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sabato 3 agosto 2024

Olimpiadi di Parigi: atletica (02-08-2024)

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Arrivo alla fermata della metro (che non è quella raccomandata dalla guida, ma mi consentiva di arrivare dall'albergo senza cambi) che manca mezz'ora all'inizio e mi chiedo "basterà?". Fossero Mondiali o Europei, non mi preoccuperei più di tanto di perdere una o due serie dei 100 del decathlon, ma la mia prima sessione di atletica alle Olimpiadi voglio vederla tutta. Alla fine del viale c'è un primo controllo degli zaini da parte della polizia, con perquisizione personale: mi toccano anche il bottone dei pantaloni. Arrivo davanti allo Stade de France e, a differenza di tutte le altre gare finora, il mio ingresso non è il primo che incontro, anzi devo fare quasi mezzo giro incontro allo stadio. Trovo un cancello con una lunga coda e spero che il mio non sia uguale, invece più o meno c'è la stessa coda, ma si smaltisce in fretta. Si passa il biglietto al tornello, è il primo evento in cui non c'è un controllo manuale.


Alla fine arrivo dentro lo stadio 2-3 minuti prima dell'inizio; stanno presentando Bob Beamon e subito dopo partono con la presentazione del decathlon. Il mio posto è nella prima fila del secondo anello (su tre), lontano dal corridoio: penso che sarà un problema alzarsi nel corso della sessione, ma per fortuna non fa caldissimo e quindi non è indispensabile bere, quindi riesco a non fare pause. Il mio settore è tutto pieno, ma in altri settori qualche vuoto c'è: un pienone così per una sessione mattutina, comunque, non l'avevo mai visto, neanche a Londra (dove pure ci si andava vicino). Sono all'altezza della partenza dei 200 metri, ho davanti la balaustra, quindi mi devo spostare leggermente per vedere corsie esterne e buca del lungo, ma sono in ottima posizione per lungo e peso del decathlon: in particolare per una pedana del lungo ho la buca proprio davanti e posso vedere perfettamente stacco e atterraggio.

La fila dietro di me è occupata in buona parte da tedeschi, qualche fila dietro ci sono degli italiani, si vedono anche molti americani, ma appena annunceranno il primo atleta francese, il decatleta Gletty, si vedrà che il tifo di casa è nettamente predominante, Ogni volta che un'atleta di casa scende in pista o in pedana lo stadio esplode, anche nella qualificazione dell'alto festeggeranno ogni salto riuscito delle loro atlete quasi come una medaglia. Devo dire che nel 2003 non mi ricordavo un tifo passionale, ma sarà anche che allora avevano più atleti di vertice e quindi mi sembrava normale si esaltassero per loro.



Si parte quindi coi 100 del decathlon. Dopo la prima serie, annunciano il primo gruppo delle qualificazioni del martello, Il tabellone non riporta i risultati; penso a un malfunzionamento, ma poi, quando si attiva, scopro che in realtà non avevano ancora cominciato, erano lanci di riscaldamento. Ci sono poi le qualificazioni dell'alto donne (senza italiane, che tristezza), che si svolgono dal lato opposto rispetto al mio, ma col mio vecchio binocolo, comprato proprio qui in occasione dei Mondiali 2003, riesco ancora a seguirle. Si parte da 1,83 e già escono in 2, tra cui la Levchenko, sempre più l'ombra della campionessa che era. A 1,88 escono in 5 e Cunningham e Topic si salvano alla terza, così come a 1,92, dove rimangono in 14 ed escono, tra le altre, Demireva e Lake. Si va a 1,95 (la qualificazione sarebbe stata a 1,97), che superano solo in 6: rimane fuori solo la Onnen, che oltre a 1,88 e 1,92 alla terza aveva fatto anche 1,83 alla seconda.

C'è poi il turno preliminare dei 100, che per definizione comprende solo atlete che sono le uniche dei loro paesi: di alcuni mi meraviglio che non abbiano atlete qualificate, soprattutto Grenada, che negli uomini ha tanti atleti di alto livello. Si arriva poi alla prima gara con italiani: i 1500. Prima Meslek e poi Riva crolleranno nel finale e arriveranno staccati, ma forse, visto che non sarebbero passati, si sono riservati per il recupero. In mezzo c'è stato però Arese, che è sempre rimasto coi primi e in una volatona mi ha dato anche l'impressione di vincere, ma in realtà era arrivato terzo. In queste prime gare bisogna anche abituarsi alle nuove maglie, che rendono alcuni paesi difficilmente riconoscibili. I più irriconoscibili sono i britannici, in nero, poi i tedeschi hanno un ocra che ricorda più l'Australia, gli italiani un azzurro sbiadito, gli americani sono un po' in grigio un po' in blu, i norvegesi un po' in bianco e un po' in blu, i decatleti cambieranno anche nel corso della competizione.



Si arriva al primo turno "vero" dei 100. Io sono completamente dalla parte opposta, quindi faccio fatica a distinguere i piazzamenti all'arrivo, soprattutto delle atlete nelle corsie esterne. Nella prima batteria Sha'Carri spara subito 10.95 frenando nel finale, nella seconda la Dosso parte bene, poi tiene il terzo posto, ma con 11.30: alla fine 7 atlete saranno eliminate con tempi migliori (ma la sua era anche la batteria col vento peggiore). In 6 batterie ci sarà almeno un'atleta sotto gli 11", in una addirittura due (Ta Lou e Fraser-Pryce).

Intanto il decathlon era proseguito prima col lungo, poi col peso. In entrambi i casi, la pedana dei migliori era quella più vicina a me, Nel lungo, Skotheim arriva a 8,03, Neugebauer a 7,98 e io vedo bene i loro stacchi al limite, nel peso i francesi si esaltano per Gletty, che fa la miglior misura davanti a Neugebauer, che chiude la mattinata in testa.



Finita la sessione, decido di tornare a casa a riposare, e vedendo la coda per entrare nella metro mi chiedo se ho fatto la scelta giusta, Al ritorno per la sessione serale, ho ancora meno margine della mattina: rischio seriamente di vedere cominciato almeno l'alto del decathlon. Davanti ai cancelli, una volontaria ci fa presente che non è obbligatorio entrare dall'ingresso segnato sul biglietto: decido quindi di entrare al primo cancello che trovo e di spostarmi poi dentro lo stadio, visto che si risparmia strada. Il controllo della borsa è il più accurato che abbia mai subito qui: mi fanno aprire tre tasche, di solito si accontentano di una o due (sono in tutto quattro, probabilmente della quarta non se n'era accorto). Mi affaccio nello stadio che le gare devono ancora cominciare, ma stavolta devo proprio prendermi da bere, quindi mi perdo qualche salto del decathlon.

Sono nella prima curva, leggermente più in alto rispetto a stamattina. Vedo  quindi molto bene l'alto del decathlon (coi ritti che si colorano secondo l'esito del salto), ma più o meno male tutto il resto, il peso è dall'altra parte, il triplo lo vedo di spalle e quindi non riesco a farmi un'idea delle misure, anche per le gare su pista non ho una buona prospettiva per i piazzamenti all'arrivo. Per di più, vedo un solo tabellone- Accanto a me ci sono francesi, da entrambi i lati, ma nei dintorni si vedono tedeschi, spagnoli, qualche australiano e un'irlandese. Di fronte si vede un settore di irlandesi e quando annunceranno la staffetta si vedrà che sono davvero tanti, in tutto lo stadio. In quell'occasione si faranno vedere anche i britannici. In giro si incontrano sempre molti americani e anche portoricani.


La prima gara su pista sono le batterie dei 5000: bravissima la Battocletti nella prima, dove fa una corsa di testa e arriva subito dietro a Kipyegon e Hassan, nella seconda invece la Del Buono tiene fino a 3 giri dalla fine, ma poi cede. Partono poi le qualificazioni del triplo donne: come dicevo, non vedo gran che, l'unico modo che ho per farmi un'idea della misura è vedere quanto vicine alla buca arrivino con lo step. Con questo criterio, il primo salto della Derkach mi sembra buono e infatti prima le immagini, poi la misura lo confermano: 14,19. Visto che questa misura dovrebbe garantirle le qualificazione, da allora mi disinteresso quasi completamente delle gara: leggerò poi che ha fatto anche 14,35. Solo nel finale lo speaker richiama l'attenzione sulla Orji che rischia l'eliminazione, ma poi si qualifica, In tutti i concorsi, il tabellone dà sempre la misura che serve per qualificarsi, anche all'inizio, quand'è poco significativa.


Vedo invece bene la pedana del disco: vedo la Osakue in riscaldamento fare un lancio attorno alla fettuccia della qualificazione (64 metri), ma penso che l'aveva fatto anche agli Europei, ma stavolta si confermerà in gara, con 63,11 al secondo lancio. Ci si accorge che la gara è cominciata solo quando la Altman va molto oltre la qualificazione (69,59) e una cosa simile succederà nel secondo gruppo.

Si arriva alla staffetta mista e si parte subito col record del mondo degli americani nella prima  batteria. Grande entusiasmo dei francesi, che arrivano secondi. Nella seconda batteria si entusiasmano i britannici che vincono, mentre gli irlandesi, nonostante il tifo, non sono mai in partita. L'Italia conquista la qualificazione nel finale, superando la Nigeria.


Finita la staffetta mista pensavo di andarmi a prendere qualcosa, ma rimango a guardare l'epilogo dell'alto del decatlon, che finisce poco prima delle batterie degli 800. Decido di allontanarmi comunque, visto che la prima italiana è nella terza, ma torno subito perché c'è troppa coda ai chioschi. Riesco quindi a vedere anche la prima batteria. Delle italiane, la Coiro sfiora la qualificazione e fa il personale, la Bellò rimane più lontana. Non ho capito bene in che cosa trasformi "Coiro" lo speaker in inglese, mi sembra "Coairo", anche stavolta ha le sue pronunce orrende: "Iurena" (Urena), Gàrcia", "Coul"  (Kaul).

Comincia la gara clou della serata per noi: le qualificazioni del peso maschile. Dalla mia posizione posso solo vedere se un lancio è prima o dopo le due fettucce (20m e la qualificazione a 21,35), ma se è in mezzo alle due non ho idea se sia più vicina all'una o all'altra. Il primo lancio di Fabbri è peggio di come mi era sembrato: 20,44 e infatti già alla fine del primo turno sarebbe eliminato. Il secondo sembra molto buono, ma è nullo. Penso che anche a Budapest si era qualificato solo al terzo tentativo e infatti non solo si qualifica, ma fa la miglior misura.


Ci sarebbero poi i 400 del decathlon, ma prima della partenza della prima serie si sente un coro che all'inizio non capisco, che non smette, tanto che devono rinviare la partenza. Ottenere il silenzio per lo starter è spesso difficile, come avevo visto nel nuoto, già una volta era partito un "Allez les bleus" con gli atleti già sui blocchi. Quando vedo il mio vicino guardare il nuoto sul telefonino, capisco: è "Allez Leon", dedicato al nuotatore Marchand, che sta vincendo la sua quarta medaglia d'oro. Per fortuna erano 200 misti, non 1500, quindi dopo due minuti si può riprendere.

Alla fine delle tre serie dei 400 i concorsi sono già finiti da un po': c'è quindi una pausa prima dei 10.000. Provo di nuovo a prendermi da mangiare: stavolta non c'è coda, ma non è rimasto più niente. Partono i 10,000, unica finale della giornata: i francesi sostengo incessantemente i loro Gressier e Schrub, che all'inizio rimangono tra i primi (verso metà gara Schrub scoppierà e si ritirerà). Mi accorgo che alle squadre irriconoscibili va aggiunto il Kenia: solo confrontando quello che vedo coi piazzamenti sul tabellone capisco che sono loro, hanno una maglia simile a quelle della Diamond League, che non c'entra niente con la loro tradizione. Si parte sparati, grazie agli etiopi: primo km in 2'43", non avevo mai visto un 10.000  a questi livelli senza una fase iniziale tattica. Si va avanti a 2'42 o meno al km fino al 7°, solo all'8° si rallenta un po' e il gruppo di testa si ricompatta, anche Gressier rientra. A 3 giri dalla fne si accelera di nuovo, ai 300 metri parte Cheptegei e mantiene la testa fino alla fine, resistendo al ritorno di Aregawi e Fisher, rispettivamente argento e bronzo. I francesi festeggiano il 13° posto di Gressier (comunque con record nazionale, sotto i 27') come fosse una medaglia.









Vedo i festeggiamenti dei medagliati e degli etiopi e vado, mentre molti si soffermano ancora. Esco dallo stadio mentre risuona "I will survive", per accorgermi poco dopo che sto andando verso la metro sbagliata e dove tornare indietro, facendomi largo tra tutti quelli che vanno nell'altro senso

La mia esperienza olimpica finisce qui, e questo provoca un gran senso di vuoto, ma penso che rimane una settimana di Olimpiadi e che guardarle in TV ha almeno il vantaggio che si possono seguire più gare.


giovedì 1 agosto 2024

Olimpiadi di Parigi: tennis tavolo e pallavolo (31-07-2024)

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 Oggi era prevista una giornata sotto casa: mattina tennis tavolo e pomeriggio pallavolo, entrambi all'Arena Paris Sud (palazzetti diversi), secondo la guida a una fermata di metro. In realtà scopro che non era così sotto casa: arrivati alla fermata indicata bisognava camminare per quasi 2 km, era più vicino arrivare a piedi direttamente dall'albergo. Arrivo quindi all'ingresso che sono già le 10, l'orario di inizio. Anche i controlli delle borse sono i più accurati, e di conseguenza lunghi, che abbia incontrato finora: mi esaminano anche l'ombrello. Per di più il mio palazzetto è il più lontano del complesso (o meglio, il suo ingresso, scoprirò all'uscita che l'altro lato era molto più vicino): ci sarebbe anche un tapis roulant, ma non funziona, e il mio settore è il più lontano dall'ingresso. Di passaggio, tifosi cinesi distribuiscono cartoncini che inneggiano a Fan Zhenyong, n. 2 del tabellone, impegnato alle 12. Salito in tribuna fatico anche a trovare il mio posto e ho bisogno d'assistenza, in quanto i numeri sono sull'interno dei seggiolini e quando sono occupati non si vedono.





Appena do un'occhiata ai campi, mi rendo conto che per un neofita come me non sarà facile capirci qualcosa. Avevo già visto la finale degli Europei 2022 , ma in quanto finale, era una partita singola, stavolta ce ne sono quattro affiancate: si sentono spesso urla e il problema è capire a quale incontro sono associate. Anche i punteggi, naturalmente, non vengono detti: ci sono i tabelloni accanto ad a ogni campo (ma quello lontano non sempre si legge bene) e ce n'è uno riepilogativo vicino al mio settore, ma i campi non sono nell'ordine in cui si trovano (scoprirò poi che sono in ordine di numero di campo, e campi 1 e 2 sono quelli centrali).

Sono tutto da un lato, quindi vedo molto bene un incontro, ma per quello più lontano ci vuole un binocolo. Dal più vicino al più lontano per me gli incontri sono tra una coreana e un'ungherese, una giapponese e una di Hong Kong, un cinese e uno svedese e un britannico e uno sloveno. All'inizio penso di guardare solo quello più vicino a me, ma non si può, le urla dagli altri campi ti distraggono troppo. Presto capirò che la maggior parte delle urla si riferiscono all'incontro tra il cinese Wang (che scoprirò poi essere la testa di serie n.1) e lo svedese Moregard, sorprendentemente in vantaggio. Il cinese ha il sostegno dei numerosi connazionali presenti, lo svedese quello del resto del pubblico, non solo degli svedesi, anch'essi piuttosto numerosi. Del resto, anch'io capisco che è quello di livello più alto. Anche il tifo dei britannici per il loro giocatore si fa sentire. Gli altri tre incontri finiscono quasi tutti assieme, nonostante fossero uno i 4 set, uno in 5 uno in 6: ci si può concentrare su Wang-Moregard, vinto poi dallo svedese in 6 set. Il vincitore si inginocchia e tutto il pubblico lo applaude.






Usciti gli ultimi due giocatori della prima tornata, entrano subito quelli della seconda tornata. Quasi nessuno lascia il posto, quindi neanch'io lo faccio per non dovermi fare largo. Qui l'incontro più seguito sarà quello tra l'iraniano Alamiyan e il giapponese Morimoto: entrambi hanno molti fan nel mio settore, probabilmente l'iraniano di più, ma quelli del giapponese (tra cui il mio vicino, che non è giapponese) si fanno molto sentire. L'iraniano è divertente: ha colpi poco ortodossi e fa grandi recuperi, ma sbaglia anche molto e si ritrova sotto 3-1. Nel quinto set si riprende, ma finisce col perdere 4-2. Cerco di dare un'occhiata anche alla n.1 del mondo, la cinese Sun, che domina una lussemburghese anche lei di origine cinese: 4-0. con solo il terzo set combattuto. Soprattutto nelle pause degli altri, do un'occhiata anche all'incontro più lontano da me, quello tra l'indiana Akula e Zeng di Singapore: l'indiana, favorita, si trova sotto 2-1, ma poi vince 4-2. Come penso molti, seguirò invece poco l'incontro più vicino a me, quello tra il danese Lind e il polacco Redzinski, che pure, da quello che si intravede, ha tratti molto spettacolari. Otterrà attenzioni solo quando, ormai al 7° set, rimarrà l'unico incontro; vincerà il danese

Terza tornata di incontri, dove c'è il clou per la maggior parte degli spettatori: la francese Yuan contro una canadese anch'essa di origine asiatica. Solo adesso mi rendo conto di come i francesi siano ancora nettamente in maggioranza, nonostante la forte presenza internazionale, soprattutto cinese. Sosterranno la loro giocatrice, oltre che col solito coro "Allez les bleus", anche con "chi non salta non è francese" e durante il quarto set, col gioco in corso, si metteranno a cantare la Marsigliese (del resto, non siamo mica al tennis...). Anch'io seguo soprattutto l'incontro della francese, sia perché è il più vicino a me, sia perché è quello che suscita più reazioni del pubblico, ma non è certo il più spettacolare: gioco monocorde, diagonali vicino al tavolo fino a quando qualcuna non sbaglia. C'è anche Fan, impegnato contro uno di Hong Kong, che domina due set, ne perde uno e poi torna a dominare: 4-1. Cerco di seguire anche l'incontro più lontano da me, dove l'egiziana Meshref resiste alla testa di serie n.3, la giapponese Hayata: finisce 4-0, ma tre set sono molto combattuti, il primo finisce 15-13. L'incontro più interessante è quello tra l'americano Jha e il greco Goumis: il greco ha dei colpi molto particolari, che sembrano più da tennis che da tennis tavolo. Perde però i primi tre set, ma poi ne vince due e così la loro partita rimane l'ultima. Alcuni francese se ne sono andati dopo l'uscita della loro giocatrice, ma la maggior parte sono rimasti. Finisce 4-2 per l'americano.





Faccio avanti e indietro dall'albergo, e verso le 17 sono di nuovo in zona. Peraltro, l'arena 1, dove si svolge l'incontro di pallavolo Serbia-Stati Uniti, e anche un po' più lontana di quella di stamattina. A sapere prima che c'era tutta questa strada da fare avrei considerato di fermarmi in zona, ma avrei dovuto portarmi il PC e poi non so dove avrei potuto sistemarmi. Ho deciso di lasciare in albergo lo zaino, quindi almeno entro subito, senza controlli. Entrati nel palazzetto, sento un gelo, come già stamattina, ma per fortuna in tribuna la temperatura è più normale. Ci metto un attimo a trovare il mio posto, ma una volta tanto è un posto di corridoio.

Quando arrivo al mio posto, il punteggio è 6-4 per gli USA. Gli speaker stanno spiegando la coreografia da fare in caso di un bel muro ("monster block"), poi spiegheranno quella per l'ace e per una bella schiacciata ("super spike"). Il leit-motiv della partita sarà proprio questo: tante coreografie e intrattenimenti vari, tanto da far perdere di vista la partita in sé. La tensione agonistica si sentirà quasi solo nel quinto set. Ci verrà chiesto anche di muovere le braccia a destra e a sinistra, da sole o con le torce dei telefonini (e quasi tutti obbediranno, me compreso) e tra il terzo e il quarto set ci sarà anche un karaoke.


Ci sono molti americani, sicuramente molto più che serbi, ma sono rappresentate tante nazionalità, forse è il pubblico più internazionale che abbia visto qui (ma magari è un'impressione per via del fatto che i francesi, non essendo coinvolti, non si facevano sentire). A un certo punto ci chiederanno di mostrare le bandiere, e se ne vedranno di tantissimi paesi: dopo l'americana e la francese, forse la più presente è quella del Messico, sicuramente più della serba.



Nel primo set, dopo una prima parte equilibrata, le americane si portano sul 22-14, un po' per merito loro, ma molto grazie a errori delle avversarie, poi chiudono 25-17. Andamento simile nel secondo set: la Serbia fa alcune belle azioni e si porta in vantaggio, ma poi comincia a sbagliare e le americane prendono il largo vincendo 25-20. Nei primi due intervalli tra un set e l'altro si esibisce un ballerino-contorsionista. Nel terzo set il livello sale di molto: su 45 punti, solo 8 saranno dovuti a errori. Si vedono molti scambi lunghi e spettacolari, la Serbia mostra quello che sa fare e vince 25-20. Quando la Serbia prende il largo, per la prima volta si sente il tifo degli americani. Nel quarto set la prevalenza della Serbia è ancora più netta, le americane sembrano non sapere cosa fare per fermarle: finisce 25-14.

Si arriva così al quinto set che, come dicevo, è l'unico dove si sente il tifo a ogni punto, soprattutto quello per gli USA, ma anche quello per la Serbia, non solo dei serbi: anche la mia vicina sostiene la Serbia, ma parla inglese. Anche lo speaker inciterà a sostenere le une o le altre. Nella prima metà del set la Serbia è quasi sempre in vantaggio, fino a 8-5, poi gli USA rimontano, fanno il sorpasso sul 9-8 e prendono il largo, con la Serbia che sembra non essere più in grado di difendere. Arrivano al 14-11: pubblico tutti in piedi per i tre match point, ma i primi due li annullerà la Serbia, il terzo lo sprecheranno le americane con un pasticcio in difesa. Al quinto match point, sul 16-15, per due volte le serbe recuperano quando sembra fatta per le americane, ma alla fine tirano una schiacciata fuori, Finisce quindi 17-15.





All'uscita ci si incrocia con il pubblico delle sessioni successive nei vari palazzetti, dopo cena incontrerò un corteo di tifosi polacchi. che vanno alla partita di pallavolo successiva, Polonia-Kenia.



Domani altro giorno di camminate: mi aspetta il golf.



mercoledì 31 luglio 2024

Olimpiadi di Parigi: canottaggio e nuoto (30-07-2024)

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 E il giorno finalmente è arrivato, per la prima volta in vita mia ho visto un italiano vincere una medaglia alle Olimpiadi. 12 anni fa, a Londra, avevo visto preparare la medaglia ed arrivare alla certezza di vincere almeno l'argento, ma non avevo visto il finale. Grazie, Greg Paltrinieri, anche se per un attimo abbiamo sperato andasse ancora meglio, è un'altra medaglia che corona una carriera fantastica.




Ma cominciamo dall'inizio. La giornata era cominciata presto (decisamente troppo) con la sessione di canottaggio. Arrivo alla stazione di partenza delle navette verso le 9,15, ormai è chiaro che la vedrò cominciata (l'inizio era alle 9,30). C'è comunque un po' di gente che arriva a quest'ora. Tra questi, i familiari di Nicolas Kohl, del quattro senza italiano, che incontro sulla navetta: in tutto il mio soggiorno parigino, finora, non avevo mai visto così tanti italiani assieme. Arrivata la navetta, c'è ancora un bel pezzo da fare (al ritorno lo misurerò: sono circa 1250 metri): quando ero stato a vedere la canoa fluviale, avevo visto che il bacino delle acque ferme era più lontano, ma non pensavo di così tanto.

Entro che sono quasi le 10 e fa già molto caldo, guardo dove sia il mio posto e scopro... di non avere un posto: sono posti in piedi! Torno a chiedermi chi me l'ha fatto fare, dopo che l'avevo già fatto al momento di alzarmi. E' in corso il quarto quarto di finale del singolo donne: mi sistemo nel primo posto che trovo, verso la boa dei 1500 metri, aspettando che passino. Finito, faccio per allontanarmi, ma vedo che sta già per partire il primo quarto di finale del singolo maschile. Le gare sono praticamente a ciclo continuo: le partenze sono ogni 10 minuti, il che vuol dire che tra l'arrivo di una e la partenza della successiva ci sono circa 3 minuti, ma non si notano: proclamato il risultato ufficiale di una gara, cominciano la presentazione della successiva.





Vado qualche metro più verso la partenza, e da lì vedo i primi due quarti del singolo, noto che il periodo in cui le barche sono in vista è di circa 2 minuti. Poi devo proprio andare a prendermi da bere e in bagno. Al ritorno, cerco un sistemazione migliore: trovo un posto meno affollato, dove posso anche sedermi quando le barche sono lontane. Ha però il difetto di essere lontano dagli schermi, per cui per la maggior parte del tempo per sapere i piazzamenti bisogna fare affidamento sullo speaker. Da questa posizione le barche sono visibili da poco prima di metà gara fino quasi all'arrivo, ma il tratto in cui la prospettiva consente di capire i piazzamenti è molto più breve, non più di 250-300 metri. Attorno a me solo francesi, più avanti una famiglia olandese: dopo i locali, le nazionalità più presenti sono olandesi e danesi.




Si arriva alla prima gara sia per noi, sia per i francesi: la prima semifinale del doppio femminile. I francesi si esaltano per il loro equipaggio che è sempre in posizione da qualifica (prime tre) e a tratti sembra poter attaccare il primo posto. Festeggiano la qualificazione con  "chi non salta non è francese" (si sentirà anche stasera al nuoto). L'Italia rimane ultima tutto il tempo e nel finale perde anche contatto con la penultima. Dopo le semifinali del doppio maschile, con la Francia che non si qualifica e l'Italia assente, i francesi attorno a me se ne vanno e quindi posso avanzare fin quasi alla prima fila. Vedo i recuperi del quattro senza, prima femminile (senza l'Italia) e poi maschile, dove ci prendiamo la rivincita sulla Francia: l'Italia è in testa tutto il tempo, dopo che mi è passata davanti mi sembra la stiano raggiungendo Romania e Francia, ma è prospettiva, in realtà siamo saldamente in testa e vinciamo su Romania e Francia, che rimane quindi fuori (passavano in due).



Finite le gare, c'è da tornare alla partenza delle navette in un caldo devastante. La fila per le navette è lunga, ma si smaltisce in un quarto d'ora: confermo che si tratta del servizio di navette più efficiente che abbia mai visto.

Nel primo pomeriggio visito il Parc des Nations, il villaggio che ospita le "case" di diversi paesi. Ho visitato quelle di Colombia e Messico, tra le poche a ingresso libero, ossia che non richiedesse né un pagamento, né una registrazione. Bella esperienza, peccato avere poco tempo.




E si arriva alla sessione serale, con il nuoto. Arrivo a La Defense con un buon margine, quasi un'ora, ma 10 minuti passano per arrivare dalla fermata della metro all'arena e altrettanti in coda all'ingresso. Sono comunque dentro l'arena poco prima delle 20: decido quindi di prendermi da mangiare. Non si rivela una buona idea: non ci capiamo e invece del toast al curry che avevo ordinato mi danno due birre. Quando riesco ad avere il toast, scopro che non mi piace e lo butto.



Alla fine il margine e quasi esaurito, arrivo al mio ingresso che mancano 10 minuti. Apro la porta e mi trovo davanti la vasca, vicinissima, solo pochi gradini più in basso. In realtà non vedo molto perché stanno facendo un gioco di luce, ma quando le luci si accendono vedo meglio quanto sia vicino, e lo rimarrò anche salito al mio posto. I posti vicino a me sono già occupati, ma nella fila ne rimane qualcuno libero, Poi si riempirà, ma in altri settori rimarrà qualche vuoto, anche se credo che il settore con più vuoti fosse quello degli atleti. Accanto a me, da un lato francesi, dall'altro degli asiatici che quando annunceranno il loro atleta (nei 200 farfalla) scoprirò essere di Taiwan. Nella mia fila ci sono anche cinesi della Repubblica Popolare e persino colombiani (la Colombia non era rappresentata). Nella fila davanti, americani e britannici, attorno, australiani e, si vedrà negli 800 sl, anche molti irlandesi. Nelle prime file del mio settore c'erano anche numerosi italiani.


Già quando annunciano i partecipanti alla prima gara, si vede che, dopo i francesi, i più numerosi sono americani e britannici, ma sono numerosi anche gli australiani e, come dicevo, gli irlandesi, Quando annunceranno Noè Ponti si vedrà che c'è anche una buona rappresentanza di svizzeri. Anche i cinesi sono più di ieri al tiro con l'arco (ieri sono andato a vedere l'arco a squadre, ma per problemi tecnici col PC non ne ho potuto scrivere). Tra i paesi di tradizione natatoria, sono invece sottorappresentati Ungheria, Canada e Svezia. La prima credo sia addirittura l'unico paese rappresentato, oltre al Kirghizistan, di cui non ho visto neanche una bandiera: ne ho visto anche una delle Filippine e un gruppetto dell'Islanda. Ma il tifo più forte è sempre quello di casa: i francesi si esaltano soprattutto per Marchand, il campione dei 400 misti, che gareggia prima nei 200 farfalla, vincendo la semifinale e arrivando il finale col secondo tempo, e poi anche nei 200 rana (e la prima volta che vedo uno gareggiare nella rana e un altro stile), dove farà il miglior tempo. Nella rana scandiranno anche il ritmo di ogni sua bracciata. A volte l'entusiasmo (non solo dei francesi) è tale che si fatica a ottenere il silenzio per la partenza.



Mi accorgo presto che la mia posizione, dietro la vasca lato partenze, è ottima, per l'appunto, per vedere l'ingresso dei nuotatori, la loro preparazione e la partenza (scoprirò poi che consente di vederli da molto vicino, dopo la gara, perché devono passare dal tavolo proprio davanti al mio settore per prendere il pass per la zona mista), ma non consente molto di capire come stia andando la gara, soprattutto in quelle sprint, dove i distacchi sono minori, tranne un po' al momento del tocco. Infatti nella prima gara, le semifinali dei 100 sl, non capirò molto di come stesse andando Miressi, che rimarrà fuori dalla finale per 1/100. Nella seconda, i 200 farfalla, va meglio: nella seconda semifinale vedo che Malek prende il largo. Si arriva alla prima finale, quella dei 100 dorso donne, dove guardando col binocolo mi accorgo che l'australiana McKeown è la prima a toccare.







E si arriva alla gara di Paltrinieri. Dopo i primi 100, dove sono tutti vicini e non si capisce niente, mi accorgo che è dietro ai due nelle corsie accanto, l'irlandese Wiffen e l'americano Finke, ma ai 400 vedo che si è avvicinato, e infatti e risalito dal sesto al quarto posto. Ai 450 è ancora dietro a Finke e Wiffen, ma davanti a tutti gli altri, ai 500 è secondo, ai 600 è in testa e ai 700 ha un buon margine. Nella penultima vasca, però, prima Wiffen, poi Finke cominciano a rimontare. Nell'ultima vasca il mio settore è quasi tutto in piedi e si sente tantissimo il tifo irlandese. Alla fine sono loro a festeggiare e Paltrinieri è terzo: grande gara comunque.



Segue la premiazione dei 100 dorso: il podio è dal lato opposto al mio, mente dal mio lato si alzano le bandiere sui pennoni che vengono calati dal soffitto. Suona l'inno australiano, che a un orecchio italiano ricorda, nell'attacco, "Quel mazzolin di fiori", e non si sente nessuno cantarlo, nonostante gli australiani presenti siano tanti (il testo esiste, ho controllato). Quando invece suonerà l'inno irlandese, dietro di me lo sentirò cantare piuttosto forte. La pausa coincideva col finale della spada: ho potuto quindi leggere dell'oro dell'Italia e quindi della doppia medaglia della coppia Fiamingo-Paltrinieri.



Dopo le semifinali dei 100 sl donne e dei 200 rana uomini, si chiude con la finale della 4X200, che è a 9 per via di un pari merito. Grande coinvolgimento del pubblico, quasi tutto in piedi, visto che, dopo un tentativo della Germania all'inizio, ben presto si risolve in una lotta a tre fra i paesi più rappresentati nel pubblico dopo la Francia: Gran Bretagna, USA e Australia. Alla fine saranno i britannici a festeggiare.




Finita la staffetta, ci sarebbe ancora la premiazione, ma molti si avviano verso l'uscita. Decido farlo anch'io, visto che devo cenare, tornare in albergo e scrivere, ma nella mia fila non lo fa nessuno, quindi devo farmi largo.

Altra fantastica esperienza in un bellissimo impianto e con uno dei pubblici più internazionali delle Olimpiadi, Domani tennis tavolo e pallavolo, nell'impianto vicino all'albergo.