domenica 21 giugno 2026

Campionati societari di atletica (20-06-2026)

 Per una volta arrivo prima del previsto, soprattutto considerando che ero partito in leggero ritardo. Lo stadio ha già le bandiere e gli addobbi degli Europei. Tra l'esterno e le tribune si incontrano tre poster celebrativi dell'eroe cittadino Furlani. Entrando, mi ritrovo davanti il rettilineo con le barriere dei 110hs: mi rendo conto di quanto siano alte e di come non sarei mai riuscito a superarle con tre passi di rincorsa, nemmeno quand'ero giovane, più magro e con le gambe integre. Vedo un'atleta con una bambina piccola: quando la vedrò in gara capirò che si tratta della Marchetti. Poco più in là incontro anche Andy Diaz.




Nella tribuna principale ci sono tanti posti liberi, ma non so quanti sono tenuti occupati dalle squadre: il pubblico è composto quasi solo da membri delle squadre. Mi sistemo nella metà inferiore, pensando di avere meno probabilità di essere disturbato da gente in piedi. Nel mio settore, l'Enterprise, che comincia male il suo campionato, con una falsa partenza nei 110hs: li sento anche parlare della situazione d'emergenza della 4X400. Alla mia destra, le ragazze della Pro Patria: dopo le sue gare arriverà anche Kelly Doualla. La tribuna di fronte è completamente vuota, ma del resto bisognerebbe proprio essere eroici per andarci: è sotto il sole.

Come dicevo, si parte coi 110hs. Lo speaker deve richiamare più volte la gente a sedersi, prima gentilmente, poi più bruscamente. Come previsto, vince Mulas, unico sotto il 14". Segue una delle gare più attese, i 100hs: la Polzonetti parte subito in testa, seguita dalla Succo, ma nella seconda metà recupera la Carraro, Ci vorrà un po' per sapere i tempi, perché il cronometro non si ferma: Polzonetti 12.94, Carraro 13.02, Succo 13.23. Seguono i 100, prima maschili poi femminili. Tra gli uomini Ianes batte Ceccarelli 10.24-10.26, ma quando escono i risultati ci si accorge che dietro a loro e al lettone dell'Enterprise gli juniores Pagliarini e Pratali si sono migliorati moltissimo: 10.35 e 10.36. Tra le ragazze, Hooper e Doualla rimangono sempre attaccate: la prima vince di 6/100, mi sembravano di meno. La Doualla rimane lontana dal suo personale, ma fa sempre 3/100 del record italiano juniores prima di lei.



Nel frattempo erano cominciati due concorsi: martello femminile e asta maschile. Entrambi avevano un netto favorito, e il pronostico è rispettato. Nel martello c'è qualche intoppo nel primo lancio: molte interruzioni e tabellone spento. La Mbongo parte sotto i 60, poi all'ultimo arriva a 64,53. Nell'asta si parte a 4,20, Oliveri entra a 5,00, quando sono rimasti in 4 (compreso lui) ed è l'unico a superarli. Supera poi 5,30 alla seconda e 5,60 alla terza, risultato di cui credo si siano accorsi in pochi: lo speaker aveva presentato gli altri due tentativi, ma non questo. Prova poi 5,82, il minimo per gli Europei, ma non dà mai l'impressione di potercela fare. Vedo tutto bene: fino al triplo, che si disputa dall'altro lato, userò il binocolo solo per guardare il tabellone.




Dopo i 100 vado al bar. Vedo che hanno anche installato due stazioni di ricarico per le borracce, ma naturalmente non l'ho portata: dovrò ricordarmi di portarla agli Europei. Mi perdo la prima serie dei 400 maschili, ma rientro in tempo per vedere i ragazzi dell'Enterprise esultare per la vittoria del loro Soudassi nella seconda. Segue la gara femminile, col duello Mangione-Bonora, vinto dalla prima 51.77-51.79. Ci sono poi le gare tattiche dei 1500, vinte da Bussotti tra gli uomini e da una burundiana tra le donne, e i 3000 siepi: tra gli uomini vince Cannizzaro in 8'50" e miei vicini apprezzano molto la prova del loro Marquez, terzo nonostante un infortunio, tra le donne i distacchi sono molto netti, con la Colli che vince con 23" sulla seconda e quasi 2'30" sull'ultima.





Intanto, la pedana del martello viene riutilizzata per il disco uomini, senza neanche dover cambiare le fettucce. Anche qui un atleta, Musci, è nettamente superiore; c'è più differenza tra lui e il secondo che tra il secondo e il nono. Accanto, c'è invece una gara combattuta: l'alto donne, vinto dalla Masi con 1,81 alla seconda, sulla De Marchi che si ferma a 1,79. dal lato opposto c'è il triplo donne, e per un bel po' non ci si capisce molto: il tabellone è girato dall'altro lato e sembra che i risultati sul sito siano incomplete, ci sono atlete che risultano aver fatto tre salti e altre nessuno. poi lo speaker spiegherà che saltano prima quelle che hanno scelto la pedana a 9 metri, poi si passa a quelle a 11. Lo speaker sottolinea il personale della Brugnolo a 13,72: arriverà seconda dietro alla Cestonaro con 13,89. Comincia a popolarsi la tribuna di fronte, e considero di andarci anch'io per la gara maschile. Più tardi comincia il concorso che aspettavo di più: il peso femminile, dove, dopo i progressi della Verteramo, sognavo di tornare a vedere un italiana sopra i 17 metri. Invece si fermerà a 16,30, e il salto migliore non lo vedrò neanche.


In pista rimangono le staffette: tra le donne vince la solita Brescia, tra gli uomini Rieti nella prima serie fa un tempo che lo candida alla vittoria, e così sarà, nella seconda Enterprise manca l'ultimo cambio, tra le imprecazioni del coach accanto a me. Si chiude con la marcia: 10000 uomini e 5000 donne contemporaneamente, uomini nelle 4 corsie interne, donne dalla 5 alla 8. Tra le donne, duello Fiorini-Mihai, vinto dalla prima. Tra gli uomini, c'era attesa per il duello Stano-Fortunato, ma all'inizio prende il largo Picchiottino, che sarà raggiunto al quinto km, e superato anche da Cosi, poi riusurperà Cosi, ma entrambi saranno superati da Brigante. Dopo diversi tentativi, alla fine Fortunato riesce a prendere un piccolo vantaggio: vince in 38'48", con 5" di vantaggio. I doppiaggi erano cominciati già al quinto giro: c'è uno che sembra passeggiare, ma mi rendo conto che per me sarebbe tanto tenerne il passo per 1 km correndo. Arriverà a 17' dal primo e 9' dal penultimo.


Verso l'ottavo km. mi ero spostato nell'altra tribuna per seguire il triplo, dopo che del primo salto di Diaz a 17,24 non avevo visto quasi nulla, E' in corso anche il giavellotto maschile, gara sorprendentemente equilibrata, con 6 in 4 metri scarsi. Dall'altra tribuna non si vede il tabellone, per i risultati devo affidarmi allo speaker. All'arrivo mi rendo conto che ormai c'è molta più gente qui che nella tribuna principale. Sono all'altezza dell'atterraggio, ma senza barra metrica non si capisce molto della misura. All'inizio del secondo salto mettono la barra: mi chiedo quanto sia precisa, ma al salto di Diaz misurato a 17,03 scopro che è precisissima. Si è fatto tardi, decido di andare dopo il terzo turno, così l'ultimo salto che vedo è quello di Greco, il 14,92 che gli garantisce la finale. Penso a quando non riuscivo a vederlo nelle qualificazioni dei Mondiali di Mosca, dove era una nelle nostre poche speranze, e scoprii dopo che si era infortunato nel riscaldamento: fu l'inizio del suo calvario.




Ci rivediamo agli Europei: non vedo l'ora.

lunedì 8 giugno 2026

Athletics Golden Gala (04-06-2026)

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I go by public transport and, for once, I get a pleasant surprise: they have restored the tram service. I arrive early, so early that I even hope to watch the programme from the very start, especially since there is no queue either at the first security check or at the turnstiles. They do not even frisk me; they only check backpacks, and I did not bring one. I get in just as the programme has begun: we are at the first round of the men's javelin and there have already been two or three jumps in the women's pole vault.

My seat is in the Tevere stand, south side, that is, at the start of the back straight opposite the finish. In my block there is a group of youngsters from Atletica Arezzo. My seat is occupied, so I sit two seats earlier, but by the time the rightful occupants arrive, mine will have become free. By the start of the TV broadcast, the Tevere stand is fairly full in the stretch between the two entrances (the one at ground level and the higher one), as are the lower half of the two bends (plus the north end of the South bend) and the two sides of the Monte Mario stand. The corner seats and the centre of the Monte Mario, on the other hand, are almost deserted. Still, the usual point remains true: this is one of the largest stadiums on the Diamond League circuit, and the people present would probably be enough to fill Oslo’s Bislett Stadium (and also Ricolfi in Florence).


I am in an excellent position for the javelin: I can see the throwers’ movement very well. So I think I will also have a very good view of the high jump. The sun is a bit in my face, since I brought neither a cap nor sunglasses in order to travel light, but that only lasts about twenty minutes. I will feel the lack of one of the other things I did not bring in order to travel light much more keenly: the power bank. I arrive just as it is the turn of the Sri Lankan javelin thrower Pathirage, cheered on by a group of fellow countrymen in the section in front of mine. He is already leading after the first throw; with his second he goes well beyond the 85-metre tape: 92.62, the eighth-best performance ever! Frattini stays under 75 metres, in last place. Meanwhile, in the pole vault, Molinarolo clears 4.30 on her third attempt and gives the impression that she cannot do more. Instead, she also clears 4.45, again on her third attempt (and I miss it), while the two New Zealanders go out. Five clear 4.60, four clear 4.70 (Noon goes out), and three clear 4.80: Cadbury and Kennedy on the first attempt, Moser on the second. The Briton clears 4.85, which the other two fail, and once she has won, she does not continue. The race ends early: presumably they wanted to avoid interference with the shot put, even though the areas were close together, they did not overlap.


At the end of the javelin I go and get something to eat: there is not much, and many kiosks are closed. There is a hamburger stand, but there is a queue, so I settle for a hot dog. In the meantime, the men’s triple jump has started: the pit is on the far side from me, so it is hard to make much sense of the distance, even if the metric board is visible; you can only get a vague idea, above all from how close the athlete lands to the pit after the step. Hibbert’s first jump looks long, but it is only 16.88; Diaz’s second (after a foul) looks longer, also judging by the crowd’s reaction near the landing area, but I do not think by that much: 17.58. From his reaction and the crowd’s, the fifth looks even better, but in reality it is only one centimetre farther. He still wins comfortably, ahead of the Jamaican Scott, who reaches 17.33 with his last jump.


On the track, after some masters and para-athletics events, it is time for the final of the Palio dei Comuni, a 12X200 mixed relay for middle-school students.The announcer calls out completely wrong lane assignments and bib numbers, but at least the finalists are the right ones. Around halfway, Perugia breaks away and wins. The announcer mentions the presence of the mascot of the European Championships in Rieti and that of the Golden Gala, but I only see them during the medal ceremony. The first official race is the women’s 400, and it feels like going back a few years, with the Italians left behind right from the start: Folorunso seems to be doing better, but in the closing stages Muraro overtakes her. Zapletalova wins with the world lead. Things go better in the 800, with Pernici staying with the group and gaining places in the final stretch, up to third. Seeing the winner’s time, 1:43.66, it becomes clear that the record has not come this time either, but it is still 1:43.97.

The two field events that will give us the greatest satisfaction begin: the men’s high jump and shot put. For the first, I am really in an excellent position, almost exactly level with the uprights. They start at 2.12, which Sioli and two others pass, while all the others get over it at the first attempt; then comes 2.16, which Harrison and another athlete clear only on the third. At 2.20 Harrison goes out; at 2.23 there are three left: Sioli, Portillo of Mexico and Beckford of Jamaica. At 2.26 Sioli gets the first attempt completely wrong, but on the second he clears it comfortably. When Portillo misses his third and hugs him, I realise he has won: Beckford is out as well, I had thought he had saved an attempt. He then clears 2.28 on the second attempt, after just barely missing the first, and then misses 2.31, by a little on the third.

secondo, dopo aver fallito di pochissimo il primo, poi manca i 2,31, al terzo di poco.



The shot put is completely on the opposite side, so I have little sense of the distances: they all seem closer to the 22-metre tape than they actually are. On the third attempt Fabbri really does go beyond it with 22.14, and he will remain the only one, but I miss it. I do see his next throw, 21.79. He wins ahead of Kovacs and Crouser. Three Italian victories: it almost feels normal, and yet it took us more than a decade to get to three wins in the whole Diamond League history.


There is another field event that should have been the highlight, but after Furlani’s withdrawal it draws little interest. The Italian Chillà finishes last; at first it seems to be a contest between Tentoglou and the Bulgarian whose name I will refrain from writing, but in the third round the junior Cuban Hodelin takes the lead with 8.18. Tentoglou will produce 8.20 in the fifth and 8.24 in the sixth, but the Bulgarian will go past him again with 8.26. The final jump, which takes place before the last track race, gets a little more attention.

Meanwhile, on the track, after the 100m hurdles with the Italians predictably at the back but holding their own (Carmassi 12.90, Succo 13.19), one of the headline events arrives: the women’s 5000. Battocletti is one of the most applauded Italians, second only to Jacobs. The race starts relatively tactically, with the athletes not following the pacemakers and the light for the Italian record gradually pulling away. Battocletti stays among the leaders until the third kilometre, then loses ground, eventually dropping back into the penultimate group. I wonder whether she will finish the race at all; instead, in the last two laps she regains a little ground and closes in 14:40, which is still four seconds faster than the second-best Italian performance ever. The announcer informs us that the first seven are all Ethiopian, and they are very hard to tell apart, with all the identical vests.

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Then come the 110m hurdles, the only race without Italians, with Cunningham under 13 seconds, the women’s 400, with four under 50 seconds, the women’s 200 with Alfred under 22 seconds, and a tactical women’s 1500, won in 3:58, with Cavalli staying with the group and finishing in 4:01, while Sabatini trails behind in 4:07. That brings us to the grand finale of the men’s 100. The lights go out and the athletes are brought into the stadium one by one, as in the final of a championship. Huge roar for Jacobs, but Lyles is warmly applauded as well. They get away: the Italian stays with the field, around halfway he seems to lose a little, but then he comes back. In the closing stages Lyles breaks away, and his is the only position that stands out clearly. Seeing his time, 9.88, it is clear that Jacobs has also run well, and indeed he clocks 9.99: he is back under 10 seconds after Paris.




On the way out, the crowd really does seem numerous. I just miss the tram and there is not another one: I have to take a bus and then the metro replacement service. Lessons for next year: 1) if it is still at this time, I will go by car; 2) I will bring my backpack; 3) maybe I will go to the start-area side to get a good view of the shot put (but that also depends on who is in the high jump).

 

sabato 6 giugno 2026

Golden Gala (04-06-2026)

 Vado coi mezzi e una volta tanto ho una bella sorpresa: hanno ripristinato il tram. Arrivo presto, tanto che spero addirittura di vedere il programma dall'inizio, tanto più che non c'è coda né al prefiltraggio, né ai tornelli. Non mi perquisiscono neanche, controllano solo gli zaini e io non l'ho portato. Entro che il programma è appena cominciato: siamo al primo turno del giavellotto maschile e ci sono stati 2-3 salti nell'asta femminile.

Il mio posto è in tribuna Tevere, lato sud, ossia all'inizio del rettilineo opposto all'arrivo. Nel mio settore c'è un gruppo di ragazzini dell'Atletica Arezzo. Il mio posto è occupato: mi siedo due posti prima, ma quando arriveranno i legittimi occupanti il mio si sarà liberato. Per l'inizio della diretta TV sarà abbastanza piena la tribuna Tevere nel tratto fra i due ingressi (quello ad altezza suolo e quello più alto), la metà inferiore delle due curve (più la Nord della Sud) e i due lati della tribuna Monte Mario. Quasi deserti, invece, i distinti e il centro della Monte Mario. Vale però sempre il discorso che è uno degli stadi più grandi della Diamond League: le persone presenti sarebbero probabilmente sufficienti a riempire il Bislett di Oslo (ma anche il Ricolfi di Firenze).



Sono in ottima posizione per il giavellotto: vedo bene la spallata. Penso quindi che vedrò molto bene anche l'alto. Ho un po' il sole in faccia, non avendo portato né cappellino né occhiali per stare leggero, ma dura una ventina di minuti. Sentirò molto di più la mancanza di un'altra delle cose che non ho portato per stare leggero: la power bank. Arrivo che è il turno del giavellottista cingalese Pathirage, festeggiato da un gruppo di connazionali nel settore davanti al mio. Al primo lancio è già in testa, al secondo va molto oltre la fettuccia degli 85 metri: 92,62, ottava prestazione di sempre! Frattini rimane sotto i 75, ultimo. Intanto nell'asta la Molinarolo supera i 4,30 alla terza, e dà l'impressione di non poter fare di più. Invece supera anche i 4,45, sempre alla terza (e io me la perdo), mentre escono le due neozelandesi. In 5 superano i 4,60, in 4 i 4,70 (esce la Noon), i 3 i 4,80: Cadbury e Kennedy al primo, Moser al secondo. La britannica passa i 4,85, che le altre due falliscono, e una volta vinto, non proseguirà. Gara finita presto: presumibilmente si volevano evitare interferenze col peso, anche se le pedane erano vicine, ma non si sovrapponevano.



Alla fine del giavellotto mi prendo da mangiare: non c'è molto, tanti chioschi sono chiusi. Ce n'è uno di hamburger, ma c'è coda, ripiego su un hot dog. Nel frattempo è cominciato il triplo maschile: la buca è dal lato opposto al mio, quindi non si capisce molto della misura anche se si vede la barra metrica: si riesce solo a farsi una vaga idea, soprattutto da quanto arriva vicino alla buca con lo step.. Il primo salto di Hibbert sembra lungo, ma è solo 16,88, il secondo di Diaz (dopo un nullo) sembra più lungo, anche dalla reazione del pubblico in zona atterraggio, ma non pensavo di così tanto: 17,58. Dalla reazione sua e del pubblico il quinto sembra ancora meglio, ma in realtà lo è solo di un centimetro. Vince comunque nettamente, davanti al giamaicano Scott che fa 17,33 all'ultimo.




In pista, dopo alcune gare master e paralimpiche, è il momento della finale del Palio dei Comuni. Lo speaker annuncia corsie e pettorali completamente sballati, ma almeno i finalisti sono quelli. Verso la metà Perugia prende il largo e vince. Lo speaker annuncia la presenza della mascotte degli Europei di Rieti e di quella del Golden Gala, ma le vedrò solo durante la premiazione. La prima gara ufficiale sono i 400 donne, e sembra di tornare indietro di qualche anno, con le italiane che rimangono attardate da subito: la Folorunso sembra andare meglio, ma nel finale la Muraro la supera. Vince la Zapletalova col mondiale stagionale. Va meglio negli 800, con Pernici che rimane in gruppo e nel finale guadagna posizioni, fino alla terza. Vedendo il tempo del primo, 1:43.66, si capisce che neanche stavolta è arrivato il record, ma è comunque 1:43.97.


Cominciano i due concorsi che ci daranno più soddisfazioni: alto e peso maschili. Per il primo sono davvero in ottima posizione, quasi esattamente all'altezza dei ritti. Si parte da 2,12, che Sioli e altri due passano e gli altri superano tutti al primo, poi i 2,16, che Harrison e un altro superano solo al terzo. A 2,20 esce Harrison, a 2,23 rimangono in 3: Sioli, il messicano Portillo e il giamaicano Beckford. A 2,26 Sioli sbaglia completamente il primo tentativo, ma al secondo li supera nettamente. Quando Portillo sbaglia il terzo e lo abbraccia, capisco che ha vinto: anche Beckford è uscito, pensavo avesse conservato un tentativo. Supera ancora i 2,28 al secondo, dopo aver fallito di pochissimo il primo, poi manca i 2,31, al terzo di poco.



Il peso è completamente dalla parte opposta, quindi capisco poco le misure: mi sembrano tutti più vicini alla fettuccia dei 22 metri di quanto non siano. Al terzo Fabbri la supera davvero con 22,14, e rimarrà l'unico, ma me lo perdo. Vedo invece il suo lancio successivo a 21,79. Vince davanti a Kovacs e Crouser. Tre vittorie italiane: sembra quasi normale, e dire che per arrivare a tre vittorie in tutta la Diamond League ci abbiamo messo più di un decennio.


C'è un altro concorso che avrebbe dovuto essere il clou, invece dopo il forfait di Furlani desta scarso interesse. L'italiano Chillà arriva ultimo, all'inizio sembra una lotta tra Tentoglou e il bulgaro di cui evito di scrivere il nome, ma al terzo si porta in testa lo junior cubano Hodelin con 8,18. Tentoglou farà 8,20 al quinto e 8,24 al sesto, ma il bulgaro lo supererà ancora con 8,26. Il salto finale, svoltosi prima dell'ultima gara su pista, sarà un po' più seguito.

Intanto su pista, dopo il 100hs con le italiane prevedibilmente ultime, ma che se la cavano (Carmassi 12.90, Succo 13,19), c'è una delle gare clou: i 5000 donne. La Battocletti è una degli italiani più applauditi, seconda solo a Jacobs. La gara parte relativamente tattica, con le atlete che non seguono le lepri e il tracciato luminoso del record italiano che si allontana. Battocletti tra le prime fino al terzo chilometro, poi perde terreno, fino a finire nel penultimo gruppo. Mi chiedo se finirà la gara, invece negli ultimi due giri recupera un po', per chiudere in 14'40", che sono pur sempre quattro secondi meno della seconda miglior prestazione italiana. Lo speaker ci informa che le prime sette sono tutte etiopi ed è molto difficile distinguerle, con le maglie tutte uguali.



Seguono i 110hs, unica gara senza italiani, con Cunningham sotto i 13", 400 donne con 4 sotto i 50", 200 donne con la Alfred sotto i 22" e 1500 donne tattici, vinti in 3'58", con Cavalli che rimane in gruppo e chiude in 4'01", mentre Sabatini arriva staccata in 4'07". Si arriva così al gran finale dei 100 maschili. Si spengono le luci e gli atleti vengono fatti entrare nello stadio uno alla volta, come nella finale di un campionato. Boato per Jacobs, ma anche Lyles è molto applaudito. Si parte: l'italiano rimane in gruppo, verso la metà sembra perdere qualcosa, ma poi recuperà. Nel finale Lyles prende il largo ed è l'unica posizione che si distingue chiaramente. Vedendo il suo tempo, 9.88, si capisce che anche Jacobs ha fatto bene e infatti è 9.99: torna sotto i 10" dopo Parigi.





Uscendo, il pubblico sembra davvero numeroso. Perdo di poco il tram e non ce n'è un altro: mi tocca prendere un pullman e poi il bus sostitutivo della metro. Lezioni per il prossimo anno: 1) se è ancora a quest'ora, vado in macchina, 2) mi porto lo zaino, 3) magari vado in zona partenze per vedere bene il peso (ma dipende anche da chi c'è nell'alto)

lunedì 1 giugno 2026

Ultima tappa del Giro d'Italia (31-05-2026)

 Quarto arrivo consecutivo a Roma per il Giro d'Italia e per la quarta volta ci sono. E dire che, anche senza considerare la mia infanzia, dai miei 14 anni a quando mi sono trasferito a Roma il Giro sarà arrivato a Milano almeno 10 volte e non avevo mai preso in considerazione l'idea di andarlo a vedere. La mia idea era di scendere dalla metro a Circo Massimo e trovarmi sul percorso, ma avevo fatto i conti senza i trasporti di Roma, che riprendono la vecchia abitudine di chiudere proprio dove servirebbero di più. La metro infatti non ferma a Circo Massimo, senza nessun avviso. Penso "vabbe', scenderò a Colosseo, la corsa passa anche da lì", invece non ferma neanche a Colosseo. Sentendo le mie imprecazioni, qualcuno mi fa notare che c'era un avviso a video, ma riguardava solo Colosseo (e comunque quando c'erano delle fermate in centro chiuse per lavori, alla fermata prima c'era un avviso a voce).

Scendo così a Cavour, con l'idea di tornare indietro fino a Piramide. Una volta fuori, visto che per prendere la metro nell'altro senso dovevo comunque uscire, intravedo le tribune e decido di arrivare a piedi ai Fori Imperiali. Poco prima di arrivare, intravedo un passaggio della corsa. Su via dei Fori Imperiali ci sono delle tribune completamente vuote (in stile Doha), di cui non si capisce la funzione, non essendoci il traguardo. C'è gente a bordo pista, ma ci sono anche molti spazi liberi. Vado in direzione Colosseo, cercando uno spazio dove si veda un tratto abbastanza lungo: mi fermo in un punto in discesa, mentre vedo arrivare le prime staffette, Ci  vuole comunque sempre un po' prima che arrivino i corridori e quando arriva il momento, non li vedo bene perché sono impegnato a fotografare (o si vive o si filma!): gruppo compatto (mi sembra), ma allungato.

Leggo che c'è appena stato il traguardo volante, il che vuol dire che siamo al terzo giro: mancano quindi cinque passaggi, L'idea è di avvicinarsi pian piano al Circo Massimo, e quindi al traguardo, anche se non spero di vederlo, ci sarà troppa folla (e non so neanche bene dov'è). Nell'altura sopra il Colosseo ci sono lunghi tratti senza spettatori: vedo il quarto passaggio poco prima della discesa: si sente lo stridore dei freni. Penso che vedrò il successivo già in zona Circo Massimo, invece incontro un tratto in salita (per i corridori, per me era in discesa) dove non solo non ci sono spettatori, ma neanche transenne e decido di fermarmi lì. Posso quindi vedere i corridori un po' più a lungo, essendo in salita dopo i due fuggitivi (che c'erano anche al passaggio prima) distinguo un po' meglio il gruppo: vedo la maglia ciclamino, verso la testa, e la maglia rosa, più indietro.








Arrivo in zona Circo Massimo per il terzultimo passaggio (e l'annuncio dall'auto di testa mi conferma che il conteggio era giusto): sono in un punto in cui si vedono due tratti, quello all'ingresso di via di Caracalla e quello all'uscita, un paio di chilometri dopo, ma dal primo sono già passati. Li vedo quindi solo in uscita: stavolta i battistrada sono quattro con un piccolo vantaggio, mentre uno solo è attardato, o almeno così mi sembra. Si sente la velocità delle auto al seguito, dato il percorso tortuoso (e anche perché di solito in queste via non si va così veloci): da questo, indirettamente, ci si rende conto di quando vanno forte i corridori.

Mi addentro su via di Caracalla, pensando poi di attraversare (e mi avvicino anche alla casina dove, esattamente 24 anni fa, mi sono sposato). All'angolo c'è un gruppo con bandiere uruguaiane, che saranno quelle che hi visto di più: ne ho visto anche bulgare, cilene, estoni, norvegesi e solo dopo l'arrivo una danese. Al passaggio dall'altro lato della strada, il gruppo è molto sgranato: ci sono prima due corridori, a qualche metro altri tre e qualche metro dopo il primo troncone. Al passaggio davanti a me sono in testa in tre, con qualche secondo di vantaggio su un gruppo ormai ristretto con la maglia ciclamino, la maglia rosa è in un altro gruppo, più indietro.






Attraverso una carreggiata, ma poi mi rendo conto che non arriverò mai in zona traguardo e comunque dall'altro lato vedrei peggio, troppa folla, quindi torno indietro. Mi imbatto nel pullman della Bahrein (intesa come squadra), che ha uno schermo: guardo lì il resto del penultimo giro. Neanche quando passano davanti al traguardo capisco dov'è, ma subito dopo li rivedo dal vivo, quindi capisco che è poco prima dell'ingresso nel mio campo visivo. Non faccio in tempo a vedere il passaggio dall'altro lato della strada: li rivedo quando mi passano davanti: ci sono sempre i tre in testa e dietro il gruppo è un po' più compatto.






Dopo il passaggio, torno davanti allo schermo della Bahrein, dove si è formato un capannello: per un po' il vantaggio dei tre rimane costante, ma a 3 km dalla fine vengono ripresi. Si arriva in volata, vinta nettamente da Milan (lo riconoscono i miei vicini, non io). La metro è ancora chiusa, mi tocca andare a Piramide: di passaggio incontro alcuni corridori che sfilano dopo l'arrivo. Comincia giugno, mese del Golden Gala.