria dei 3000 siepi col buon piazzamento di Zoglami, che faceva sperare bene per gli altri, visto che doveva essere il nostro n. 3, invece gli altri faranno peggio.





Sono in ottima posizione per seguire il salto con l'asta (qualificazioni maschili), ma pessima per tutte le altre gare: le due prove dell'eptathlon (lungo e giavellotto) le seguo unicamente sullo schermo. Anche nelle gare di corsa, vedo bene solo la seconda curva (quindi posso seguire bene la riviera delle siepi), ma sul rettilineo finale non sono in grado di capire chi ha vinto, quindi dopo un po' mi della abituo a vedere i finali sullo schermo.. Ho problemi a seguire soprattutto la gara di Chiappinelli, visto che lui è piccolo e si mimetizza e ci sono molti atleti in maglia blu. Una cosa che vedo bene, però, è la facilità di corsa della Miller nei 400: non sembra fare la minima fatica.


Pranzo a un chiosco all'uscita: mangio un semplice hamburger per non fare tanta strada, ma la scelta è molto vasta: non ho mai visto tanti chioschi così diversi. Si va dalle specialità locali (lo so, parlare di specialità locali in Gran Bretagna può sembrare un ossimoro) all'orientale, passando per i classici hamburger, hot dog e pizza. Poi dolci, gelati, ed anche uno specializzato in fragole.

Mi avvio con calma verso il centro per la Maratona femminile: decido di vederla in un punto che ho frequentato spesso per lavoro: davanti alla Bank of England. Vedo i passaggi del secondo e del terzo giro, poi cerco di avvicinarmi all'arrivo (senza però arrivarci: sapevo che difficilmente avrei visto qualcosa, troppa folla), ma per un po' mi perdo. Riesco comunque a vedere un passaggio a circa 1 km. dall'arrivo.



Una breve pausa ed è già ora della sessione serale Pensavo di arrivare in anticipo, invece non mi resta poi tanto margine. Meno coda di stamattina all'ingresso. Si vede tanta gente coi colori giamaicani, ma stavolta sembrano quasi tutti davvero giamaicani. Si comincia con alcune premiazioni, tra cui quella dei 100, che secondo il programma doveva svolgersi alle 20: grande manifestazione di affetto per Bolt, fischi ma anche applausi per Gatlin.


Sono in una posizione simile a stamattina, solo un po' più in alto. Vedo quindi bene il salto con l'asta, ma poco del resto: finale del peso e qualificazioni del giavellotto le devo seguire dallo schermo. Se stamattina avevo un gruppo di spagnoli alla mia sinistra, stasera almeno le 20 persone più vicine a me erano tutte britanniche. Fare i Mondiali in un paese così appassionato ha il vantaggio della grande partecipazione, ma lo svantaggio che l'atmosfera è meno internazionale del solito. Anche nei negozi ufficiali, si vende più merchandising della squadra britannica che dei Mondiali. Gran tifo per la Johnson-Thompson, per l'astista e per l'ottocentista che a sorpresa arriva in finale. Loro però avevano qualcuno per cui tifare quasi in ogni gara, beati loro.

Gran ressa all'uscita. Se uno pensava di mangiare qualcosa nella zona ristoranti del Parco Olimpico, non può: è sbarrata. Effettivamente, se tutti avessero voluto attraversarla, sarebbe stato pericoloso. Almeno la metro arriva subito










domenica 6 agosto 2017

Mondiali di atletica a Londra - 2^ giornata (5-8-2017)

Per una volta vi parlerò di sport visto in TV, in attesa di entrare per la prima volta all'Olympic Stadium. Arrivo in albergo nel primo pomeriggio: il percorso è più complicato del previsto, quindi mi chiedo se a scelta sia stata la migliore. Per l'Olympic Park sono infatti 5 fermate, ma di 3 linee diverse: domani proverò a saltare le prime 2 andando a piedi, dovrebbero essere 1,3 km. Anche a Mosca avevo scelto un albergo in linea d'aria non lontano dallo stadio, ma che per raggiungerlo richiedeva 2 o 3 linee: dal centro il viaggio sarebbe stato più semplice.

Si avvicinano le 19 e si pone il problema di dove andare a vedere questa sessione di gare, per la quale non ho il biglietto (ne sono stati messi in vendita alcuni negli ultimi giorni, ma erano "pacchetti ospitalità" da oltre £900. Prendo in considerazione Casa Italia, ma alla fine scelgo l'O2: ci sono tanti ristoranti e anche gl studi di Sky Sport, quindi ci saranno sicuramente tanti schermi. Quando arrivo scopro che l'O2 ospita anche Casa Giamaica: vedo gente entrare, ma temo sia una serata a inviti, invece basta pagare il biglietto, quindi entro.

All'interno scopro che non è una festa dedicata solo all'atletica, ma anche ai 55 anni dall'indipendenza del paese. La maggior parte dei presenti sembra davvero giamaicana, ma non particolarmente appassionata d'atletica. Le semifinali dei 100 vengono mostrate in tutta la sala, ma dopo rimangono solo un paio di schermi dalla parte del bar che mostrano le gare (ma altri mostrano video sui successi degli atleti giamaicani).

Anche senza audio, noto due cose della copertura BBC: la prima è che hanno telecronisti diversi per ogni gara, almeno di corsa. Quasi sempre sono ex campioni: Cram, Colin Jackson, la Radcliffe, Foster. La seconda è che, se spesso mi arrabbio con la RAI perché fanno salotto invece di mostrare le gare, la BBC fa molto peggio: ci sono stati due periodi di almeno 10 minuti ciascuno, in cui invece delle gare hanno mostrato chiacchere e vecchi filmati.

Si arriva poi alla finale dei 100, con la delusione. Qualcuno si era illuso che Bolt avesse vinto lo stesso, poi quando annunciano la vittoria di Gatlin scende il gelo. Il presentatore dice che dobbiamo essere orgogliosi lo stesso, poi si riprende a ballare.

Tornando, sulla metro incontro gente che torna dallo stadio, compresa una ragazza, che non ha l'aspetto di una giamaicana, con la bandiera della Giamaica su una guancia.