giovedì 19 febbraio 2026

Milano Cortina Olympics: cross country men's relay (15-02-2026)

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I arrive at Auer station by car, more or less at the same time as the 10.42 train, which seemed too late to me (but I was able to leave later). The shuttle bus waits for those arriving by train, then departs. During the journey, many people look at the women's giant slalom, with Brignone leading. We arrive at around 11.30 (departure is at 12). The walk from the car park to the gates is not long, about 800 metres, but for me it is torture because my knee hurts and I struggle to bend it. There are only a few people left to enter, so much so that the staff are distracted.

For spectators in category C, like myself, they say it's best to climb up a little hill. I recognise it as the one where I watched the 50 km at the 2003 World Championships, one of the last with interval starts (those were the days), with Piller Cottrer finishing fourth. Of course, back then the Italian cross-country team was much stronger: I had put today’s race among those with no hope for a medal, but since last night many say there’s a bit of hope, so we’ll see. Climbing is tough, given the condition of my knee: at one point there’s a small bridge overlooking the track, I’m tempted to stop there, but I fear I’d only see the classic technique track, so I climb to the top. About ten minutes remain before the start, so I don’t have time to choose the best spot: naturally, there are no places left in the front row, nor in much of the second. I settle behind a group of Germans: I can hardly see anything of the stretch in front of me, but in exchange I can see the finish area and the screen on the right.


The largest groups seem to be German and Swedish, then Finnish, American and Swiss. Of course, after the Italians: unlike other occasions, this time the home support will be the strongest. I see few Norwegians, but on the screen, I see them and will see more as they exit: they must have all been in other categories. Before the start, the announcer calls out all the fan groups, and some, like the French, seem entirely absent. The race begins: I see the initial stretch, then the skiers disappear, and after a while someone points out that they reappear behind us, still all together. In this first lap (each leg has two laps), I’ll only see them at the end: there’s a bit of track in front of me, but I’ll only catch a glimpse once; in the following laps I’ll see something of the immediately preceding stretch, with a small climb, to my left.

The first lap ends with a group of six in the lead, in the second you see on the screen Graz attacking: I see him come to the exchange along with two others, whom I can’t distinguish (I’ll find out from the app they’re Norway and USA) and he changes third. In the second leg, Norway pulls away with someone whose name sounds like “gne gne” (I’m not the only one with that impression) and I’ll later find out he’s called Nyenget: Italy and France drop back before Canada and USA, but then catch up, Finland tries to hold on, but in the end will change closer to Italy and France than to Norway.

Norvegia.





They switch to free technique, so the track changes. After the initial stretch, many, like me, look around to see if they reappear behind us, but you don’t see them. Someone notes the track is on the other side and, indeed, I’ll only see them in the final stretch. In the following laps, I’ll notice they cross the bridge right behind me and so are visible immediately afterwards, though only briefly. In the third leg, Norway increases its lead: the announcer will say the skier Hedegart “literally flies”, though of course he stays on the ground. In the second lap, France pulls away from the others and gets closer, but with Klaebo in the last leg, there shouldn’t be any contest. They reach the third exchangewith France in sight of Norway and the others well distanced: Finland, then Italy, which seems much closer to Finland than Finland is to France, but in reality, it’s only slightly so.

Pellegrino takes to the track, and already when he reappears for the first time behind us, you can see the gap to Finland has decreased. It stays more or less like that for the whole first lap, but on the second pass at that point he will have caught up. They stick together for a while, seem to be going really slowly, but after a bit you see (on the screen) Pellegrino break away. I miss Klaebo's finish because I hadn’t realised the finish is in a different place from the exchange, but when it’s Pellegrino’s turn I see it clearly, the gap is decisive: it’s a medal.

Pellegrino lo vedo bene, il distacco è netto: è medaglia.




After the finish, many leave without waiting for the medal ceremony. I’m tempted to do the same, but then I see the view is now clear and so probably the medal ceremony will be visible, and in fact, I see it. While waiting, they did karaoke of “Sarà perché ti amo”, but this time only the Italians were singing. I leave as the Norwegian anthem is played: even descending, given my condition, is difficult. On the road, like many, I watch the second run of the giant slalom. I stop to eat at a restaurant near the shuttle bus car park and there I see first Brignone’s gold, then the silver in the snowboard cross. On the shuttle I read about Vittozzi’s gold, which I can’t watch because my phone ran out of battery: there’s a group of Finns celebrating their bronze.

che festeggia il bronzo.


Another memorable day. Tomorrow, curling and bobsleigh.


Olimpiadi di Milano Cortina: staffetta sprint di fondo (19-02-2026)

 Immaginavo che prima o poi sarebbe successo, ed è successo oggi: ho visto una gara cominciata. Arrivo in ritardo a Ora, e la navetta non parte neanche subito. Così arrivo al parcheggio che mancano meno di 10 minuti, e la strada è lunga; adesso riesco ad andare un po' più spedito dei giorni scorsi, ma se esagero il ginocchio mi richiama all'ordine. Arrivo davanti ai cancelli all'ora d'inizio, e scopro di non essere l'unico ritardatario: c'è una coda mai vista prima. Vista la situazione, comincio a guardare le immagine della gara sul telefono. La coda poi si esaurisce in una decina di minuti, i controlli sono rapidi.

Salendo, quando arrivo al ponte che dà sulla pista, vedo se da lì si vede qualcosa, ma non vedo niente. Controllo e vedo che siamo nella pausa tra la prima e la seconda frazionista di ogni squadra. La formula infatti è cambiata rispetto agli ultimi Mondiali che ho visto : non ci sono più le batterie di qualificazione, ma una prova a cronometro come per le qualificazioni della gara individuale, dove si sommano i tempi dei due frazionisti. La prima frazionista italiana ha chiuso decima, e credendo che passino in 10, penso sia a rischio, ma poi lo speaker dirà che passano in 15. Concludiamo comunque none.

Stavolta sulla collinetta si trova posto in prima fila, ma quando arrivo le qualificazioni femminili sono quasi terminate: vedo le atlete solo nel tratto finale e non capisco come sia fatta la pista e quindi se ci sono altri tratti visibili. Vicino a me un gruppo di tedeschi. Oggi il gruppo più numeroso sembrano decisamente gli svedesi, seguiti dai norvegesi. Vi sono poi, oltre ai tedeschi, finlandesi, svizzeri (alcuni coi campanacci), francesi, sloveni, americani e anche un paio di brasiliani (il Brasile aveva la squadra femminile, arrivata 21^ su 26). Ma sono comunque molti di più gli italiani: stavolta il tifo si sentirà molto. Si vedono i fan club sia di Pellegrino che di Barp (naturalmente il primo è molto più numeroso).








Dopo una decina di minuti partono le qualificazioni maschili. Scopro che si vede il tratto iniziale, con una prima piccola salita, poi dopo un po' due curve, una in salita e l'altra, poco dopo, in discesa, e dopo un altro po' il tratto finale. All'arrivo dei primi due si nota che il secondo, l'americano Ogden, si è avvicinato molto al primo, il norvegese Hedegart, e infatti gli è davanti di 6 secondi (si parte ogni 15). Barp, partito terzo, si inserisce tra i due, il francese che lo segue avevo l'impressione si fosse avvicinato, invece è dietro. I piazzamenti li devo sapere dagli speaker (uno fa italiano e francese, un altro l'inglese), perché non riesco a leggerli sullo schermo. A sorpresa, Spagna e Australia si inseriranno rispettivamente al primo e al quarto posto. Tra i secondi frazionisti, Klaebo fa il miglior tempo, mentre quelli di Spagna e Australia non saranno all'altezza dei primi. Si chiude con primi USA, seconda Norvegia, terza Italia, quinta Spagna, nona Australia. Slovenia prima delle escluse sia tra gli uomini che tra le donne: e dire che nel 2019 le donne erano andate a medaglia. La migliore delle donne sarebbe arrivata davanti a nove uomini.




C'è un intervallo di più di un'ora. Non c'è coda né ai chioschi, né al negozio: mi prendo un muffin e faccio altri acquisti, dopo quelli di ieri, ma mi manca ancora qualcosa. Per le finali, non ci sono più posti in prima fila: mi sistemo in seconda, in una posizione più centrale rispetto alla mattina. Fatico a vedere le due curve della prima parte della pista, ma in compenso vedo molto bene lo schermo.

Parte la finale femminile: il gruppo si riduce già a 12 dopo il primo giro, poi a 10, poi a 8, con l'Italia prima delle staccate. Al terzo giro la Svezia comincia a prendere un po' di vantaggio, che nel quinto aumenta. Nell'ultimo giro la Svizzera (ma io, sentendo il nome della frazionista, per un po' penso sia la Germania)  passa al secondo posto, superando la Finlandia e si avvicina alla Svezia. Nel rettilineo finale sembra davvero vicina, ma non c'è più spazio per rimontare. La Finlandia, in lotta per il bronzo, cade all'inizio dell'ultima salita e viene superata anche dall'Italia, che arriva ottava. Per il bronzo la Germania beffa la Norvegia sulla linea.






Si passa alla gara maschile: alla fine ciascuno dei primi tre giri qualcuno sembra staccarsi, ma poi all'inizio del giro successivo il gruppo si ricompatta. Nel quarto si stacca la Spagna, nel quinto la Norvegia prende un piccolo vantaggio e si stacca anche l'Australia. All'inizio dell'ultimo giro Klaebo fa il vuoto, seguito a distanza prima dall'americano Schumacher e poi da Pellegrino. Quando spuntano nel tratto finale, il vantaggio della Norvegia è chiaramente incolmabile, Pellegrino non sembra lontanissimo dall'americano, ma il quarto, lo svizzero si avvicina minacciosamente. Le posizioni rimangono queste: Pellegrino è bronzo. E' quindi la quarta medaglia italiana che vedo, e anche l'ultima, non avendo più gare con italiani. A Torino ne avevo vista una in più, nonostante ne avessimo vinte di meno e fossi rimasto solo una settimana. Credo che dipenda dal fatto che allora il sistema di vendita dei biglietti consentiva scelte più mirate.





Finita la gara, molti vanno verso l'uscita, ma io mi muovo in controtendenza per prendermi da mangiare. Al chiosco della cucina tipica prendo un risotto al vino rosso e salsiccia: veramente buono, non pensavo di mangiare qualcosa di così buono in un sito olimpico. Al tavolino conosco due svedesi, di Stoccolma. Mi sposto sul bordo della collina che dà verso lo stadio, rimasto libero, e vedo le premiazioni. Arrivato alla navetta, vedo che quella per Tesero centro e Cavalese ha una coda lunghissima, quella per Ora non ne ha e non si riempie neanche.


Fine dell'esperienza in montagna. Domani si torna a Milano

mercoledì 18 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: biathlon (17-02-2026)

 

Dopo l’esperienza di ieri, stavolta a Valdaora, da dove si prende la navetta per Anterselva, ci vado in treno. Perdo quello che pensavo di prendere e prendo il successivo, mezz’ora dopo: anche questo mi assicura un buon margine per l’inizio, ma avrei voluto avere anche il tempo di prendermi da mangiare. La navetta si prende subito, non c’è la coda che c’era nel 2020. Come allora, però, il viaggio è in due tappe: Ad Anterselva di Mezzo (dove c’è un parcheggio e una fan zone non ufficiale) si scende e se ne prende un'altra. Il tratto a piedi fra le due me lo ricordavo più breve, ma suppongo fosse sempre così. Il percorso dalla fermata della seconda navetta ai cancelli, invece me lo ricordavo già lungo, ma stavolta è stato un vero tormento, col ginocchio che faceva male. Al cartello dei 400 metri alla fine (vedrò al ritorno che in tutto sono 700) sono già a pezzi, credo anche per la quota. Certo, l’ultima volta che l’avevo fatto avevo sei anni in meno e le ginocchia meno disastrate. Visto che oggi ho anche un anno di più, mi chiedo per quanto tempo ancora potrò andare a vedere gare del genere: a 70 anni, non dico a 80, sarò ancora in grado di fare percorsi del genere?

All’ingresso mi fanno svuotare lo zaino. Vedo che hanno una scatola piena di bandiere e mi sembra strano che le abbino sequestrate, visto che dentro ho visto tanta gente con aste di bandiera più rigide e più grande di quella che mi hanno sequestrato ieri: magari sono state solo dimenticate. Poco dopo, vedo un chiosco quasi senza coda e sono tentato di prendermi da mangiare, ma rinuncio perché non so quanto manca alla tribuna. Alla tribuna, che poi è la stessa dov’ero negli ultimi due Mondiali di Anterselva (2007 e 2020) arrivo poi verso le 14,15 - 15 minuti prima della partenza, e naturalmente è pienissima. Salgo una scala fino in cima e non trovo posto, mi sposto in una accanto e un posto lo trovo, avvantaggiato dal fatto di essere solo. Dalla mia posizione, però, non vedo i bersagli delle prime 15 postazioni, coperti da un cartello.




Sulla strada avevo visto soprattutto tedeschi, norvegesi e svedesi, con qualche ceco. Attorno a me ho tedeschi, norvegesi (una mi aiuterà a legarmi la bandiera alle spalle) e anche un paio di belgi. In giro vedrò anche finlandesi, sloveni, svizzeri e persino un gruppo di australiani (non rappresentati in questa gara). Quando lo speaker fa l’appello delle tifoserie, il boato dei tedeschi si sente molto di più di quello degli italiani.



Si parte: il primo tratto, nel bosco, è quello che non si vede dal vivo, ma anche dallo schermo riconosco le piste che ho fatto tante volte. Poi si intravede la prima discesa e l’inizio della risalita, dopo un altro tratto nel bosco gli sciatori ricompaiono per la lunga discesa, poi scompaiono ancora un attimo prima del saliscendi prima del tunnel d’ingresso allo stadio. Solo nello stadio, comunque, si vedono abbastanza da vicino da poterli distinguere, anche col binocolo. Al primo poligono, boato dei tedeschi per il loro staffettista che fa cinque centri molto veloci e riparte in testa. La Svezia è terza con una ricarica, l’Italia, sempre con una ricarica, transita ottava, dietro alla Norvegia che ne ha due. Al secondo poligono, la Germania sbaglia, la Norvegia passa in testa, l'Italia perde ancora, ma soprattutto solo quando sento dallo speaker "la Francia è ultima" mi accorgo che la Francia ha preso il giro di penalizzazione. Al primo cambio la Francia ha già recuperato sette posizioni e l'Italia evita di poco l'ultima posizione: problemi con gli sci o semplice giornata no?






Nella seconda frazione c'è il miracolo del francese Jacquelin, che al primo poligono è già quinto, al secondo è nettamente in testa (nella lunga discesa si vedeva già che aveva una curva di vantaggio), nel terzo giro cala, ma rimane in testa. L'Italia chiude 18^: ormai non viene più inquadrata al poligono, quindi i risultati li devo vedere dal vivo: per fortuna che il suo bersaglio, essendo lontano dai primi, lo vedo.

Nella terza frazione si consolida il trio di testa Francia-Norvegia-Svezia, che chiudono molto vicine. Svizzera e Finlandia girano ed escono dalle prime posizioni, l'Italia è 15^. Il pubblico continua comunque a seguire anche i poligoni degli ultimi, festeggiando i centri. Certo, il Belgio, penultimo, ha alcuni tifosi vicino a me, ma viene sostenuta anche la Romania, che è sempre più vicina al doppiaggio: alla fine sarà doppiata alla fine del primo giro (per loro) della quarta frazione. Anche il Belgio non aveva concluso il secondo poligono quando il vincitore è arrivato, ma gli è stato comunque concesso di finire la gara.



Nell'ultima frazione i concorrenti sono molto sgranati, dal vivo non ci si capisce più niente, tranne che quando entrano allo stadio. Non capisco i risultati al poligono delle squadre di centro classifica, visto che non vedo i bersagli e lo schermo ormai segue solo i primi 3. Dopo il primo poligono, la Francia con Perrot prende 10 secondi sulla Norvegia e 20 sulla Svezia, al secondo utilizza due ricariche, ma finisce comunque quando Christensen ha appena cominciato a sparare. Il norvegese non sbaglia e rimane a 8", ma nell'ultimo giro il vantaggio della Francia aumenta e quando si vedono nell'ultima salita prima dello stadio si vede che il distacco è incolmabile. terza Svezia, quarta Germania, quinti gli USA. L'Italia chiude 14^, dietro a squadre come Bulgaria ed Estonia.

Dopo l'arrivo della Germania qualcuno comincia ad andarsene. Io aspetto l'ultimo arrivo, ma poi vado anch'io, senza aspettare la premiazione, non solo perché non ho tanta voglia di veder premiati i francesi, ma soprattutto perché ho fame. Mi prendo una polenta al formaggio, un po' liquida, tanto che ne rovescerò un po' andando verso i tavoli, ma buona. L'inno francese si sentirà quando sarò già fuori da un po'.




Il viaggio verso la navetta è una coda fin quasi dall'inizio: durerà quasi un'ora. La prima navetta passa velocemente, ma la seconda non finisce mai, ci metterà almeno 45', e io (come tanti) sono in piedi. Domani sprint a coppie di fondo, sperando vada meglio di oggi.

martedì 17 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: curling e bob (16-02-2026)


Avevo messo in conto di vedere il curling un po’ cominciato: non volevo partire troppo presto. Già però il viaggio è stato tormentato: ha nevicato fin dall’inizio, ma negli ultimi chilometri è diventato più forte, tanto che ho dovuto fermarmi a farmi montare le catene. Dal parcheggio alla navetta sono circa 800 metri, fatti sotto la neve e col ginocchio che mi fa ancora un po’ male, ma per fortuna non è come ieri. Comincio quindi a temere che arriverò così tardi che non varrà neanche la pena entrare. Quando la navetta parte vedo che gli incontri sono al terzo end, quando arriva, al quinto.

Per arrivare al palazzetto del curling, che poi è il vecchio stadio olimpico del 1956, bisogna attraversare il centro di Cortina: vedo il braciere e il viale della sfilata, con tutte le bandiere. Non voglio più guardare a che punto sono le partite, me ne accorgerò all’arrivo. Arrivato allo stadio (dove naturalmente sono il solo ad entrare) devo dire addio alla bandiera che mi accompagnava da diversi anni (ho una foto delle Olimpiadi di Vancouver con una bandiera che credo fosse già quella), perché secondo gli addetti ai controlli avrebbe un’asta rigida. Ce ne vuole per definire “rigida” quell’asta di plastica leggera, che si piegava così facilmente. Faccio notare che l’avevo portata in tanti eventi e non mi avevano mai fatto storie, ma niente: evidentemente per loro a Rho, Santa Giulia, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo e Tesero sono tutti incompetenti e solo loro capiscono… Sono così fuori di me che dimentico lì il cellulare e devo tornare a riprenderlo.



Per entrare devo anche fare il giro intorno al palazzetto e per arrivare al mio posto ne dovrei attraversare 23 (si potrebbe entrare dall’altro lato, ma facendo un altro lungo giro), ma visto che non è pienissimo, mi fermo qualche posto prima. Solo dal mio lato è quasi pieno, dall’altro e dallato corto ci sono molti vuoti. Si vedono soprattutto britannici, svizzeri e canadesi, poi danesi e svedesi: dei paesi in gara mancano solo i cinesi.




Quando mi affaccio, una partita è all’ottavo end e due al settimo, ora che prendo posto sono tutte all’ottavo. La partita più interessante, Svezia-Svizzera (squadre di alta classfica) è la più lontana dal mio lato, ma si vede comunque bene. Di solito si riescono a seguire tutti gli incontri perché è raro che ci siano due  tiri in contemporanea. Certo, ci sono delle eccezioni: impegnato a seguire l’ultimo tiro dell’ottavo end di Canada-Cina mi perdo quello di Svezia-Svizzera. Non mi ricordo mai chi ha un colore e chi l’altro: in particolare mi confondo sempre per Svezia- in giallo). Un altro problema è capire quanti sassi mancano alla fine: il tabellone non lo dice, bisogna contare quelli rimasti in zona partenza e di solito non sono neanche in ordine.

 






Le partite in corso rimangono presto due: Gran Bretagna Danimarca, che era gia quella più aventi, finisce doppo otto end, quando le britanniche si portano sul 7-2 rubando la mano: le danesi si arrendano, ma vengono comunque festeggiate dal loro pubblico. Dopo otto end anche Canada-Cina sembra prossima alla conclusione, con le canadesi aventi 9-5. Quando si capisce che le cinesi non potranno fare più di un punto, è abbastanza chiaro che finirà lì, a maggior ragione poi quando sbagliano l’ultimo tiro e i punti lo fanno le canadesi. Va all’ultimo end solo Svezia-Svizzera, con le scandinave aventi di un punto e col martello: tengono la mano e vincono 6-4.

 Uscendo incontro un gruppo di canadesi  che hanno in testa delle bandierine con l’asta, anche se più piccola di quella che avevo: racconto loro della mia bandiera e mi danno ragione (per disperazione?). All’uscita vedo la targa dei vincitori delle Olimpiadi del 1956: erano così pochi che ci stavano in una lapide neanche tanto grande (le gare erano 25 in tutto). Ho visto così poco che sono tentato di  prendere i biglietti per la sessione pomeridiana, ma poi preferisco avere del tempo libero a Cortina (avrei fatto la stessa scelta se non avessi l’impegno di scrivere?). In ogni caso, poi guarderò la disponibilità e non li troverò, ma magari mancava troppo poco all’inizio.

 



Prima di pranzo visito Casa Svizzera, dove mangio la raclette e guardo il bob in TV. C’è anche un mini curling (non su ghiaccio) e un bob. Dopo pranzo visito invece Casa Slovenia, che sostanzialmente è un pub con una vetrina sullo sport sloveno. Si possono anche seguire la gare alla TV slovena, ma in qual momento trasmette lo short track in differita. A  pranzo incontro i genitori di due bobisti olandesi, uno che fa entrambe e le gare e uno solo il bob a 4.

 




Poco prima delle 18 mi avvio verso lo sliding centre. Si passa da casa Italia, avevo letto che era solo a inviti, invece vedo tanta gente dentro, che sembrano spettatori comuni. Non entro, comunque, preferisco arrivare prima alla pista. Si entra abbastanza rapidamente, poi si sale: il posto è completamente libero, c’è una categoria sola. Mancano 40 minuti all’inizio, quindi ho tutto il tempo di scegliere il posto. Arriva alla prima piazzola che dà sulla pista: non ne avevo mai vista una così da vicino (a Torino e a Vancouver ero molto più lontano), la curva fa impressione per com’è verticale. Devo scegliere se stare attaccato alla pista o un po’ più lontano e vedere un tratto più lungo (ma non di molto): condizione essenziale è comunque vedere lo schermo.

 




Provo anche a vedere cosa c’è più su: ci sono cartelli che indicano una tribuna, ma come immaginavo, è tutta piena. Ci sono anche delle sedie un po' più in basso, ma si vede solo lo schermo, si vedrà dal vivo solo la premiazione. Torno quindi dov’ero e mi sistemo al centro dello spiazzo, visto che i bordi sono già occupati. Il gruppo più numeroso sono decisamente i tedeschi, seguiti dagli americani (del resto, sono i contendenti per l’oro). Si vedono poi britannici, australiani canadesi e slovacchi, ma anche svedesi e un croato (paesi non rappresentati). Vedo anche una con la bandiera giamaicana, ma non ha l’aspetto di una giamaicana e infatti mi dice di essere di New York. Non vedo svizzeri, ma la speaker dice di averne visti tanti e anch’io li vedrò all’uscita. Alcuni tedeschi hanno bandiere con aste anche più grandi di quella che mi è stata sequestrata stamattina.

Parte il primo apripista e mi rendo conto che la direzione e l'opposto di quella che pensavo (nel punto che vedo, la pista è in leggera contropendenza). Scendono le prime, in ordine di classifica, e vedo che la velocità non si sente tantissimo, ma ci si rende conto di quanto siano veloci se si prova a fotografarle. Capisco che il tratto che vedo è verso la fine, la penultima curva La prima, la tedesca Nolte, fa il record della pista, ma la seconda, l'americana Meyers Taylor, lo batte e l'altra americana che scende dopo lo eguaglia. Le altre sono lontane: si capisce che, salvo disastri, le medaglie sono queste e sono solo da dividere tra loro. Più avanti, la canadese Appiah, sbanda fino a mettersi quasi completamente di traverso, ma per la speaker italiana è "un piccolo problema" (lo speaker in inglese è più esplicito). La giamaicana rischia di ribaltarsi, ma perde poco.

Dopo una quindicina di atlete, mi sposto più vicino alla pista, il massimo che si possa mantenendo la vista sullo schermo, poi per un paio di discese mi metterò proprio a bordo pista. Da così vicino la velocità si sente molto di più. Si arriva alla lotta per entrare nelle 20 che disputano l'ultima manche: la prima delle italiane era 22^, ma una si è ritirata, quindi ha una sola posizione da recuperare. Non ci riesce, anzi che viene dopo, una coreana e una taiwanese, fanno un ottima gara e la superano. Le due italiane terminano quindi agli ultimi due posti.

Finita la manche, ho davanti un chiosco senza coda e mi prendo un panino. Poi mi prenderò anche una pizza in un chiosco più in alto, con poca coda. Riesco anche a entrare allo store: ci sono solo due persone in coda (all'esterno, poi ci sono quelle all'interno). Trovo un posto sul bordo della collina dov'ero, da dove si vede anche la curva e il rettilineo precedente a quello che vedevo nella prima manche (prima era occupato): vedo da lì la seconda manche.







Americani e tedeschi vedono accanto il duello finale per le medaglie. Festeggiano gli americani: la Nolte fa una discesa non eccezionale e la Meyers Taylor la supera per 4 centesimi. Alla fine quasi tutti, me compreso, vanno verso l'uscita, pochi salgono verso la zona della premiazione. Il percorso verso la navetta sembra interminabile (ma almeno è in discesa) e a volte temo di non essere sulla strada giusta, visto che le indicazioni non si trovano più. Alla fine la strada era giusta. La coda per la navetta è ordinata, con una serpentina: prendo la seconda. Sulla navetta molti tedeschi, che guardano il pattinaggio artistico. Mi sa che molti li rivedrò ad Anterselva domani.