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lunedì 13 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 6^ giornata (12-08-2018)

E' uno di quei giorni in cui posso dire "c'ero anch'io": ho assistito a una gara di salto con l'asta veramente epica, conclusa con un record, quello juniores di Duplantis, che probabilmente rimarrà per tutto il resto della mia vita, sempre naturalmente che non lo batta lui stesso nel resto della stagione. l'ho vista anche da un'ottima posizione: alla fine delle prima curva, proprio davanti alla pedana. L'unica scomodità erano i 34 posti dal corridoio più vicino: cercando di uscire dalle file superiori, meno affollate, sono caduto e mi sono fatto un po' male.

La gara era cominciata con Stecchi, primo a saltare, che supera senza problemi 5,30 e, approfittando di un tentativo ripetuto, anche 5,50 alla prima. Considerato anche che uno è già uscito a 5,50, penso che basterà per un piazzamento decente, magari negli 8. Invece è l'unico a uscire a 5,65, a 5,75 sono ancora in 7, in 3 superano i 5,90 e un quarto, Lavillenie, conserva l'ultimo tentativo per 5,95 e li supera. Impressiona soprattutto la facilità con cui Duplantis e il russo Morgunov (che ammetto di non aver mai sentito nominare prima di questi Europei) superano quote come 5,80 o 5,85: alla fine arriveranno rispettivamente a 6,05 e 6,00 In 4 tentano i 6,00, con 5,90 si arriverà quarti. Alla fine il giro d'onore lo fanno solo Duplantis e Lavillenie, Morgunov no, non so se perché non ha una bandiera da mostrare o per altro. Anche lo speaker lo ignora bellamente, intervistando solo lo svedese e il francese.

La giornata era cominciata alle 9,20 circa con il passaggio della maratona femminile da Potsdamer Platz (avevo scelto di vedere il primo passaggio da lì in quanto era il punto più vicino al mio albergo). C'è poca gente. Passa in testa un gruppo di 9 con 2 italiane, ci sono atlete già staccate di 2 minuti.

Avevo in mente di guardare il secondo passaggio dal Reichstag, invece per un ritardo nei mezzi capisco che probabilmente non avrei fatto in tempo, quindi decido di andare direttamente all'arrivo: mentre mi avvicino, intravedo la partenza della gara maschile. Dopo un po' di giri, riesco a trovare un posto dove si veda sia il percorso, sia lo schermo, spostandosi appena. Col passare del tempo, però, la folla aumenterà e lo schermo si vedrà sempre meno. Non sempre comunque vederlo sarebbe stato d'aiuto, visto che in momenti decisivi delle gare facevano vedere interviste o baci tra spettatori.

Al secondo passaggio vedo la Dossena ancora in testa, al terzo l'attesa per vederla dopo il passaggio della prima sembra lunghissima, anche se in realtà è ancora a soli 12 secondi. Il distacco cresce sempre più: uno spera in un crollo verticale di qualcuna che la precede, ma alla fine chiude sesta. Bravissima la Bertone, ottava a 46 anni (solo 4 meno di me!). Tra gli uomini, primi due passaggi con tutti gli italiani nel primo gruppo, terzo con Rachik in testa e gli altri due italiani non lontani. Poi il belga mette il turbo e Rachik chiude terzo, e con Faniel (meglio che non scriva l'altro cognome) e La Rosa vince anche il titolo a squadre. All'arrivo degli ultimi mi chiedo se sarei in grado di tenere il passo delle ultime maratonete per gli ultimi 195 metri: forse solo di quelle particolarmente in crisi.

Entro nella Generali Arena (l'area recintata della piazza) per le premiazioni: all'inizi temo di restare in piedi e penso che non resisterei (lo sono da 3 ore), poi riesco a sedermi. Quando suonano l'inno italiano per la squadra maschile, lo canto. Alla fine la voce nn mi esce più tanto. ma uno spagnolo mi fa i complimenti. Tornando, incontro la Bertone, e faccio io i complimenti a lei.

La sera, si vede già dalle code all'ingresso, quasi inesistenti, che c'è meno gente di ieri: i biglietti venduti sono 40.000. L'anello inferiore in corrispondenza della prima curva è del rettilineo opposto è quasi tutto pieno, il resto molto meno. Rispetto al solito, si edono più britannici.

A parte l'asta, la serata si apre con la batterie delle due 4X100: tra le donne l'Italia approfitta della batteria più debole e passa, tra gli uomini saremmo passati a stento ma veniamo squalificati. La batteria dell'Italia si caratterizza per la caduta del quarto frazionista tedesco, che ricomparirà tutto fasciato come una mummia.

Vi sono altri due concorsi: martello donne e triplo uomini. Del primo, vedo bene l'atterraggio, l secondo lo vedo un po' meno bene, ma riesco a farmi un'idea del risultato attraverso la linea laser che segna la misura da battere: alcuni salti comunque li seguirò dallo schermo. Poche emozioni in entrambi: nel martello la favorita (non fatemi scrivere il nome!) tiene viva la gara un po' più del previsto con ul lancio sottotono, ma poi prende il largo nel secondo. Nel triplo, misure modeste: si entrava negli 8 con 16,48 e si andava a medaglia con 16,78: quanti ripianti per gli italiani! Risolve Evora al 5° con l'unico salto sopra i 17 metri.

In pista ci sono i 5000 femminili, dove nel finale le atlete sono distribuite su tutta la pista e si fatica a seguire: mi perdo la scena della Salpeter che sprinta con un giro d'anticipo. Seguono i 3000 siepi, con la vittoria della francofortese Krause su una svizzera che avevo scambiato per l'albanese, le maglie sono simili. Si chiude, in ritardo, con le staffette: molti non aspetteranno neanche la 4X100 maschile (senza la Germania), che si svolgerà con 20 minuti di ritardo.

E' stata anche l'unica giornata con le premiazioni allo stadio. Quando suona l'inno tedesco, non sono in molti a cantarlo: si sente appena di più di quello polacco.

Esco dallo stadio col senso di vuoto che pervade alla fine di una manifestazione come questa…











domenica 12 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 5^ giornata (11-08-2018)

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Arrivo al percorso della marcia verso le 9,10, pensando di trovare la gara già cominciata (doveva cominciare alle 9,05). Invece trovo le atlete che si riscaldano ancora e lo speaker che tace. Leggo di un rinvio a causa di una fuga di gas nei dintorni, poi incontro anche Baldini che dice che si dovrebbe cominciare alle 9,35. Intanto continuo a girare il percorso alla ricerca di un posto in prima fila: lo trovo davanti a un chiosco.

Le 9,35 passano e la gara non parte, anzi si vede la Trapletti con tuta e zaino. Lo speaker parla soltanto per dire che ci informerà. Si legge di un rinvio alle 10,55, in contemporanea con la gara maschile: dopo un po' lo conferma anche il direttore delle competizioni, aggiungendo "sperando di essere puntuali". Vado a fare un giro nel centro commerciale della piazza, anche per sedermi: torno verso le 10,30, ma già non si trova più posto di nuovo. Alla fine ne trovo uno, di fronte allo spugnaggio. Si vedono molti italiani, ma anche spagnoli. Vicino a me c'è un gruppo di tifosi tedeschi con maglie della Dinamo (non so quale).

La gara parte e si fanno subito due gruppi separati di uomini e donne: quello degli uomini rimane più compatto, quello delle donne si sgrana prima. All'8° km i primi uomini doppiano le ultime donne (l'anello è di 1 km), al 10° cominciano i doppiaggi tra donne, al 15° i primi uomini doppiano le prime donne e non ci si capisce più niente. Ed è proprio in quel momento che la Drahtova fa il vuoto: la Palmisano rimane seconda con la spagnola Perez, a un certo punto sembra poter rimontare, ma è invece la Perez a rimontare e a passare in testa. La Drahtova sembra crollare, ma mantiene un buon margine sulla Palmisano, che chiude terza.

Il gruppo di testa degli uomini si riduce molto gradualmente: quando sono rimasti una decina ci sono ancora gli italiani Stano e Rubino. Alla fine rimangono in 3: due spagnoli e un russo, con Stano quarto, ma che sembra tagliato fuori. All'arrivo del primo passo a seguire la gara femminile e quindi non mi accorgo che Stano è arrivato a 1 secondo dal terzo.

La sera mi faccio l'half-shave in onore di Gimbo Tamberi e arrivo allo stadio verso le 19,35. C'è un po' di coda ai cancelli, che comunque si esaurisce in 3-4 minuti. L'idea è quella di prendermi da mangiare prima che inizino le gare, ma trovo coda ai chioschi (quelli interni allo stadio sono gli unici che vendono sia da mangiare, sia da bere, quindi scelgo uno di questi) e quindi entro appena in tempo per la presentazione di Tamberi. Di passaggio prendo il programma giornaliero, che cita Meucci tra i favoriti della Maratona di domani, non sapendo che non corre. Devo dire che è un po' meglio di quello, orribile, di Londra, ma la parte più interessante è la storia a puntate di Paperino agli Europei.

Sono nello stesso settore di ieri, solo due file dietro, quindi in ottima posizione per l'alto. L'anello inferiore è quasi tutto pieno, tranne un settore, quello superiore per buona parte: i biglietti venduti sono 60.500. Vedo abbastanza beve anche l'atterraggio del disco, mentre il lungo femminile, dal lato opposto mi rassegno a guardarlo sullo schermo.

A differenza della gara femminile di ieri, l'alto ha una progressione molto brusca, tanto che basterà superare due quote per arrivare quinti, come nella gara femminile di Rio. Quando Tamberi è uno dei 3 a superare 2,28 alla prima comincio a fare i conto alla rovescia dei salti che mancano alla medaglia: Arrivo a 1, con il bielorusso che si lasca un tentativo a 2,31. Li supera, e anche molto bene, per cui Tamberi rimane quarto, si lascia due tentativi a 2,33 e nel primo dà l'impressione di potercela fare, ma esce. Vince il tedesco, di cui è meglio che non scriva il nome.

Quella che doveva essere la gara più scontata della giornata, e forse degli interi campionati, il disco donne, offre invece parecchie emozio.ni. Nei primi 4 lanci la Perkovic riesce a fare solo 2 nulli e 2 lanci sotto i 60 e si ritrova terza. La Osakue (che lanciava per prima), al secondo lancio si ritrova seconda, per poi concludere settima i primi 3 lanci. Al quinto va molto vicino alla fettuccia dei 60 metri, tanto da farmi sperare che si piazzi temporaneamente sul podio, invece è quinta, a 61 cm. dal podio. La Perkovic poi sistemerà tutto sparando 67 metri al quinto lancio. Arriveranno sul podio anche Mueller e Craft, che avevo conosciuto ad Amsterdam e trovato squisite.

Nel lungo si rimane su misure basse: la Mohambo prende la testa al secondo salto e la mantiene fino alla fine, anche se negli ultimi 3 salti prima del suo le arrivano tutte molto vicine, Su pista, noi puntavamo su Crippa nei 5000, che all'attacco decisivo si ritrova 5*: nel rettilineo finale riuscirà a recuperare una posizione, ma non oltre. La gara segnerà una vittoria di Jakob Ingebritsen: semplicemente mostruoso.

Ma si sa, l'Italia puntava soprattutto sulle due 4X400. Quella maschile lotta, ma non basta: arriva 6^. Forse si poteva fare qualcosa di più, ma per le medaglie era dura. La staffetta femminile, si svolge, incredibilmente, lo stesso giorno della finale dei 400, per cui potremmo avere anche il vantaggio di non avere finaliste. Non lo sfruttiamo: è proprio la finalista mancata, la Grenot, a perdere terreno rispetto ad atlete che avevano corso la finale. Chiudiamo quinte, con tanti rimpianti perché si vince con un tempo alla nostra portata. Stamattina, quando avevo incontrato Baldini, gli avevo sentito dire "non nascondiamoci, oggi è la nostra giornata. Non l'abbiamo sfruttata.

All'uscita, data la folla, per la prima volta contingentano gli accessi alla metro. In coda con c'è anche un gruppo della nazionale olandese, tra cui il bronzo dei 400, Lisian de Witte (nell'ultima foto sotto)
















sabato 11 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 4^ giornata (10-08-2018)

Arrivo intorno alle 11. Stavolta ho deciso di prendermela comoda e di saltare il primo gruppo del martello donne (di cui vedrò giusto l'ultimo lancio). Vedo un po' cominciati anche le qualificazioni dell'asta (anticipate all'ultimo momento) e il lungo dell'eptatlon. E' la giornata in cui si incontrano più italiani: comincio con Rondelli sulla metro, poi all'entrata un gruppo di Pavullo nel Frignano, tifose della Bertoni, ed altri se ne vedono nel mio settore e dintorni. Dopo la gara incontrerò la stessa Bertoni. I più numerosi, tedeschi a parte, sembrano sempre svizzeri e francesi. vi sono poi i britannici, i norvegesi (soprattutto la sera) e rimane costante la presenza di finlandesi: commoventi, visti i risultati dei loro atleti (finora non sono andati oltre un sesto posto).

Fatico un po' a trovare il mio posto, difficile da raggiungere in quanto la porta più vicina è un ingresso VIP e quindi bisogna fare un giro. Vedo bene il martello e la partenza dei 200, nel lungo vedo la rincorsa e riesco a farmi un'idea della misura, ma vale sempre la pena guardare le eptatlete da dietro. Ho invece un problema con l'asta: non vedo il tabellone del gruppo B, al massimo scorgo un paio di lettere dell'atleta.

Prima che riesca a capire cosa stia succedendo Thiam e Johnson-Thomson sparano 6,45 e 6,44, poi KJT si migliorerà. Vedo Stecchi superare con sicurezza 5,36, poi 5,51. A questa misura rimangono in 16, quindi penso sia fatta, ma a un certo punto temo di aver parlato troppo presto: alla fine comunque solo in 10 superano i 5,61 e quindi Stecchi, pur non essendo tra questi, rimane nei 12. In pista abbiamo prima i 200, dove le italiane non brillano, ma passano, poi i 3000 siepi, dove due italiane faranno il personale: una di ben 16 secondi. E' già la seconda gara con due italiani che fanno il personale: non ricordo altri casi del genere a questi livelli. Le gare su pista terminano con le staffette 4X400, con l'Italia che passa senza problemi, le ragazze addirittura col miglior tempo.

Le ragazze dell'eptatlon cedono il posto ai triplisti: dopo le prime due prove disastrose degli italiani vado a prendermi da bere. Ci metto un po' a tornare al posto, per i problemi citati, e mi perdo il terzo turno di salti: scopro che gli italiani si erano migliorati e che Forte sarà l'ennesimo primo escluso dalla finale.

Finite le staffette, rimane solo il giavellotto dell'eptatlon: mi allontano dopo aver visto una volta le prime due.

La sera arrivo ancora un po' in ritardo: mi affretto a entrare per vedere almeno la seconda semifinale dei 110hs. Fa meno caldo, anzi fa quasi fresco, e si notano le code più brevi ai chioschi delle bevande. Dal mio posto si vede molto bene il salto in alto: avevo scelto il posto apposta. Si vede bene anche l'inizio del rettilineo finale, mentre, vedendo gli arrivi da dietro, non si capisce molto delle posizioni. L'anello inferiore è quasi tutto pieno, tranne un po' nelle curve, quello superiore meno: annunciano 48.000 biglietti venduti

Non mi pento certo di aver scelto questo posto. Anche se la Trost rimane sui suoi livelli attuali, non eccelsi, e arriva ottava, il salto in alto è molto emozionante. La progressione è più lenta del solito: dopo 4 quote (1,94) rimangono in 5. In 3 superano 1,96, la Jungfleisch molto nettamente, una fallisce ed una, la Demireva, passa. La Demireva passa anche 1,98, superati solo dalla Lasitskene, tanto che penso abbia problemi e mi chiedo se rientrerà in gara: invece  a 2,00 rientra e alla terza li supera. Arriverà seconda perché la Lasitskene li aveva superati alla seconda.

Poco interessanti gli altri concorsi: nel giavellotto la Hussong spara 67 metri alla prima quando le altre sono ferme a 61 e quindi si capisce che la gara per il primo posto è già finita, nel triplo dopo i primi 2 turni solo mutamenti marginali. In pista per noi il clou erano i 400hs donne con la Pedroso che parte male, poi nel rettilineo finale recupera e sembra in lotta per le medaglie, ma alla fine cede e chiude quinta. Peccato: si arrivava a medaglia con un 55.31. E' la giornata dei rimpianti: sono 3 le gare in cui si andava a medaglia con risultati abbordabili per gli italiani: ci sono anche alto donne e 400 uomini.

Si chiude con i 1500 dei fratelli Ingebritsen. Già non è facile distinguere atleti della stessa nazionalità in una gara di mezzofondo: figuriamoci se sono pure fratelli. I tre partono dietro, poi vanno in testa tutti insieme e alla fine vince il piccolo Jakob (18 anni da compiere!).

A differenza di ieri stasera non avrei resistito senza una pausa: devo studiare attentamente il programma per scegliere il momento giusto e lo individuo prima delle semifinali dei 200, mettendo in conto di perdere la prima, quella senza italiane. Inece a sorpresa non trovo coda e faccio in tempo ad affacciarmi per vedere la prima semifinale. Il programma è moto serrato, tanto che si chiuderà un po' in ritardo, e penso che mi mancano le cerimonie di premiazione, che si svolgono in piazza e sempre il giorno dopo (per le gare a stadio). E dire che nel 1936 si faceva al contrario: si svolgevano allo stadio Olimpico anche le premiazioni degli altri sport.









venerdì 10 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 3^ giornata (09-08-2018)

Stavolta la mattina c'è folla all'uscita della metro, ma meno ai cancelli, e infatti c'è un po' meno pubblico di ieri. Si vedono francesi, estoni (essendo giornata di prove multiple), ma soprattutto svizzeri. Tra i tedeschi spiccano soprattutto i fans dell'eptatleta Schaefer. Stavolta mi siedo davvero al mio posto assegnato, anche perché l'addetta mi controlla da vicino: comunque è più in alto degli altri giorni e soprattutto all'ombra. Sono in buona posizione soprattutto per l'alto dell'eptatlon, ma vedo bene anche il disco.

Arrivo un po' in ritardo e perdo tutto il primo turno delle qualificazioni del disco, ma faccio in tempo  vedere il bellissimo secondo lancio della Osakue, idealmente negli occhi di chi l'ha attaccata. Più tardi, nel secondo gruppo, il disco della Perkovic vola basso, sembra partito male, ma atterra a 64 metri.

C'è poi il lungo donne, dove la Strati al secondo alto fa 6,60. Penso che sia fatta, e invece resterà fuori per 1cm, in una classifica dove dai 6,65 ai 6,60 ci sarà un'atleta per centimetro. Si fanno poi le batterie dei 110hs, per eliminare 4 atleti in tutto, ma gli italiani non si risparmiano: Dal Molin e Fofana sparano 13.40 e 13.50. Quante volte, in un grande evento, due italiani hanno fatto il personale nella stessa gara (almeno nelle prove da stadio)?. I nostri atleti sembrano improvvisamente rinati: anche Barontini negli 800 si difenderà bene, ma non basterà. Solo la Aniballi nel disco avrebbe potuto fare qualcosa di meglio. In una falsa partenza dei 110hs sul tabellone compare l'Ampelmann rosso (l'omino del semaforo dell'est, uno dei simboli d Berlino).

Comincia l'alto dell'eptatlon, e io mi sposterei più vicino per rimirare le atlete da vicino: le eptatlete meritano sempre, ma non oso andare al sole, anche se fa meno caldo degli altri giorni. Non mi accorgo neanche che è cominciato anche il giavellotto fino a quando la Hussong non spara 67 metri. Finito, prima del previsto, l'alto, me ne vado, come quasi tutti: non aspetto il secondo gruppo del giavellotto, programmato per un'ora dopo. Prima di andare, però, sbircio dalla porta di Maratona e vedo che quelli rimasti non sono così pochi.

Prima della sessione serale, vado a fare un bagno nella piscina olimpica. Oggi infatti è una normale piscina pubblica (nel 2009 pensavo non lo fosse, ma in realtà non avevo trovato l'entrata). E' la seconda piscina olimpica che visito, dopo quella di Londra. Se allora l'emozione era di nuotare dove avevano nuotato Phelps e gli altri big, stavolta si stratta di fare un bagno in un luogo così pieno di storia. Non sono in grado di nominare un nuotatore del 1936, anche se so che allora andavano forte i giapponesi. Poi l'affollamento non consente di nuotare: ci sarebbero due corsie riservate al nuoto, ma anch'esse troppo affollate per fare sul serio (non che io ne avessi l'intenzione). Provo anche i tuffi, ma solo da un metro (sarebbe aperto anche il trampolino da 3).

All'uscita leggo di un allerta meteo e del rischio di rinvio di alcune gare, ma c'è ancora il sole e solo un po' di vento. Entro a gare cominciate da qualche minuto: stavolta sono nell'anello inferiore, alla fine della prima curva. Sono in ottima posizione per l'asta e vedo nitidamente anche la linea del traguardo, ma la prospettiva non mi consente di valutare bene l'ordine di arrivo: nei 100hs la Bogliolo mi sembra terza o quarta, quindi teoricamente ancora in corsa per la finale. Invee è quinta: brava comunque. Davanti a me c'è un gruppo di norvegesi venuti a celebrare Warholm: non resteranno delusi.

Il concorso più interessante per noi, le qualificazioni dell'alto maschile, si svolge invece dalla parte opposta. Faccio fatica a seguirlo anche col binocolo: non riesco a capire se l'asticella viene superata di poco o di tanto. Impegnato con l'alto, non seguo molto l'asta donne, ma l'alto finisce in tempo (con Fassinotti primo degli esclusi, peccato) per farmi concentrare sull'epilogo dell'asta, molto emozionante, con 4 atlete in gara a 4,80 e la doppietta greca, con la Stefanidi che verrà abbracciata da Berlino avvolti nella bandiera greca. C'è anche il giavellotto, ma è una gara sottotono: nessun cambio di posizione negli ultimi 3 lanci e si va a medaglia con meno di 86 metri. I tedeschi sognavano la tripletta, ma ottengono almeno la doppietta.

In pista, abbiamo prima la delusione della Grenot: parte forte, arriva al rettilineo finale ancora in testa, ma poi cede: prima delle escluse anche lei. C'è poi Desalu, che entra nel rettilineo allineato coi primi e vi rimane, Guliyev a parte. Per i citati problemi di prospettiva, penso sia arrivato quarto, se non terzo, invece è sesto, ma dopo aver visto il tempo di Guliyev si capisce che anche il suo sarà eccezionale e lo è: 20.13

Soprattutto però ci sono i 3000 siepi. Io parto pensando che un piazzamento negli 8 sarebbe già buono, ma dopo un primo chilometro tatticissimo Chiappnelli prende l'iniziativa. Ci si chiede se terrà, e tiene: viene superato solo dai due favoriti ed è bronzo. Medaglia del tutto inattesa: una volta ne vincevamo una così ad ogni manifestazione, adesso molto meno.

Finito il programma con la sorprendente finale dei 100hs, invitano a restare nello stadio per va del maltempo, ma pochi seguono il consiglio. Anch'io decido di avventurarmi fuori, e scopro che non piove o quasi: la pioggia si farà forte solo poco prima di entrare nella metro.







giovedì 9 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 2^ giornata (08-08-2018)

Arrivo verso le 9,30. Stavolta c'è un po' di coda ai cancelli, che lascia presagire che ci sia un po' più gente di ieri, e così è: si potrebbe definirlo un pubblico normale per una sessione mattutina, se non ci fossimo abituati male l'anno scorso a Londra. Il mio posto è più o meno lo stesso di ieri, quindi al sole. Il caldo è ancora peggio di ieri: sono in buona posizione per l'asta del decatlon, ma penso che non sarà facile arrivarci vivo. Alla prima pausa per bere noto che nel mio settore ci sono alcuni posti in ombra e mi piazzo lì per il resto della mattinata.

Anche oggi arrivo puntuale per la batteria di Cairoli, che si migliora ancora e sale al quarto posto in classifica, non lontano dal podio. Lo speaker lo presenta come un possibile contendente per le medaglie, ma poi specifica che non è bravo nel disco, e infatti lì scenderà al 12° posto. Limiterà poi i danni nell'asta, dove si migliorerà ancora arrivando alla pari o davanti a tanti atleti più quotati, compresa la futura medaglia d'oro Abele. I tedeschi si entusiasmano molto per i loro decatleti (stavolta non è il caso di dire "si scaldano").

Dopo la sua batteria, Howe viene intervistato dallo speaker (in inglese) e parla della macchinetta del caffè di Donato. Poi suonano "Azzurro". La gara che vedo peggio sono le qualificazione del triplo donne, e forse è meglio così, perché dopo aver riso tanto dei francesi ieri, stavolta tocca alle nostre fare 6 nulli in 2.

Stavolta mi allontano volontariamente un po' prima della fine dell'asta del decatlon, dopo che a Londra ci avevano cacciati .

Arrivo per la sessione serale poco dopo le 18, in tempo per vedere il terzo lancio di Cairoli, che si migliora ancora. C'è un po' più gente di ieri, ma concentrata sul lato opposto agli arrivi (come me): il primo anello è quasi tutto pieno, il secondo buona parte. Di contro la zona tra la tribuna VIP (al centro del rettilineo finale) e la porta Maratona è quasi vuota. Il pubblico si concentra nel settore del lancio del disco, dove va in scena l'addio dell'idolo locale (e anche mio) Harting.

Si parte poi con l'alto donne, aperto da Rossit e Vallortigara. Per circa mezz'ora la scena sarà tutta loro: già a 1,86 rimangono a 17, per cui si intuisce che essere arrivata fin lì senza errori potrebbe bastare a qualificarsi. E' il caso della Trost, sempre sicura sulle quote basse, ma non della Vallortigara, mentre la Rossit è già fuori. Si pensa che l'errore della Vallortigara sia un episodio, invece a 1,90 sbaglia 3 volte, mentre la Trost alla terza li supera bene.

Le gare su pista si aprono con i 400 ostacoli donne. La posa degli ostacoli è un'impresa: la macchina che li trasporta non si ferma mai e gli addetti devono prenderli, posarli e poi rincorrerla per ripetere l'operazione.

Vado a prendermi da mangiare prima delle semifinali dei 200, ma sottovaluto la coda e mi perdo la prima. Arrivo appena in tempo per la seconda, dove mi sembra di aver visto Desalu arrivare secondo, ma il tabellone dà secondo Gemili, eppure sia il colore della maglia che quello della pelle sono molto diversi. Il tabellone poi si ferma, e scopro che si era sbagliato lui.

A differenza di ieri, la serata si anima nella seconda parte. C'è la finale dei 10.000 donne, che a un certo punto sembra una gara di marcia: non si capisce più chi è davanti, chi è dietro e chi è doppiata. ma soprattutto ci sono 3 concorsi tutti ricchi di colpi di scena. Nel disco solo uno dei primi non si migliora nei 3 lanci finali, Harting a un certo punto è terzo, ma chiude sesto e nell'ultimo turno ci sono 3 cambi di posizione, compreso il sorpasso per il primo posto di Gudzius. Anche nel lungo tanti stravolgimenti, col tedesco che conquista l'argento all'ultimo salto.

Il peso donne è la gara dove meno movimentata, fino al penultimo lancio. Lo speaker ricorda che  la Guga è l'ultimo ostacolo verso l'oro della tedesca, ma il pubblico la incita e continua ad applaudirla dopo che fa il sorpasso.

Alla fine del disco proiettano un video celebrativo di Harting e tutto il pubblico applaude in piedi. Pi c'è il decatlon dove la Germania festeggia un altro oro e l'Italia una grande prova di Cairoli.

Insomma, è uno di quei giorni in cui guardi gli italiani e ti chiedi "ma perché non vado a vedere la scherma?", ma poi guardi il resto e pensi che ne vale la pena. E' stata una delle migliori serate d'atletica che ricordi


mercoledì 8 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - 1^ giornata (07-08-2018)

Sveglia alle 7,30 chiedendomi "ma chi me lo fa fare?". Arrivo al percorso della marcia verso le 8,20, con gli atleti che si riscaldano: che strano vedere uomini e donne insieme. C'è un gruppo di slovacchi con gigantografie di Toth (a un certo punto faranno anche un balletto, ma non sono stato abbastanza rapido da fotografarli), si vedono anche molti finlandesi. Mi siedo in tribuna, ma in realtà è il posto dove si vede di meno, perché le impalcature coprono la visuale, quindi dopo la partenza mi sposto sulla strada. Da un lato ci sono i chioschi a coprire la visuale, quindi mi sposto dall'altro: per fortuna ero vicino alla fine del percorso, con inversione (a differenza che in altre occasioni, come Londra, non sono previsti attraversamenti). Al primo giro gli uomini sono divisi in tre gruppi: nel terzo si mimetizza la Henriques, lo speaker non la nota e crede che la ceca in realtà seconda sia in testa.

Dopo il terzo passaggio, con la Henriques davanti a molti uomini e più o meno equidistante tra il primo degli uomini e la seconda delle donne, mi dirigo verso lo stadio. Arrivo verso le 9,40, appena in tempo per la batteria di Cairoli che era il mio obiettivo. Sono proprio contento di avere un italiano per cui tifare nel decathlon. Sono all'inizio della seconda curva, in ottima posizione per il peso, l'unica gara senza italiane (ma poi c'è anche quello de decatlon). Peccato non esserci, si va in finale con 17,17. Sarei in sesta fila, ma ci sono tanti posti liberi, mi fermo più in alto. Vedo bene anche il disco, mentre del lungo vedo la rincorsa, ma non sono in grado di farmi un'idea della misura.

Il vero problema però è il caldo: veramente devastante, a un certo punto non riesco a pensare a nient'altro. Anche prendersi da bere è un'impresa: i chioschi nel mio settore sono tutti chiusi, mi tocca girare almeno un quarto di stadio. Nel farlo, mi perdo il 7,49 di Cairoli nel lungo. Il lungo del decathlon si chiude con la disfatta dei francesi: 9 nulli in 3! Mayer viene intervistato (in francese), saluta con "Ich liebe dich" e accoglie l'applauso dei tedeschi. Dei 4 rimasti a zero nel lungo (c'è anche il tedesco Brugger) sarà l'unico a non continuare.

Avevo pensato di tornare a vedere la fine della marcia, ma viste le cattive notizie (ci aggiornano comunque solo dopo il 30° km) e, di contro, la buona prestazione di Cairoli, decido di restare per il peso del decatlon. alla fine passo dal percorso della marcia, in tempo per gli ultimi arrivi delle donne. Incrocio molti marciatori, dalla Henriques seduta al tavolo di un bar della piazza ad Agrusti che si fa fotografare con la bandiera sarda.

Ritorno allo stadio verso le 18,20, ma per via della coda al chiosco entro poco dopo l'inizio delle gare (18,30). Arrivo al mio posto per scoprire che non esiste: è stato abolito per far posto alle telecamere. Me ne danno un altro, sempre in prima fila del secondo anello: posto 12, e i primi 11 sono tutti occupati. 12 posti occupati di fila sono comunque un'eccezione: rimarranno molti vuoti, in particolare il secondo anello sulle curve è quasi deserto. Comunicheranno che i biglietti venduti sono 34.882, quindi meno di metà della capienza.

Il posto ha la scomodità di doversi un po' piegare per evitare la balaustra, ma in compenso la visuale è ottima per tutte le gare, ma in particolare per il peso. Peccato non ci siano salti in estensione, la posizione sarebbe ideale. Devo usare il binocolo solo per i 100 e per l'arrivo delle corse (sono sul rettilineo opposto. Nell'asta all'inizio si fatica a vedere l'asticella per via della luce, ma poi migliora.

Prima dei 10.000 trovo il coraggio di farmi largo per andare a prendermi qualcosa. stavolta è più facile, c'è un chiosco al secondo anello, appena fuori dalla porta. Grande gara di Crippa: parte dietro, più volte sembra si stia per staccare, invece gli altri si sfilano e lui rimane. All'ultima curva ho sperato che li beffasse tutti come all'europeo U23 (sui 5000): non arriva a tanto, ma è comunque terzo.

Dopo i 10.000 il programma, serratissimo fino ad allora, si fa meno intenso: di concorsi rimane solo il peso. Ci sono  i 400 del decatlon, con Cairoli che chiude la giornata sesto (un italiano sesto nel decatlon: bisogna ripeterlo, se no non ci si crede), poi i 100 donne, poi finisce il peso, con la parziale delusione tedesca e rimangono i 100. A quel punto alcuni spettatori se ne vanno: non mi era mai capitato di vedere gente che non aspetta la finale dei 100. Meno male che ho letto del forfait di Vicault, perché altrimenti non so se l'avrei capito: sul tabellone risulta partente, lo speaker lo salta semplicemente. Le speranze per Tortu aumentano, ma rimangono deluse. Vabbe', ci sarà tempo per rifarsi e comunque chiudiamo la giornata con una medaglia.

Alla stazione della metro la folla spaventa, ma si riesce comunque a prendere la prima corsa, e non si è nemmeno molto pigiati. Sale con me una coppia di Roma: commentiamo che nella nostra città un affollamento del genere sarebbe di ordinaria amministrazione.

P.S. Per un problema tecnico ho solo foto della mattinata







martedì 7 agosto 2018

Europei di atletica a Berlino - Giornata Q (06-08-2018)

A ora di pranzo faccio un sopralluogo in Breitscheidplatz, la piazza dove si svolgeranno le qualificazioni del peso, assieme alle premiazioni e ad altri eventi: alle 14,15 vedo già gente entrare nel recinto della gara, che inizia alle 17,30. Poi mi dirigo verso lo stadio.

Arrivo allo stadio verso le 14,50. Le gare iniziano alle 16,05, ma ho pensato di arrivare in anticipo perché non so quanta gente ci sarà, essendo a ingresso libero. Trovo i cancelli ancora chiusi, anche se avevano detto che li avrebbero aperti alle 14,30: la folla in attesa è comunque meno di quanto temessi. Ho quindi un po' di tempo per contemplare lo stadio, che dà sempre una grande emozione, coì pieno di storia, e per fare un giro nei dintorni: scopro che la piscina olimpica è aperta al pubblico e penso di farci un salto nei prossimi giorni, magari già domani.

Scopro che per entrare bisogna comunque ritirare prima un biglietto, anche se gratuito. Il biglietto assegna il settore, che comunque nessuno controllerà, non il singolo posto. Poco dopo le 15 aprono i cancelli: faccio un breve giro dei chioschi, do una prima occhiata al merchandising e verso le 15,30 sono dentro. Il mio settore è uno dei più di lusso: sono in ottima posizione per il martello, abbastanza per i 100, anche se farò un po' fatica a capire gli ordini d'arrivo. Non vedrò gran che invece del lungo, che è dall'altra parte e la buca d'atterraggio è coperta dalla barra metrica: per capirci qualcosa bisogna guardare gli schermi.

Dopo un po' di chiacchiere, in cui compare brevemente la mascotte Berlino, che ha cambiato canottiera rispetto al 2009, si comincia con le qualificazioni del martello. I lanciatori non vengono presentati, né dallo speaker, né sul tabellone. Le informazioni sul tabellone saranno lacunose per tutto il pomeriggio: anche nelle batterie dei 400hs non verranno date le liste di partenza e nel lungo per un bel po' daranno solo la classifica del gruppo B (Ojaku era nell'A). Lingua lancia per secondo, e proprio durante il suo primo lancio qualcuno decide di passarmi davanti. Era comunque un lancio disastroso. Ci sono tanti lanci sui 72-73 metri, che ad occhio sembrano più lunghi (ci sono fettucce sui 70 e sui 76), compreso il terzo lancio di Lingua a 73,09. Con quel lancio si piazza sesto, poi diventa settimo, ma dopo averlo visto a Londra sono fiducioso che si qualificherà.

Il pubblico continua ad arrivare fino all'inizio delle batterie dei 100, alle 16,30. C'è Cattaneo, che sembra rimanere staccato, ma poi rientra nel gruppo, chiude quarto e si qualifica. Una gara simile la farà poi la Bongiorni tra le donne, mentre la Siragusa parte forte e poi si spegne, riuscendo comunque a qualificarsi. Brutta gara anche di Bencosme nei 400hs, che si qualifica a stento.

Proprio durante i 400hs decido di fare una pausa, e scopro che sia per andare in bagno, sia per bere, bisogna uscire dallo stadio e fare un bel pezzo. Rinuncio quindi a bere, nonostante il caldo.

Dopo i 100 femminili buona parte del pubblico se ne va. Io rimango invece a gufare sul secondo gruppo di martellisti: Lingua è già 11° dopo il primo turno, ma poi lo rimane anche dopo il secondo, quindi confido in un bis di Londra. Invece finisce 13°.

Uscito dallo stadio, cerco di andare a vedere il secondo gruppo del peso in piazza, ma sapevo che sarebbe stato difficile, e infatti non c'è posto. Dopo cena provo con la cerimonia d'apertura, ma tutti gli accessi alle gradinate sono sbarrati, nonostante si vedano dei posti vuoti. da una porta mi fanno entrare, ma scopro che da lì si può stare solo in piedi sotto il palco, e io sono troppo stanco. Esco e ne guardo un po' dallo schermo, fino alla sfilata degli atleti (per l'Italia Scotti), poi torno in albergo (senza aria condizionata!).

E domani si parte all'alba con la marcia…