Visualizzazione post con etichetta Motori. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Motori. Mostra tutti i post

martedì 24 giugno 2025

Gran Premio d'Italia al Mugello (22-06-2025)

 

Il giorno prima a Firenze non c’era nessun segno del Gran Premio. E’ vero che anch’io non avevo niente addosso che facesse pensare che andavo al Gran Premio, ma non c’erano neanche cartelli. La mattina, invece, già a colazione incontro una coppia che ci va (e che mi ha visto con la maglietta di Bagnaia), alla stazione se ne incontrano molti. Riesco a prendere il treno per Borgo San Lorenzo che mi ero prefissato, quello delle 8,20, quando ormai non ci speravo più, grazie a un ritardo. Il treno è pieno, ma non pienissimo: ci si riesce a sedere. Quasi tutti scendono alla fermata prima, dicendo che anche da lì ci sono navette. L’avevo sentito anch’io, ma proprio perché scendono tutti, io preferisco proseguire, sperando di essere tra i pochi a prendere la navetta a Borgo San Lorenzo.

Arrivati alla stazione, in tanti ci offrono taxi, sostenendo che la navetta lasci a 3 km. Io non mi fido, dopo l’esperienza del primo anno a Misano, ma anche pensando che il taxi potrebbe restare bloccato nel traffico. Appena arrivato, vedo una navetta partire, poi ne arrivano altre due, ognuna in un punto diverso. C’è un assalto disordinato e io rimango fuori tutte e due le volte. L’organizzazione di Parigi è ben lontana. Quelli che sono rimasti, ormai, entrerebbero comodamente in una navetta, ma temiamo tutti che nel frattempo arrivi il treno dopo. Invece arriva prima la navetta e saliamo.



Il viaggio dura poco e finisce in aperta campagna: il circuito non si vede, si sente solo qualche rumore in lontananza. Seguo il flusso: non voglio controllare su Google quanto manca, sia perché preferisco la sorpresa, sia perché potrebbe indicarmi un ingresso diverso dal mio, Dopo 750 metri (ma a me sembravano di più, la strada è a saliscendi e comincia a fare caldo) si vedono i primi parcheggi, dopo 1,2 km la strada principale con le macchine incolonnate e i primi stand, dopo 1,8 km. un ingresso. Non ci sono indicazioni su per quali tribune sia quest'ingresso, Chiedo all'addetta ai controlli se va bene per la tribuna centrale, mi risponde "è un po' più avanti, ma si può andare anche da qui". Dopo qualche metro c'è una mappa, dove scopro che devo fare il giro di almeno metà circuito (che, ricordo, è di 5,25 km). Non sembra però che avrei risparmiato tanta strada arrivando dall'altro lato.




 Si sale e arrivo in una zona in alto da dove si vede buona parte della pista. Sono tentato di fermarmi qui a vedere almeno la Moto3, ma poi penso che nell'intervallo con la Moto2 non farei in tempo ad arrivare alla tribuna. Ci sono stand dedicati a quasi tutti i piloti, anche del passato (Rossi) o deceduti (Simoncelli). Si vedono ancora tanti tifosi con magliette del Dottore. Tanti spettatori sono accampati, in tende o camper; mi diranno poi che si poteva entrare in camper fino a venerdì. Ci sono anche accampamenti dedicati: ne vedo uno del fan club di Morbidelli e uno di tifosi di Guido Pini, che non conoscevo, ma imparerò a conoscere a breve. Gli unici altri tifosi di un pilota non di MotoGP che ho visto erano una coppia di fan di Arbolino (Moto2).







La strada è scoscesa, la fatica si fa sentire sempre più e il caldo è devastante. Comincio a maledire la mia decisione di venire, anche considerando che forse non l'avrei fatto se avessi saputo come andava il Mondiale. Quando capisco che probabilmente non ce la farò ad arrivare in tempo per la partenza della Moto3 torno a considerare di fermarmi e ripartire dopo la gara, ma poi decido di togliermi il pensiero e arrivare, pazienza se la vedrò cominciata. In realtà la vedrò meno cominciata di quanto temevo, in quanto non avevo considerato che l'orario di partenza si riferisce al giro di ricognizione. Arrivo dopo 5,5 km percorsi, di cui 3,6 all'interno del circuito: la Moto3 è al terzo giro. Vedo che il mio posto, in seconda fila, è occupato: mi sistemo in terza, al primo posto che trovo, tanto ci sono molti vuoti.

Come temevo guardandola da lontano, in realtà la tribuna centrale è quella da dove si vede di meno: si vede il rettilineo centrale, ma solo quello, fino all'inizio della prima curva. Anche il rombo si comincia a sentire non molto prima che arrivino. All'inizio vedo i piloti tutti in gruppo (tranne uno), sembra una corsa podistica o ciclistica, non si può quasi neanche parlare di sorpassi. Solo dopo 11-12 giri si staccherà qualcuno in più, ma all'arrivo ci sarà ancora un gruppo di testa di 10. Lo speaker informa soprattutto sull'idolo locale Pini, che già al quarto giro è quarto, partendo da 20°. Qualche giro dopo si affaccia addirittura in testa, ma poi all'11° giro, mentre era terzo, cade. Nel finale un altro italiano, Foggia, arriva tra i primi: al penultimo giro è addirittura in testa e il pubblico comincia a scaldarsi, Dopo un paio di sorpassi, nel finale viene superato da due piloti contemporaneamente, gli spagnoli Quiles e Carpe, che si contendono la vittoria mentre Foggia arriva terzo. C'è un arrivo in volata, così almeno posso sfruttare la mia posizione in tribuna centrale: mi sembra abbia vinto Quiles, ma non sono sicuro. E' così, per soli 6/1000. Anche il distacco di Foggia, che sembrava netto, è di soli 66/1000.



Nell'intervallo prima della Moto2 rimango sotto la tribuna, sono troppo stanco per muovermi. Tanto ci sono due chioschi, posso prendermi da mangiare e da bere, e fa anche relativamente fresco. Per un po' guardo da sotto anche la preparazione alla partenza della Moto2, altra cosa che si vede bene dalla tribuna centrale. Quando torno in tribuna, le prime file sono quasi vuote: dato il caldo, sono molto più affollate le file in alto. Penso di cercare anch'io posto all'ombra, ma poi temo di dovermi alzare più volte se viene il titolare del posto, così vado nel mio. Vedo bene la partenza, e stavolta un gruppo di 4 prende quasi subito un certo vantaggio. Già a metà gara le prime due posizioni sono delineate: Gonzales, poi Arenas. Solo per la terza sembra esserci contesa, ma Canet rimane sempre davanti a Moreira. Più incerte le posizioni successive, con l'italiano Vietti che rimonterà fino al quinto posto.




La pausa prima della MotoGP è un po' più lunga, quindi esco dalla tribuna e mi trascino a fatica fino a un'area ristori (me la ricordavo più vicina). Alcuni chioschi hanno già esaurito i prodotti, alla fine decido di prendermi solo da bere. Al ritorno rimango un po' sotto la tribuna per stare al fresco, fin quando mi accorgo che sono già tutti andati ai loro posti. Stavolta la tribuna è piena: accanto a me c'è una coppia di Biella, che racconta di essere qui da venerdì, mentre nella fila davanti c'è un gruppo che è arrivato giovedì. Lo speaker ha già cominciato ad annunciare la griglia di partenza, le moto sono già in posizione: si vede che sono più grandi delle Moto2, che al confronto sembrano giocattoli. I piloti stanno arrivando, dalla pista passa anche Alessandro Borghese (lo nota la vicina). A 10 minuto dalla partenza c'è l'inno nazionale, cantato da Pierdavide Carone in modo abbastanza classico: mi colpisce solo il "coorte" lungo. 







Si parte, ma dal vivo non riesco a capire cosa succede, troppo veloci. Poi M. Marquez e Bagnaia hanno colori diversi dal solito, i numeri non si leggono. Cerco di guardare col binocolo cosa succede nella prima curva, ma ora che lo metto e cerco di inquadrarla l'azione è finita da un pezzo. I primi 2-3 giri sono molto belli e combattuti: Bagnaia duella con M. Marquez e per un po' rimane in testa, per la gioia del pubblico. Ci illudiamo tutti che questo Gran Premio sarà diverso dagli altri, ma non sarà così: si torna all'ordine M- Marquez-A. Marquez-Bagnaia, che prima si distanziano dagli altri, poi si distanziano sempre più tra di loro, con Pecco più lontano da A. Marquez di quanto questi non sia dal fratello. Guardo la classifica sull'app, visto che i piloti passano troppo veloci per poterli distinguere, e mi rendo conto che distacchi che a vista sembrano molto netti sono in realtà di 5-6 decimi Solo verso il 9°-10° giro Bagnaia sembra avvicinarsi al secondo posto, ma in un paio di giri perde di nuovo. Le prime posizione rimangono molto nette per un po': a un certo punto l'unica posizione contesa sembra la 13^. Solo nel finale Di Giannantonio si avvicina a Bagnaia e al penultimo giro lo supera, distanziandolo molto.



Pensavo di restare sulla tribuna fino alla premiazione, ma vedo che se ne stanno andando tutti. Annunciano che avrebbero aperto l'accesso alla pista e non so se andarci, visto che vorrebbe dire fare altra strada, ma poi vedo che l'ingresso è proprio sulla via del ritorno e quindi entro. Mi ritrovo non lontano dal palco delle premiazioni: la folla grida prima "Vale", poi "Pecco". Al momento della premiazione Di Giannantonio e A. Marquez vengono applauditi, mentre M. Marquez riceve applausi, ma anche fischi. Un gruppo augura la morte a Melandri, come i peggiori tifosi di calcio. L'inno spagnolo non si sente quasi per niente.



Esco dal lato opposto rispetto a dov'ero venuto, pensando che non potrà essere peggio, e infatti quando passerò davanti al cancello dov'ero entrato scoprirò che avrei risparmiato 1,3 km. All'uscita del circuito controllo la distanza per la stazione di Borgo San Lorenzo: sono 5,2 km e temo di doverli fare tutti a piedi, non so se troverò la navetta. Invece ne devo fare solo la metà: la navetta c'è, riesco anche a sedermi e a tornare a Firenze anche prima del previsto.

Ci sarà una prossima volta? Forse in un'altra tribuna

lunedì 9 settembre 2024

Gran Premio di San Marino a Misano (08-09-2024)

 Il primo problema è sempre quello di come raggiungere il circuito. Scarto l'idea di usare la macchina, perché dovrei già fare un chilometro e mezzo per andarla a prendere al parcheggio convenzionato con l'albergo, non escludo neanche di andare a piedi (sono poco meno di 5 km), ma alla fine scelgo la navetta di cui ho visto la pubblicità in albergo, sperando che sia più seria di quella di tre anni fa. Rimane il problema di trovare la fermata, visto che le indicazioni sulla locandina sono molto vaghe (indicano una via che sarà lunga un paio di chilometri e con molte fermate dei mezzi) e voglio prenderlo al capolinea, per paura che alle fermate successive sia troppo pieno. Seguendo le indicazioni ricevute in albergo, trovo quella che sembra la prima fermata, ma nel frattempo è passata la navetta delle 8,50: devo quindi prendere quella delle 9,10. Arrivano altri due che mi chiedono conferma che la fermata sia quella: rispondo che ne so quanto loro. Quando la navetta arriva, scopriamo che la fermata non era la prima, ma la gente già dentro è poca. Farà poi tutte le fermate del viale, e solo alla fine si riempiranno tutti i posti a sedere e qualcuno in piedi, mentre dopo la fermata all'acquario si raggiunge un affollamento quasi da Roma all'ora di punta. 



Passa un'ora e siamo bloccati, la gara della Moto3 comincia ad essere a rischio (comincia alle 11): niente di paragonabile a tre anni fa, quando gli spettatori erano ridotti per le restrizioni Covid. Qualcuno crede di scendere: quando si aprono le porte più di metà del pullman lo farà. Io vedo che Google segna ancora 3 km dal circuito e quindi decido di rimanere, ma dopo un'altra ventina di minuti, il pullman ci lascia quando, sempre secondo Google, mancano ancora 2,3 km: a saperlo, forse l'avrei fatta tutta a piedi, sicuramente sarei sceso con gli altri. Seguo il flusso, e dopo abbastanza poco (certo meno di 2 km) arrivo a un ingresso, che però non è il mio: è quello del prato 1 (ingenuamente pensavo che l'ingresso fosse unico). C'è una biglietteria, dove un'addetta mi mostra una mappa, facendomela fotografare: il mio settore sembra vicino. Faccio un bel pezzo, costeggiando il circuito, e vedo un cartello che dice che dovrei tornare indietro: chiedo a due persone, che mi dicono invece di andare avanti. Quando vedo il primo ingresso, di una tribuna che non avevo mai sentito, dalla mappa scopro che è dalla parte opposta alla mia: dove avrò sbagliato? Alla fine arrivo all'ingresso giusto: per curiosità guardo la distanza che Google mi dà dall'albergo e sarebbero 3,1 km. Se non ne ho fatti di più da quando sono sceso dal pullman, ci manca poco: chiaramente tornerò a piedi.



Quanto meno si entra subito e non ci sono controlli: non fanno neanche caso al mio zaino. Arrivo nel mio settore e, pensando che il mio posto sia occupato (scoprirò poi che mi sbagliavo) mi metto nel primo che trovo: del resto nella tribuna D Top, a eccezione di un settore, solo le ultime due file sono occupate, a differenza della tribuna D, che è tutta piena. Mi ero anche preoccupato di non avere la tenuta adatta fino a quando, ieri sera, non mi ero procurato una maglietta di Bagnaia: si vedono molte maglie simili alla mia, ma anche tante dedicate ad altri piloti, non solo italiani, e ancora molte di Valentino Rossi. Alla mia sinistra, nella tribuna D, c'è la "curva" di Bezzecchi, di fronte a me quella dell'Aprilia.

Mi siedo che mancano 4 giri alla fine della Moto3: scopro che si vede una buona parte del circuito, con quattro curve, di cui l'ultima è quella dove avvengono più spesso duelli. L'uscita dalla prima curva è invece quella dove si nota di più la velocità. Davanti a me c'è anche uno schermo. Ci metto un giro a capire quale sia il gruppo di testa: scopro poi che è un gruppo di sei. Al terzultimo giro vedo soprasso e controsorpasso per il secondo posto: il sorpasso decisivo per la vittoria arriverà invece all'inizio dell'ultimo giro, fuori dal mio campo visivo. Tripletta spagnola, vince Piqueras (mai sentito).






Finita la gara, visito gli stand del merchandising, dei team o dei singoli piloti. Curiosamente, lo stand Ducati vende solo materiale della moto e di Bastianini, mentre quello di Bagnaia è in un angolo dello stand di Bezzecchi. Mi prendo poi da mangiare: c'è già coda, poi la sbaglio anche e finisce che rientro in tribuna che sta partendo la gara della Moto2 (era alle 12,15, non alle 12,30 come pensavo). I primi tre prendono presto il largo: parte in testa Arbolino (uno dei pochi piloti di Moto2 che conosco) e per un attimo sembra poter staccare gli altri due, ma al nono giro viene superato dallo spagnolo Canet e poco dopo anche dal giapponese Ogura. I due rimangono attaccati e staccano gli altri: a un certo punto Arbolino e un altro sembrano rientrare, ma non lo faranno mai del tutto. Nel finale Ogura prende la testa; arrivano all'ultimo passaggio nella mia zona ancora attaccati, ma il giapponese conserva la prima posizione fino alla fine. 






L'intervallo prima della MotoGP lo passo quasi tutto in coda per il bagno, a parte un breve giro all'inizio: rientro in tribuna che hanno appena cominciato le presentazioni, stavolta dal primo all'ultimo nella griglia (tre anni fa avevano invertito per presentare prima Rossi). Alex Marquez riceve sia applausi che fischi, il fratello Marc quasi solo fischi, tutti gli altri solo applausi. Di quelli che ho visto (escludendo quindi Bagnaia, di cui mi son perso la presentazione) quello con più tifosi è sicuramente Bezzecchi. Stavolta mi siedo al mio posto, e scopro che si vede meglio: la tribuna è un po' più piena di prima, ma la metà inferiore rimane vuota. Da una mezz'ora piove leggermente: a un certo punto si intensifica, tanto che apro l'ombrello, come tanti altri, ma poi prima della partenza smette o quasi.




Si parte, e si nota subito che, sia in termini di velocità che di rumore, c'è più differenza tra MotoGP e Moto2 che tra Moto2 e Moto3. I primi quattro prendono un leggero vantaggio, ma il quarto, Acosta, cade al quarto giro, riuscendo comunque a riprendere (se ho capito bene, era nel mio campo visivo, ma non me n'ero accorto). Al settimo cade il terzo, Morbidelli, per cui si profila un altro duello Bagnaia-Martin, con lo spagnolo che per un breve periodo passa anche in testa. Solo che nel frattempo la pioggia è aumentata di nuovo, e questo spinge Martin a fermarsi e cambiare moto (me lo faranno notare i miei vicini). Rallentano tutti, si vede a occhio nudo, e ci si chiede se si fermerà qualcun altro. Si sono anche ravvicinati: adesso c'è un gruppo di 7 in testa, con Marc Marquez (che ci ho messo un po' a riconoscere, visto che è passato dall'azzurro al bianco che supera Pecco e si porta la comando). La pioggia diminuisce, fino a cessare, o quasi, ed è quindi Martin ad essere penalizzato: al nono giro lo vedrò sbandare ben oltre i confini della pista, quasi stesse facendo un long lap penalty, per cui si fermerà di nuovo a cambiare moto.



I primi due prendono di nuovo il largo: solo Bastianini, dopo aver raggiunto la terza posizione, si avvicina, ma senza mai insidiarli. Dopo qualche giro, quando il quarto entra nel mio campo visivo, i primi tre ne sono quasi usciti. Martin è dato 15°, ma conto i piloti e il 15° non mi sembra lui: poi capirò che è doppiato, come altri 5 dietro di lui, infatti fisicamente è dietro l'8°. Pian piano aumenta anche il distacco tra i primi tre: la classifica si muove solo alle loro spalle, con Binder che conquista il quarto posto e Bezzecchi che risale fino al quinto, per la gioia dei suoi tifosi.



Dopo l'arrivo e i saluti dei piloti (l'ultimo sarà Bagnaia) si aprono due cancelli alla mia destra e il pubblico invade la pista, andando verso la zona premiazione. La maggior parte invece si avvia all'uscita, senza aspettare la premiazione. Io non so nemmeno se dopo c'è un'altra corsa, come tre anni fa: lo chiedo ai miei vicini, che non lo sanno neanche loro (scoprirò poi che c'erano le moto elettriche). Decido di andare comunque: il viaggio sarà lungo e non voglio arrivare troppo tardi.




Uscito dal cancello, i chilometri sono diventati 4,2 (ed è lo stesso punto di prima), ma vado a piedi lo stesso perché non so a che distanza sia la partenza della navetta e non so se la ritroverei. La prossima volta, chissà quando, vedrò se trovare un'altra soluzione.



domenica 12 settembre 2021

Gran Premio d'Italia a Monza (1974-75)

 Il Gran Premio d'Italia di Formula 1 è tornato a Monza, la città dove sono cresciuto. Ed è stata pure una bella gara. Ho visto due volte il Gran Premio dal vivo: nel 1974 e nel 1975, all'età rispettivamente di 6 e 7 anni. La prima volta fu anche il mio secondo evento sportivo dal vivo in assoluto, dopo una partita dell'Inter.

Nel 1974 ricordo l'eccitazione nei giorni precedenti: cercavo di imparare il più possibile dei piloti e, avendo una gran memoria, ci riuscivo. Mio padre mi disse che non serviva portarsi il foglio coi numeri dei piloti, tanto c'ero io che me li ricordavo. Arrivammo all'autodromo in mattinata, abbastanza presto, sicuramente con molte ore di anticipo sulla partenza. Eravamo nella tribuna sopra i box, verso il bordo sinistro (inteso guardando verso la pista). Si vedeva quindi l'arrivo dei piloti a box: ricordo di aver visto da vicino Fittipaldi, allora in testa alla classifica. Prima della gara c'erano due corse di contorno, di formule sconosciute: se non sbaglio duravano una 15 e una 20 giri (contro i 52 della F1).

Le prospettive erano buone, con Lauda che partiva dalla pole, e all'inizio tutto sembra andare come speravamo: Lauda parte in testa e dopo poco l'altro ferrarista Regazzoni arriva al secondo posto. Noi però vediamo soltanto i pochi secondi in cui transitano sul rettilineo d'arrivo: tra un passaggio e l'altro, l'unica cosa che sappiamo sono i numeri (nemmeno i nomi) dei primi tre, che compaiono sul tabellone. I maxischermi sono di là da venire. Vediamo, inoltre, molto bene le soste ai box: oggi vorrebbe dire vedere la parte più importante della gara, ma allora ci si fermava ai box solo in caso d'emergenza. A un giro ne vedemmo fermare un bel po' e il perché lo scoprimmo solo guardando la sintesi in TV la sera. Ricordo che quando passava Jody Scheckter pensavo che eravamo a buon punto coi passaggi.

La situazione però cambiò: sparì dal tabellone prima Lauda, poi Regazzoni (e naturalmente noi non sapevamo cosa fosse successo), così che Peterson, che era stato terzo tutto il tempo, si ritrovò primo, con Scheckter terzo. Vinse così Peterson, che sarebbe morto proprio a Monza quattro anni dopo. Ho riguardato l'ordine d'arrivo, e l'effetto è stato agghiacciante: su 11 piloti arrivati al traguardo, 5 sarebbero morti nel giro di sei anni, tra incidenti automobilistici e aerei (oltre a Peterson, Pace, Graham Hill, Pryce e Depailler). Ho un vago ricordo di noi che scendiamo dalle tribune, nessuno invece del viaggio di ritorno (né, peraltro, di quello d'andata).

Del 1975 ricordo molto meno, e dire che era andata molto meglio. Era il penultimo GP della stagione e a Lauda mancava un punto per essere matematicamente campione. Mi ricordo i festeggiamenti per la sua vittoria, tanto che pensavo avesse vinto lui anche il GP, invece ho controllato che vinse Regazzoni. C'era attesa anche per il monzese Vittorio Brambilla, che nella stagione aveva vinto una gara, sia pur dimezzata, ma uscì di scena subito. Eravamo anche stavolta nella tribuna sopra i box, ma un po'  più verso il centro: non ricordo altro. Anche qui, shock nel leggere l'ordine d'arrivo: dei primi 9, solo 2 sono ancora vivi, ma stavolta i più sono morti di morte naturale, a cominciare dagli stessi Lauda e Regazzoni.

Dopo quell'esperienza, mio padre e i suoi amici decisero che si vedeva meglio in TV e smisero di andare a vederlo. All'epoca, difficile dagli torto: senza maxischermi, si capiva ben poco di quello che succedeva. Io all'inizio ci rimasi male e pensavo che da grande ci sarei tornato, ma poi, dopo la morte di Villeneuve, la Formula 1 fini con l'interessarmi sempre meno, e pensai di andare a vedere dal vivo tanti eventi, ma non questo. Tanti, saputo che ero di Monza, si meravigliavano che non andassi a vedere il Gran Premio, ma io anzi mi rammaricavo che Monza fosse famosa solo per quello.

Adesso la situazione è cambiata: in tutti gli sport dove vedi solo una piccola parte del percorso di gara, dai motori a bob e slittino, fino alle maratone e allo sci di fondo, ci sono gli schermi, per cui per la maggior parte del tempo è come vederla in TV, ma rimane il valore aggiunto del tratto che vedi dal vivo. Bisogna solo ricordarsi di staccare gli occhi dallo schermo al momento giusto. La F1 continua però a non interessarmi molto e quindi non sono più tornato a vederla. Ho visto invece un GP di motociclismo nel 2015 e ci tornerò la settimana prossima a Misano,


Regazzoni davanti a Lauda nel GP 1975 (fonte: Wikipedia)



domenica 24 settembre 2017

Campionato italiano di gimkana in Vespa a Ciampino (24-9-2017)

Clickhere for English version

Vi chiederete "Ma che gara è? Segue anche queste adesso?" Effettivamente me lo chiedevo anch'io fino a ieri, si tratta di una gara di cui ignoravo del tutto l'esistenza fino a un paio di giorni fa. Ma non sono andato a vederla, è venuta lei da me: si è svolta nel parcheggio sotto casa mia. Doveva cominciare alle 9,30, ma l'altoparlante mi sveglia già alle 8,30 con i preparativi.

La gara consiste nel completare, ovviamente in Vespa,  un percorso a chiocciola di circa 400 metri, inframezzato da un tratto di slalom tra i birilli e dal passaggio di un'altalena. Il risultato è dato dal tempo, a cui si aggiungono 2 secondi di penalità per ogni birillo abbattuto o piede messo a terra. Ci sono due manche. 

Vi sono 4 categorie: fino a 50cc, oltre 50cc, PX (Vespe larghe) e under 18. Mi chiedo quanto vantaggio ci sia nell'avere una Vespa più potente, visto che il percorso non consente di accelerare molto: alla fine il miglior tempo della categoria superiore sarà 1'00", quello della categoria inferiore 1'06", che sarebbe stato il terzo nell'altra categoria. Più alti invece i tempi delle Vespe larghe, il cui compito era il più difficile. Io avrei avuto già problemi a capire in che direzione fare il percorso, figuriamoci non abbattere i birilli! E dico anche a piedi o in bici, visto che non ho mai guidato uno scooter in vita mia (i miei si spaventavano, e a me per girare a Monza bastava la bici).

Nella categoria under 18 c'erano ragazzi anche molto sotto i 18: c'era anche una ragazza di 10. Mentre tra i seniores erano tutti uomini, tra gli under 18 c'erano forse più ragazze che ragazzi. In tutte le categorie, comunque, non c'erano preselezioni: se ho ben capito, per partecipare bastava essere membri di un Vespa club. Il divario tra primi e ultimi era quindi enorme: si vedevano degli amatori, anche di età molto avanzata, che faticavano a completare il percorso, non sempre riuscendoci.

Questo è quello che ho capito guardando qualche spezzone delle gare: la manifestazione è durata sulle 4 ore (contro le 3 previste) e non ce l'avrei fatta a vederla tutta, anche perché c'era la Maratona di Berlino. E' stato comunque divertente osservare da vicino una tribù molto lontana da me come quella dei bikers.




mercoledì 26 aprile 2017

MotoGP al Sachsenring (2015)

Click here for English version
Dopo tre gran premi, la stagione MotoGP si prospetta particolarmente interessante per i fan di Valentino Rossi. Da anni mi ero riproposto di andare a vedere un gran premio prima che Rossi si ritirasse, ma avevo sempre rimandato: i GP italiani capitano d'estate, entrando in concorrenza con vacanze varie e poi vanno programmati con molto anticipo. Quando vivevo a Francoforte, mi sono deciso ad andare a vedere il GP di Germania al Sachsenring. Era il luglio del 2015.

Per non dover prendere ferie, avevo deciso di vedere solo la gara, non le prove. Ero partito il sabato pomeriggio e avevo trascorso la notte in una cittadina vicino Gera, che mi sembrava la città più vicina al circuito: scoprii dopo che forse sarebbe stato meglio Chemnitz. Mi avviai verso il circuito la domenica mattina, con l'obiettivo di arrivare per il warm-up della MotoGP, saltando quelli delle altre due classi, troppo presto. L'obiettivo si rivelò irrealistico: tra ingorgo negli ultimi chilometri e parcheggio quasi in un altro Land (non so a che distanza fosse, ma ben più di 1 km) arrivai a stento in tempo per la gara della Moto3. Mi affrettai quindi a raggiungere il mio posto, che era verso l'inizio del rettilineo d'arrivo, non troppo lontano dalla linea, ma trovai la tribuna semivuota, mentre tanta gente bighellonava tranquillamente tra gli innumerevoli stand (dai gadget agli articoli per motociclisti, oltre naturalmente a mangiare e bere). Evidentemente tanti erano lì solo per la MotoGP e se ne fregavano altamente di Moto2 e Moto3. Anch'io normalmente non seguo le altre due classi, ma sono sempre dell'idea che, se ho pagato per qualcosa, lo vedo.

La gara Moto3 fu avvincente, con molti sorpassi, anche sul rettilineo finale, quella della Moto2 un po' meno. Si arrivo quindi alla MotoGP: la tribuna si riempì, soprattutto di bandiere e cappellini gialli col numero 46. Sì, tranne che nelle "curve" degli altri piloti, il pubblico era tutto per Valentino. E solo una piccola parte dei fans erano italiano: ad ogni suo sorpasso si sentiva "Jawohl!". Non immaginavo che anche tra i tedeschi vi fossero così tanti tifosi del Dottore. La gara di per sé non fu un grande spettacolo: prime 3 posizioni delineate da prima di metà, Marquez-Pedrosa-Rossi, e soprattutto nessun sorpasso, o quasi, sul rettilineo finale. Arrivai alla conclusione che, anziché sul rettilineo finale, è meglio piazzarsi su una curva impegnativa: si vedono più sorpassi. Il sogno proibito sarebbe vedere il GP di Laguna Seca dal "cavatappi", ma adesso non lo fanno neanche più.

Dopo la MotoGP erano in programma due gare minori, ma avevo deciso di non vederle per non rientrare troppo tardi. Avrei dovuto pensare, però, che se avevano messo quelle gare a fine giornata ci doveva essere un motivo, ed arrivato alla macchina lo scoprii subito: c'era un ingorgo tale che per uscire dal parcheggio ci misi almeno un ora e mezza! Avrei potuto tranquillamente vedere quelle gare, sarei partito più rilassato.

Forte di quest'esperienza, non ho abbandonato l'idea di andare una volta al Mugello o a Misano. Rossi ci sarà ancora almeno per un anno...