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sabato 21 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: semifinale hockey maschile, USA-Slovacchia (20-02-2026)

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La mia ultima giornata olimpica comincia nel pomeriggio: visito la splendida mostra "L'Italia sulla neve", dedicata a poster e illustrazioni di sport invernali della prima metà del novecento (per lo più), poi le case di Brasile, Svizzera e Corea. Passo anche dalla Fan Zone, dove vedo la gara della Lollobrigida. Rinuncio invece a passare da uno store, troppa coda.







Nel fare tutti questi giri mi attardo e comincio a temere di non arrivare in tempo per l'inizio: quando prendo la metro, verso le 20,25 (l'inizio è alle 21,10) vedo poca gente che sembra andare alla partita, segno che i più sono già lì. A Rogoredo qualcuno scende, soprattutto americani, ma dopo che una navetta mi parte proprio davanti siamo rimasti in pochi ad aspettare la successiva, che prima di partire aspetta un po' che si riempia. Sulla navetta si vedono anche degli slovacchi in costume tradizionale. Arrivato al cancello, apro il biglietto sull'app e noto con malinconia che è l'ultimo. Non c'è coda, ma il controllo che subisco è molto accurato, mi fa svuotare completamente le tasche (normalmente dicono di svuotarle, ma poi non pretendono che uno le svuoti completamente) e spostare la cose nello zaino (solo in una tasca, comunque).

Alla fine, accelerando un po' (il ginocchio è migliorato) arrivo al mio posto circa cinque minuti prima dell'inizio. Vedo molti vuoti: nei minuti successivi alcuni si riempiranno, ma tanti rimarranno: già nella fila davanti a me ci sono sei posti vuoti consecutivi. E' un altro di quei casi in cui hanno esagerato coi prezzi: è stato infatti l'evento che ho pagato di più, 480 euro per una categoria B (tra l'altro, non ho mai capito quali fossero i posti di categoria A in questo palazzetto). Nell'anello superiore, dove sono i posti di categoria C, di vuoti non se vedono, se non nel settore d'angolo dove ne ho visti parecchi in tutte le partite. Sono curioso di vedere cosa succederà per la cerimonia di chiusura, dove i prezzi erano ancora più spropositati (la categoria C era 950 euro, e mentre scrivo è ancora disponibile). Tra quelli che ci sono, comunque, oltre ad americani e slovacchi, un buon numero di canadesi, poi svizzeri, svedesi e finlandesi (intesi sempre come persone con le maglie delle rispettive nazionali, non posso garantire che fossero davvero tutti di quei paesi). Molti americani indossano maglie dedicate al "miracle on ice" del 1980: n. 80 con la scritta "Miracle" o quella della stella di allora, Mike Eruzione. Ce n'è anche uno con una maglia  che auspica l'annessione del Canada: n. 51 con la scritta Canada (e anche quella sarebbe da considerare "contenuto politico"). Accanto a me, un americano in borghese e tre italiani.






Si parte: dal mio lato attaccano gli USA. Le squadre hanno gli stessi colori: bianco, rosso e blu, beninteso distribuiti in modo diverso, ma nelle azioni più veloci si possono confondere. Prima fase confusa, con molti dischi persi da entrambe le parti. Il primo coro è dei tifosi slovacchi, gli americani risponderanno solo dopo un po'. Dopo poco più di 4', durante un cambio di linee, con squadre incomplete, gli americani prendono il disco all'inizio del terzo offensivo e segnano con un tiro incrociato, Partita nervosa: i contrasti di gioco non sembrano violenti come in Canada-Cechia, ma in compenso nei due minuti dopo il gol ci sono due accenni di rissa, uno sotto ciascuna porta. Si continua con attacchi da entrambe le parti, ma con solo gli USA veramente pericolosi (ma potrebbe anche dipendere dal fatto che i loro attacchi li vedo più da vicino) a 40" dalla fine, dopo pochi secondi di superiorità numerica, si portano sul 2-0. Alla fine del primo tempo, il conto dei tiri in porta, 13-10 per gli USA, danno l'aria di una partita equilibrata, ma non è stato proprio così.



Nel primo intervallo cerco di mettere in carica il telefono, ma trovo le stazioni di ricarica tutte occupate. Almeno non ho più il biglietto della metro sul telefono, quindi se mi si scarica non avrò altre conseguenze che quella di non poterlo usare, Rientro con qualche minuto di margine sulla ripresa. Si riprende sulla falsariga del primo tempo: entrambi attaccano, ma gli USA sono più pericolosi, fin quando, poco dopo la metà, non segnano due gol in 19", prima su azione personale, poi rubando il disco a pochi passi dalla porta, La Slovacchia cambia il portiere, che non la prende bene: capisco adesso che il giocatore che vedevo seduto per conto suo, separato dalla panchina, era il portiere di riserva. La partita si fa sempre più a senso unico, ci si chiede come abbiano fatto gli slovacchi ad arrivare fin qui, Nel finale arriva anche il 5-0.





Secondo intervallo che replica il primo: cerco inutilmente di caricare il telefono. Verso la fine trovo una presa libera (proprio una presa, on una stazione di ricarica) ma manca troppo poco alla ripresa. Rientro che manca poco più di un minuto. Nel terzo tempo la partita si fa più equilibrata: gli slovacchi segnano, l'altoparlante mette una canzone slava (non so dire se fosse proprio slovacca) e i tifosi ballano. Vanno anche più volte vicini al 5-2, ma poi prendono un altro gol. Tre minuti dopo segnano il 6-2 e i tifosi festeggiano come se avessero quanto meno pareggiato. A 2-3 minuti dalla fine il palazzetto comincia a svuotarsi: io resto, perché è pur sempre una prova olimpica e per di più è l'ultima. Prima della fine ci sarà una rissa più grossa delle altre, che si concluderà con una penalità di 10' per parte e una di 2' per un americano.






Una volta usciti, si arriva alla navetta abbastanza rapidamente. Lì conosco una signora del Texas e una di San Diego e commento come negli USA l'hockey sia popolare anche in posti caldi, mentre da noi a Roma non c'è un palazzo del ghiaccio.

La mia esperienza olimpica finisce qui, e non si può dire sia finita in bellezza, con questa partita non bella e senza storia. E' stata comunque una splendida esperienza e spero di esserci nelle Alpi francesi.


venerdì 20 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: finale hockey femminile, USA-Canada (19-02-2026)

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Parto un po' più tardi del previsto e comincio a temere non dico di vedere la partita cominciata, ma di arrivare molto a ridosso. Già sulla metro si incontra un po' di gente con le maglie delle due squadre. La navetta si prende subito, non c'è per niente coda: incontro una coppia mista, con lui canadese e lei americana. Arrivati nei pressi dello stadio si comincia a notare la prevalenza canadese: in coda sento parlare delle Olimpiadi di Montreal 1976, una racconta che sua sorella ha lavorato come interprete. Quando dico all'addetta ai controlli che sono italiano (in prima battuta ti parlano sempre in inglese, qualche volta anche se hai bandiere italiane in vista), mi risponde che è lei che non parla bene italiano: devo sempre tener presente che non tutti i volontari sono italiani, infatti prima di parlargli cerco sempre di leggere il nome sul cartellino.

Arrivato in tribuna si vede che la prevalenza canadese è netta: in generale, credo almeno i due terzi, nel mio settore anche di più. Le mie due vicine di sinistra, che sono state le ultime a prendere posto, sono però americane. Quando sono arrivate stavo per chiedere alla coppia canadese subito dopo di loro se mi prestava una bandiera, visto che ne hanno quattro. I neutrali sono pochi, e sembrano anch'essi in netta prevalenza per il Canada: dietro di me c'è una coppia che parla tedesco e tifa Canada, ho visto anche un gruppo di svizzeri, presumibilmente rimasti dalla partita precedente, dove hanno vinto il bronzo. Si vedono anche due con la bandiera della UE. Ci sono molti outfit particolari, ma anche uno col cappellino MAGA, che penso non dovrebbe essere ammesso in quanto "di contenuto politico".









Sono dal lato opposto rispetto alle altre partite, e più in basso (del resto, in questa curva non si arriva nemmeno all'altezza dei miei posti precedenti). Vedo quindi molto bene le azioni da un lato, un po' meno quelle dall'altro: ho con me il binocolo, ma lo userò raramente per timore di perdermi l'istante decisivo mentre me lo porto agli occhi. Si parte, e tornando a vedere una gara femminile dopo due maschili, noto che un vede un po' la velocità minore, ma soprattutto i contatti sembrano appena accennati in confronto a quelli degli uomini.





Vedo anche che è una partita vera, non a senso unico come le altre che avevo visto: dopo il 5-0 della prima fase avevo qualche timore. Partono in attacco gli USA, ma dopo qualche minuto si fanno vive anche le canadesi. Dopo 5' le statunitensi prendono una penalità per aver giocato in 7: vedo il disco ballare a pochi centimetri dalla porta, senza che le avversarie riescano ad approfittarne. Più avanti ci sarà un altra penalità, con prima un'occasione per gli USA, poi due ravvicinate per il Canada. Il tempo finisce con gli USA in attacco e una penalità canadese a 15" dalla fine. Il tempo finisce 0-0 con i tiri in porta 8-6 per gli USA (all'inizio erano 4-0). Si sente di più il tifo USA, i canadesi sono timidi nel rispondere.

Nel primo intervallo metto in carica il telefono, quindi devo comunque rimanere fuori per un po'. Vedo che al negozio non c'è tanta coda e decido di fare uno degli ultimi acquisti. Ci metto un po' a scegliere, e dalle voci che si sentono dalle tribune comincio a temere che il gioco sia ripreso. Si sente un urlo e gli statunitensi rimasti fuori corrono ad affacciarsi, sperando che abbiano segnato loro (erano anche in superiorità numerica). Mi affaccio anch'io e scopro che ha segnato il Canada! La gioia per il fatto in sé si bilancia con la delusione per essermelo perso. Torno al mio posto che il tempo è cominciato da quasi 2'. Le yankee attaccano furiosamente: vedo da vicino almeno due miracoli del portiere canadese, Ann-Renee Desbiens (magari dovrei dire "portiera", ma mi fa pensare troppo a un palazzo), più altre parate di cui non ho la competenza per valutare la difficoltà. Anche le canadesi hanno le loro occasioni, e anche i loro tifosi si fanno più sentire: tempo molto intenso, finisce 1-0 e con 27 tiri in porta, quasi il doppio del primo tempo.




Nel secondo intervallo faccio un giro, soprattutto per vedere i tifosi, e rientro circa 3 minuti prima della ripresa. Partono in attacco gli USA, ma man mano si fanno sempre più avanti le canadesi, che hanno più occasioni. A 6'30" dalla fine c'è una penalità USA, all'inizio decisa come maggiore e poi declassata a 2 minuti dopo il VAR (io, e credo molti altri, avevamo capito che non avessero deciso nessuna penalità): le canadesi mancano molte occasioni, sia durante la superiorità numerica che dopo. Mi sa  però che l'adagio "gol mancato, gol subito" vale anche nell'hockey: sono le statunitensi a segnare a 2' dalla fine, con una deviazione (di un'attaccante) di un tiro da lontano.


Si va al supplementare (per la quinta partita consecutiva, tra uomini e donne), e stavolta decido di restare al mio posto nell'intervallo, anche perché pensavo fosse più breve, invece è di 18'. Informano che il supplementare sarà di 20 minuti (massimo, c'è sempre il "sudden death", quello che nel calcio si chiamava golden gol) con squadre ridotte a tre giocatrici di movimento: è una sorpresa per tanti, non solo per me. Si riparte: attaccano più le statunitensi, ma le canadesi vanno più vicino al gol in contropiede, e quasi tutto il mio settore si alza in piedi quando vanno in attacco. Dopo 4 minuti saranno però gli USA a trovare il gol in contropiede: si riversano tutte in campo, buttando caschi e bastoni, mentre le canadesi si rintanano in panchina.




Stendono i tappeti per la premiazione: qualcuno se ne va (naturalmente, soprattutto canadesi), ma i più si fermano. Entrano i  militari con le bandiere, poi i premiatori: sono sei, tre del CIO (che la speaker italiana chiama IOC, scordandosi di tradurre la sigla) e tre della federazione di hockey. Per ultime entrano le svizzere, medaglia di bronzo. Consegnano le medaglie in ordine di numero, presentando le atlete una a una. Dalle facce (inquadrate sullo schermo) di svizzere e canadesi si nota come il bronzo dia spesso più gioia dell'argento, ma neanche le statunitensi sembrano felici come le svizzere. Dopo la premiazione della loro squadra molti canadesi se ne vanno, io vado mentre suona l'inno USA e si sente qualcuno cantarlo.






La coda per la navetta all'inizio prosegue spedita, poi verso la fine c'è uno stop. Ci sono alcune troupe che intervistano gli spettatori: una signora racconta che era l'Associated Press. Anche in centro, fermandomi a mangiare, incontro molti canadesi. E domani si replica con USA-Slovacchia maschile


venerdì 13 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: hockey maschile, Canada-Cechia (12-02-2026)

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Scendendo dalla metro, e anche nella zona di Rogoredo, s’incontrano spettatori della partita precedente, molti più svizzeri che francesi. Per la navetta non c’è praticamente coda: salgo subito e mi siedo anche. Anche la coda per i controlli è rapida: vedo che hanno sequestrato parecchi ombrelli lunghi, io di solito ne porto uno pieghevole nello zaino e non ho mai avuto problemi, ma stavolta comunque non avevo lo zaino.

Si vedono molti più cechi che canadesi, ma anche finlandesi, slovacchi, americani e tedeschi. O meglio: persone con la maglia delle rispettive squadre: qualcuno di questi ho poi sentito che era italiano. La maglia più diffusa è quella di Cosby, ma ci sono anche maglie storiche, da Gretsky a (soprattutto) Jagr. Sulle tribune i canadesi sono un po’ di più di quanto non sembrava da fuori, ma i cechi prevalgono nettamente. Si vede anche dal tifo: all’ingresso la squadra canadese riceve più fischi che applausi e almeno per i primi due quarti quando i canadesi proveranno a fare un coro saranno sovrastati dai cechi.




Sono dallo stesso lato di ieri, solo nell’angolo opposto e due file più in alto. Attorno a me un po’ più canadesi che cechi. Dietro di me un americano e un finlandese che parleranno quasi tutto il tempo, anche di Italia-Svezia: diranno che la forza dell’Italia è nell’allenatore. Si parte, e nel primo tempo dal mio lato attacca la Cechia. Gioco molto, molto fisico (insomma, botte da orbi), decisamente più di ieri. All’8’ il Canada segna in contropiede, ma il gol viene annullato per un fallo precedente, che causa una penalità. La Cechia si fa coraggio e, dopo una prevalenza iniziale canadese, la partita diventa più equilibrata. A 5 secondi dalla fine del tempo, però, il Canada va in vantaggio con un tiro da fuori angolato.




Nel primo intervallo penso di stare fuori poco, ma esco nel piazzale (dove incontro anche poliziotti del Qatar, chissà che ci fanno alle Olimpiadi) e ho la malaugurata idea di prendermi un caffè, che non si rivelerà neanche tanto buono: i tempi sono lunghi e così rientro che il secondo tempo è cominciato da 53 secondi (ma almeno non ci sono stati gol). Il Canada attacca un po’ di più, anche se i tiri in porta rimarranno equilibrati, e dopo 6’ segna un gol in mischia, che non vedo bene perché sono impegnato a seguire i risultati del pattinaggio di velocità, dove pochi secondi dopo la Lollobrigida avrebbe vinto l’oro. A 2’30” dalla fine del tempo il canadese Horvat prende il disco nella propria metà campo, si fa tutto il campo e segna, eppure danno due assist: per un profano come me suona strano, anche se so che nell’hockey il concetto di assist è più ampio che nel calcio o nel basket.


Nel secondo intervallo visito il settore dove vedrò la finale femminile (poi vedrò anche una semifinale maschile, esattamente da una fila sopra il mio posto di oggi): scopro che è esattamente dalla parte opposta. Stavolta riesco comunque a rientrare con ampio anticipo sulla ripresa. Nel terzo tempo il Canada dilaga: segna altre due volte (e l’ultimo gol non riesco a capire da dove sia entrato, nemmeno al replay) mentre la Cechia non è mai pericolosa. Dal 4-0 in poi si sente solo il tifo canadese: solo negli ultimi minuti i cechi tenteranno una riscossa ma sono rimasti in pochi. A 3-4 minuti dalla fine il palazzetto comincia a svuotarsi.




Finisce 5-0, ma al contrario delle altre partite che avevo visto finora, il conto dei tiri in porta è più equilibrato del risultato: 36-26 e fino a buona parte del terzo tempo era quasi pari. Appena uscito mi collego con Discovery per seguire il finale della staffetta di slittino, dove vinciamo il bronzo. La coda per le navette è più breve delle altre volte. Devo già far rotta su Livigno per lo snowboard cross di domani.