domenica 15 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: salto con gli sci (14-02-2026)

 Arrivo alla stazione di Ora intorno alle 16: si vedono in giro finlandesi e anche svedesi (non diretti a Predazzo, scoprirò poi). Aspetto a prendere la navetta (la gara è alle 18,45) per non arrivare troppo presto e restare sotto la pioggia, salgo verso le 16,45 e vedo che sarà piena per un terzo o poco più: spero non aspetti che si riempia per partire e infatti parte poco dopo. C'è traffico, ci mette poco più di un'ora, il tragitto dal parcheggio all'ingresso è un po' più lungo di quanto diceva il sito: 700 metri invece di 400, ma magari l'hanno spostato, hanno fatto dei cambiamenti per via del maltempo. Le procedure ingresso sono un po' più lunghe e caotiche del solito, ma parliamo comunque di una decina di minuti.

Entro verso le 18,15: il salto di prova è già finito, stanno sistemando la pista. La pioggia aumenta. Poco dopo l'ingresso c'è il bivio tra posti di categoria A e categoria B: per la categoria A c'è una tribuna in fondo alla pista, per la categoria B uno spazio a bordo pista (comunque in piano) e una terrazza a tre livelli. Provo i vari livelli della terrazza, ma alla fine decido di andare a bordo pista. In ogni caso qui non è un problema avere qualcuno davanti dovendo guardare in alto e (dalla terrazza) a sinistra. Alla fine comunque mi farà un po' male il collo. Prima avevo considerato di prendermi da mangiare, ma c'è troppa coda, anche se temo che nell'intervallo sarà peggio. Avevo anche notato che, una volta tanto, per i bagni c'era più coda per gli uomini che per le donne.




Quando mi trovo a bordo pista, in mezzo ai tifosi, penso che non c'è nessun altro posto al mondo dove vorrei essere in questo momento, nemmeno a San Siro a vedere Inter-Juve, anche se la prospettiva è di stare due ore abbondanti in piedi, sotto la pioggia e magari digiuno. Il gruppo più numeroso sembrano decisamente i tedeschi, seguiti da sloveni e polacchi. Ci sono poi finlandesi, tra cui un gruppo con pettorali storici del campione di Cortina 1956, americani, giapponesi e romeni. Sembrano pochi gli austriaci, considerate tradizione e vicinanza geografica, ma quando arriveranno i loro saltatori si noteranno. C'è anche un cartello in italiano per Kobayashi, "il morso del Koba".






Fanno il karaoke con "Nel blu dipinto di blu" (ok, lo speaker la chiama "Volare", ma io da vecchio campione di Sarabanda sono tenuto a dire il titolo esatto) e lo cantano in tanti, anche non italiani. Poco dopo si parte: salta per primo l'italiano Cecon e arriva lontano dal punto K (115 metri contro 128) per cui si capisce subito che non ha possibilità di qualificarsi per la seconda manche, infatti arriverà terzultimo, precedendo solo i numeri 3 e 4. Gli americani davanti a me si esaltano per Frantz, sceso col 13, che fa 133 metri e va nettamente in testa. Bresadola col 16 si inserisce al terzo posto, il che vuol dire che ha discrete probabilità di qualificarsi: serve che altri 7 facciano peggio di lui. Uno di questi è Insam, sceso col 18, che avrebbe bisogno di 8 che facciano peggio e si capisce subito che è dura. Un kazako col 20 arriva a 140,5, mezzo metro dal punto HS, e oltre a passare nettamente in testa e restarci fino al n. 38 (il polacco Tomasiak) convince la giuria ad abbassare la partenza di due stanghe.

Arrivati al n. 24 a Bresadola servono altri tre che rimangano dietro per qualificarsi (o almeno così credo): gufo quindi su tutti i salti. Un estone gli rimane davanti di un decimo, rimangono dietro un americano e uno sloveno, quindi mi risulta che manca uno e penso sarà difficile, visto che adesso arrivano i migliori. Invece lo speaker annuncia che si è qualificato e controllo che è vero, ma poi gli rimarranno dietro anche big come Lindvik, Kraft e Lanisek (quest'ultimo rimarrà comunque nei 30). La squalifica dell'austriaco Tschofenig gli farà guadagnare un'altra posizione: chiuderà 26°. I tedeschi accompagnano ogni salto dei loro con un brusio, ma non gli porta molto bene: il migliore chiude 10°. Molto più rumoroso il tifo dei polacchi. Il giapponese Nikaido, saltando per terzultimo, fa 140 metri e passa in testa di 9 punti: rimangono solo Kobayashi, che rimane indietro (11°) e Prevc, che fa 138,5 metri, ma anche per via di una minore compensazione per il vento rimane secondo a 7 punti.





Ci sono poco più di 20 minuti d'intervallo, e penso che passandoli tutti in coda potrei riuscire a prendermi da mangiare. Ci sono due chioschi: "prodotti tipici" e "hamburger e hot dog", ma il primo comprende la pizza (assieme a due piatti di polenta) e il secondo l'hot dog con crauti, che ha origini un po' più vicine a qui. Scelgo i prodotti tipici perché a meno coda, anche se le due code si confondono. A 7 minuti dalla ripresa capisco che non farò in tempo e penso di andarmene, ma visto che la coda è andata un bel po' avanti e che comunque da lì si vede il trampolino, decido di rimanere. Infatti la seconda manche comincia che sono ancora in coda e non tra i primissimi: vedo Lanisek che fa ancora peggio della prima manche, chiudendo ultimo, e Bresaola che chiude penultimo.

Riesco a tornare a bordo pista nella pausa dopo i primi 10 salti: quando vedo gli americani capisco di essere arrivato dov'ero prima. Nessuno di quelli che avevano deluso nel primo salto si riscatta, fino a Kobayashi, che fa 138,5 e va in testa di 13 punti. A 5 salti dalla fine sarà ancora in testa, ma gli ultimi 5 gli passeranno tutti davanti. I polacchi festeggiano il bel salto (138,5) di Tomasiak, che era quarto, ma ancora di più festeggiano quando il salto dopo, quello di Sundal non è eccezionale (erano comunque 135,5 metri, quindi mi ero chiesto se non fossero stati precipitosi) e quindi è medaglia. La scena si ripete, amplificata, con gli sloveni negli ultimi due salti: boato per Prevc che fa oltre il punto HS (141,5), ma boato ancora più forte per Nikkaido che non arriva a quel livello. Sono pur sempre 136,5, ma vedendo anche la bassa compensazione si capisce che è fatta, infatti rimane indietro di 6 punti.






Mentre parte la festa degli sloveni, con le congratulazioni degli altri, avvisano gli spettatori di categoria B di uscire solo 5 minuti dopo la premiazione, come fossimo tifosi in trasferta di calcio, "per favorire il deflusso ordinato". Ero in dubbio se fermarmi alla premiazione, adeso so che devo farlo. Capisco che da bordo pista non la vedrò mai e mi sposto sulla terrazza: da lì si vede. Premia la Coventry in persona (e non la figlia di Mattarella...). Gli sloveni cantano l'inno prima a bassa voce, ma verso la fine si fanno sentire.



Non c'è molta gente in coda per la navetta per Ora, sono di più quelli per le navette per i parcheggi. il problema è che non si vede la navetta. Presto ne arriva una, ma capisco che non basta, e infatti sono tra i primi a rimanere fuori (qui almeno la coda è ordinata). C'è da aspettare un po' per la seconda. Accanto a me si siede un polacco col berretto di Vancouver: scopro quindi che anche lui era stato a quelle Olimpiadi. Domani lui va a vedere il biathlon, io il fondo



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