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domenica 11 febbraio 2018

Olimpiadi invernali di Torino (2006): 3^ parte - sport del ghiaccio

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Le Olimpiadi invernali sono arrivate: archiviata la trasferta americana, è il momento di concludere la storia di Torino 2006, parlando degli sport del ghiaccio.

Se ben ricordo, il primo che ho visto è stato lo short track. Ero molto curioso di vederlo, l'ho sempre trovato spettacolare in TV. Ricordo il bronzo nella staffetta femminile, arrivato quando non ci speravamo più, grazie all'ostruzione della staffettista cinese su Arianna Fontana subito dopo l'ultimo cambio. Errore stupido: quasi sicuramente la Fontana non avrebbe rimontato. Corea e Canada erano fuori portata, perché si sa, come direbbe Lineker (con la sua famosa frase sul calcio), lo short track è uno sport dove alcune persone girano in tondo sul ghiaccio e alla fine vincono i coreani. Bello l'impianto, il Palavela

L'esperienza più sorprendente è sta quella del pattinaggio su pista lunga, all'Oval. Ho infatti scoperto che l'ingresso dell'Oval era anche un confine virtuale: si entrava in territorio olandese. Le gare internazionali di pista lunga, infatti, in qualunque posto del mondo siano, è come se si svolgessero sempre in Olanda, perché il tifo olandese è sempre quello che si sente di più. C'era anche la banda, molto numerosa. La gara era quella in cui, al momento in cui comprai i biglietti, 9 mesi prima, sembrava avessimo più chances: i 1000 metri femminili. All'epoca, infatti, Fabris era uno sconosciuto e la n.1 italiana era considerata la Simionato, che invece arrivò 13^.

Ho visto due partite di hockey (a Torino si poteva, a Vancouver invece l'hockey maschile era inaccessibile): una con la Svezia ed una con la Repubblica Ceca, la prima con molto più pubblico. La cosa che mi è rimasta più impresso è stata l'impianto: il Palaisozaki è il più bel palazzetto d'Italia, almeno che abbia visto (ma i principali li ho visti tutti).

Ho visto la 3^ e 4^ manche del bob femminile, col bronzo della Weissensteiner, che è entrata nel ristretto club delle medagliate in due sport diversi. In contemporanea Fabris vinceva l'oro nei 1500 di pattinaggio, unica medaglia della seconda settimana a cui non ho assistito. Naturalmente, solo una piccola parte del percorso (non più del 15%) era visibile del vivo e, come in tutti gli sport del genere. bisogna ricordarsi di smettere di guardare lo schermo e passare alla visione dal vivo. La velocità si sente molto, anche più che nel motociclismo.

Tornai con la voglia di ripetere l'esperienza, e infatti la ripetei a Vancouver, anche se quella volta andai nella prima settimana. Poi la serie s'interruppe, e non so se e quando potrò ripeterla.

Foto Getty Images da Il Post

domenica 14 gennaio 2018

Olimpiadi invernali di Torino (2006) - 2^ parte: sport della neve



Clicca qui per la 3^ parte

Le Olimpiadi invernali si avvicinano e le prospettive dell'Italia sembrano sempre migliori. Rieccomi con la mia esperienza di Torino: stavolta parliamo degli sport della neve.

Il primo sport che ho visto è stato il fondo: la volta scorsa ho parlato del mio tentativo, parzialmente fallito, di abbinarlo al biathlon in una mattinata. Lasciavo la macchina a Pinerolo e da lì prendevo i pullman per Pragelato. Dal piazzale di partenza dei pullman si vedeva il Palasport in cui si svolgevano le gare di curling, rivelazione delle Olimpiadi. Il miglior ricordo legato al fondo è sicuramente l'oro della staffetta maschile, non ho invece un buon ricordo delle due gare lunghe, 30 km femminile e 50 maschile, nonostante l'oro di Giorgio Di Centa nella 50: le "mass start" sono una noia mortale! E dire che tanti le trovano spettacolari: certo, se guardi solo gli ultimi 5-10 minuti, ma prima ci sono fino a 2 ore di noia. Nella 50 almeno un romeno ha vivacizzato un po' la prima parte di gara con una fuga. Sul pullman del ritorno ho sentito un russo dire "Ci vediamo a Sochi": non lo ritenevo molto probabile, allora non era data per favorita per le Olimpiadi 2014, invece ha avuto ragione.

Del biathlon non ricordo moltissimo: ho visto l'inseguimento maschile, con la vittoria di uno dei Fourcade, la staffetta maschile, vinta dalla Russia, e forse basta. Nell'inseguimento non avevo l'accesso alla tribuna e ho visto la gara da lontano. Le gare si svolgevano a Cesana-Sansicario: si arrivava prendendo il pullman a Oulx.

Alle Olimpiadi 2006 ho visto anche la mia prima e tuttora unica gara di sci alpino: lo slalom maschile. Fu probabilmente la più grossa delusione italiana in quelle Olimpiadi, con Rocca che era il primo favorito (5 vittorie nella stagione) e invece saltò nella prima manche. Dalla tribuna si vedeva bene la seconda metà del percorso, per la prima serviva un binocolo, era sempre in vista. Ricordo che i partenti erano 97, di cui almeno i 2/3 assolutamente non competitivi. Alcuni venivano da paesi che in altri sport avevano atleti da medaglia (es. Estonia, Slovacchia), per cui mi chiedo come mai li schierassero.

Il giovedì sera, non essendoci niente di meglio, ho visto anche una gara di cui non sapevo niente: il salto del freestyle, che si svolgeva a Jovenceaux, vicino Oulx. Mentre ci andavo, pensavo che c'era invece un paese, la Bielorussia, in cui quella era la gara più importante di tutte le Olimpiadi. C'erano infatti tre bielorussi, di cui uno era il primo favorito. Vinse invece un cinese, e fu il primo oro della Cina sulla neve. Gara comunque piacevole.

Rimane da parlare degli sport del ghiaccio: lo faremo la prossima volta


Foto Getty Images da sito Olimpiadi

mercoledì 22 novembre 2017

Olimpiadi invernali di Torino (2006) - 1^ parte

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Non parliamo dei mondiali di calcio, è meglio. Parliamo piuttosto delle Olimpiadi invernali: l'edizione 2018 si avvicina, Arianna Fontana è stata nominata portabandiera. Non andrò a Pyeongchang: troppo complicato. Non si trovano informazioni facilmente, non sono riuscito nemmeno a trovare un programma orario, non parliamo di informazioni sugli alloggi.

La mia prima esperienza di Olimpiadi invernali è stata con Torino 2006, seconda settimana: oltre ad essere vicino casa, non avevo neanche il problema dell'alloggio, avendo casa dei suoceri in zona. Non proprio vicinissimo, comunque: era a nord-est di Torino, mentre i siti olimpici erano ad ovest. Per le gare in montagna lasciavo la macchina a Pinerolo o a Oulx e prendevo le navette, per quelle in città la lasciavo in qualche parcheggio e usavo i trasporti urbani.

Si è detto tanto sul successo di queste Olimpiadi e di come abbiano rappresentato un rilancio per la città. Da spettatore comune, sono indubbiamente d'accordo, ma ho notato un solo difetto: era tutto tarato su uno spettatore che assisteva ad una sola gara al giorno. Del resto, se uno avesse preso alla lettera le istruzioni del manuale, sarebbe stato impossibile vederne più di una: suggerivano di arrivare con tre ore di anticipo! In realtà, non era affatto necessario, anzi in molte gare, se qualcuno l'avesse fatto, si sarebbe annoiato molto. Un'ora era più che sufficiente per tutte le gare: i controlli agli ingressi richiedevano un po' di tempo, ma non più di una mezz'ora. Perdevo un po' più tempo se avevo la ginocchiera: faceva suonare il metal detector.

Scontai quest'impostazione soprattutto il primo giorno: avevo i biglietti per il fondo e poi per il biathlon. L'intervallo era di un paio d'ore, che mi sembravano più che sufficienti per spostarmi da Pragelato a Sansicario, ci doveva essere una navetta che percorreva la valle, a tutte le ore. Dopo il fondo, invece, tutti i pullman erano per chi rientrava in città e per uno nell'altra direzione dovetti aspettare più di un'ora, assieme all'altra decina di persone che aveva avuto la mia stessa idea. Alla fine persi la gara femminile e riuscii a vedere solo quella maschile (erano le due prove d'inseguimento).

Un altro segno di questa mentalità era che nel manuale c'erano le indicazioni per raggiungere gli impianti da tanti posti, ma non dagli altri impianti. Una volta ho faticato un bel po' a trovare un palazzetto partendo da un altro, in un'era ante smartphone ed ante Google Maps.

L'altra invenzione di queste olimpiadi fu la Medal Plaza. Adesso ce l'hanno tutti, anche manifestazioni piccole. Per me era scomodo andarla a vedere, avrei preferito le premiazioni tradizionali.

Ho visto buona parte degli sport: non lo slittino, in quanto si disputa nella prima settimana, e nemmeno il pattinaggio artistico, dove i biglietti erano cari e scarseggiavano già quando li ho comprati, 9 mesi prima. Ma delle singole gare parleremo la prossima volta.

   Fonte: Wikipedia