mercoledì 11 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: pattinaggio artistico maschile (10-02-2026)

 Nel pomeriggio, visito Casa Svezia. Non è un esposizione, è solo un punto di ritrovo: ci sono un gruppo di svedesi con la maglia della nazionale di hockey, ma anche una canadese. Mi fermo un po' a vedere lo slittino femminile, poi mi dirigo verso il Forum. Sceso dalla metro, finisco in mezzo a un gruppo della Coca Cola (riconoscibile perché la guida ha un cartello luminoso) e  seguendoli mi ritrovo nella coda degli accreditati (che qui sembrano molti di più che nelle altre occasioni): mi tocca tornare indietro.

Dall'impianto nuovissimo di ieri, passo a un'impianto che frequento: da 36 anni, o giù di lì, e che mi evoca tanti ricordi di gioventù. La prima volta che lo vidi mi fece quasi l'impressione di Santa Giulia ieri, oggi la sua età si vede tutta (anche se anche qui ci sono le scale mobili, non mi ricordavo). Anche i punti di ristoro sono vecchio stampo e anche la qualità è decisamente inferiore a ieri: mangerò un calzone, orribile, e una focaccia, non male.

Per la prima volta in queste Olimpiadi per arrivare al mio posto devo scendere e non salire: non pensavo di essere così vicino, pur tenendo conto di quanto era costato il biglietto. Sono decisamente più vicino rispetto alle altre due volte che ho visto il pattinaggio artistico: a Vancouver nel 2010 e sempre qui nel 2018.

Il pubblico è il più internazionale che abbia visto: alla presentazione iniziale si notano soprattutto bandiere asiatiche: Giappone (alla fine si riveleranno forse più degli italiani), Cina e Corea del Sud, ma anche americane e ucraine. Anche una bandiera che non si può portare negli impianti, quella dei principale paese degli "atleti neutrali autorizzati", si vedrà sulle guance di qualche spettatore, qualche fila davanti la mia. Quando scenderanno in pista i loro pattinatori si noteranno anche i messicani, i canadesi, i baltici (accanto a me ci sono prima un paio di estoni, poi un gruppo di lettoni), i francesi e soprattutto i kazaki. Tra i paesi degli atleti di vertice, il meno rappresentato è la Georgia, anche se si è vista una bandiera nel mio settore.





Il primo a scendere in pista non mi impressiona molto, non avendo termini di paragone, ma rimarrà a lungo in testa e chiuderà 12°. Il secondo mi sembrava migliore, ma rimane dietro. C'è poi lo spagnolo vestito da Minion (all'inizio mi sembrava da idraulico) che balla con musica e voci dei Minions: molto divertente, ma sbaglia molto e rimane dietro, alla fine sarà il primo degli esclusi dalla finale. Il primo gruppo si chiude col messicano che a me sembra di un'altra categoria rispetto ai precedenti, ma rimane dietro anche lui: non avevo notato una caduta. Arriverà comunque in finale. All'inizio non trovo il "kiss & cry", poi dalle telecamere davanti capisco che è davanti al mio settore e quindi non lo vedo in quanto troppo sotto la mia tribuna.


Prima pausa: ho già fame, decido di prendermi da mangiare. Vedo un chiosco senza coda, ma c'è il trucco (che ingannerà molti): bisogna prima pagare da un altra parte, e lì la coda c'è. Rientro comunque con un buon margine prima della ripresa. Dopo il secondo gruppo faccio per alzarmi quando scopro che non c'è pausa: si parte subito col riscaldamento del terzo. Nel terzo gruppo impressiona il coreano Cha, che passa in testa tra l'entusiasmo dei connazionali.

Alla fine del terzo gruppo la pausa c'è ed approfitto per ricaricare il cellulare: c'è una stazione proprio davanti al mio settore, dove lo si può lasciare, chiudendolo con un codice. Finora ero sempre arrivato al limite della carica, anche perché le power bank non sono ammesse. Il quarto gruppo si apre con l'italiano Rizzo, che lo speaker ricorda essere di Sesto San Giovanni (dove mi trovo adesso): l'entusiasmo si spegne subito perché cade al primo salto, ma naturalmente il pubblico continua a sostenerlo e lui chiude discretamente, alla fine sarà 16° Terzo del gruppo è l'altro italiano Grassl, di cui lo speaker ricorda il 7° posto delle scorse Olimpiadi, miglior risultato di un italiano dal 1952. Splendida prova: penso che sarà tra i primi, ma non credo proprio primo: invece lo è. Certo, mancano ancora tutti i migliori, ma intanto dei tre che rimangono nel gruppo due fanno disastri (e uno, il giapponese Miura, conclude davvero affranto, dando l'aria di meditare l'harakiri) e il terzo, il francese Aymoz, fa una buona prova, ma  rimane dietro.






Si arriva all'ultimo gruppo: non so se sperare che ci sia la pausa o no, perché da un lato vorrei prendermi una pausa, dall'altro non vorrei fare tanto tardi. La pausa non c'è, ma esco cùo stesso: trovo bagno e chiosco senza coda e faccio quindi in tempo a rientrare quando sta partendo il primo del gruppo, il giapponese Sato. Anche lui sbaglia e finisce dietro, mentre  dopo di lui il francese Siao Him Fa, col suo nude look, fa una grande prova: immaginavo sarebbe passato in testa, ma non pensavo così tanto: quasi 9 punti. Questi dell'ultimo gruppo danno l'impressione di essere superiori, anche se possono sempre restare indietro se sbagliano: infatti il georgiano Egadze sbaglia parecchio e finisce 15°, mentre il kazako Shaidorov non fa grossi errori, ma rimane anche lui dietro Grassl. Arriva però Malinin, e lui è davvero di un'altra categoria: va in testa di 5 punti, pensavo anche di più. Il giapponese Kagiyama sembra l'unico al suo livello: cade, ma riesce a chiudere secondo. Grassl quindi quarto, oltre ogni previsione.








All'uscita un po' di ressa per la metro, ma prendo la prima e non è neanche tanto affollata. Domani partenza la mattina presto per Bormio: mi aspetta il Super G.

martedì 10 febbraio 2026

Milano Cortina Olympics - women's hockey, USA-Switzerland (09-02-2026)

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It was supposed to be a quiet day, relaxing after the Super Bowl, but instead it turned out to be the most exciting day so far. While waiting for the evening hockey game (I had chosen to watch only one evening event so I could rest after the Super Bowl night), I wandered around the city centre to see traces of the Olympics outside the competition venues.

The first installation I saw was Alibaba in Largo Cairoli, with a queue made up almost entirely of Asians. Then I crossed the Sforza Castle and saw the Esselunga and Coca Cola booths, both with long lines, but the latter even more so. That’s how I arrived at the Fan Zone, and I have to say I expected more: I was thinking of something like the Doha World Cup Fan Zone, but this one is much smaller. Still, there are some interesting things, even though I didn’t try any because of the queues: a mini curling (not on ice), a video game about alpine skiing where you move your legs like in the real sport, and a big screen broadcasting the Italy-USA curling semifinal. I also entered an official store for the first time and discovered that the merchandise is probably the best I’ve ever seen for a sporting event. I’ll have to think carefully about what to buy—there’s so much to choose from (even a coffee maker...).






I then saw Casa Italia: I stopped for a moment at the entrance because I wasn’t sure if it was open to ordinary spectators, but then I saw others entering and nobody stopped them—at least the ground floor was open to everyone. I saw two panels: one with Italy’s medals up to today, and one with all the medalists in the history of the Winter Olympics, in alphabetical order. Emotional to see, even if they looked like war memorials. I also saw the Olympic cauldron and here, although I’d obviously seen it on TV, it looked strange to me—it didn’t feel like an Olympic cauldron.





I saw a city decorated for the Olympics, and it wasn’t the first time, but the excitement was because it was my birthplace. That’s how regret grows, and curses on mayor Raggi, for not being able to see Rome like this too. Heading back towards the Duomo, I had considered visiting Casa Slovakia, which is in the area (I’d seen the ad on Facebook), but I realized it was late: I needed to eat quickly and then head to the Santa Giulia Arena.

On the subway, I met a group of Italian-speaking Swiss (who, however, sang chants in French), wearing the national team jersey. At Rogoredo you take the shuttle: there’s a crowd, and I suppose you have to line up and the shuttles leave in order, but instead one opens up behind and I get on right away. There’s a line at the security checkpoint too—it’s the first time I really feel the crowd. They remind you that you can’t bring food or drinks: I hurry to finish my drink.

The line lasts about ten minutes. As you exit, you start to see the venue, and it looks like an American arena—it reminds me of the Brooklyn Nets arena (where I went years ago, before this blog started). I enter and I’m really impressed: a modern facility that I didn’t expect to see in Italy, reminiscent of American ones and also some from the Paris Olympics, like the swimming venue. There are even escalators, the first time I’ve seen them in an Italian sports venue. I also see the “future market” sign and, like many, wonder what it is: they are food points, but very technological, as I’ll see later.



I enter the arena and I’m surprised to find many empty seats, considering the crowd at the entrance. But it will fill up, even during the game: in the end, only a couple of blocks in the first tier and one corner of the second will remain empty. You see mostly Swiss fans, but when the teams are presented, the Americans will make themselves heard too. Taking my seat, I notice the only flaw (for what I saw of the arena): as many have said, the screen is a bit small (by modern standards) and from the higher seats the view is also obstructed.




I’m in the third-to-last row, behind a goal, which in the first half is the USA’s. I can still see the other side well, or at least enough to understand what’s happening—I’ll never use the binoculars. Of course, the goal nearest to me isn’t as visible as in Rho. From this position, you can also see the tactics well, but I don’t have the expertise to appreciate them. The USA starts attacking, but Switzerland responds immediately: American dominance, but it’s not a one-sided game like the one against Finland.

After 6 minutes, someone claims my seat and I realize I’m in the wrong block: while I move to the correct one, the USA scores. At the 13th minute, someone claims that seat too: I was also in the wrong row (misread it). I finally settle into the row above: next to me is an Italian who seems an expert and cheers for the USA (I later gather he has an American mother). At the moment of the goal, shots were 7 to 3 for the USA; after a period of American dominance, by the end of the first half it’s 18 to 6, but the score remains 1-0.


During the first intermission, I take a walk, visit the store, but skip the food areas—too crowded. In the second period, the USA keeps attacking but only scores after 14 minutes. There isn’t much cheering: the Swiss try a few chants, my neighbor complains that the Americans don’t reply. The period ends 2-0. In the second intermission, I go out immediately and manage to find the “future market” without any lines. You enter by scanning your credit card: I hear they charge you at the beginning and then adjust based on what you actually took, but I didn’t understand how they understand what you took—there’s no check at the exit (I didn’t check my charges). I get a “signature burger,” which an attendant warns is spicy: good, but small, especially considering it costs 12 euros.

Play resumes and the Americans start strong, scoring two goals in three minutes, but the second, a long shot, is disallowed by VAR for interference with the goalie. This time, the American fans make themselves heard. Three minutes later, two more goals come in just over a minute, and that’s how it ends: 5-0.



At the exit there is a gate with the word ‘exit’ written on it, which leads to a wide avenue, but I am perplexed because I notice that it is not the direction we came from. The volunteers explain that this is the direction to take the shuttles. There is a queue: at a couple of points, volunteers regulate traffic with “stop” and ‘go’ signs. Those who want to walk can still turn right: if I had had my ankle braces, I might have done so myself. The queue for the shuttles is disorderly, as it was on the way there: there is no order, the shuttles open at random, and I get one quite quickly. They don't fill them up much: compared to Rome at rush hour, there is still plenty of room.



Olimpiadi di Milano Cortina - hockey femminile, USA-Svizzera (09-02-2026)

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 Doveva essere una giornata interlocutoria, di relax post-Super Bowl, e invece si è rivelata la più emozionante finora. In attesa della partita di hockey serale (avevo scelto di vedere solo un evento di sera proprio per riposarmi dopo la nottata del Super Bowl) ho fatto in giro in centro per vedere le tracce delle Olimpiadi al di fuori dei siti di gara.

La prima installazione che ho visto è stata quella di Alibaba in Largo Cairoli, con una coda composta quasi solo da asiatici, poi ho attraversato il Castello Sforzesco e ho visto gli stand di Esselunga e Coca Cola, entrambi con lunghe code, ma il secondo di più. Sono così arrivato alla Fan Zone, e lì devo dire che mi aspettavo di più: mi aspettavo qualcosa tipo quella dei Mondiali di calcio a Doha, invece è molto più piccola. Ci sono comunque delle cose interessanti, anche se non ne ho provato nessuna per via delle code: un mini curling (non sul ghiaccio), un videogioco sullo sci alpino dove si muovono le gambe come nello sport vero, oltre al maxischermo, che trasmetteva la semifinale di curling Italia-USA. Sono entrato anche per la prima volta in un negozio ufficiale, e ho scoperto che il merchandising è probabilmente il più bello che abbia mai visto per un evento sportivo. Ci penserò un bel po' su cosa comprare, c'è l'imbarazzo della scelta (persino una caffettiera...).





Ho poi visto Casa Italia: mi sono fermato un po' all'ingresso perché non sapevo se fosse aperta agli spettatori comuni, ma poi ho visto che altri entravano e nessuno li fermava: almeno la parte a vista a piano terra era per tutti. Ho visto i due pannelli, uno con le medaglie italiane fino ad oggi e uno con tutti i medagliati della storia delle Olimpiadi invernali, in ordine alfabetico: emozionanti, anche se avevano l'aria di monumenti ai caduti. Ho visto anche il braciere, e qui devo dire che, alche se naturalmente l'avevo visto in TV, mi è sembrato strano, non aveva l'aria di un braciere olimpico






Ho visto quindi una città addobbata per le Olimpiadi, e non era la prima volta, ma l'emozione era nel fatto che era la mia città natale. Crescono così i rimpianti, e le maledizioni alla Raggi, per non aver potuto vedere così anche Roma. Torno verso il Duomo, avevo considerato di visitare Casa Slovacchia, che è in zona (avevo visto la pubblicità su FB), ma mi rendo conto che è tardi: devo sbrigarmi a mangiare e poi dirigermi verso l'Arena Santa Giulia.

Nella metro incontro un gruppo di svizzere italiane (che però cantano cori in francese), con la maglia della nazionale. A Rogoredo si prende la navetta: c'è folla e suppongo che si debba mettersi in coda e le navette partano seguendo l'ordine sulla banchina, invece se ne apre una dietro e salgo subito. C'è coda anche al controllo sicurezza, è la prima volta che sento davvero la folla. Ricordano che non si possono portare cibi e bevande: anch'io mi affretto a finire la bibita.

La coda dura una decina di minuti. All'uscita si comincia a vedere l'impianto e sembra un palazzetto americano, mi ricorda quello dei Brooklyn Nets (dove sono stato anni fa, prima della nascita di questo blog). Entro e rimango davvero impressionato: un impianto moderno come non pensavo di vedere in Italia, ricorda, oltre a quelli americani, anche alcuni delle Olimpiadi di Parigi, come quello del nuoto . Ci sono anche le scale mobili, prima volta che le vedo in un impianto italiano. Vedo anche l'insegna "future market" e, come tanti, mi chiedo cosa si tratta: sono punti di ristoro, ma molto tecnologici, come vedrò dopo.




Entro nel recinto e mi meraviglio di trovare ancora molti vuoti, vista la folla all'ingresso. Poi però si riempirà, anche a partita in corso: alla fine rimarranno dei vuoti solo in un paio di settori del primo anello e in un angolo del secondo. Si vedono soprattutto tifosi svizzeri, ma quando presenteranno le squadre si faranno sentire anche quelli americani. Prendendo posto, noto l'unico difetto (per quello che ho visto di questo impianto): effettivamente, come si era detto, lo schermo è un po' piccolo (per gli standard moderni) e dai posti più alti la vista è anche ostruita.




Sono in terzultima fila, dietro una porta, che nel primo tempo è quella USA. Vedo comunque bene anche l'altro lato, o comunque abbastanza per capire cosa succede, non userò mai il binocolo. Certo, in compenso la porta più vicina non la vedo bene come a Rho. Da questa posizione si vedono anche bene gli schieramenti, ma non ho la competenza per apprezzarlo. Partono in attacco gli USA, ma la Svizzera risponde subito: prevalenza americana, ma non è una partita a senso unico come quella con la Finlandia.

Dopo 6' qualcuno reclama il mio posto e mi rendo conto di aver sbagliato settore: mentre mi sistemo al nuovo posto segnano gli USA. Al 13' reclamano anche questo posto: avevo sbagliato anche fila (avevo letto male). Mi sistemo, definitivamente, nella fila sopra: accanto a me c'è un italiano che sembra competente e tifa per gli USA (mi sembrerà poi di capire che ha la madre americana). Al momento del gol i tiri in porta erano 7 a 3 per gli USA, dopo il predominio americano s'intensifica a fine tempo sono 18 a 6, ma il risultato rimane 1-0. 



Nel primo intervallo faccio un giro, visito lo store, ma evito i ristori, troppa coda. Nel secondo tempo gli USA continuano ad attaccare, ma segnano solo dopo 14'. Non si sente molto tifo: gli svizzeri provano qualche coro, il mio vicino si lamenta che gli americani non rispondono. Il tempo finisce 2-0. Nel secondo intervallo esco subito e riesco a trovare il "future market" senza coda. Si entra passando la carta di credito: sento dire che fanno un addebito all'inizio e poi compensino sulla base di quello che uno ha preso, ma non ho capito come distinguano cosa uno abbia effettivamente preso: non c'è nessun controllo all'uscita (non ho controllato gli addebiti). Prendo un "signature burger", che un'addetta avvisa essere piccante: buono, ma piccolo, considerando anche che costa 12 euro.

Si riprende e le statunitensi partono forte, segnando due gol in tre minuti, ma il secondo, su tiro da fuori, viene annullato dal VAR per un'interferenza sul portiere. Stavolta il tifo americano si fa sentire. Dopo tre minuti arriveranno altri due gol in poco più di un minuto, e finirà così: 5-0.





All'uscita c'è un cancello con scritta "exit", che dà su un ampio viale, ma io sono perplesso perché noto che non è la direzione da cui siamo venuti. I volontari spiegano che quella è la direzione per prendere le navette. C'è coda: in un paio di punti i volontari regolano il traffico con i cartelli "stop" e "go". Chi vuole farsela a piedi può ancora deviare sulla destra: se avessi avuto le cavigliere forse l'avrei fatto anch'io. La coda per le navette è disordinata, come all'andata: non si segue l'ordine, le navette si aprono a caso, a me ne capita una davanti abbastanza presto. Non le riempiono tanto: rispetto a Roma all'ora di punta si sta ancora larghi.