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mercoledì 24 agosto 2022

Campionati europei a Monaco - ultima giornata: atletica e tennis tavolo

 Non avendo atletica fino alle 19, avevo deciso di andare a vedere le finali del tennis tavolo. All'inizio avevo anche qualche timore di stare andando nel palazzetto giusto, visto che nel programma viene chiamato con un nome diverso da quello che si trova sui cartelli, che è quello dello sponsor. Per fortuna alla fermata della metro ci sono indicazioni col logo degli Europei. uscito dalla metro, seguo il flusso, ma non sono ancora del tutto sicuro che sia la direzione giusta, visto che non vedo nessuno con segni che stia andando a una partita di tennis tavolo, o a una manifestazione sportiva in generale. Poi però incontro qualcuno con magliette degli Europei, e anche un po' di persone dall'aspetto cinese.

La Rudi-Sedlmayer-Halle è un impianto storico, dove fu disputata la contestatissima finale del basket alle Olimpiadi 1972. Entrando si vede tutta la sua storicità: sembra di essere proiettati nel 1972 e ci si potrebbe aspettare di trovarsi davanti Alexander Belov. Le tribune ricordano il nostro Palaeur, ma in piccolo (ma a differenza del Palaeur, questo non era il palazzetto principale dell'Olimpiade): l'unica cosa moderna, che conrasta con tutto il resto, è il tabellone che pende dal soffitto. Sono in una delle file più alte, spalle al tavolo: si vede comunque bene. All'ingresso c'era uno che cercava biglietti, quindi si deve supporre ci sia l'esaurito, ma qualche posto vuoto si vede, compresi quattro accanto a me. Difficile dire quanti spettatori non siano tedeschi, ma presumibilmente molto pochi: l'unica bandiera di un altro paese che ho visto era una estone, durante l'intervallo, poi, quando lo speaker chiederà di sventolare le bandiere, si vedrà anche la mia. Lo speaker, peraltro, parlerà sempre solo in tedesco. Si nota comunque che la quota di origine asiatica tra gli spettatori è decisamente superiore a quella tra la popolazione di Monaco. Come dicevo anche prima, un'altra caratteristica che ti fa tornare indietro di qualche decennio è la quasi totale assenza di outfit a tema tra gli spettatori.







In attesa dell'inizio (così come poi negli intervalli) la mascotte, lo scoiattolo Gfreidi, cerca di coinvolgere il pubblico ballando a bordo campo e sugli spalti. Le finaliste, l'austriaca Safronova e la tedesca Mittelham, entrano un po' prima dell'orario di inzio, le 14,30: scopro quindi che l'orario è inteso come nella maggior parte degli sport (effettivo inizio del gioco) e non come nel tennis (inizio del cerimoniale con l'ingresso dei giocatori). Comincia il primo game (perché, altra cosa che non sapevo, si dice così e non "set", anche se in tedesco usano "Durchgang", che indica anche il set): l'austriaca prende qualche punto di vantaggio e lo mantiene fino alla fine, vincendo 11-8. I punti vengono chiamati indicando per prima la giocatrice che servirà nel punto successivo: faccio un po' fatica ad adattarmi ai continui cambi (il servizio cambia ogni due punti). Vedo che anche qui si fa silenzio durante gli scambi, ma a differenza che nel tennis, si tifa fino a un attimo rima del servizio. Sono quasi sempre scambi brevi, con le giocatrici che rimangono vicine al tavolo.





Nel secondo set la tedesca non ne azzecca una e perde 11-2. Subito dopo chiede il timeout medico, che qui può durare fino a 10 minuti. La pausa è lunga e ci si chiede se la tedesca tornerà: torna, ma dopo 3 punti del terzo game, tutti persi, si ritira. La partita finisce con entrambe le giocatrici in lacrime, per motivi opposti Vedo che in questo caso il punteggio ufficiale è 4-0, anche se si sono giocati solo due set e parte del terzo.

C'è un intervallo di un ora prima della partita maschile. posso fare tutto un giro del palazzetto. Quando torno in tribuna, vedo che fanno un quiz, a cui ci si può iscrivere inquadrando un QR code. Non mi iscrivo per le mie scarse conoscenze di tennis tavolo, poi scopro anche che non vedevo bene le domande, coperto dalle luci.

La partita maschile, tra il tedesco Qiu e lo sloveno Jorgic è molto più spettacolare ed equilibrata dell'altra. Lo sloveno vince il primo game 12-10, il tedesco il secondo 14-12. Nel terzo e nel quarto, vinti dal tedesco mi sembra 11-9, 11-8, ci sono molti errori, ma anche qualche scambio veramente spettacolare. Il tedesco chiuderà poi la partita dominando il quinto game 11-2: difficile dire, soprattutto per un profano come me, se più per merito suo o per colpa dell'avversario.




Si sta facendo tardi e devo andare allo stadio per l'atletica, ma decido di fermarmi almeno alla prima premiazione per vedere quella che ormai è una rarità: una premiazione con bandiere vere. Poi, prima di allontanarmi, decido di sentire l'inno tedesco nella seconda premiazione, per vedere se lo si sente cantare: all'inizio molto poco, poi un po' di più, ma niente di paragonabile a Roma.




La metropolitana per lo stadio è già affollata, quasi come per una partita di calcio. all'arrivo, una folla mai vista: i volontari indirizzano verso un percorso alternativo rispetto a quello che ho sempre fatto; il che mi dà anche l'opportunità di visitare il memoriale dell'attentato del 1972. Gli stand gastronomici hanno tutti code lunghissime, che mi farebbero perdere l'inizio del programma: l'unica eccezione è quello dei gelati, quindi ripiego su quello. Si vede una gran ressa all'ingresso, ma poi scopro che la maggior parte è per la biglietteria (c'era il 2X1): per entrare c'è un po' di coda, ma scorre rapidamente.




Il mio posto è uno dei pochi che si trova più in alto dell'ingresso, e non di poco, di 35 file: sono in fila 78, una delle ultime. Arrivo veramente sulle ginocchia, mentre stanno facendo la sigla iniziale e subito prima della presentazione della prima gara, l'alto donne. Sono dal lato opposto rispetto agli altri giorni, all'inizio del rettilineo finale. da così in alto, vedo tutto da lontano, ma distintamente: l'alto (che stavolta è dal mio lato, opposto a quello della gara maschile), anche se sono un po' troppo allineato all'asticella, l'atterraggio del giavellotto e anche l'arrivo. Per la prima volta mi accorgo anche che dietro ai tabelloni moderni ci sono ancora quelli storici, con orologi funzionanti. Lo stadio è più pieno di ieri, ma rimangono ancora dei settori vuoti o quasi. I gruppi che si vedono e si sentono di più sono sono sempre finlandesi (c'è la finale del giavellotto) e svizzeri, ma stavolta ho incontrato anche italiani. Nel settore accanto c'è un gruppo di atleti tedeschi (non degli Europei, credo fossero della giovanile) con cartelli di una lettera ciascuno, per comporre scritte: passandoci accanto alla fine vedrò che avevano un'ampia scorta.







La prima gara, come dicevo, è l'alto donne. Come quota iniziale, all'inizio leggo 1,87 (ai Mondiali 2013 si era partiti da 1,89), guardando a video scopro che è invece 1,82. Al contrario di quanto è successo spesso negli ultimi anni, progressione fin troppo lenta: dopo due quote sono ancora tutte in gara, con 3 errori in tutto. La prima gara su pista sono le semifinali dei 100hs: la Di Lazzaro è nella prima, si difende, ma arriva quinta. La prima finale è quella degli 800 maschili: stavolta gli atleti sono presentati prima in ordine di ranking e poi, una volta alla partenza, in ordine di corsia. Barontini parte addirittura in testa, nella seconda curva viene superato, ma fino agli ultimi 150 dà ancora l'impressione di poter attaccare i primi. Finisce settimo, ma ancora attaccato al gruppo e col personale. Finale testa a testa tra Wightman e lo spagnolo Garcia: pensavo avesse vinto il primo, invece era il secondo.



Cominciano poi, a distanza di pochi minuti, prima la gara che aspettava di più la maggior parte del pubblico e poi la gara che aspettavamo di più noi, ossia rispettivamente giavellotto e 10.000 maschili. Nel giavellotto esultano prima i finlandesi per il lancio di Etelaetalo, il primo sopra gli 80 metri, poi i tedeschi per Weber, che con 83 si porta in testa dopo il primo lancio, ma al secondo Vadleich ne fa 87 e, visto il livello generale, uno pensa che potrebbe essere il lancio decisivo. Gara che, a parte i primissimi, rimarrà di basso livello: si entrava negli 8 con 77 metri, solo 5 sopra gli 80, col suo personale di quest'anno Orlando sarebbe arrivato quinto.

Intanto, però, sono partiti i 10.000. Gressier parte a mille: primo km in 2'40", poi l ritmo gradualmente cala, tanto che al quarto km, il gruppo, che si era spezzato in tre tronconi con Riva nell'ultimo, si ricompatta e al sesto uno che stava per essere doppiato riguadagna terreno. All'ottavo km Crippa prende per un po' la testa, ma poi si ferma di colpo, provocando un tamponamento. A tre giri dalla fine parte il norvegese Mezingi: a inseguirlo, piuttosto lontani, rimangono in quattro: due italiani e due francesi, c'è anche Riva. All'ultimo giro il norvegese sembra sul punto di crollare, ma ha ancora un buon margine, ai 250 Crippa parte e stacca gli altri, ma il norvegese è ancora lontano: ce la farà? Nel rettilineo finale il norvegese crolla: Crippa vince e il norvegese tiene a stento l'argento sull'altro francese. Quarto Gressier, quinto Riva col personale.





Mentre le gare in pista proseguono con la vittoria della favorita polacca, di cui evito di scrivere il nome, nei 100hs, si arriva all'epilogo di alto e giavellotto. Nel primo, si era fatta una prima selezione a 1,90, dove erano uscite in 5, tra cui la Levchenko, confermando il suo brutto momento, ma soprattutto la Vallortigara: al terzo sembrava fatta, ma poi l'asticella è caduta ancora. A 1,93 al Mahuchikh passa, in 3 la superano al primo, tra cui le due junior Topic e Vermeer e una, la Gerashenko, al terzo. A 1,95 la Mahuchikh li supera al primo, la montenegrina Vukotic al secondo, poi basta: la diciassettenne Topic è bronzo. Si va a 1,97 e, dopo il primo errore della montenegrina, ci si aspetta che l'ucraina chiuda la gara, invece  entrambe sbagliano tre volte. Vince comunque la Mahuchikh. Nel giavellotto Weber prende la testa al quarto lancio e la mantiene fino alla fine, poi si migliorerà solo Eteletaetelo, che si riprende il terzo posto.

Alto e giavellotto finiscono in contemporanea: nel giro d'onore, Weber solleva ripetutamente la bandiera, invitando il pubblico ad alzare le mani. Rimangono solo le 4X100, con prima quella maschile: presentazione con giochi di luce e in ordine di corsia, non esistendo un ranking. Delusione del pubblico perché la Germania manca il primo cambio. Netta vittoria delle Gran Bretagna, per il bronzo (Polonia) serviva 38.15, quindi per l'Italia non sarebbe stato facile comunque. Si chiude con la gara femminile: la Dosso parte bene, ma il primo cambio è lunghissimo: sarà valido? Nel guardare le italiane non mi accorgo che la Gran Bretagna è saltata. Si arriva all'ultima frazione con Germania nettamente in testa e Pavese che prende il testimone seconda, ma inseguita dalla Swoboda per la Polonia e da un'atleta di pelle scura in maglia rossa che all'inizio penso sia la Kambundji e che quindi l'italiana  non abbia chances. Poi però mi ricordo che la Svizzera non si è qualificata, e quindi la Pavese viene superata solo dalla polacca, ma non dall'altra, che si rivela essere la spagnola: è bronzo, e anche più nettamente di quando non sembrasse dal vivo. Anche quest'anno siamo riusciti a vincere una medaglia totalmente insperata, come una volta ci succedeva spesso ed era successo quattro anni fa con Chiappinelli.







Quasi nessuno se ne va, e anch'o mi vergogno di essere il solo a farlo: aspettiamo il gior d'onore delle tedesche, e dopo sarò ancora uno dei primi a lasciare la tribuna. Vorrei prendermi da mangiare, ma la strada per gli stand gastronomici è sbarrata. Facendo un giro largo e rischiando di perdermi ci arrivo lo stesso, ma è rimasto poco, quindi rinuncio e mi incammino verso la metro.

Stavolta è proprio finita. Ci si rivede a Roma nel 2024, ma prima c'è tanto altro.

domenica 21 agosto 2022

Campionati europei di atletica a Monaco - 6^ giornata (20/08/2022)

 Arrivo al percorso della marcia verso le 8,15, chiedendomi chi me l'abbia fatto fare ad alzarmi. Incontro un gruppo di fiorentini, sostenitori di Cosi (che confesso di conoscere poco), con magliette dedicate. Si parte, e dopo averli visti passare una prima volta, abbandono il bordo strada e cerco di sedermi nelle tribune. I primi due ingressi sono riservati, quindi tem una beffa in stile Doha, ma il terzo è aperto a tutti. Nella mia tribuna c'è poca gente, ce n'è un po' di più in quella di fronte. Come al solito, il pubblico della marcia è molto diverso da quello delle gare su pista: tedeschi a parte, i più numerosi sono italiani e spagnoli, seguti dai polacchi.




 

Fin dal secondo giro (si è tornati ai giri di 2 km) il gruppo si spezza in due parti uguali: 14 in testa (su 29), Cosi leggermente staccato e poi, staccati, gli altri. Questa divisione rimarrà fino alla fine: ci saranno oltre 2 minuti tra l'11° e il 12° (considerando anche che due del primo gruppo saranno poi squalificati). Cosi perderà terreno molto lentamente fino agli ultimi chilometri, recuperando così posizioni e finendo 10°. Al terzo giro cominciano già le penalità, a metà gara ci saranno già tre squalificati, tra cui un britnnico che era nel gruppo di testa e il n.1 tedesco, che, intervistato, chiederà scusa al limite del pianto. Poi però non succederà più niente, non mostreranno più nemmeno il tabelone delle ammonizioni. Eppure io avevo molti dubbi sull'andatura di alcuni marciatori nel momento in cui perdevano contatto col gruppo di testa (soprattuttoil turco e il francese).

Al 12 km il gruppo di testa si è ridotto a 7: 3 spagnoli, 2 italiani (Stano e Fortunato), uno svedese e un turco. Subito dopo lo svedese Karlstroem attacca e il gruppo si sfalda: si stacca prima Fortunato, poi Stano, ma Stano perderà sempre più terreno, fino ad essere superato non solo dall'altro italiano, ma anche dal francese ch si era staccato prima e finire ottavo. Con lo svedese rimangono due spagnoli e dopo un paio di chilometri uno di loro, il campione uscente Alvaro martin lo supera e prende il largo. Fortunato è quinto: quando danno il passaggio al 17 km noto che il quarto è vicino e il terzo non lontanissimo, ma quando mi passano davanti  capisco che sono irraggiungibili. Si finisce così: Martin, Karlstroem (che fa l'ultimo giro col cappello con le corna), altri due spagnoli, poi Fortunato.









 

Sceso dalla tribuna, cerco i fans di Cosi per fargli i complimenti, ma invece riesco a farli direttamente a lui, all'uscita della zona mista. Appena arrivato l'ultimo concorrente, entrano nel percorso le atlete della gara femminile: c'è quindi giusto il tempo di prendersi da bere e si parte. La tribuna stavolta è più affollata, data anche la presenza di una tedsca da medaglia: non è certo un problema, comunque, trovare posto. Lo speaker ricorda che sono solo quattro le atlete con personali sotto l'1h30', tra cui la nostra Trapletti e la tedesca Feige. Anche qui circa metà delle atlete stacca subito l'altra metà, ma due prendono addirittua 40" a km, e una sarà anche penalizzata dopo 5 km e squalificata poco dopo, mentre l'altra chiuderà con 11' di distacco (quindi doppiata), ma superandone due.

Laspagnola Perez tenta un primo attacco dopo 4 km, ma rimedia un'ammonizione e desiste Lo speaker invita il pubblico a ballare, pima la macarena, poi il ballo del qua qua (poi anche altro). a metà gara la Perez attacca di nuovo, ma con un'evidente sospensione e infatti un giro dopo va in penalità. Poi recupererà fino al settimo posto, a poco più di 1' dalla prima, ma alla fine sarà squalificata. Sono rimaste in 7, tra cui la Trapletti, ma verso il 14 km, con l'attacco di un'ucraina, il gruppo si sfalda e la Trapletti rimane in fono. Delle sei davanti, però, poi una crollerà e un'altra sarà penalizzata, per cui chiuderà quinta. Da metà gara piove anche forte, per cui non vedo l'ora che finisca. L'ucraina viene riassorbita e a un certo punto va in testa la tedesca, ma a un paio di giri dalla fine la vincitrice della 35 km, la greca Ntrismpioti (o Drisbioti, se seguiamo la pronuncia) prende la testa e la mantiene fino alla fine. Anche qui quindi, come ai Mondiali, le due gare di marcia hanno la stessa vincitrice: non sarà che sono un po' troppo simili?








 

Ne finale il display sul traguardo smette di funzionare: dà solo il tempo di gara, non gli arrivati Non so più quindi in quante sono arrivate, ma non ce la faccio più a restare con la pioggia: facco un salto in zona mista e poi mi rifugio in un bar, nonstante lo speaker inviti a restare per la premiazione.

La sera, dopo aver incontrato Tortu in stazione, riesco ad arrivare con un certo margine, anche se meno di quanto avrei voluto. Dopo aver mangiato una pasta orribile a un chiosco ed essere stato allo store, entro che mancano pochi minuti all'inizio, stanno presentando gli astisti, poi mi fermo al chiosco e perdo i primi salti. Il mio settore, coma la maggior parte dello stadio, è un po' meno pieno di ieri. I gruppi più presenti sembrano sempre svizzeri e britannici. La mia posizione, poco oltre la metà del rettilineo opposto all'arrivo, è ideale per l'asta (ed era quello che volevo), ma vedo bene anche l'atterraggio del giavellotto, non tanto bene invece l'arrivo.






Programma meno fitto degli altri giorni: se allora spesso si faticava a seguire le diverse gare in contemporanea, adesso ci sono dei momenti di pausa. I concorsi sono solo due: asta maschile e giavellotto femminile. Nell'ata si parte a 5,50: Duplantis e Lavillenie passano, in 5 la superano alla prima, altri 5 alla seconda e due rimangono a zero (in tutta la gara non ci sarà un terzo tentativo riuscito). A 5,65 escono altri 3, a 5,75 invece Duplantis e Lavillenie passano ancora e gli altri la superano tutti.

Il giavellotto femminile conferma il suo attuale basso livello: al primo turno solo una sopra i 60, alla fine saranno in quattro. Col miglior risultato stagionale di un'italiana (che come si sa, non è bastato a qualificarsi) si sarebbe seconda, poi alla fine settima. Al secondo lancio, la Tzengko supera i 65 metri e di qusti tempi si ha l'impressione, poi confermata, che la gara sia finita. alle sue spalle, si ravviverà all'ultimo lancio: la Spotakova, che era quarta a un centimetro dalla terza e una ventina dalla seconda, si migliora e va al secondo posto, ma subito dopo la Vilagos la supera ancora con 62 metri. Abbiamo quindi ai primi due posti le ex stelle delle gare giovanili, che presumibilmente duelleranno per il prossimo decennio e magari oltre.

Le gare su pista cominciano con gli 800 femminili, dove il pubblico si esalta per un'atleta di Monaco, che comunue non è mai in gara per i primi posti e chiude settima. Vince la Hodgkinson, ma meno nettamente del previsto. Ci sono poi le ultime qualificazioni del prigramma, le batterie dei 100hs. Nella prima non mi accorgo neanche che la Bogliolo, annunciata, non è partita, anzi credo sia arrivata seconda (eppure non c'era nessuna in maglia azzurra: cos'avrò visto?), nella seconda la Mosetti mi sembra quarta o quinta, invece è sesta, chiaramente fuori. Nell'ultima, almeno, la Di Lazzaro (che lo speaker chiama "Di Lazzàro") vince, col miglior tempo assoluto.

 

Ci sono poi le staffette 4X400. In quella maschile, la Gran Bretagna rimane in testa tutta la gara, ma nel finale viene insidiata prima dalla Francia, poi dal Belgio, che chude secondo. L'Italia dopo due frazoni è ultima, ma in gruppo, poi però pasticcia nel cambio e perde contatto, rimanendo staccata fino alla fine e facendo anche un tempo peggiore delle batterie. Nella gara femminile, dopo tre frazioni è in testa il Belgio, ma l'Olanda, terza, è attaccata, qundi si è già capito come andrà a finire. La Bol, comunque, aspetta i 150 metri dall'arrivo per attaccare e verso i 70 metri fa il vuoto. Solo dopo l'arrivo noto i tempi, che sono ottimi: con 3'22" si arriva quarte. In entrambe le gare la Germania arriva settima, ma nelle interviste gli staffettisti sembrano sddisfatti come se avessero vinto una medaglia. Nei festeggiamenti, lo speaker canta "Happy birthday" alla Klaver e intervista la Bol, che a una voce molto acuta, non l'avevo mai notato.





 

Durante la 4X400 si decidono anche le medaglie dell'asta: il tedesco Lita Baehre, ultimo a saltare al secondo tentativo, è il primo, dopo Duplantis, a superare i 5,85 e rimmarrà l'unco. Come chiarisce subito lo speaker, il bronzo va a Lillefosse con 5,75. Ci sono più di 20 minuti prima dell'ultima gara su pista, i 3000 siepi donne: ci si concentra quindi sull'epilogo dell'asta. A sorpresa, Duplantis non aspetta che Lita Baehre si elimini da solo, ma si presenta prima a 5,90, dopo l'errore del tedesco, e poi anche a 5,95, dopo che Lita Bahre sarà passato a quella quota, sbagliando ancora. Stavolta Lita Baehre non sale ancora, ma riprova i 5,95 e sbaglia, ma stavolta di poco. Rimasto solo, Duplantis supera 6,06 durante i 3000 siepi, con la sua solita disarmante semplicità adesso uno pensa che cominci la sua vera gara, quella per il record del mondo, invece chiude qui.

I 3000 siepi rimangono quindi la gara conclusiva: l'alabanese Guga parte sparata (primo chilometro in 3'00"), le rimangono dietro in due, ma la tedesca Meyer, inizialmente quinta, le supera tutte e chiude seconda, per un attimo illudendo anche di insidiare il primo posto.






Il pubblico mi sembra numeroso solo quando esce. Anche stavolta devono contingentare gli acessi ala metro: l'addetto intima più volte di fermarsi, a voce sempre più alta, ma senza prendere in considerazione l'ipotesi che qualcuno possa non capire il tedesco. In definiva, è stata una giornata un po' "vecchia maniera" per noi: c'erano solo tre italiani in gara (contando la staffetta come uno) e due hanno deluso. Domani, però, rimangono Vallortigara e Crippa.