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sabato 16 maggio 2026

Lazio - Inter, finale di Coppa Italia (13-05-2026)

 Seconda partita della stagione per me, a distanza di quattro giorni dalla prima e sempre tra le stesse squadre. E' anche la mia seconda finale di Coppa Italia in assoluto, dopo quella del 2000, sempre tra Lazio e Inter (ho letto adesso che era andata e ritorno): di quella partita ricordo qualcosa dell'atmosfera, ma di quanto successo in campo ricordo solo l'infortunio di Ronaldo.

Dopo l'ufficio, mi cambio, indossando la maglia dell'Inter con il mio nome e i miei anni di quando me l'hanno regalata, tanto tempo fa, e mi avvio verso lo stadio. Sulla metro non si vede nessuno che sembri andare allo stadio, sul pullman pochi (e tutti interisti, o quasi): saranno già tutti lì? Anche andando verso lo stadio si vede molta meno gente di sabato: l'unico indizio che è una partita di cartello è la grande quantità di bottiglie di birra vuote per terra. Poca coda anche al prefiltraggio: sono dentro poco prima delle 20,30, dovrei avere il tempo di prendermi da mangiare e di vedere anche un po' di pre-partita. Di coda se ne trova invece ai cancelli: più o meno 1 su 3 fa fatica a passare il biglietto e blocca tutto. Il biglietto è solo elettronico e c'è anche la versione a sfioramento: basta avvicinare il telefono al tornello, senza QR code, come nella metro di Parigi (dove mi sono chiesto a lungo come funzionasse, non vedendo il QR code). Passo al primo colpo.

Vedo che allo stand della pizza c'è poca coda, ma ci si mette comunque un po'. Mentre mi avvio verso la scala, sento che annunciano che sta cominciando "la cerimonia d'apertura". Arrivo dentro che è tutto buio e in campo ci sono dei cubi fatti coi tubi. Sparano dei fuochi d'artificio, poi dei fumogeni: si fa fatica a respirare e mi chiedo anche come sarà per i giocatori. Per il posto stavolta vado a colpo sicuro, essendo lo stesso di sabato, ma lo trovo occupato: l'occupante dice che si era fermato per non passare davanti a tutti durante la cerimonia e se ne va. Annunciano rapidamente le formazioni, ma in ordine di numero (portiere a parte), quindi non si capisce niente: quella dell'Inter finisce con Bastoni. E' il momento dell'inno nazionale, e per un attimo mi chiedo se i tifosi interromperanno i loro cori per sentirlo o cantarlo, invece lo si sente cantare molto forte, molto più che nelle 11 volte di due anni fa (certo, allora i presenti erano molto meno): la voce del cantante (Nek) non si sente proprio.






Le curve fanno le loro coreografie: stavolta quella della Lazio c'è. Nel corso della partita mostreranno anche striscioni sulla loro amicizia, gli interisti ne avranno uno per Gabbo Sandri. Lo stadio è diviso in due: metà nord alla Lazio, metà sud all'Inter. Mi sembra anche che gli interisti si facciano più sentire, ma forse è solo perché ce li ho più vicini. Ho l'impressione di essere tornato a vedere l'Inter in casa, cosa che non faccio ormai da 18 anni (penultima giornata 2007-08, Inter-Siena 1-1). Certo, anche a Empoli sembra a essere in casa, ma in termini assoluti ci sono molto meno tifosi.





Si parte: l'Inter attacca dal mio lato. All'inizio i nerazzurri tengono palla, ma la Lazio è molto corta e non gli dà spazio. Al 14' (come direbbe il Frengo di Mai dire gol) c'è un angolo e sul cross c'è un colpo di testa e la palla entra. Ho l'impressione che sia autogol, ma festeggiano Thuram e il tabellone lo indica come autore del gol. Anche i miei vicini dicono che sembrava autorete e infatti nel secondo tempo anche il tabellone sarà corretto. Il tabellone di solito mostra le immagini della partita, ma mai replay, quelli rimangono tabù: saranno mostrati solo alla fine. Solo ogni tanto viene mostrato il tabellino e mai il tempo, quello si vede solo in un angolo a bordo campo. La Lazio prova a farsi avanti, ma non sarà mai pericolosa. Invece al 34' Dumfries recupera palla poco fuori area, tira e sulla respinta corta Lautaro segna: 2-0, da quello che si è visto finora la partita sembra già finita. Solo allo scadere del tempo mi prenderò un po' di paura per un tiro laziale di poco a lato.





Nell'intervallo provo ad andare in bagno, ma rinuncio per via della coda. Si riprende, con la Lazio che si fa un po' più avanti. Prima reclamano un rigore per un attaccante che cade in area cercando di girare intorno a Bastoni, che rimane fermo, qualche minuto dopo mi sembra che Akanji manchi l'intervento e Dià si trova solo davanti al portiere, ma gli tira addosso. Vedrò poi a fine partita che in realtà Akanji l'aveva sbilanciato. Anche l'Inter ha comunque le sue occasioni. La Lazio attacca di più, ma credendoci sempre meno.


Si arriva alla fine. Abbiamo vinto anche questo trofeo e naturalmente sono contento di averlo visto, ma eravamo talmente favoriti che l'emozione non è tantissima. I nerazzurri festeggiano sotto la curva, mentre si monta il palco per la premiazione. Danno prima un premio a Lautaro, che non si capisce cosa rappresenti, visto che subito dopo il premio di miglior giocatore lo danno (giustamente) a Dumfries. Della premiazione si vede poco, visto che è pensata per essere vista dal lato opposto: la sfilata dei giocatori è rapida, non come in una finale di Mondiali o Europei, si intravede poi Lautaro alzare la coppa, lo vedo meglio sullo schermo. Fuochi d'artificio e fumogeni: esco dallo stadio che faccio fatica a respirare e, leggerò poi, anche il tennis sarà sospeso.







All'uscita i pullman non sono tantissimi: prenderò il secondo. La prossima volta che verrò qui sarà per l'atletica, fra tre settimane. 

domenica 10 maggio 2026

Lazio - Inter (campionato) (09-05-2026)

  La mia prima (e unica) partita di questo campionato arriva alla terzultima giornata, a scudetto già vinto: per un po' ho sperato di vincerlo proprio qui, ma naturalmente sono contento che sia successo anche prima. Prendo la metro ad Arco di Travertino: è affollata, ma non vedo nessuno con l'aria di andare allo stadio. Scendendo a Flaminio qualcuno si vede, soprattutto interisti. Sul pullman (che sostituisce il tram) riesco anche a sedermi, di fronte a una con la maglia della Lazio, la prima che incontro. Al cancello di prefiltraggio un po' di coda c'è (ma niente di paragonabile a quelle degli Europei di atletica), al cancello di ingresso anche di più, ma almeno il biglietto lo passo al primo colpo.

Pensavo di avere un buon margine, ma mi accorgo che sono quasi le 17,45 e vorrei ancora prendermi da bere e possibilmente da mangiare. Nel bar vicino al mio settore c'è coda, ma in uno vicino no: mentre ci vado sento che stanno annunciando le formazioni, ma riesco solo a sentire che in porta per l'Inter c'è Martinez. Arrivo al mio posto verso le 17,50: vedo che è occupato e quindi penso di aver letto male la fila e mi sistemo in quella davanti, ma subito dopo arrivano i legittimi proprietari. Capisco quindi che il mio posto è quello sopra: l'occupante me lo cede senza discutere.

L'unico settore pienissimo è quello ospiti: la Curva Nord è vuota per la protesta degli ultras contro Lotito, anche in Monte Mario e Curva Sud c'è pochissima gente, mentre la Tevere è abbastanza piena. Nel mio, settore, dove vado ormai da diversi anni, ci sono sempre stati più interisti che laziali, ma stavolta molto di più. Si vedono molte maglie personalizzata, qualcuna storica (nel settore accanto ne vedo una di Zanetti, ma sembra di un'epoca successiva alla sua), tra i giocatori di oggi i più popolari sono Lautaro e Calhanoglu. Io non posso indossare la mia maglia personalizzata perché è ancora negli scatoloni del trasloco: ho ripiegato su una celebrativa della Champions 2010.




Non sapevo cosa aspettarmi da questa partita irrilevante per entrambe le squadre, sosta di prova generale della finale di Coppa di mercoledì prossimo: sicuramente il clima è molto più rilassato del solito, anche per una partita tra tifoserie gemellate come questa, e si vedono anche molti bambini, come non ne vedevo da parecchi anni. Intanto si parte, con l'Inter che attacca dal mio lato. Cerco di capire la formazione, non avendola sentita: vedo che in attacco con Lautaro c'è Thuram e non Bonny, com'era stato annunciato. Non ho ancora finito di ricostruirla quando al 6', su rimessa laterale, Thuram allunga di testa per Lautaro, che segna. La partita sembra già quindi senza storia, ma poco dopo rischia di riaprirsi per un paio di pasticci difensivi dell'Inter, di cui però la Lazio non approfitta. Per un po' la Lazio tiene palla, ma senza mai andare oltre la trequarti: al 18' si sente il primo coro della tifoseria di casa.


Dopo un po' l'Inter riguadagna terreno e reclama su un tocco di mano: ero vicino, ma non ho visto se c'era né in che posizione fosse il braccio, ma sicuramente era un tiro molto ravvicinato. Poco dopo, Lautaro appoggia all'indietro per un compagno fuori area, che spara un tiro precisissimo nel sette: 2-0. Vedo che l'autore del gol non esulta, quindi per un attimo penso sia Acerbi, ma sarebbe troppo assurdo, infatti era Sucic. Il primo tempo finisce così. Dopo un intervallo in cui sono sceso giusto per andare in bagno, si riprende, con due sostituzioni per parte. Al 14' c'è un fallo a centrocampo a cui non faccio troppo caso, ma dopo il VAR si decide per l'espulsione di Romagnoli. La Lazio comunque in 10 si fa più pericolosa che in 11, soprattutto col nuovo entrato Isaksen: prima con un tiro supera Martinez, ma  Carlos Augusto salva, poi impegna ancora il portiere, In entrambi i casi mi sembrava in fuorigioco, ma non viene rilevato. Nel frattempo Lautaro era stato sostituito da Dumfries: pensavo che la seconda punta l'avrebbe fatta Frattesi, invece è Diouf.

Già verso il 20' del secondo tempo si vede gente uscire: prima tre Laziali con maglie storiche, tra cui Veron e Chiesa padre, poi anche uno vestito da antico romano. Negli ultimi minuti lo speaker ricorda più volte ai tifosi "ospiti" (in realtà del settore ospiti) di aspettare il via libera degli steward per uscire: veramente assurdo, in questo clima. Sul campo, Bonny al limite dell'area piccola non riesce a liberarsi per il tiro e passa a Mhkitaryan, che segna il 3-0.



Finisce così, dopo solo 2' di recupero: gli interisti, me compreso, non festeggiano neanche tanto. All'uscita manco di poco un pullman e non riesco a salire sul successivo: ce ne sono pochi, spero che mercoledì sia diverso. Già, perché mercoledì si replica: il clima sarà un po' diverso, l'esito spero di no.




martedì 14 gennaio 2025

Roma - Inter femminile (12-01-2025)

 Stavolta, dopo l'esperienza dell'anno scorso, so che l'ingresso del settore ospiti è dal lato opposto rispetto all'entrata principale dello stadio Tre Fontane, quindi mi dirigo direttamente lì, dove si trova parcheggio facilmente. Ne consegue che alle 20,10 sono già dentro (si comincia alle 20,45). Il settore ospiti è quasi vuoto, saremo una ventina, tutti dei Belli de Roma, tranne due ragazze, che Biapri, del direttivo del club, cerca di convincere a iscriversi. Anche nella tribuna di fronte c'è poca gente, penso che, visto il freddo, molti verranno all'ultimo momento, invece non verranno proprio: alla fine il nostro settore rimarrà vuoto, non supereremo la trentina, la tribuna di fronte si riempirà per poco di metà, del resto della tribuna del nostro lato, che dovrebbe essere la tribuna principale, non so, ma da quello che si sentiva non penso fosse molto affollata.




Nonostante il freddo, c'è uno senza cappotto, che viene presentato come capo cori della tifoseria di Inter women. Arriva anche uno col giubbotto, ma in maniche corte. Montiamo insieme il tamburo (aiuto anch'io) e partiamo coi cori, gli stessi della squadra maschile, ce n'è solo uno specifico per le donne. A una decina di minuti dall'inizio lo speaker dà la prima formazione, e tra il fatto che si sente poco e quello che non conosco le giocatrici, non capisco nemmeno quale di quale delle due squadre sia: solo dalla reazione del pubblico (oltre che dal fatto che di solito si comincia con la squadra in trasferta) capisco che si tratta dell'Inter. Anche alla formazione della Roma, comunque, non è che il pubblico si senta tantissimo.


Si parte: nel primo tempo l'Inter attacca dal mio lato, ma passeranno 6-7 minuti prima che la palla ci arrivi. All'11°, però, recupera palla sulla trequarti, con un contrasto un po' al limite, e serve la centravanti libera in area, che segna. C'è qualche protesta da parte delle giallorosse, ma niente di paragonabile a quello che siamo abituati a vedere sui campi maschili. Gridiamo il nome della marcatrice, e meno male che il capo cori ce lo dice prima, perché io non lo sapevo: è Elisa Polli. Il vantaggio però dura poco più di un minuto: alla prima azione la Roma pareggia con un diagonale della terzina Thogersen (che ho avuto modo di osservare bene nel primo tempo, essendo dal mio lato: è veramente forte).




Al 21' c'è un contrasto sulla linea di fondo interista: due giocatrici rimangono a terra, scoppia una rissa, sento dire che è stata espulsa la Giacinti per fallo di reazione. I tifosi romanisti cantano "siete come la Juve", noi rispondiamo "a Roma c'è solo la Lazio", unica deroga alla regola che c'eravamo dati di non fare cori contro. Il gioco resterà fermo per almeno 5 minuti perché l'interista era rimasta a terra, ma alla fine non uscirà. La Roma accusa il colpo: nel resto del primo tempo non succederà niente di clamoroso, ma solo l'Inter si farà pericolosa.

Nell'intervallo faccio un giro, anche per scaldarmi, e scopro che il settore ospiti non è completamente isolato: si può andare dietro al resto della tribuna, dove c'è un bar. Prenderei solo qualcosa di caldo, ma non credo che lo facciano. Il freddo si fa sentire sempre più, tanto che mi chiedo se resterò per tutta la partita.

Si riprende, e mentre nel primo tempo erto stato tra i pochi a sedermi, con qualche problema di visuale in qualche punto, stavolta resto in piedi, cercando di scaldarmi. Dopo 10' l'Inter passa in vantaggio, con un diagonale della laterale Serturini, che apprendo essere anche un'ex. Adesso che siamo anche in vantaggio, ho un motivo in più per aspettare con ansia la fine della partita: guardo ossessivamente il tabellone e il più delle volte, comunque, è passato più tempo di quanto mi aspettavo. In realtà non si soffre tantissimo, se non per il freddo, in quanto le fortissime difensore centrali nerazzurre, Ivana Andrés Sanz (campionessa del mondo) e Marija Ana Mlinkovic, chiudono ogni spazio. Al 92' penso di aver parlato troppo presto: prima la Mlinkovic non rinvia, poi la Runasdottir in porta non trattiene, ma alla fine recupera. E' l'ultimo brivido (sempre, freddo a parte): due minuti dopo c'è il fischio finale. Guardo un attimo i festeggiamenti, saluto e scappo via.




Mi fermo a mangiare in un fast food nelle vicinanze, con berretto e maglione dell'Inter, e incontro molta gente con sciarpe e giubbotti della Roma. Ma nel calcio femminile non è un problema (e mi dispiace doverlo sottolineare).

mercoledì 18 dicembre 2024

Lazio - Inter (16-12-2024)

 La metro è tornata a fare orari normali quindi stavolta posso evitare di andare allo stadio in macchina. Prendo il tram da Flaminio verso le 19,15: è pieno soprattutto di laziali, ma c'è anche qualche interista. Partono i cori: qualcuno ne accenna anche uno nazista, ma fortunatamente viene zittito subito. Si passa ai cori contro Lotito, ma c'è qualcuno che lo difende, al che anch'io intervengo per far presente che non capisco come mai i i tifosi comuni (non i capi ultrà, di quelli si capisce) ce l'abbiano con lui, con i risultati che ha ottenuto in questi anni (fermo restando, naturalmente, che non è certo una persona simpatica, tutt'altro).

C'è un po' di coda al prefiltraggio, ma meno che in certe sessioni mattutine degli Europei d'atletica (ovviamente con molta meno gente) e soprattutto, scorre rapidamente, mica come contro la Roma. Non mi perquisiscono neanche, del resto non ho zaini, Leggermente più lunga la coda al tornello, ma parliamo di una decina di minuti: all'ingresso controllano il documento e mi toccano un po' le tasche. Sono quindi dentro poco prima delle 20: ho il tempo di prendermi da mangiare e di incontrarmi col mio amico laziale e fare la foto di rito. 

Scusate se per le foto parto dalla fine, ma questa è la miglior copertina


Arrivo alle tribune verso le 20,15: la Curva Nord e la metà nord della Tribuna Tevere sono già pieni, il settore ospiti quasi, il mio settore e la Monte Mario invece sono quasi vuoti. Alla fine il mio settore si riempirà, anche se non proprio al 100%, mentre nella Monte Mario rimarranno molti vuoti. Sono nella fila 18, quindi penso di dover salire molto, ma non ho ancora imparato la numerazione dell'Olimpico, nonostante fossi in questa zona anche agli Europei di atletica: in realtà la fila 18 e la terza salendo dall'ingresso. Cominciano  a dare le formazioni a quasi mezz'ora dall''inizio (e come sempre in ordine di numero, che non ci si capisce niente), ma so che il rituale prepartita della Lazio è lungo; c'è il volo dell'aquila e diverse canzoni, tra cui "I giardini di marzo".



   

L'ingresso delle squadre in campo è uno shock: l'Inter è travestita da Borussia Dortmund! Mi chiedo sempre chi è che compra queste maglie. Si parte: dal mio lato (sono poco oltre la linea di porta) attacca l'Inter, vedo molto bene l'area. Stavolta nel mio settore gli interisti sono meno degli anni scorsi: nella mia fila credo siano tutti laziali, si vedono e si sentono interisti nelle file dietro e dall'altro lato del corridoio. Dopo un inizio a fasi alterne, con molto pressing da entrambe le parti, c'è una fase a prevalenza laziale, che dura una ventina di minuti, dove l'Inter non arriva quasi mai in attacco e comincio a preoccuparmi. Di occasioni serie comunque i padroni di casa ne avranno una sola, con Noslin che ci grazia sparando alto solo in mezzo all'area. In un dei rari contropiedi vedo molto bene un tiro di Mikhtaryan che presumibilmente dovrebbe essere un cross, ma quasi entra.


C'è un'interruzione di un paio di minuti per l'infortunio al difensore laziale Gila, che viene sostituito da tale Gigot, mai sentito. Un paio di minuti dopo, cross dalla destra (il lato opposto al mio), Dumfries svetta di testa, Provedel para, ma dopo una mischia in cui non si capisce più niente la palla entra. Non capisco chi avrebbe segnato, leggo che sarebbe stato De Vrij, ma in ogni caso l'arbitro non convalida. Non capisco perché, il mio vicino dice che c'è stato un fallo. Dopo 3-4 minuti di discussioni l'arbitro viene richiamato al VAR e a sorpresa non dà il gol, ma un rigore. Decisione molto curiosa, leggerò poi che c'era stato un fallo di mano proprio di Gigot, prima che la palla arrivasse a De Vrij. Calhanoglu segna e tutta la squadra va a festeggiare sotto il settore ospiti. Neanche due minuti dopo, Dumfries trova Di Marco completamente libero in area: 2-0 e nuovi festeggiamenti sotto il settore interista.




Nell'intervallo non mi muovo. Passa a bordo campo il falconiere e alcuni scendono a farsi la foto con l'aquila. I laziali attorno a me dicono che la partita e già finita, ma io non sono tanto tranquillo, conoscendo la difesa dell'Inter in campionato. Mi tranquillizzo pochi minuti dopo la ripresa: Barella ha la palla al limite dell'area, qualcuno alla mia sinistra grida "tira", lui obbedisce e la butta nell'angolino. Dev'essere stato un gol bellissimo, peccato non averlo visto bene, essendo dall'altro lato. Il tifoso che aveva detto di tirare solleva più volte in aria il figlio, tanto che comincio a temere per lui. Tre minuti dopo Dumfries sembra volare altissimo (ma anche perché il suo avversario, Tavares, non salta) e segna il 4-0. Nuovo palleggiamento del bambino.


Si va avanti con la Lazio che prova ad attaccare, ma senza essere mai pericolosa e scoprendosi sempre di più. A un certo punto l'Inter sembra non affondare: verso la metà del secondo tempo, dopo aver visto Dumfries fermarsi dopo una discesa sulla fascia, prendo anche in considerazione di andarmene, visto anche il freddo, ma accantono subito l'idea, probabilmente a risultato invertito l'avrei fatto. Anche i laziali, comunque, rimangono quasi tutti. Dopo un po' arriva anche il 5-0, con Carlos Augusto (3 gol di difensori e 2 di centrocampisti), ma pochi se ne vanno e nessuno contesta, anzi la Nord continua a cantare. Poco prima dello scadere, il mio vicino non fa in tempo a dire "andiamo, prima che facciano il sesto" che il sesto gol arriva, con Thuram.



Finisce 6-0, contro una squadra che era pur sempre pari a noi in classifica, sia pure con una partita in più. Uscendo, sento il mio amico, che mi dice che era andato via sul 5-0. Alla fermata del tram, lo vedo molto pieno e decido di aspettare il successivo, ma dovrò aspettare un bel po', tanto da rischiare di perdere l'ultima metro. Sul tram sento depressione nei tifosi laziali, ma non rabbia,



Finisce così la mia annata sportiva. Dati una serie di impegni lavorativi e personali, non so quando inizierà la prossima.





giovedì 31 ottobre 2024

Empoli - Inter (30-10-2024)

     Incredibile a dirsi: arrivo fin troppo presto. Arrivato in zona stadio, vedo uno scorcio di tribune e noto che sono quasi vuote, per cui decido di fermarmi in un bar. Dopo la sosta, arrivo davanti ai cancelli verso le 17,20: prima di mettermi in coda vedo arrivare il pullman dell’Inter, pensavo che le squadre arrivassero con un po’ più di anticipo. Sono nella stessa tribuna dell’anno scorso, che però stavolta è considerata “settore ospiti”, anche se non è isolata dal resto dello stadio, a differenza della curva vicina. In realtà a Empoli più di metà dello stadio si potrebbe chiamare “settore ospiti”, gli interisti sono sempre più dei tifosi di casa.



 La coda per il primo controllo di biglietti e documenti scorre rapidamente. Subito dopo c‘è il controllo zaini: l’addetto mi dice di “tirare fuori le cose” e io tremo perché ne ho tantissime: mi sono portato un cambio nel caso perdessi l’ultimo treno. Fortunatamente si accontenta che ne tiri fuori un paio e che lo rassicuri di non avere bottigliette d’acqua, poi mi lascia andare. Dura invece di più la coda ai tornelli: per un po’ restiamo fermi e non si capisce dove sia il problema. Solo quando decidono di aprire un altro varco con controllo manuale la coda si sblocca: io rimango nella fila del tornello, dov’è rimasta poca gente, e passo subito.

Per entrare ci sono voluti una ventina di minuti: sono dentro verso le 17,45. La mia fila è la B, quindi è facile da individuare, e peraltro ricordavo da quando avevo comprato il biglietto di essere in seconda fila. Per chi aveva una fila un po’ più alta era più complicato, visto che la lettera non si trova scritta da nessuna parte: sentirò tanti che la cercano. Il mio settore è ancora in gran parte vuoto, e la tribuna di fronte lo è ancora di più. Passate le 18, la situazione non è cambiata di molto, tanto che mi chiedo se si riempirà: eppure quando ho comprato il biglietto sembrava ne fossero rimasti pochi. Alla fine si riempie quasi del tutto, ma rimangono dei posti vuoti nella mia fila e anche negli angoli sia della tribuna principale, sia della curva interista.




Sono proprio davanti alla postazione a bordo campo di DAZN: tra i commentatori riconosco Pazzini. Scopro però di avere la vista ostruita da quella che all'inizio mi sembra una panchina, ma poi scoprirò essere un'altra tribuna (le panchine sono più al centro e soprattutto più piccole). Non vedo buona parte della linea laterale (ma gli angoli sì). Comunque sono all'altezza del limite dell'area, più in centro di tante altre volte. Nel prepartita suonano "Sarà perché ti amo" e gli interisti cantano un inno a Lautaro, ma a me la canzone, dopo la serata di Budapest, fa pensare soprattutto a Tamberi. Poco prima dell'inizio lo speaker dà la formazione solo dell'Empoli (e si sentono più gli insulti degli interisti che gli applausi degli empolesi), per di più in ordine di numero: considerato anche la maggior parte dei giocatori mi sono sconosciuti, per capirla dovrò rileggermela.

Si parte: nel primo tempo dal mio lato attacca l'Empoli. Posso quindi capire subito la formazione dell'Inter: c'è meno turnover di quanto mi aspettassi. Nei primi minuti, l'Inter attacca, ma non è mai pericolosa: il primo tiro in porta, comunque non insidioso, è dell'Empoli. Ho un po' più paura qualche minuto dopo, quanto Gyasi manca l'aggancio da pochi passi. Poco dopo, sul fronte opposto, colpo di testa in mischia, non si capisce di chi, e miracolo del portiere empolese. Mi ero accorto pochi minuti prima che nella tribuna accanto c'è uno schermo che trasmette le immagini della partita (il tabellone invece, mostra soprattutto pubblicità e qualche volta il tabellino): è solo la seconda volta, dopo la finale della Nations' League, che vedo una partita con le immagini TV in diretta. Cerco quindi di capirci qualcosa dell'azione, ma dalla mia posizione si vede poco: anche la Gazzetta darà prima una versione, poi un'altra.

Verso la metà del primo tempo vedo Darmian che si fa largo in area e prima di cadere riesce a tirare e a segnare. C'è un controllo VAR: chiaramente dalla mia posizione non potevo avere nessun'idea di cosa fosse successo, si parla di un fallo di mano, da quello che riesco a vedere dallo schermo mi sembra non ci sia, invece il gol viene annullato. Al 30' c'è un contrasto sulla trequarti, Thuram va a terra, ma da quello che vedo (male) sembra un normale contrasto di gioco, mi  chiedo addirittura se non sia fallo in attacco. Invece dallo schermo si capisce che è un fallo brutto, e infatti dopo il VAR c'è il rosso. Penso che segnare sia solo una questione di tempo, ma il tempo non sembra venire presto: per tutto il resto del primo tempo non siamo pericolosi. Sono quasi contento: penso che almeno vedrò le azioni decisive da vicino.





Temevo di passare l'intervallo in coda per il bagno, anche perché per arrivarci devo fare il giro dall'ultima fila della tribuna. Invece faccio presto, tanto che per un attimo penso anche di prendermi da mangiare, ma per quello c'è davvero troppa coda. Il secondo tempo comincia con l'Empoli in attacco, tanto che un po' mi preoccupo, ma dura poco: al 6' vedo molto bene il tiro a parabola di Frattesi dal centro dell'area, che sembra alto, invece si infila sotto l'incrocio dei pali. Da allora tutto in discesa: ci sono delle azioni in cui cerchiamo il passaggio quando potremmo tirare e il pubblico si innervosisce, me compreso, ma al 22' Lautaro fa bene a dare la palla indietro a Frattesi, che segna il 2-0. A 10' dalla fine, dopo il 3-0 di Lautaro, la gente comincia ad andarsene: io considero di avvicinarmi all'uscita, per essere sicuro di avviarmi verso la stazione, poi vedo che ho un buon margine e decido di restare fino alla fine e vedere anche un po' di festeggiamenti dopo. DAZN rimonta la postazione nella mia zona e vedo che intervistano Lautaro.





Il mio timore era che, essendo settore ospiti, non ci facessero uscire subito: avevo un margine di circa mezz'ora per riuscire a prendere il treno e rientrare in serata. Dopo aver visto che non eravamo isolati dal resto dello stadio, lo ritenevo molto improbabile, e infatti la curva viene fatta uscire dopo, ma noi possiamo andare subito. Faccio anche in tempo a prendermi da mangiare, poi temo di nuovo di non riuscire a rientrare perché il treno per Firenze è in ritardo, ma scopro poi che quello da Firenze a Roma lo è ancora di più: arriverò a casa poco prima delle 2.