mercoledì 18 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: biathlon (17-02-2026)

 

Dopo l’esperienza di ieri, stavolta a Valdaora, da dove si prende la navetta per Anterselva, ci vado in treno. Perdo quello che pensavo di prendere e prendo il successivo, mezz’ora dopo: anche questo mi assicura un buon margine per l’inizio, ma avrei voluto avere anche il tempo di prendermi da mangiare. La navetta si prende subito, non c’è la coda che c’era nel 2020. Come allora, però, il viaggio è in due tappe: Ad Anterselva di Mezzo (dove c’è un parcheggio e una fan zone non ufficiale) si scende e se ne prende un'altra. Il tratto a piedi fra le due me lo ricordavo più breve, ma suppongo fosse sempre così. Il percorso dalla fermata della seconda navetta ai cancelli, invece me lo ricordavo già lungo, ma stavolta è stato un vero tormento, col ginocchio che faceva male. Al cartello dei 400 metri alla fine (vedrò al ritorno che in tutto sono 700) sono già a pezzi, credo anche per la quota. Certo, l’ultima volta che l’avevo fatto avevo sei anni in meno e le ginocchia meno disastrate. Visto che oggi ho anche un anno di più, mi chiedo per quanto tempo ancora potrò andare a vedere gare del genere: a 70 anni, non dico a 80, sarò ancora in grado di fare percorsi del genere?

All’ingresso mi fanno svuotare lo zaino. Vedo che hanno una scatola piena di bandiere e mi sembra strano che le abbino sequestrate, visto che dentro ho visto tanta gente con aste di bandiera più rigide e più grande di quella che mi hanno sequestrato ieri: magari sono state solo dimenticate. Poco dopo, vedo un chiosco quasi senza coda e sono tentato di prendermi da mangiare, ma rinuncio perché non so quanto manca alla tribuna. Alla tribuna, che poi è la stessa dov’ero negli ultimi due Mondiali di Anterselva (2007 e 2020) arrivo poi verso le 14,15 - 15 minuti prima della partenza, e naturalmente è pienissima. Salgo una scala fino in cima e non trovo posto, mi sposto in una accanto e un posto lo trovo, avvantaggiato dal fatto di essere solo. Dalla mia posizione, però, non vedo i bersagli delle prime 15 postazioni, coperti da un cartello.




Sulla strada avevo visto soprattutto tedeschi, norvegesi e svedesi, con qualche ceco. Attorno a me ho tedeschi, norvegesi (una mi aiuterà a legarmi la bandiera alle spalle) e anche un paio di belgi. In giro vedrò anche finlandesi, sloveni, svizzeri e persino un gruppo di australiani (non rappresentati in questa gara). Quando lo speaker fa l’appello delle tifoserie, il boato dei tedeschi si sente molto di più di quello degli italiani.



Si parte: il primo tratto, nel bosco, è quello che non si vede dal vivo, ma anche dallo schermo riconosco le piste che ho fatto tante volte. Poi si intravede la prima discesa e l’inizio della risalita, dopo un altro tratto nel bosco gli sciatori ricompaiono per la lunga discesa, poi scompaiono ancora un attimo prima del saliscendi prima del tunnel d’ingresso allo stadio. Solo nello stadio, comunque, si vedono abbastanza da vicino da poterli distinguere, anche col binocolo. Al primo poligono, boato dei tedeschi per il loro staffettista che fa cinque centri molto veloci e riparte in testa. La Svezia è terza con una ricarica, l’Italia, sempre con una ricarica, transita ottava, dietro alla Norvegia che ne ha due. Al secondo poligono, la Germania sbaglia, la Norvegia passa in testa, l'Italia perde ancora, ma soprattutto solo quando sento dallo speaker "la Francia è ultima" mi accorgo che la Francia ha preso il giro di penalizzazione. Al primo cambio la Francia ha già recuperato sette posizioni e l'Italia evita di poco l'ultima posizione: problemi con gli sci o semplice giornata no?






Nella seconda frazione c'è il miracolo del francese Jacquelin, che al primo poligono è già quinto, al secondo è nettamente in testa (nella lunga discesa si vedeva già che aveva una curva di vantaggio), nel terzo giro cala, ma rimane in testa. L'Italia chiude 18^: ormai non viene più inquadrata al poligono, quindi i risultati li devo vedere dal vivo: per fortuna che il suo bersaglio, essendo lontano dai primi, lo vedo.

Nella terza frazione si consolida il trio di testa Francia-Norvegia-Svezia, che chiudono molto vicine. Svizzera e Finlandia girano ed escono dalle prime posizioni, l'Italia è 15^. Il pubblico continua comunque a seguire anche i poligoni degli ultimi, festeggiando i centri. Certo, il Belgio, penultimo, ha alcuni tifosi vicino a me, ma viene sostenuta anche la Romania, che è sempre più vicina al doppiaggio: alla fine sarà doppiata alla fine del primo giro (per loro) della quarta frazione. Anche il Belgio non aveva concluso il secondo poligono quando il vincitore è arrivato, ma gli è stato comunque concesso di finire la gara.



Nell'ultima frazione i concorrenti sono molto sgranati, dal vivo non ci si capisce più niente, tranne che quando entrano allo stadio. Non capisco i risultati al poligono delle squadre di centro classifica, visto che non vedo i bersagli e lo schermo ormai segue solo i primi 3. Dopo il primo poligono, la Francia con Perrot prende 10 secondi sulla Norvegia e 20 sulla Svezia, al secondo utilizza due ricariche, ma finisce comunque quando Christensen ha appena cominciato a sparare. Il norvegese non sbaglia e rimane a 8", ma nell'ultimo giro il vantaggio della Francia aumenta e quando si vedono nell'ultima salita prima dello stadio si vede che il distacco è incolmabile. terza Svezia, quarta Germania, quinti gli USA. L'Italia chiude 14^, dietro a squadre come Bulgaria ed Estonia.

Dopo l'arrivo della Germania qualcuno comincia ad andarsene. Io aspetto l'ultimo arrivo, ma poi vado anch'io, senza aspettare la premiazione, non solo perché non ho tanta voglia di veder premiati i francesi, ma soprattutto perché ho fame. Mi prendo una polenta al formaggio, un po' liquida, tanto che ne rovescerò un po' andando verso i tavoli, ma buona. L'inno francese si sentirà quando sarò già fuori da un po'.




Il viaggio verso la navetta è una coda fin quasi dall'inizio: durerà quasi un'ora. La prima navetta passa velocemente, ma la seconda non finisce mai, ci metterà almeno 45', e io (come tanti) sono in piedi. Domani sprint a coppie di fondo, sperando vada meglio di oggi.

martedì 17 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: curling e bob (16-02-2026)


Avevo messo in conto di vedere il curling un po’ cominciato: non volevo partire troppo presto. Già però il viaggio è stato tormentato: ha nevicato fin dall’inizio, ma negli ultimi chilometri è diventato più forte, tanto che ho dovuto fermarmi a farmi montare le catene. Dal parcheggio alla navetta sono circa 800 metri, fatti sotto la neve e col ginocchio che mi fa ancora un po’ male, ma per fortuna non è come ieri. Comincio quindi a temere che arriverò così tardi che non varrà neanche la pena entrare. Quando la navetta parte vedo che gli incontri sono al terzo end, quando arriva, al quinto.

Per arrivare al palazzetto del curling, che poi è il vecchio stadio olimpico del 1956, bisogna attraversare il centro di Cortina: vedo il braciere e il viale della sfilata, con tutte le bandiere. Non voglio più guardare a che punto sono le partite, me ne accorgerò all’arrivo. Arrivato allo stadio (dove naturalmente sono il solo ad entrare) devo dire addio alla bandiera che mi accompagnava da diversi anni (ho una foto delle Olimpiadi di Vancouver con una bandiera che credo fosse già quella), perché secondo gli addetti ai controlli avrebbe un’asta rigida. Ce ne vuole per definire “rigida” quell’asta di plastica leggera, che si piegava così facilmente. Faccio notare che l’avevo portata in tanti eventi e non mi avevano mai fatto storie, ma niente: evidentemente per loro a Rho, Santa Giulia, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo e Tesero sono tutti incompetenti e solo loro capiscono… Sono così fuori di me che dimentico lì il cellulare e devo tornare a riprenderlo.



Per entrare devo anche fare il giro intorno al palazzetto e per arrivare al mio posto ne dovrei attraversare 23 (si potrebbe entrare dall’altro lato, ma facendo un altro lungo giro), ma visto che non è pienissimo, mi fermo qualche posto prima. Solo dal mio lato è quasi pieno, dall’altro e dallato corto ci sono molti vuoti. Si vedono soprattutto britannici, svizzeri e canadesi, poi danesi e svedesi: dei paesi in gara mancano solo i cinesi.




Quando mi affaccio, una partita è all’ottavo end e due al settimo, ora che prendo posto sono tutte all’ottavo. La partita più interessante, Svezia-Svizzera (squadre di alta classfica) è la più lontana dal mio lato, ma si vede comunque bene. Di solito si riescono a seguire tutti gli incontri perché è raro che ci siano due  tiri in contemporanea. Certo, ci sono delle eccezioni: impegnato a seguire l’ultimo tiro dell’ottavo end di Canada-Cina mi perdo quello di Svezia-Svizzera. Non mi ricordo mai chi ha un colore e chi l’altro: in particolare mi confondo sempre per Svezia- in giallo). Un altro problema è capire quanti sassi mancano alla fine: il tabellone non lo dice, bisogna contare quelli rimasti in zona partenza e di solito non sono neanche in ordine.

 






Le partite in corso rimangono presto due: Gran Bretagna Danimarca, che era gia quella più aventi, finisce doppo otto end, quando le britanniche si portano sul 7-2 rubando la mano: le danesi si arrendano, ma vengono comunque festeggiate dal loro pubblico. Dopo otto end anche Canada-Cina sembra prossima alla conclusione, con le canadesi aventi 9-5. Quando si capisce che le cinesi non potranno fare più di un punto, è abbastanza chiaro che finirà lì, a maggior ragione poi quando sbagliano l’ultimo tiro e i punti lo fanno le canadesi. Va all’ultimo end solo Svezia-Svizzera, con le scandinave aventi di un punto e col martello: tengono la mano e vincono 6-4.

 Uscendo incontro un gruppo di canadesi  che hanno in testa delle bandierine con l’asta, anche se più piccola di quella che avevo: racconto loro della mia bandiera e mi danno ragione (per disperazione?). All’uscita vedo la targa dei vincitori delle Olimpiadi del 1956: erano così pochi che ci stavano in una lapide neanche tanto grande (le gare erano 25 in tutto). Ho visto così poco che sono tentato di  prendere i biglietti per la sessione pomeridiana, ma poi preferisco avere del tempo libero a Cortina (avrei fatto la stessa scelta se non avessi l’impegno di scrivere?). In ogni caso, poi guarderò la disponibilità e non li troverò, ma magari mancava troppo poco all’inizio.

 



Prima di pranzo visito Casa Svizzera, dove mangio la raclette e guardo il bob in TV. C’è anche un mini curling (non su ghiaccio) e un bob. Dopo pranzo visito invece Casa Slovenia, che sostanzialmente è un pub con una vetrina sullo sport sloveno. Si possono anche seguire la gare alla TV slovena, ma in qual momento trasmette lo short track in differita. A  pranzo incontro i genitori di due bobisti olandesi, uno che fa entrambe e le gare e uno solo il bob a 4.

 




Poco prima delle 18 mi avvio verso lo sliding centre. Si passa da casa Italia, avevo letto che era solo a inviti, invece vedo tanta gente dentro, che sembrano spettatori comuni. Non entro, comunque, preferisco arrivare prima alla pista. Si entra abbastanza rapidamente, poi si sale: il posto è completamente libero, c’è una categoria sola. Mancano 40 minuti all’inizio, quindi ho tutto il tempo di scegliere il posto. Arriva alla prima piazzola che dà sulla pista: non ne avevo mai vista una così da vicino (a Torino e a Vancouver ero molto più lontano), la curva fa impressione per com’è verticale. Devo scegliere se stare attaccato alla pista o un po’ più lontano e vedere un tratto più lungo (ma non di molto): condizione essenziale è comunque vedere lo schermo.

 




Provo anche a vedere cosa c’è più su: ci sono cartelli che indicano una tribuna, ma come immaginavo, è tutta piena. Ci sono anche delle sedie un po' più in basso, ma si vede solo lo schermo, si vedrà dal vivo solo la premiazione. Torno quindi dov’ero e mi sistemo al centro dello spiazzo, visto che i bordi sono già occupati. Il gruppo più numeroso sono decisamente i tedeschi, seguiti dagli americani (del resto, sono i contendenti per l’oro). Si vedono poi britannici, australiani canadesi e slovacchi, ma anche svedesi e un croato (paesi non rappresentati). Vedo anche una con la bandiera giamaicana, ma non ha l’aspetto di una giamaicana e infatti mi dice di essere di New York. Non vedo svizzeri, ma la speaker dice di averne visti tanti e anch’io li vedrò all’uscita. Alcuni tedeschi hanno bandiere con aste anche più grandi di quella che mi è stata sequestrata stamattina.

Parte il primo apripista e mi rendo conto che la direzione e l'opposto di quella che pensavo (nel punto che vedo, la pista è in leggera contropendenza). Scendono le prime, in ordine di classifica, e vedo che la velocità non si sente tantissimo, ma ci si rende conto di quanto siano veloci se si prova a fotografarle. Capisco che il tratto che vedo è verso la fine, la penultima curva La prima, la tedesca Nolte, fa il record della pista, ma la seconda, l'americana Meyers Taylor, lo batte e l'altra americana che scende dopo lo eguaglia. Le altre sono lontane: si capisce che, salvo disastri, le medaglie sono queste e sono solo da dividere tra loro. Più avanti, la canadese Appiah, sbanda fino a mettersi quasi completamente di traverso, ma per la speaker italiana è "un piccolo problema" (lo speaker in inglese è più esplicito). La giamaicana rischia di ribaltarsi, ma perde poco.

Dopo una quindicina di atlete, mi sposto più vicino alla pista, il massimo che si possa mantenendo la vista sullo schermo, poi per un paio di discese mi metterò proprio a bordo pista. Da così vicino la velocità si sente molto di più. Si arriva alla lotta per entrare nelle 20 che disputano l'ultima manche: la prima delle italiane era 22^, ma una si è ritirata, quindi ha una sola posizione da recuperare. Non ci riesce, anzi che viene dopo, una coreana e una taiwanese, fanno un ottima gara e la superano. Le due italiane terminano quindi agli ultimi due posti.

Finita la manche, ho davanti un chiosco senza coda e mi prendo un panino. Poi mi prenderò anche una pizza in un chiosco più in alto, con poca coda. Riesco anche a entrare allo store: ci sono solo due persone in coda (all'esterno, poi ci sono quelle all'interno). Trovo un posto sul bordo della collina dov'ero, da dove si vede anche la curva e il rettilineo precedente a quello che vedevo nella prima manche (prima era occupato): vedo da lì la seconda manche.







Americani e tedeschi vedono accanto il duello finale per le medaglie. Festeggiano gli americani: la Nolte fa una discesa non eccezionale e la Meyers Taylor la supera per 4 centesimi. Alla fine quasi tutti, me compreso, vanno verso l'uscita, pochi salgono verso la zona della premiazione. Il percorso verso la navetta sembra interminabile (ma almeno è in discesa) e a volte temo di non essere sulla strada giusta, visto che le indicazioni non si trovano più. Alla fine la strada era giusta. La coda per la navetta è ordinata, con una serpentina: prendo la seconda. Sulla navetta molti tedeschi, che guardano il pattinaggio artistico. Mi sa che molti li rivedrò ad Anterselva domani.

lunedì 16 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: staffetta maschile di fondo (15-02-2026)

 Arrivo alla stazione di Ora in macchina, più o meno all'arrivo del treno delle 10,42, che mi era sembrato troppo tardi (ma ho potuto partire dopo). La navetta aspetta quelli che vengono dal treno, poi parte. Durante il tragitto molti guardano il gigante femminile, con la Brignone in testa. Si arriva intorno alle 11,30 (la partenza è alle 12). Il percorso dal parcheggio ai cancelli non è lungo, circa 800 metri, ma per me è un tormento perché mi fa male un ginocchio e fatico a piegarlo. Sono rimasti in pochi ad entrare, tanto che gli addetti si distraggono.

Per gli spettatori di categoria C, come me, dicono che "è meglio salire" su una collinetta. Riconosco che è quella dove vidi la 50 km dei Mondiali del 2003, una delle ultime con partenza a intervalli (bei tempi), con Piller Cottrer che arrivò quarto. Certo, allora il fondo italiano era molto più forte: io avevo messo la gara di oggi tra quelle senza speranza di medaglia, ma da ieri sera molti dicono che qualche speranza c'è, staremo a vedere. Salire è dura, con le condizioni del mio ginocchio: a un certo punto c'è un ponticello che dà sulla pista, sono tentato di fermarmi lì, ma temo che vedrei solo la pista dell'alternato, così salgo in cima. Mancano una decina di minuti alla partenza, quindi non ho tempo di scegliere il posto migliore: naturalmente in prima fila non ce ne sono più, e neanche tanti in seconda. Mi sistemo dietro un gruppo di tedeschi: non vedo quasi niente del tratto davanti a me, ma in compenso vedo sulla destra la zona del traguardo e lo schermo.




I gruppi più numerosi sembrano tedeschi e svedesi, poi finlandesi, americani e svizzeri. Beninteso, dopo gli italiani: a differenza di altre occasioni, stavolta il tifo di casa sarà prevalente. Vedo pochi norvegesi, ma sullo schermo si vedo e ne vedrò all'uscita: saranno stati tutti nelle altre categorie. Prima di partire, lo speaker fa l'appello di tutte le tifoserie e alcune, come quella francese, sembrano del tutto assenti. Si parte: vedo il tratto iniziale, poi gli sciatori scompaiono e dopo un po' qualcuno fa notare che ricompaiono alle nostre spalle, ancora tutto in gruppo. In questo primo giro (ogni frazione ha due giri) li rivedrò solo alla fine: c'è un tratto di pista davanti a me, ma vedrò solo uno scorcio una volta, nei giri successivi vedrò qualcosa del tratto immediatamente precedente, con uno scollinamento, alla mia sinistra.

Il primo giro finisce con un gruppo di sei in testa, nel secondo si vede sullo schermo Graz attaccare: lo vedo arrivare al cambio assieme ad altri due, che non sono in grado di distinguere (vedrò dall'app che sono Norvegia e USA) e cambia terzo. Nella seconda frazione la Norvegia fa il vuoto con quello che suona come "gne gne" (non sono l'unico ad avere questa impressione) e scoprirò poi chiamarsi Nyenget: Italia e Francia si staccano prima di Canada e USA, ma poi li rimontano, prova a resistere la Finlandia, ma alla fine cambierà più vicina a Italia e Francia che alla Norvegia.





Si passa alla tecnica libera, e quindi la pista cambia. Dopo il tratto iniziale tanti, come me, si guardano intorno per vedere se ricompaiono dietro di noi, ma non si vedono. Qualcuno fa notare che la pista è dall'altro lato e infatti io li rivedrò solo nel tratto finale. Nei giri successivi noterò che fanno il ponte proprio alle mie spalle e quindi sono visibili subito dopo, anche se per poco. Nella terza frazione la Norvegia aumenta il vantaggio: lo speaker dirà che il frazionista Hedegart "vola letteralmente", anche se, naturalmente, rimarrà attaccato al suolo. Nel secondo giro la Francia stacca gli altri e si avvicina, ma con Klaebo in ultima frazione non ci dovrebbe essere storia. Si arriva al terzo cambio con la Francia in vista della Norvegia e le altre ben distanziate: Finlandia, poi Italia, che sembra decisamente più vicina alla Finlandia di quanto questa non sia alla Francia, ma in realtà lo è di poco. 

Scende in pista Pellegrino, e già quando ricompare per la prima volta dietro di noi si vede che il distacco dalla Finlandia è diminuito. Rimarrà più o meno così per tutto il primo giro, ma al secondo passaggio in quel punto l'avrà raggiunto. Rimangono per un po' a marcarsi, sembrano andare veramente piano, ma dopo un po' si vede (sullo schermo) che Pellegrino prende il largo. Mi perdo l'arrivo di Klaebo perché non avevo capito che l'arrivo è in punto diverso dal cambio, ma quando è il turno di Pellegrino lo vedo bene, il distacco è netto: è medaglia.





Dopo l'arrivo molti se ne vanno, senza aspettare la premiazione. Sono tentato di farlo anch'io, ma poi vedo che la vista adesso è sgombra e quindi probabilmente la premiazione si vedrà, e infatti la vedo. Nell'attesa hanno fatto il karaoke di "Sarà perché ti amo", ma stavolta cantavano solo gli italiani. Mi allontano mentre suonano l'inno norvegese: anche scendere, nelle mie condizioni, è difficoltoso. Sulla strada, come tanti, guardo la seconda manche del gigante. Mi fermo a mangiare in un ristorante vicino al parcheggio delle navette e lì vedo prima l'oro della Brignone, poi l'argento nello snowboard cross. Sulla navetta leggerò dell'oro della Vittozzi, che non potrò guardare per problemi di carica del telefono: c'è un gruppo di finlandesi che festeggia il bronzo.



Altra giornata memorabile. Domani curling e bob.

domenica 15 febbraio 2026

Milano Cortina Olympics: ski jumping (14-02-2026)

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 I arrive at Auer station around 4 p.m.: there are Finnish and Swedish people around (not headed for Predazzo, as I will later discover). I wait for the shuttle bus (the race is at 6.45 p.m.) so as not to arrive too early and wait under the rain. I get on at around 4.45 p.m. and see that it may be one third full or a little more: I hope it doesn't wait to fill up before leaving, and in fact it leaves shortly afterwards. There is traffic, and it takes just over an hour. The journey from the car park to the entrance is a little longer than the website said: 700 metres instead of 400, but maybe they moved it, made some changes because of the bad weather. The entrance procedures are a little longer and more chaotic than usual, but we're still talking about ten minutes.

I enter around 6:15 PM: the trial jump is already over, and they're working on the track. The rain is picking up. Just past the entrance, there's a fork between category A and category B seats: for category A, there's a grandstand at the end of the track, while category B offers a spot right by the side of the track (still level) and a three-level terrace. I try out the different terrace levels, but in the end I opt for the side of the track. Here, it's not a problem having someone in front since you need to look up and (from the terrace) to the left. Anyway, my neck will end up a bit sore. Earlier, I considered grabbing something to eat, but the line is too long, and I worry it will be even worse at intermission. I also noticed that, for once, the men's bathroom line is longer than the women's.




When I find myself at the side of the track, in the middle of the fans, I think there's nowhere else in the world I'd rather be at this moment—not even at San Siro watching Inter-Juve—even though I'm expecting more than two hours standing, in the rain, possibly without food. The largest group is definitely the Germans, followed by Slovenians and Poles. There are also Finns, including a group wearing historical bibs from the Cortina 1956 champion, Americans, Japanese, and Romanians. Surprisingly, there seem to be few Austrians, considering their tradition and proximity, but when their jumpers arrive, they'll make their presence known. There's even an Italian sign for Kobayashi, "Koba's bite."






They do karaoke with "Nel blu dipinto di blu" (okay, the announcer calls it "Volare," but as a former music quiz champion, I have to mention the exact title), and many sing along, not just Italians. Shortly after, it begins: the first to jump is the Italian Cecon, who lands far from the K-point (115 meters versus 128), so it’s clear he won’t qualify for the second round—he’ll finish third to last, ahead of only numbers 3 and 4. The Americans in front of me get excited for Frantz, who, jumping as number 13, lands at 133 meters and takes a clear lead. Bresadola, number 16, slots into third, which means he has a decent chance of qualifying: he needs seven others to do worse. One of these is Insam, number 18, but he’d need eight to do worse, so it’s immediately obvious it’ll be tough. A Kazakh, number 20, lands at 140.5, just half a meter from the HS point, and in addition to taking a clear lead and staying there until number 38 (the Pole Tomasiak), convinces the jury to lower the start by two bars.

When we reach number 24, Bresadola needs three more to stay behind to qualify (or so I think): I end up rooting for every jump. An Estonian edges ahead of him by one tenth o a point, but an American and a Slovenian remain behind, so as far as I can tell, only one more is needed, which will be hard since the best are up next. Then, the announcer says he’s qualified and I check that it’s true, but at the end some big names like Lindvik, Kraft, and Lanisek (the latter will still be among the top 30) will also end up behind him. The disqualification of the Austrian Tschofenig makes him gain another position: he’ll finish 26th. The Germans accompany each of their jumps with a hum, but it doesn’t bring much luck—the best finishes 10th. The Polish fans are much more vocal. The Japanese Nikaido, jumping third to last, lands at 140 meters and takes the lead by nine points: only Kobayashi and Prevc are left, but the former falls behind (11th), and the latter jumps 138.5 meters but, with less wind compensation, stays second by 7 points.





There are just over 20 minutes of break, and I figure if I spend the whole time in line I might manage to get something to eat. There are two food stands: "typical products" and "hamburgers and hot dogs," but the first includes pizza (along with two polenta dishes) and the second features a hot dog with sauerkraut, which comes from a closer place. I choose the typical products because the line is shorter, though the two lines tend to merge. Seven minutes before the restart, I realize I won’t make it in time and think about leaving, but since the line has moved up quite a bit and I can see the ski hill from there, I decide to stay. In fact, the second round begins while I’m still in line and not at the front: I see Lanisek do even worse than in the first round, finishing last, and Bresaola finishing second to last.

I manage to get back to the side of the track during the break after the first 10 jumps: when I see the Americans, I know I’ve found my original spot. None of those who disappointed in the first jump redeem themselves, until Kobayashi, who jumps 138.5 meters and takes the lead by 13 points. With five jumps to go, he’ll still be in the lead, but all five will overtake him. The Poles celebrate Tomasiak’s great jump (138.5 meters), who was fourth, but celebrate even more when Sundal’s jump right after isn’t great (still 135.5 meters, so I wondered if their celebration was premature), which means he wins a medal. The scene repeats, even louder, with the Slovenians in the final two jumps: a roar for Prevc, who clears the HS point (141.5 meters), and an even bigger roar for Nikkaido, as he doesn’t reach that level. Still, it’s 136.5 meters, but seeing the low wind compensation, it’s clear it’s done—he stays six points behind.





As the celebration for the Slovenians begins, with congratulations from the others, they tell category B spectators to leave only five minutes after the awards ceremony, as if we were soccer away fans, "to ensure an orderly exit." I was unsure about staying for the victory ceremony, but now I know I have to. From the side of the track I won’t see it, so I move to the terrace: from there, you can see. Coventry herself presents the medals. The Slovenians sing the anthem quietly at first, but towards the end, they let themselves be heard.




There aren’t many people in line for the shuttle to Auer; there are more waiting for shuttles to the parking lots. The problem is, you can't see the shuttle. Soon one arrives, but I realize it’s not enough, and I’m one of the first left behind (at least the line is orderly here). There’s a bit of a wait for the second. Next to me sits a Polish guy in a Vancouver beanie: I find out he was at those Olympics, too. Tomorrow he’s going to watch the biathlon, while I’ll be at the cross-country.