Nel pomeriggio, visito Casa Svezia. Non è un esposizione, è solo un punto di ritrovo: ci sono un gruppo di svedesi con la maglia della nazionale di hockey, ma anche una canadese. Mi fermo un po' a vedere lo slittino femminile, poi mi dirigo verso il Forum. Sceso dalla metro, finisco in mezzo a un gruppo della Coca Cola (riconoscibile perché la guida ha un cartello luminoso) e seguendoli mi ritrovo nella coda degli accreditati (che qui sembrano molti di più che nelle altre occasioni): mi tocca tornare indietro.
Dall'impianto nuovissimo di ieri, passo a un'impianto che frequento: da 36 anni, o giù di lì, e che mi evoca tanti ricordi di gioventù. La prima volta che lo vidi mi fece quasi l'impressione di Santa Giulia ieri, oggi la sua età si vede tutta (anche se anche qui ci sono le scale mobili, non mi ricordavo). Anche i punti di ristoro sono vecchio stampo e anche la qualità è decisamente inferiore a ieri: mangerò un calzone, orribile, e una focaccia, non male.
Per la prima volta in queste Olimpiadi per arrivare al mio posto devo scendere e non salire: non pensavo di essere così vicino, pur tenendo conto di quanto era costato il biglietto. Sono decisamente più vicino rispetto alle altre due volte che ho visto il pattinaggio artistico: a Vancouver nel 2010 e sempre qui nel 2018.
Il pubblico è il più internazionale che abbia visto: alla presentazione iniziale si notano soprattutto bandiere asiatiche: Giappone (alla fine si riveleranno forse più degli italiani), Cina e Corea del Sud, ma anche americane e ucraine. Anche una bandiera che non si può portare negli impianti, quella dei principale paese degli "atleti neutrali autorizzati", si vedrà sulle guance di qualche spettatore, qualche fila davanti la mia. Quando scenderanno in pista i loro pattinatori si noteranno anche i messicani, i canadesi, i baltici (accanto a me ci sono prima un paio di estoni, poi un gruppo di lettoni), i francesi e soprattutto i kazaki. Tra i paesi degli atleti di vertice, il meno rappresentato è la Georgia, anche se si è vista una bandiera nel mio settore.
Il primo a scendere in pista non mi impressiona molto, non avendo termini di paragone, ma rimarrà a lungo in testa e chiuderà 12°. Il secondo mi sembrava migliore, ma rimane dietro. C'è poi lo spagnolo vestito da Minion (all'inizio mi sembrava da idraulico) che balla con musica e voci dei Minions: molto divertente, ma sbaglia molto e rimane dietro, alla fine sarà il primo degli esclusi dalla finale. Il primo gruppo si chiude col messicano che a me sembra di un'altra categoria rispetto ai precedenti, ma rimane dietro anche lui: non avevo notato una caduta. Arriverà comunque in finale. All'inizio non trovo il "kiss & cry", poi dalle telecamere davanti capisco che è davanti al mio settore e quindi non lo vedo in quanto troppo sotto la mia tribuna.
Prima pausa: ho già fame, decido di prendermi da mangiare. Vedo un chiosco senza coda, ma c'è il trucco (che ingannerà molti): bisogna prima pagare da un altra parte, e lì la coda c'è. Rientro comunque con un buon margine prima della ripresa. Dopo il secondo gruppo faccio per alzarmi quando scopro che non c'è pausa: si parte subito col riscaldamento del terzo. Nel terzo gruppo impressiona il coreano Cha, che passa in testa tra l'entusiasmo dei connazionali.
Alla fine del terzo gruppo la pausa c'è ed approfitto per ricaricare il cellulare: c'è una stazione proprio davanti al mio settore, dove lo si può lasciare, chiudendolo con un codice. Finora ero sempre arrivato al limite della carica, anche perché le power bank non sono ammesse. Il quarto gruppo si apre con l'italiano Rizzo, che lo speaker ricorda essere di Sesto San Giovanni (dove mi trovo adesso): l'entusiasmo si spegne subito perché cade al primo salto, ma naturalmente il pubblico continua a sostenerlo e lui chiude discretamente, alla fine sarà 16° Terzo del gruppo è l'altro italiano Grassl, di cui lo speaker ricorda il 7° posto delle scorse Olimpiadi, miglior risultato di un italiano dal 1952. Splendida prova: penso che sarà tra i primi, ma non credo proprio primo: invece lo è. Certo, mancano ancora tutti i migliori, ma intanto dei tre che rimangono nel gruppo due fanno disastri (e uno, il giapponese Miura, conclude davvero affranto, dando l'aria di meditare l'harakiri) e il terzo, il francese Aymoz, fa una buona prova, ma rimane dietro.
Si arriva all'ultimo gruppo: non so se sperare che ci sia la pausa o no, perché da un lato vorrei prendermi una pausa, dall'altro non vorrei fare tanto tardi. La pausa non c'è, ma esco cùo stesso: trovo bagno e chiosco senza coda e faccio quindi in tempo a rientrare quando sta partendo il primo del gruppo, il giapponese Sato. Anche lui sbaglia e finisce dietro, mentre dopo di lui il francese Siao Him Fa, col suo nude look, fa una grande prova: immaginavo sarebbe passato in testa, ma non pensavo così tanto: quasi 9 punti. Questi dell'ultimo gruppo danno l'impressione di essere superiori, anche se possono sempre restare indietro se sbagliano: infatti il georgiano Egadze sbaglia parecchio e finisce 15°, mentre il kazako Shaidorov non fa grossi errori, ma rimane anche lui dietro Grassl. Arriva però Malinin, e lui è davvero di un'altra categoria: va in testa di 5 punti, pensavo anche di più. Il giapponese Kagiyama sembra l'unico al suo livello: cade, ma riesce a chiudere secondo. Grassl quindi quarto, oltre ogni previsione.
All'uscita un po' di ressa per la metro, ma prendo la prima e non è neanche tanto affollata. Domani partenza la mattina presto per Bormio: mi aspetta il Super G.
































