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martedì 29 novembre 2022

Mondiali di calcio Qatar 2022: Brasile - Svizzera (28-11-2022)

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E' ill giorno del Brasile. Si vede fin dal mattino: tante maglie verdeoro in giro. Io comincio la giornata con un giro al FIFA Fan Festival, dove vedo qualche spezzone di Camerun-Serbia, che alla fine i telecronisti definiranno "probabilmente la miglior partita finora". Ripenso quindi che uno svantaggio di vedere gli eventi dal vivo è che si possono seguire meno gare di quanto si farebbe in TV. Naturalmente, però, vale se a casa uno non ha altro da fare: io se non fossi venuto qui quella partita non l'avrei vista lo stesso perché avrei lavorato. Passo poi da Souq Waqif, dove si vedono soprattutto ecuadoregni che cantano e festeggiano la loro squadra.



Comincio a dirigermi verso lo stadio intorno alle 17,30: penso di avere un buon margine. Già all'ingresso della metro si vede la marea verdeoro. Non so quanti di questi siano effettivamente brasiliani, ma sicuramente una minoranza. Nella stazione c'è ressa, c'è anche tanta polizia, come non se n'è mai vista finora. e lo stesso sarà poi davanti allo stadio (intendiamoci, niente di paragonabile a una partita di campionato italiano, anche non a rischio). Ci incitano a entrare nei vagoni fino al limite della capienza: pensavo che ci avrebbero anche spinti, ma poi non lo fanno (e in ogni caso restiamo meno stipati che a Roma all'ora di punta).

Esco dalla metro poco dopo le 20 e lo stadio non sembra tanto lontano, per cui penso che finalmente, per una volta, non entrerò all'ultimo momento. Mi sbagliavo. Lo Stadio 974 (dal prefisso telefonico del paese, quindi in Italia sarebbe Stadio 39) è provvisorio: verrà smontato dopo i Mondiali (prima dell'aggiudicazione lo dicevano di tutti) e si vede: è pieno di tubi e container a vista. Arrivati ai controlli, a ogni varco di dicono di andare al successivo, nonostante di posto ce ne sia; le lunghe serpentine che avevano preparato si riempiono per non più di un quarto. Inutile dire che ci fanno andare in direzione opposta rispetto al mio cancello. Quando alla fine ci fanno entrare, la coda scorre rapidamente, penso ancora di avere un buon margine. Ma qui cominciano i problemi: mi svuotano lo zaino, mi sfogliano i libri e dicono che devo lasciare al deposito un po' di cose: alcuni souvenir che avevo comprato in giornata (e può avere un senso), ma anche i libri e la Settimana Enigmistica. La Settimana Enigmistica! Almeno li convinco a lasciarmi il binocolo, facendogli presente che serve per vedere le partite (poi non lo userò). E mi hanno anche aperto solo una tasca, chissà se avessero aperto anche l'altra.




Mi ero disperato temendo che il deposito fosse dalla parte opposta, ma mi rassicurano che farò presto e non dovrò rifare la fila. Effettivamente il deposito è più vicino di quanto temessi, non c'è coda e sono molto gentili. Il problema sarà al ritorno: prima ci metto un po' a convincerli a non farmi rifare la fila (comunque breve, erano già quasi tutti entrati), poi aprono di nuovo lo zaino, anche l'altra tasca, e guardano alcune cose con sospetto (tra cui il binocolo). Comincio a temere che mi faranno tornare al deposito e penso che è la volta che reagirò male e rischierò l'arresto.

Invece mi fanno passare, ma sono le 18,45 e i mio cancello è dall'altro lato. Ci metto anche del mio andando a quello sbagliato: ero convinto che il mio fosse il 4, invece era il 5. Ci sono poi da fare quattro rampe di scale: arrivo stremato. Sono ancora nei corridoi quando sento suonare gli inni e cantare quello brasiliano, e devo ancora andare in bagno. Il mio posto è un bel po' in alto, e mi devo fare largo tra 16 posti quasi tutti pieni, ma ce la faccio ad arrivare poco prima del calcio d'inizio. Rimane il rammarico di non aver mai visto tutti i preliminari di una partita. 



Sono verso la seconda metà del secondo anello (su due). Continuerà a riempirsi anche a partita iniziata, ma rimarranno alcuni vuoti, soprattutto nel primo anello, ma un po' anche nel mio settore (anche il posto alla mia sinistra rimarrà vuoto). Alla fine annunceranno circa 43.000 spettatori, il che vuol dire che lo stadio ha più o meno la stessa capienza dei primi due che ho visto: mi era sembrato più grande. Si vede qualche chiazza rossocrociata nella marea verdeoro, soprattutto nel primo anello. Per tutta la partita si sentirà soltanto il tifo brasiliano: gli svizzeri si vedranno cantare a sventolare le bandiere, ma saranno sempre sovrastati.

Nel primo tempo il Brasile attacca dal mio lato. Molti si alzano quando si avvicina all'area avversaria, il che succede raramente nel primo tempo: il primo tiro in porta lo faranno al 26' (contro comunque nessuno degli avversari). Nell'intervallo diranno che il portiere svizzero avrà fatto due "goal preventions", che non ho capito se sia un concetto diverso da "parate" (saves) e, se sì, quale sia la differenza. Le statistiche che danno in questi Mondiali sono un po' strane. Nell'intervallo non penso di muovermi: sono ancora stanco dall'arrivo. C'è un cantante che si esibisce: lo vedo sullo schermo, ma non riesco a capire dove sia fisicamente.







Si riprende, e il Brasile rischia, con la palla che rimane un po' nella sua area, senza che gli svizzeri  riescano a tirare. Al 10' Richarlison manca un aggancio da pochi passi. Al 22' Rodrygo segna con un bel diagonale, ma dopo due minuti di festeggiamenti, in campo e sugli spalti, con la palla già a centrocampo, ci si accorge che c'è un controllo VAR. Il gol viene annullato per fuorigioco, ma gli svizzeri ripartono quasi da centrocampo: se ho capito bene il fuorigioco era in un passaggio precedente, non nell'ultimo. A una decina di minuti si vede gente che comincia a uscire: mi sembre proprio incomprensibile, in una partita così importante e ancora in bilico E infatti poco dopo arriva i gol, con Casimiro che sfrutta un piccolo spazio e infila nell'angolo. Gli svizzeri non riescono a reagire: gli ultimi minuti sono un monologo, in campo come sugli spalti.



All'uscita devo andare controcorrente per arrivare al deposito, temendo anche di non trovarlo, essendo uscito da un punto diverso rispetto all'entrata. Alla fine lo trovo abbastanza facilmente e recupero subito le mie cose, ma poi mi tocca rifare il giro in senso opposto per arrivare alla metro. Per entrare nella metro c'è una coda di 20 minuti: si passa il tempo con due spettacoli folkloristici, uno di spadaccini arabi e uno di danze keniane.



Siamo arrivati alla fine. Quando e dove sarà a prossima volta? Ai prossimi mondiali, per vedere cinque partite dovrei fermarmi un paio di settimane o fare lunghi spostamenti. In ogni caso, per la prima volta esco da uno stadio sicuro che non ci tornerò mai più, visto che tra pochi mesi non ci sarà più (ok, lo diceva anche chi visitava la Torre Eiffel nel 1889...).

lunedì 28 novembre 2022

Mondiali di calcio Qatar 2022: Giappone - Costarica e Spagna-Germania (27-11-2022)

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Oggi è il gran giorno: per la prima volta nella mia vita vedrò due partite di calcio di alto livello nella stessa giornata. Anzi, credo anche che l'ultima volta che ho visto due partite di calcio a 11 nello stesso giorno sia stato ai tempi del liceo. Si comincia con Giappone-Costarica, nello stesso stadio di Galles-Iran Esco dal residence più tardi del previsto: a conferma di quanto sia in ritardo alla fermata della metro non vedo quasi nessuno con simboli delle due squadre, saranno già tutti lì? All'arrivo qualcuno si vedrà, soprattutto del Giappone. Già durante il viaggio temo seriamente di vedere la partita cominciata, quando arrivo e vedo la coda per entrare il timore diventa quasi una certezza. Invece la coda scorre più rapidamente: nonostante fosse più lunga ci metto lo stesso tempo dell'altro ieri, forse leggermente meno. Al controllo mi fanno aprire ancora tutti i comparti dello zaino (nonostante l'avessero passato ai raggi), ma non tirano fuori niente, né tanto meno toccano le riviste.

Sono dalla parte opposta rispetto all'altro ieri, leggermente più vicino all'ingresso, e al secondo anello (sono anelli bassi, non pensate a quelli di San Siro). Non vedo una bandierina del calcio d'angolo in quanto coperta da una postazione televisiva, ma non mi perderò niente: non si tireranno angoli da lì. Arrivo dentro alle 12,54 quando stanno per suonare gli inni: mi fermo al primo posto disponibile e poi, dopo gli inni, vado al mio posto. Si esegue prima l'inno giapponese, ma non lo si sente cantare, anche se i tifosi giapponesi sono in netta maggioranza (e no, non è senza parole, ho controllato), poi quello del Costarica, e lo si sente cantare, il finale molto forte.






Alla mia sinistra c'è un francese che occupa anche buona parte del mio posto, alla mia destra una tifosa giapponese molto appassionata, con due bandiere nei capelli: quando urla forte si mette la mano alla bocca oppure poi si scusa. Io le dico di non preoccuparsi: è normale che un tifoso urli! Guarda sempre il telefonino, credo che si faccia continui selfie. Noto anche che nella mia fila sono quello che guarda di meno il telefonino (il che è tutto dire). Ho molto tempo per osservare i miei vicini (e anche il telefonino) perché in campo non succede assolutamente niente: in tutto il primo tempo, due cross senza esito e un tiro ribattuto per il Giappone, un tiro fuori per il Costarica. Lo confermano le statistiche del primo tempo: tiri in porta 0. Io speravo ardentemente che segnasse il Giappone per vedere la reazione della mia vicina.



Nell'intervallo parlo con la vicina (nella foto) e scopro che in realtà è filippina. Mi dice di amare molto la cultura giapponese. Anche all'uscita si vedranno molti tifosi del Giappone che non hanno l'aspetto di giapponesi, incontrerò anche una famiglia italiana dove le figlie avevano i colori del Costarica, il padre del Giappone (la madre nessuno).


Nel secondo tempo il Giappone parte forte e già dopo un minuto impegna Navas (l'unico giocatore delle due squadre che sono in grado di riconoscere, anche per il ruolo). Attacca quasi sempre, ma con scarsi risultati: verso la metà del tempo ha due punizioni dal limite, ma una finisce fuori, l'altra sulla barriera. A 10' dalla fine un costaricense (che scoprirò poi chiamarsi Fuller) riceve palla al limite dell'area e scavalca il portiere con un pallonetto. I costaricensi si fanno sentire, i giapponesi rimangono muti per il resto della partita: saranno i centramericani (se ho capito bene) a urlare ironicamente "Nippon". Nel recupero gli asiatici hanno due occasioni, le migliori della partita, ma finisce 1-0. All'uscita incontro un gruppo di costaricensi che canta cori di scherno verso i giapponesi: "Dove sono i giapponesi? Sono andati a... (parola che non ho capito)





Mi fermo a mangiare al centro commerciale, poi rientro, dopo aver fatto un lungo giro per arrivare alla metropolitana: sarebbe di fronte, ma ti costringono a prenderla dal lato dello stadio. Esco di nuovo verso le 19,15: l'idea era quella di fermarsi al FIFA Fan Festival, magari mangiare (ma non ho fame) e poi prendere la navetta per lo stadio. Sono però in ritardo perché i taxi trova traffico: decido quindi di saltare a sosta al festival, ma non trovo al partenza dei pullman e sono costretto a entrarvi, uscire di nuovo e fare un lungo giro. I qatarioti sono specialisti per farti fare giri lunghissimi per andare in posti che in linea d'aria distano pochi metri: l'avevo già notato tre anni fa. Temo seriamente di non farcela per l'inizio della partita.

Alla fine prendo il pullman verso le 20,30: è quasi vuoto, erano rimasti in pochissimi a prenderlo. Sullo schermo si vede che prevede di arrivare intorno alle 21,15, quindi penso che dovrei farcela, magari di poco. Arriviamo verso le 21,20 e lo stadio si vede vicino, quindi penso sia fatta. Anche qui però un conto è la distanza in linea d'aria, un conto quella da fare effettivamente: per entrare bisognerà fare quasi mezzo giro attorno allo stadio. Stadio che ha la forma di una tenda beduina: da fuori sembra più una fiera che uno stadio, da dentro è molto bello, ma dà sempre quell'impressione. I controlli scorrono velocemente, spero di entrare presto perché sono al cancello 18, che se questo stadio fosse come gli altri sarebbe vicino all'ingresso. Invece è completamente dalla parte opposta, e i cancelli sono pure distanziati: torno a temere di non farcela per l'inizio. Sono ancora nei corridoi quando sento suonare l'inno tedesco. Non lo sento cantare, ma provo un po' a cantarlo io. Quello spagnolo, che nessuno può cantare (è senza parole) l'avevano già suonato.





Ce la faccio a entrare poco prima del fischio d'inizio. Sono nella prima fila della metà superiore del primo anello (su tre). Lo stadio è molto più grande degli altri (i presenti, come comunicheranno nel secondo tempo, sono quasi 69.000) e tutto pieno, anche se gli ultimi entreranno a partita iniziata. Nella mia fila ci sono quattro tifosi della Germania e due della Spagna, ma nessuno è dei rispettivi paesi: quelli alla mia sinistra sembravano tedeschi, ma sono americani. La lezione di oggi è che per tifare di una nazionale non bisogna essere necessariamente di quel paese. noi, abituati ad essere rappresentati nei grandi eventi (ma per l'Italia non vale più tanto..), non ce ne rendiamo conto, e nascono bufale come quella sui finti tifosi. Non si capisce tanto quali tifosi siano di più, anche perché i colori sono simili, ma quelli della Spagna si faranno più sentire.




Si parte: nel primo tempo dal mio lato attacca la Germania. Un'occasione per parte nei primi 10': tiro deviato sulla traversa per la Spagna, contropiede fermato dal portiere in uscita per la Germania. Poco dopo la mezz'ora la Spagna si mangia un gol incredibile, ma era fuorigioco. Al 39' Rudiger segna di testa sugli sviluppi di una punizione: esultanza dei tifosi tedeschi, ma si sentirà molto di più quella degli spagnoli quando sarà annullato per fuorigioco dopo il VAR.

Nell'intervallo non mi muovo, pur essendo vicino all'uscita: per non dovermi fare largo nella fila: il passaggio è stretto. Spengono le luci e ci dicono di accendere le torce dei telefonini, per dare l'impressione di un cielo stellato. Si riparte, e al 17' Morata riceve palla nell'area piccola e segna. Subito dopo Asensio si mangia il raddoppio. La Germania attacca in modo disordinato, sbagliando correndo rischi in contropiede: si sente qualche coro dei suoi tifosi, che finora si erano fatti sentire solo al gol annullato. Alla fine pareggia con un attaccante subentrato, che non avevo mai sentito, tale Fuellkrug.





Finisce 1-1. All'uscita, altro giro attorno allo stadio per prendere la navetta, che non è piena neanche stavolta (sono più quelli che vanno in altre direzioni). Vedo tanta gente dirigersi verso i parcheggi, il che vuol dire che buona parte degli spettatori erano residenti, a meno che non avessero affittato auto. Il pullman trova traffico: arriviamo al Fan Festival verso le 2.





sabato 26 novembre 2022

Mondiali di calcio in Qatar 2022: Polonia - Arabia Saudita (26-11-2022)

 Uscendo dal residence la mattina, già sulla strada verso la metro, uno penserebbe che la prima partita della giornata sia Argentina - Messico (che invece si gioca alle 22): dappertutto si vedono tifosi di questi due paesi, soprattutto messicani. Faccio un giro in centro, nello storico Souq Waqif e nel nuovo quartiere (bellissimo) di Mshreirb e ne incontro ancora tantissimi, anche un gruppo che canta "Cielito Lindo". naturalmente si applaudono reciprocamente, nessuno li deve tenere separati, non si vede un poliziotto in giro. Rivedo anche le ragazze irlandesi gemellate con l'Iran.

Andando verso la metropolitana per lo stadio si incontra invece la "marea verde" di tifosi dell'Arabia Saudita, coi loro canti. Uno porta i ritratti del re e del principe bin Salman. Tra di loro si mimetizza qualche messicano (stessi colori), loro sono dappertutto. Anche se meno delle iraniane, si vedono anche non poche donne (saudite, intendo) con abbigliamenti che non sarebbero consentiti in patria (ma credo che lo stesso possa dirsi di molti uomini, in pantaloncini). Incontro anche due signore finlandesi di mezz'età: anche i finlandesi si trovano dappertutto, anche in eventi dove non sono rappresentati.

Solo all'uscita dela metro, ci si rende conto che c'è anche qualche polacco. Lo stadio è in una cittadella universitaria, Education City, che ospita anche le sedi locali di Texas A&M e della francese HEC. Lungo la strada, ci sono studenti con cartelli con curiosità varie sul loro campus: l'unico che mi rimane impresso è che hanno una pista refrigerata di 1600 metri. Arrivo alla coda per i controlli verso le 15,10: stavolta la coda scorre rapidamente, il problema saranno i controlli. Prima devo aspettare un bel po' che finiscano con quelli prima di me, una famiglia saudita di cinque persone, poi, arrivato il mio turno, mi svuotano tutto lo zaino, rimettendo poi dentro anche quello che era fuori e mi sfogliano tutti i libri e riviste, perdendomi il segno, dicendo che è per la mia sicurezza.



Alla fine riesco a passare. Ci sono ancora gli stand che offrono bandiere, ma sono rimaste solo quelle polacche. Stavolta sono riconoscibile come italiano, dal momento che indosso la maglietta celebrativa della vittoria del 2006: incontro un italiano che vuole farsi una foto con me, per poi sparire subito dopo, e un saudita che mi urla "Forza Inter!". Inutile dire che ho apprezzato molto di più il secondo. Lo stadio si vede solo all'ultimo: la prima impressione è che sembra uno stadio americano. Come quello di eri, però, non ha le scale mobili: da stadi così moderni me lo sarei aspettato. 





Arrivo al mio posto verso le 15,40. Anche oggi lo stadio si riempirà all'ultimo (rispetto a ieri, però, saranno in meno a entrare a partita iniziata). Il secondo anello (su tre), quello dove sono, sarà quello dove rimarranno più vuoti, e in particolare il mio settore: nella mia fila metà dei posti rimarranno vuoti. Viene letto un comunicato FIFA "contro ogni discriminazione",tra cui si cita quella per orientamento sessuale. E' poi il momento degli inni: prima si sente qualcuno cantare quello polacco, poi quello saudita si sentirà in modo assordante. Non leggono le formazioni: ieri pensavo le avessero date prima del mio arrivo.







Si parte: l'Arabia Saudita attacca dal mio lato. Fischi quando hanno la palla i polacchi, entusiasmo quando ce l'hanno i sauditi che provano a pressare. Dopo qualche minuto il n. 23 saudita salta tre avversari e tira dal limite dell'area, impegnando Szczesny: sarà la migliore occasione dei verdi fino quasi alla fine del primo tempo. Poco dopo, comincerò a sentire un vento freddo sulle gambe, che diventerà sempre peggio, anche sul resto del corpo Avevo già avuto un'esperenza del genere tre anni fa. Ringrazio di aver lasciato il giubbotto nello zaino: per un po' provo a resistere, poi me lo metto.

Si va avanti con l'Arabia Saudita che prova ad attaccare, ma mostra incertezze in difesa, che consentono ai polacchi di farsi pericolosi. Poco dopo la mezz'ora c'è una lunga pausa per l'infortunio di un saudita: il terzo anello comincia a fare l'onda, che poi si estende a tutto lo stadio. Appena ripreso il gioco, Lewandowski salta il portiere: non riesce a tirare, ma riesce a darla indietro a Zielinski, che segna. Esultano i polacchi, che mostrano di non essere poi così pochi. In particolare si scatena una ragazza dietro di me, che ha i colori della Polonia, ma non ha l'aspetto di una polacca (e tifa in inglese): data le persone che ha vicino si direbbe una qatariota di madre polacca. I sauditi (mi verrebbe da dire "i locali", tanto sembrano la squadra di casa, si rianimano al 45', quando un loro giocatore cade in area: dal vivo (ed ero vicino) sembra un contatto leggero, ma al VAR danno il rigore. Fanno vedere le immagini (quando anche in Italia?) ed effettivamente il fallo c'era. Szczesny para il penalty (e non era difficilissimo) e poi respinge anche la ripresa (e questo era davvero difficile).






Nell'intervallo approfitto di essere vicino all'uscita per fare un giro all'interno. Evito bagni e bar, troppa coda. Rientrato nello stadio, sembra di entrare in un frigo: rimpiango di essere venuto in pantaloncini e sandali. Curiosamente, nell'intervallo si svuota la tribuna d'onore, che tornerà a riempirsi solo a ripresa cominciata da un po'. Si riparte con l'Arabia Saudita che si butta in attacco e nei primi minuti ha tre occasioni, ma col passare del tempo sia i giocatori che il pubblico si scoraggiano: lo stadio si fa sempre più silenzioso mentre è la Polonia a farsi pericolosa. Nel giro di due minuti, prima Milik prende la traversa, poi Lewandowski il palo. Al 78' i sauditi perdono palla in difesa e Lewandowski si trova solo davanti al portiere e non fallisce: 2-0. Il pubblico comincia a sfollare, i sauditi provano a reagire, ma la migliore occasione sarà ancora della Polonia, con Lewandowski che salta due avversari e si trova solo in area, ma il portiere esce e devia, con un difensore che salverà poi sulla linea.





Finisce 2-0. All'uscita ci sono alcuni collezionisti che cercano biglietti usati: anche volendo non potrei aiutarli, il mio biglietto è elettronico (anzi, pensavo fossero tutti così, poi ho visto qualche biglietto cartaceo). Incontro un gruppo che evidentemente ha comprato il mio stesso pacchetto, visto che parlano di andare a vedere Germania-Spagna e Brasile-Svizzera. Sono vestiti da arabi, ma non hanno né l'aspetto, né la parlata di sauditi, infatti scopro che sono di Newcastle. Il viaggio di ritorno è molto più silenzioso di quello d'andata: qualche polacco prova e esultare, ma viene fischiato dalla maggioranza. Qualcuna urla "cheating", non si capisce perché. Grande ressa all'ingresso nella metro, ho anche un po' di paura, a una fermata ci sarà anche un accenno di rissa (fra sauditi).

E domani mi aspettano ben due partite.