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domenica 10 agosto 2025

Expo di Osaka - 3^ giornata (25-07-2025)

 Torniamo all'Expo dopo una giornata agli Universal Studios. Stavolta arriviamo poco dopo il nostro orario d'ingresso, le 11. Si vede già all'ingresso che c'è molta più gente degli stessi giorni, del resto è venerdì. Il primo padiglione che incontriamo è quello del Nepal, ma vediamo solo l'area negozi e ristorante, troppa coda. Tra il caldo e il fatto che è l'ultimo giorno non vogliamo fare lunghe code, quindi ci chiediamo cosa riusciremo a vedere.


Proviamo con la Germania, ma com'era prevedibile ha chiuso la coda. E' invece accessibile la Corea, ed è il padiglione più bello. All'ingresso a ogni gruppo viene chiesto di dire, in una parola, quello a cui tengono di più: parla mio figlio e dice "family", che è la stessa cosa che avrei detto io. Nella prima sala si fanno sentire prima le voci e poi una musica derivata da queste voci. C'è poi un esperimento in cui l'alito viene trasformato in bolle giganti che cadono dal soffitto. Nell'ultima sala si vede un video su una ragazza del 2040 che, con le sue amiche, completa con l'IA un brano musicale del nonno, che era morto mentre lo componeva. Ho le lacrime agli occhi. 


Riprendiamo da dov'eravamo arrivati due giorni prima, col padiglione dell'Arabia Saudita. Bell'architettura, che ricorda le costruzioni nel deserto. Il contenuto è l'immagine che adesso il paese vuol dare di sé: tecnologia, bellezze naturali (soprattutto marine), sport, donne che corrono nei parchi senza velo e con pantaloni aderenti. Anche qui, il petrolio non viene mai nominato.



Dopo il pranzo al ristorante spagnolo, molto buono, riprendiamo da un padiglione che mi incuriosisce molto: quello dell'India. L'India, tra i grandi paesi, è sempre stato quello che ha creduto meno dell'Expo: a Milano il suo padiglione era sostanzialmente un mercatino, nelle altre in cui sono stato non c'era nemmeno. Stavolta è un po' meglio, ma non quello che ci si aspetterebbe da un paese delle sue dimensioni: bella architettura, suggestivo, ma senza un filo conduttore. La parte più interessante è ancora il mercato, dove incontro uno che ha lavorato all'Expo di Milano.


Nelle vicinanze ci sono una serie di padiglioni più piccoli: ne troviamo tre con poca o niente coda, Cominciamo da quello che chiamano "baltici", ma nonostante dicano "Baltics are one" in realtà sono solo Lettonia e Lituania, l'Estonia è uno dei tre paesi UE assenti (gli altri sono Grecia e Cipro). Si parla molto delle start-up, apprendo che Vinted è lituana, mentre mio figlio nota l'assenza di Revolut (anch'essa lituana). Si parla anche del basket, soprattutto lituano, che a Shanghai aveva un ruolo centrale (la Lituania era da sola). A seguire, visitiamo Cambogia e Algeria, due padiglioni "turistici", la Cambogia presenta soprattutto i templi. L'Algeria punta molto sulle donne e celebra anche le sue due campionesse olimpiche. Una è piuttosto famosa anche in Italia, si chiama Imane Khelif: penso che loro si stringono dietro di lei, mentre se fosse italiana avrebbe più hater da noi che nei paesi delle sue avversarie.



Visitiamo anche due padiglioni "common". In uno c'è un po' di coda all'ingresso, pensavo per via dei controlli, invece no, quelli all'ingresso dell'Expo sono ritenuti sufficienti. Ci sono infatti due paesi in guerra, che scelgono approcci opposti: Israele ignora totalmente la guerra, anzi parla dei suoi interventi umanitari (altrove) e delle "vite che salva", che nel contesto attuale suona agghiacciante, l'Ucraina invece ne fa il tema centrale: lo stand è un'esposizione di gadget coi colori nazionali e la scritta "not for sale", di grande impatto. 

Altri stand che mi sono rimasti in mente:

  • la Giamaica presenta le gigantografie di Usain Bolt e Bob Marley e il bob coi loro colori;
  • incentrati sullo sport anche gli stand di Somalia, che parla del riscatto dei giovani attraverso il calcio, in collaborazione col Como, e Repubblica Dominicana, che punta sul baseball;
  • bello lo stand della Slovenia, incentrato sul turismo;
  • c'è qualcuno che parla del petrolio: Timor Est;
  • la Repubblica Centrafricana è forse l'unica, Ucraina a parte, che parla dei suoi problemi: deforestazione ed estinzione di specie;
  • curioso lo stand del Benin, che prima parla della sua storia, omettendo che nei primi anni dopo l'indipendenza si chiamava Dahomey, poi parla delle suoi flussi turistici, senza specificare quali luoghi vengono visitati e perché, poi parla del fatto che offre la cittadinanza ai discendenti di schiavi e solo alla fine scrive "consapevoli del ruolo che abbiamo avuto nel traffico di schiavi"








Abbiamo visitato anche il padiglione "Earth at night": un enorme mappamondo che raffigura la terra di notte, con le luci. Proviamo a passare dal padiglione italiano, chiedendo se ci fanno entrare in quanto italiani. Ci rispondono di no, ma ci dicono che non c'è molta coda "un'ora-un ora e mezza", ma noi non abbiamo tutto questo tempo. Abbiamo tempo ancora per un solo padiglione grande, e scegliamo Singapore, proprio accanto all'Italia: suggestivo, ma con pochi legami col paese, se uno fosse entrato alla cieca avrebbe capito solo verso la fine di che paese si trattava.



Facciamo un giro, cercando di vedere le aree che non abbiamo ancora visto, ma dalla zona opposta al nostro ingresso, quella verso l'ingresso ovest, non passiamo proprio. Dovremmo comunque essere riusciti a vedere da fuori tutti i padiglioni nazionali, o quasi. Rimane tempo per un padiglione piccolo: scegliamo il Bangladesh. Parla della loro storia, partendo dalla lotta per l'indipendenza, e dedica molto spazio ai legami col Giappone, anche legami di cui non ci sarebbe da andare fieri: parlano infatti del giudice del processo di Tokio per i crimini di guerra giapponese (giudice in rappresentanza dell'India, ma originario dell'odierno Bangladesh) che contestò la legittimità del processo e chiese l'assoluzione degli imputati.




Usciamo, pensando a tutto quello che non siamo riusciti a vedere. Io in particolare penso a padiglioni di cui ho bei ricordi di altre Expo e che stavolta non ho visto in quanto visitabili solo su prenotazione (Paesi Bassi) o non c'erano proprio: in primis Marocco (il più bello sia a Saragozza che a Shanghai), poi Messico (il più grande paese non presente) e Nuova Zelanda. Appuntamento fra due anni a Belgrado

lunedì 4 agosto 2025

Expo di Osaka - 2^ giornata (23-07-2025)

 Abbiamo l'ingresso alle 11, ma entriamo quasi un'ora dopo, prima visitiamo un tempio (bisogna prenotare l'ora di ingresso, ma è un orario minimo, si può entrare liberamente dopo). Stavolta ci fermiamo al padiglione delle donne, nonostante la coda prevista sia di 45' (alla fine sarà un po' di meno). Ne vale sicuramente la pena, è molto ben fatto. Vengono presentate tre donne di tre realtà diverse: per i paesi ricchi la scrittrice giapponese Banana Yoshimoto, per i paesi "medi" e per quelli poveri rispettivamente un'attivista messicana e una sudanese. Ognuno segue un percorso dedicato alla vita di una delle tre, a me tocca la Yoshimoto, poi ci sono una serie di informazioni sul progresso dei diritti delle donne.

Si è fatta ora di pranzo: ci fermiamo al ristorante del Canada a mangiare la poutine (piatto canadese a base di patate). Non possiamo però visitare il padiglione, in quanto solo su prenotazione, a meno di non essere canadesi. Il primo padiglione nazionale che visitiamo è quello degli Emirati Arabi Uniti: molto suggestivo, sia per l'architettura, basata su tronchi di palma da dattero, sia per il contenuto, che parla dei progetti innovativi in cui sono coinvolti, soprattutto sulla sostenibilità, e dello loro scuole. La prima cosa che viene in mente se uno pensa agli EAU, invece, non viene mai nominata: ormai i combustibili fossili sono più "innominabili" di oppio o coca. Si dice anche che hanno ospitato il vertice sul clima COP28, omettendo che erano stati scelti proprio per coinvolgere i paesi produttori di petrolio.




Di fianco c'è il Qatar, ma non vogliamo affrontare una coda per un paese simile a quello che abbiamo appena visto. Molto più fattibile la coda per il Vietnam: padiglione interessante, che parla di passato e presente del paese, rivolto sia ai turisti che agli investitori. Passiamo poi davanti ai padiglioni di Francia e USA, dove le code sono veramente proibitive, e ci rifugiamo in uno dei pochi padiglioni senza coda, quello del Mozambico. Tanti si fermano lì a riposare. Il padiglione è piccolo ed essenziale, incentrato sulle start-up fondate dai giovani del posto. Si comincia a vedere una peculiarità di questa Expo, che non avevo trovato nelle precedenti: quasi tutti i paesi danno molto risalto ai legami col paese ospitante: Palau affermerà persino di avere un buon ricordo dell'occupazione giapponese.



Scartiamo l'Irlanda, sempre per via della coda, e passiamo alla Malesia. Altro padiglione molto interessante, che presenta tutte le regioni del paese, con un grande plastico di Kuala Lumpur, e si sofferma sulle opportunità di studio (era la settimana dedicata). Passiamo poi al primo padiglione "common" dei piccoli stati, tra cui anche qualcuno non tanto piccolo, come il Kenya. Ci sono anche le mie vecchie conoscenze Barbados e St. Lucia, che ho visitato in crociera: quest'ultima ha la gigantografia della loro più grande eroina nazionale, Julian Alfred (le hanno anche dedicato l'aeroporto). Interessante la storia della Macedonia del Nord, sul centro di Skopje distrutto da un terremoto nel 1963 e ricostruito dall'architetto giapponese Kenzo Tange.






Passiamo davanti alla Germania, che ha chiuso la coda. Ci dirottiamo quindi sulla Thailandia: padiglione molto grande, ben fatto, ma monotematico, incentrato sulla sanità. Si parla dei 20 ospedali abilitati a curare stranieri e del fatto che siano tra i primi paesi al mondo per "turismo sanitario": una realtà difficile da immaginare per noi. Si è fatto tardi, è buio, ma subito dopo c'è la Spagna, un padiglione talmente grande che gestisce un gran flusso di visitatori senza coda. C'è uno spettacolo di flamenco, poi una sala con video e un corridoio con cartoline, dagli anni '60 a oggi, su tutti gli aspetti del paese. Il più bello della giornata, gli spagnoli non tradiscono mai.



Usciamo consapevoli che, dopo 2 giornate su 3, in più di metà dell'area non abbiamo neanche messo piede. All'uscita troviamo una gran ressa: ci mettiamo più di mezz'ora a fare la serpentina per arrivare alla metro (non più di 200 mt. in linea d'aria). Alla fine, comunque, l'affollamento in metro non è niente rispetto a Roma all'ora di punta.

sabato 2 agosto 2025

Expo di Osaka - 1^ giornata (22-07-2025)

 Dopo 10 anni torno finalmente all'Expo, la mia quinta, dopo Hannover 2000, Saragozza 2008, Shanghai 2010 e Milano 2015. Ho saltato le ultime due: una in una sede un po' disagiata (Astana 2017) e una durante la pandemia (Dubai 2021). La novità di quest'anno è che molti padiglioni sono prenotabili (scoprirò poi sul posto che, di questi, alcuni sono visitabili solo su prenotazione, altri anche senza, sia pure con lunghe code), ma non siamo riusciti a prenotarne neanche uno. C'erano tre turni di prenotazioni: il primo due mesi prima, e non l'abbiamo usato perché non avevamo ancora i biglietti, il secondo una settimana prima, abbiamo provato, ma abbiamo perso tutti i sorteggi, il terzo il giorno prima, e non era rimasto più niente.

Arriviamo quindi (io e i miei due figli) ai cancelli il primo giorno, consapevoli che tanti padiglioni saranno off-limits per noi, ma del resto succede sempre che alcuni, in primis quello del paese ospitante, siano inaccessibili. L'ingresso è scorrevole: distribuiscono degli ombrelli per il sole, che sarebbero solo per la coda all'ingresso, ma mia figlia lo tiene per tutta la giornata (al terzo giorno scopriremo che la cesta dove li abbiamo trovati era in realtà quella per restituirli). I primi padiglioni che incontriamo, quelli all'esterno dell'anello sopraelevato che circonda l'area, sono tutti su prenotazione (tra questi, quello del Giappone): tra le poche eccezioni quello dedicato alle donne, che saltiamo perché segnala una coda di 30 minuti, anche se faccio presente che sono pochi. Il primo padiglione che visitiamo è quello del Portogallo, dopo una coda di quasi un'ora: non grandissimo, ma interessante e dedicato al mare, come ci si poteva facilmente aspettare da questo paese.






Avevamo preso in considerazione di mangiare al ristorante del padiglione portoghese, ma sono già quasi le 14 e ha già chiuso la cucina. Mangiamo in un "food court" nei dintorni, con tanti chioschi, quasi tutti asiatici: c'è folla, ma si trova posto a sedere. All'uscita, guardiamo con curiosità il grande padiglione del Turkmenistan, ma la coda ci scoraggia. Visitiamo invece quello del Bahrein: niente di particolare, ma offre una panoramica del paese e della sua storia, con molto spazio alla tradizione delle perle.



Arriviamo a uno dei padiglioni che attendevamo di più, quello dei "nordici", che comprendono il paese dove vive mio figlio, la Svezia, assieme a Danimarca, Norvegia, Finlandia e Islanda. Si rivela la più grossa delusione dell'Expo: piccolo, senza un filo conduttore, dove cinque paesi con molte differenze e fortissime rivalità vengono trattati come fossero la stessa cosa. Ricordo che a Milano il padiglione della sola Svezia era almeno quattro volte più grande.

Va meglio con la Cechia (adesso si può dire ufficialmente così), uno dei padiglioni più originali: si tratta di una torre, che si sale a spirale, piena di curiose opere d'arte moderna. Si può anche fare un duello con burattini comandati da sotto che brandiscono una spada. In cima c'è un bar: ci prendiamo una birra (e facciamo foto, vedi sotto). Evitati Cina e Kuwait per via della coda, proseguiamo con il Brasile, che un po' di coda ce l'ha, ma in una mezz'ora si entra. C'è una prima sala, tutta bianca, che penso voglia riprodurre una foresta tropicale, e per un po' credo che sia tutto lì è penso "carino, ma che significa?" Poi scopro che ci sono altre due sale, con foto e video, molto interessanti.




Torniamo da dove siamo venuti, dobbiamo saltare Austria e Svizzera, in quanto solo su prenotazione, e concludiamo con la Colombia, che si rivela probabilmente il più interessante della giornata, con una panoramica del paese che va dalla fauna alla letteratura. Prima di andare, saliamo un attimo sull'anello sopraelevato, ma siamo troppo stanchi per percorrerlo. Sono le 19,30 circa e si sta facendo buio, qui non c'è l'ora legale.