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giovedì 19 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: staffetta sprint di fondo (19-02-2026)

 Immaginavo che prima o poi sarebbe successo, ed è successo oggi: ho visto una gara cominciata. Arrivo in ritardo a Ora, e la navetta non parte neanche subito. Così arrivo al parcheggio che mancano meno di 10 minuti, e la strada è lunga; adesso riesco ad andare un po' più spedito dei giorni scorsi, ma se esagero il ginocchio mi richiama all'ordine. Arrivo davanti ai cancelli all'ora d'inizio, e scopro di non essere l'unico ritardatario: c'è una coda mai vista prima. Vista la situazione, comincio a guardare le immagine della gara sul telefono. La coda poi si esaurisce in una decina di minuti, i controlli sono rapidi.

Salendo, quando arrivo al ponte che dà sulla pista, vedo se da lì si vede qualcosa, ma non vedo niente. Controllo e vedo che siamo nella pausa tra la prima e la seconda frazionista di ogni squadra. La formula infatti è cambiata rispetto agli ultimi Mondiali che ho visto : non ci sono più le batterie di qualificazione, ma una prova a cronometro come per le qualificazioni della gara individuale, dove si sommano i tempi dei due frazionisti. La prima frazionista italiana ha chiuso decima, e credendo che passino in 10, penso sia a rischio, ma poi lo speaker dirà che passano in 15. Concludiamo comunque none.

Stavolta sulla collinetta si trova posto in prima fila, ma quando arrivo le qualificazioni femminili sono quasi terminate: vedo le atlete solo nel tratto finale e non capisco come sia fatta la pista e quindi se ci sono altri tratti visibili. Vicino a me un gruppo di tedeschi. Oggi il gruppo più numeroso sembrano decisamente gli svedesi, seguiti dai norvegesi. Vi sono poi, oltre ai tedeschi, finlandesi, svizzeri (alcuni coi campanacci), francesi, sloveni, americani e anche un paio di brasiliani (il Brasile aveva la squadra femminile, arrivata 21^ su 26). Ma sono comunque molti di più gli italiani: stavolta il tifo si sentirà molto. Si vedono i fan club sia di Pellegrino che di Barp (naturalmente il primo è molto più numeroso).








Dopo una decina di minuti partono le qualificazioni maschili. Scopro che si vede il tratto iniziale, con una prima piccola salita, poi dopo un po' due curve, una in salita e l'altra, poco dopo, in discesa, e dopo un altro po' il tratto finale. All'arrivo dei primi due si nota che il secondo, l'americano Ogden, si è avvicinato molto al primo, il norvegese Hedegart, e infatti gli è davanti di 6 secondi (si parte ogni 15). Barp, partito terzo, si inserisce tra i due, il francese che lo segue avevo l'impressione si fosse avvicinato, invece è dietro. I piazzamenti li devo sapere dagli speaker (uno fa italiano e francese, un altro l'inglese), perché non riesco a leggerli sullo schermo. A sorpresa, Spagna e Australia si inseriranno rispettivamente al primo e al quarto posto. Tra i secondi frazionisti, Klaebo fa il miglior tempo, mentre quelli di Spagna e Australia non saranno all'altezza dei primi. Si chiude con primi USA, seconda Norvegia, terza Italia, quinta Spagna, nona Australia. Slovenia prima delle escluse sia tra gli uomini che tra le donne: e dire che nel 2019 le donne erano andate a medaglia. La migliore delle donne sarebbe arrivata davanti a nove uomini.




C'è un intervallo di più di un'ora. Non c'è coda né ai chioschi, né al negozio: mi prendo un muffin e faccio altri acquisti, dopo quelli di ieri, ma mi manca ancora qualcosa. Per le finali, non ci sono più posti in prima fila: mi sistemo in seconda, in una posizione più centrale rispetto alla mattina. Fatico a vedere le due curve della prima parte della pista, ma in compenso vedo molto bene lo schermo.

Parte la finale femminile: il gruppo si riduce già a 12 dopo il primo giro, poi a 10, poi a 8, con l'Italia prima delle staccate. Al terzo giro la Svezia comincia a prendere un po' di vantaggio, che nel quinto aumenta. Nell'ultimo giro la Svizzera (ma io, sentendo il nome della frazionista, per un po' penso sia la Germania)  passa al secondo posto, superando la Finlandia e si avvicina alla Svezia. Nel rettilineo finale sembra davvero vicina, ma non c'è più spazio per rimontare. La Finlandia, in lotta per il bronzo, cade all'inizio dell'ultima salita e viene superata anche dall'Italia, che arriva ottava. Per il bronzo la Germania beffa la Norvegia sulla linea.






Si passa alla gara maschile: alla fine ciascuno dei primi tre giri qualcuno sembra staccarsi, ma poi all'inizio del giro successivo il gruppo si ricompatta. Nel quarto si stacca la Spagna, nel quinto la Norvegia prende un piccolo vantaggio e si stacca anche l'Australia. All'inizio dell'ultimo giro Klaebo fa il vuoto, seguito a distanza prima dall'americano Schumacher e poi da Pellegrino. Quando spuntano nel tratto finale, il vantaggio della Norvegia è chiaramente incolmabile, Pellegrino non sembra lontanissimo dall'americano, ma il quarto, lo svizzero si avvicina minacciosamente. Le posizioni rimangono queste: Pellegrino è bronzo. E' quindi la quarta medaglia italiana che vedo, e anche l'ultima, non avendo più gare con italiani. A Torino ne avevo vista una in più, nonostante ne avessimo vinte di meno e fossi rimasto solo una settimana. Credo che dipenda dal fatto che allora il sistema di vendita dei biglietti consentiva scelte più mirate.





Finita la gara, molti vanno verso l'uscita, ma io mi muovo in controtendenza per prendermi da mangiare. Al chiosco della cucina tipica prendo un risotto al vino rosso e salsiccia: veramente buono, non pensavo di mangiare qualcosa di così buono in un sito olimpico. Al tavolino conosco due svedesi, di Stoccolma. Mi sposto sul bordo della collina che dà verso lo stadio, rimasto libero, e vedo le premiazioni. Arrivato alla navetta, vedo che quella per Tesero centro e Cavalese ha una coda lunghissima, quella per Ora non ne ha e non si riempie neanche.


Fine dell'esperienza in montagna. Domani si torna a Milano

lunedì 16 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: staffetta maschile di fondo (15-02-2026)

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Arrivo alla stazione di Ora in macchina, più o meno all'arrivo del treno delle 10,42, che mi era sembrato troppo tardi (ma ho potuto partire dopo). La navetta aspetta quelli che vengono dal treno, poi parte. Durante il tragitto molti guardano il gigante femminile, con la Brignone in testa. Si arriva intorno alle 11,30 (la partenza è alle 12). Il percorso dal parcheggio ai cancelli non è lungo, circa 800 metri, ma per me è un tormento perché mi fa male un ginocchio e fatico a piegarlo. Sono rimasti in pochi ad entrare, tanto che gli addetti si distraggono.

Per gli spettatori di categoria C, come me, dicono che "è meglio salire" su una collinetta. Riconosco che è quella dove vidi la 50 km dei Mondiali del 2003, una delle ultime con partenza a intervalli (bei tempi), con Piller Cottrer che arrivò quarto. Certo, allora il fondo italiano era molto più forte: io avevo messo la gara di oggi tra quelle senza speranza di medaglia, ma da ieri sera molti dicono che qualche speranza c'è, staremo a vedere. Salire è dura, con le condizioni del mio ginocchio: a un certo punto c'è un ponticello che dà sulla pista, sono tentato di fermarmi lì, ma temo che vedrei solo la pista dell'alternato, così salgo in cima. Mancano una decina di minuti alla partenza, quindi non ho tempo di scegliere il posto migliore: naturalmente in prima fila non ce ne sono più, e neanche tanti in seconda. Mi sistemo dietro un gruppo di tedeschi: non vedo quasi niente del tratto davanti a me, ma in compenso vedo sulla destra la zona del traguardo e lo schermo.




I gruppi più numerosi sembrano tedeschi e svedesi, poi finlandesi, americani e svizzeri. Beninteso, dopo gli italiani: a differenza di altre occasioni, stavolta il tifo di casa sarà prevalente. Vedo pochi norvegesi, ma sullo schermo si vedo e ne vedrò all'uscita: saranno stati tutti nelle altre categorie. Prima di partire, lo speaker fa l'appello di tutte le tifoserie e alcune, come quella francese, sembrano del tutto assenti. Si parte: vedo il tratto iniziale, poi gli sciatori scompaiono e dopo un po' qualcuno fa notare che ricompaiono alle nostre spalle, ancora tutti in gruppo. In questo primo giro (ogni frazione ha due giri) li rivedrò solo alla fine: c'è un tratto di pista davanti a me, ma vedrò solo uno scorcio una volta, nei giri successivi vedrò qualcosa del tratto immediatamente precedente, con uno scollinamento, alla mia sinistra.

Il primo giro finisce con un gruppo di sei in testa, nel secondo si vede sullo schermo Graz attaccare: lo vedo arrivare al cambio assieme ad altri due, che non sono in grado di distinguere (vedrò dall'app che sono Norvegia e USA) e cambia terzo. Nella seconda frazione la Norvegia fa il vuoto con quello che suona come "gne gne" (non sono l'unico ad avere questa impressione) e scoprirò poi chiamarsi Nyenget: Italia e Francia si staccano prima di Canada e USA, ma poi li rimontano, prova a resistere la Finlandia, ma alla fine cambierà più vicina a Italia e Francia che alla Norvegia.





Si passa alla tecnica libera, e quindi la pista cambia. Dopo il tratto iniziale tanti, come me, si guardano intorno per vedere se ricompaiono dietro di noi, ma non si vedono. Qualcuno fa notare che la pista è dall'altro lato e infatti io li rivedrò solo nel tratto finale. Nei giri successivi noterò che fanno il ponte proprio alle mie spalle e quindi sono visibili subito dopo, anche se per poco. Nella terza frazione la Norvegia aumenta il vantaggio: lo speaker dirà che il frazionista Hedegart "vola letteralmente", anche se, naturalmente, rimarrà attaccato al suolo. Nel secondo giro la Francia stacca gli altri e si avvicina, ma con Klaebo in ultima frazione non ci dovrebbe essere storia. Si arriva al terzo cambio con la Francia in vista della Norvegia e le altre ben distanziate: Finlandia, poi Italia, che sembra decisamente più vicina alla Finlandia di quanto questa non sia alla Francia, ma in realtà lo è di poco. 

Scende in pista Pellegrino, e già quando ricompare per la prima volta dietro di noi si vede che il distacco dalla Finlandia è diminuito. Rimarrà più o meno così per tutto il primo giro, ma al secondo passaggio in quel punto l'avrà raggiunto. Rimangono per un po' a marcarsi, sembrano andare veramente piano, ma dopo un po' si vede (sullo schermo) che Pellegrino prende il largo. Mi perdo l'arrivo di Klaebo perché non avevo capito che l'arrivo è in punto diverso dal cambio, ma quando è il turno di Pellegrino lo vedo bene, il distacco è netto: è medaglia.





Dopo l'arrivo molti se ne vanno, senza aspettare la premiazione. Sono tentato di farlo anch'io, ma poi vedo che la vista adesso è sgombra e quindi probabilmente la premiazione si vedrà, e infatti la vedo. Nell'attesa hanno fatto il karaoke di "Sarà perché ti amo", ma stavolta cantavano solo gli italiani. Mi allontano mentre suonano l'inno norvegese: anche scendere, nelle mie condizioni, è difficoltoso. Sulla strada, come tanti, guardo la seconda manche del gigante. Mi fermo a mangiare in un ristorante vicino al parcheggio delle navette e lì vedo prima l'oro della Brignone, poi l'argento nello snowboard cross. Sulla navetta leggerò dell'oro della Vittozzi, che non potrò guardare per problemi di carica del telefono: c'è un gruppo di finlandesi che festeggia il bronzo.



Altra giornata memorabile. Domani curling e bob.

domenica 15 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: salto con gli sci (14-02-2026)

 Arrivo alla stazione di Ora intorno alle 16: si vedono in giro finlandesi e anche svedesi (non diretti a Predazzo, scoprirò poi). Aspetto a prendere la navetta (la gara è alle 18,45) per non arrivare troppo presto e restare sotto la pioggia, salgo verso le 16,45 e vedo che sarà piena per un terzo o poco più: spero non aspetti che si riempia per partire e infatti parte poco dopo. C'è traffico, ci mette poco più di un'ora, il tragitto dal parcheggio all'ingresso è un po' più lungo di quanto diceva il sito: 700 metri invece di 400, ma magari l'hanno spostato, hanno fatto dei cambiamenti per via del maltempo. Le procedure ingresso sono un po' più lunghe e caotiche del solito, ma parliamo comunque di una decina di minuti.

Entro verso le 18,15: il salto di prova è già finito, stanno sistemando la pista. La pioggia aumenta. Poco dopo l'ingresso c'è il bivio tra posti di categoria A e categoria B: per la categoria A c'è una tribuna in fondo alla pista, per la categoria B uno spazio a bordo pista (comunque in piano) e una terrazza a tre livelli. Provo i vari livelli della terrazza, ma alla fine decido di andare a bordo pista. In ogni caso qui non è un problema avere qualcuno davanti dovendo guardare in alto e (dalla terrazza) a sinistra. Alla fine comunque mi farà un po' male il collo. Prima avevo considerato di prendermi da mangiare, ma c'è troppa coda, anche se temo che nell'intervallo sarà peggio. Avevo anche notato che, una volta tanto, per i bagni c'era più coda per gli uomini che per le donne.




Quando mi trovo a bordo pista, in mezzo ai tifosi, penso che non c'è nessun altro posto al mondo dove vorrei essere in questo momento, nemmeno a San Siro a vedere Inter-Juve, anche se la prospettiva è di stare due ore abbondanti in piedi, sotto la pioggia e magari digiuno. Il gruppo più numeroso sembrano decisamente i tedeschi, seguiti da sloveni e polacchi. Ci sono poi finlandesi, tra cui un gruppo con pettorali storici del campione di Cortina 1956, americani, giapponesi e romeni. Sembrano pochi gli austriaci, considerate tradizione e vicinanza geografica, ma quando arriveranno i loro saltatori si noteranno. C'è anche un cartello in italiano per Kobayashi, "il morso del Koba".






Fanno il karaoke con "Nel blu dipinto di blu" (ok, lo speaker la chiama "Volare", ma io da vecchio campione di Sarabanda sono tenuto a dire il titolo esatto) e lo cantano in tanti, anche non italiani. Poco dopo si parte: salta per primo l'italiano Cecon e arriva lontano dal punto K (115 metri contro 128) per cui si capisce subito che non ha possibilità di qualificarsi per la seconda manche, infatti arriverà terzultimo, precedendo solo i numeri 3 e 4. Gli americani davanti a me si esaltano per Frantz, sceso col 13, che fa 133 metri e va nettamente in testa. Bresadola col 16 si inserisce al terzo posto, il che vuol dire che ha discrete probabilità di qualificarsi: serve che altri 7 facciano peggio di lui. Uno di questi è Insam, sceso col 18, che avrebbe bisogno di 8 che facciano peggio e si capisce subito che è dura. Un kazako col 20 arriva a 140,5, mezzo metro dal punto HS, e oltre a passare nettamente in testa e restarci fino al n. 38 (il polacco Tomasiak) convince la giuria ad abbassare la partenza di due stanghe.

Arrivati al n. 24 a Bresadola servono altri tre che rimangano dietro per qualificarsi (o almeno così credo): gufo quindi su tutti i salti. Un estone gli rimane davanti di un decimo, rimangono dietro un americano e uno sloveno, quindi mi risulta che manca uno e penso sarà difficile, visto che adesso arrivano i migliori. Invece lo speaker annuncia che si è qualificato e controllo che è vero, ma poi gli rimarranno dietro anche big come Lindvik, Kraft e Lanisek (quest'ultimo rimarrà comunque nei 30). La squalifica dell'austriaco Tschofenig gli farà guadagnare un'altra posizione: chiuderà 26°. I tedeschi accompagnano ogni salto dei loro con un brusio, ma non gli porta molto bene: il migliore chiude 10°. Molto più rumoroso il tifo dei polacchi. Il giapponese Nikaido, saltando per terzultimo, fa 140 metri e passa in testa di 9 punti: rimangono solo Kobayashi, che rimane indietro (11°) e Prevc, che fa 138,5 metri, ma anche per via di una minore compensazione per il vento rimane secondo a 7 punti.





Ci sono poco più di 20 minuti d'intervallo, e penso che passandoli tutti in coda potrei riuscire a prendermi da mangiare. Ci sono due chioschi: "prodotti tipici" e "hamburger e hot dog", ma il primo comprende la pizza (assieme a due piatti di polenta) e il secondo l'hot dog con crauti, che ha origini un po' più vicine a qui. Scelgo i prodotti tipici perché a meno coda, anche se le due code si confondono. A 7 minuti dalla ripresa capisco che non farò in tempo e penso di andarmene, ma visto che la coda è andata un bel po' avanti e che comunque da lì si vede il trampolino, decido di rimanere. Infatti la seconda manche comincia che sono ancora in coda e non tra i primissimi: vedo Lanisek che fa ancora peggio della prima manche, chiudendo ultimo, e Bresaola che chiude penultimo.

Riesco a tornare a bordo pista nella pausa dopo i primi 10 salti: quando vedo gli americani capisco di essere arrivato dov'ero prima. Nessuno di quelli che avevano deluso nel primo salto si riscatta, fino a Kobayashi, che fa 138,5 e va in testa di 13 punti. A 5 salti dalla fine sarà ancora in testa, ma gli ultimi 5 gli passeranno tutti davanti. I polacchi festeggiano il bel salto (138,5) di Tomasiak, che era quarto, ma ancora di più festeggiano quando il salto dopo, quello di Sundal non è eccezionale (erano comunque 135,5 metri, quindi mi ero chiesto se non fossero stati precipitosi) e quindi è medaglia. La scena si ripete, amplificata, con gli sloveni negli ultimi due salti: boato per Prevc che fa oltre il punto HS (141,5), ma boato ancora più forte per Nikkaido che non arriva a quel livello. Sono pur sempre 136,5, ma vedendo anche la bassa compensazione si capisce che è fatta, infatti rimane indietro di 6 punti.






Mentre parte la festa degli sloveni, con le congratulazioni degli altri, avvisano gli spettatori di categoria B di uscire solo 5 minuti dopo la premiazione, come fossimo tifosi in trasferta di calcio, "per favorire il deflusso ordinato". Ero in dubbio se fermarmi alla premiazione, adeso so che devo farlo. Capisco che da bordo pista non la vedrò mai e mi sposto sulla terrazza: da lì si vede. Premia la Coventry in persona (e non la figlia di Mattarella...). Gli sloveni cantano l'inno prima a bassa voce, ma verso la fine si fanno sentire.



Non c'è molta gente in coda per la navetta per Ora, sono di più quelli per le navette per i parcheggi. il problema è che non si vede la navetta. Presto ne arriva una, ma capisco che non basta, e infatti sono tra i primi a rimanere fuori (qui almeno la coda è ordinata). C'è da aspettare un po' per la seconda. Accanto a me si siede un polacco col berretto di Vancouver: scopro quindi che anche lui era stato a quelle Olimpiadi. Domani lui va a vedere il biathlon, io il fondo



mercoledì 1 gennaio 2020

4 trampolini a Garmisch (01-01-2020)

Arriviamo ai parcheggi verso le 11,30: più facile del previsto sia arrivare a Garmisch, sia trovare parcheggio. Ci mettiamo in coda per la navetta: ne arriva una, e vista la gente che c'è, temiamo di non farcela a salire tutti, invece in confronto a Roma all'ora di punta si sta comodissimi.

Entriamo nello stadio poco dopo le 12. Siamo nel parterre, che è più o meno mezzo pieno, ma riusciamo a farci largo e ad arrivare abbastanza avanti. La tribuna non numerata è piena per buona parte, la tribuna numerata è quasi vuota, ma si riempirà nel giro di un ora. Dominano le bandiere tedesche, poi il gruppo più numeroso è quello dei polacchi, con grossi striscioni che coprono la vista del tabellone. Si vedono poi giapponesi (anche famiglie con bambini) e norvegesi. Pochissimi gli austriaci (considerando che siamo a 20 km dall'Austria): ne vedo qualcuno all'inizio, poi si noteranno solo al secondo salto del loro migliore rappresentante. Non ci sono saltatori finlandesi, ma una bandiera finlandese c'è sempre. Non si vedono bandiere italiane: ci sarebbe dovuta essere la mia, ma l'ho dimenticata in albergo.




Alle 12,30 si parte col salto di prova. Sia il nome del saltatore, sia il risultato vengono solo annunciati dallo speaker, non compaiono sul tabellone. Di solito gli annunci sono solo in tedesco, solo qualche risultato particolarmente buono di atleti non di lingua tedesca viene annunciato in inglese. anche quando non ci sono gli striscioni dei polacchi, si fatica a guardare il tabellone per via del sole. L'italiano fa un salto disastroso, forse il peggiore di tutti.

Finito il salto di prova, faccio un giro nella fan zone. La coda ai bagni è impressionante, tanto che temo di restare lì fino all'inizio delle gare, invece si smaltisce in fretta. Rinuncio invece a prendermi da bere: tutti i chioschi hanno lunghe code.



Nell'attesa della partenza della gara, si ascolta musica, soprattutto tradizionale tedesca, e si canta. A volte lo speaker chiede al pubblico di terminare delle frasi: sembra non prendere in condizione l'idea che qualcuno possa non capire il tedesco. Per le 14, orario d'inizio, il sole è scomparso dietro la montagna e il freddo comincia a farsi sentire, tanto che la mia famiglia deciderà di andare via dopo la prima manche. Comunque niente di paragonabile a quello che ho patito a Lahti o, per altri motivi, a Doha.

Le gare dei 4 trampolini si svolgono con la formula dei "duelli": 25 scontri diretti e passano alla seconda manche i vincitori e i migliori 5 sconfitti. Si parte con quelli di metà classifica (n°26-n°25. 27-24)  per finire on quelli tra i migliori e i peggiori. Al contrario del solito, i migliori hanno i numeri più bassi. Solo due scontri saranno vinti dal saltatore con la peggior classifica: tra questi quello in cui il norvegese Lindvik farà il record del trampolino con 143,5 metri: chiuderà la manche in testa e il suo avversario sarà il migliore degli sconfitti. Quando saltano i tedeschi, che sono ben 12, si ftica a vedere tra la selva di bandiere. Mi lascio suggestionare e le prove dei loro due migliori, Eisenbichler e Geiger (il pubblico si scalda soprattutto per il primo) mi sembrano molto migliori di quanto non siano. Quando salta l'italiano, Federico Cecon, lo speaker ricorda i successi del padre Roberto, ma lui è un' altra cosa: chiuderà 47° su 49.

Nell'intervallo tra le due manche, la stanchezza si fa sentire: sono in piedi da tre ore. Lo speaker ricorda di incitare i 5 tedeschi, ma in realtà se ne scorda uno: sono 6. Si parte e prima un apripista, poi il norvegese Tande danno l'impressione di rischiare di cadere: Tande arriverà ultimo, ma salvo. Si arriva all'epilogo: Kobayashi, vincitore a Oberstdorf e quarto dopo la prima manche, spara 141 metri e sembra quindi sulla buona strada per vincere ancora. E' il turno di Geiger, e me lo perdo completamente tra le bandiere. Capisco comunque dall'entusiasmo che è andato bene: 141,5 metri e passa in testa. Il polacco Kubicki non lo supera: rimane solo Lindvik, che salta nel silenzio "solo" 136 metri, ma gli bastano. Norvegesi a parte, lo stadio si ammutolisce.


All'uscita, vista la folla, rinuncio a cercare il pullman e decido di farmela a piedi: sono poco più di 2 km, ma è una bella strada panoramica.