sabato 16 maggio 2026

Lazio - Inter, finale di Coppa Italia (13-05-2026)

 Seconda partita della stagione per me, a distanza di quattro giorni dalla prima e sempre tra le stesse squadre. E' anche la mia seconda finale di Coppa Italia in assoluto, dopo quella del 2000, sempre tra Lazio e Inter (ho letto adesso che era andata e ritorno): di quella partita ricordo qualcosa dell'atmosfera, ma di quanto successo in campo ricordo solo l'infortunio di Ronaldo.

Dopo l'ufficio, mi cambio, indossando la maglia dell'Inter con il mio nome e i miei anni di quando me l'hanno regalata, tanto tempo fa, e mi avvio verso lo stadio. Sulla metro non si vede nessuno che sembri andare allo stadio, sul pullman pochi (e tutti interisti, o quasi): saranno già tutti lì? Anche andando verso lo stadio si vede molta meno gente di sabato: l'unico indizio che è una partita di cartello è la grande quantità di bottiglie di birra vuote per terra. Poca coda anche al prefiltraggio: sono dentro poco prima delle 20,30, dovrei avere il tempo di prendermi da mangiare e di vedere anche un po' di pre-partita. Di coda se ne trova invece ai cancelli: più o meno 1 su 3 fa fatica a passare il biglietto e blocca tutto. Il biglietto è solo elettronico e c'è anche la versione a sfioramento: basta avvicinare il telefono al tornello, senza QR code, come nella metro di Parigi (dove mi sono chiesto a lungo come funzionasse, non vedendo il QR code). Passo al primo colpo.

Vedo che allo stand della pizza c'è poca coda, ma ci si mette comunque un po'. Mentre mi avvio verso la scala, sento che annunciano che sta cominciando "la cerimonia d'apertura". Arrivo dentro che è tutto buio e in campo ci sono dei cubi fatti coi tubi. Sparano dei fuochi d'artificio, poi dei fumogeni: si fa fatica a respirare e mi chiedo anche come sarà per i giocatori. Per il posto stavolta vado a colpo sicuro, essendo lo stesso di sabato, ma lo trovo occupato: l'occupante dice che si era fermato per non passare davanti a tutti durante la cerimonia e se ne va. Annunciano rapidamente le formazioni, ma in ordine di numero (portiere a parte), quindi non si capisce niente: quella dell'Inter finisce con Bastoni. E' il momento dell'inno nazionale, e per un attimo mi chiedo se i tifosi interromperanno i loro cori per sentirlo o cantarlo, invece lo si sente cantare molto forte, molto più che nelle 11 volte di due anni fa (certo, allora i presenti erano molto meno): la voce del cantante (Nek) non si sente proprio.






Le curve fanno le loro coreografie: stavolta quella della Lazio c'è. Nel corso della partita mostreranno anche striscioni sulla loro amicizia, gli interisti ne avranno uno per Gabbo Sandri. Lo stadio è diviso in due: metà nord alla Lazio, metà sud all'Inter. Mi sembra anche che gli interisti si facciano più sentire, ma forse è solo perché ce li ho più vicini. Ho l'impressione di essere tornato a vedere l'Inter in casa, cosa che non faccio ormai da 18 anni (penultima giornata 2007-08, Inter-Siena 1-1). Certo, anche a Empoli sembra a essere in casa, ma in termini assoluti ci sono molto meno tifosi.





Si parte: l'Inter attacca dal mio lato. All'inizio i nerazzurri tengono palla, ma la Lazio è molto corta e non gli dà spazio. Al 14' (come direbbe il Frengo di Mai dire gol) c'è un angolo e sul cross c'è un colpo di testa e la palla entra. Ho l'impressione che sia autogol, ma festeggiano Thuram e il tabellone lo indica come autore del gol. Anche i miei vicini dicono che sembrava autorete e infatti nel secondo tempo anche il tabellone sarà corretto. Il tabellone di solito mostra le immagini della partita, ma mai replay, quelli rimangono tabù: saranno mostrati solo alla fine. Solo ogni tanto viene mostrato il tabellino e mai il tempo, quello si vede solo in un angolo a bordo campo. La Lazio prova a farsi avanti, ma non sarà mai pericolosa. Invece al 34' Dumfries recupera palla poco fuori area, tira e sulla respinta corta Lautaro segna: 2-0, da quello che si è visto finora la partita sembra già finita. Solo allo scadere del tempo mi prenderò un po' di paura per un tiro laziale di poco a lato.





Nell'intervallo provo ad andare in bagno, ma rinuncio per via della coda. Si riprende, con la Lazio che si fa un po' più avanti. Prima reclamano un rigore per un attaccante che cade in area cercando di girare intorno a Bastoni, che rimane fermo, qualche minuto dopo mi sembra che Akanji manchi l'intervento e Dià si trova solo davanti al portiere, ma gli tira addosso. Vedrò poi a fine partita che in realtà Akanji l'aveva sbilanciato. Anche l'Inter ha comunque le sue occasioni. La Lazio attacca di più, ma credendoci sempre meno.


Si arriva alla fine. Abbiamo vinto anche questo trofeo e naturalmente sono contento di averlo visto, ma eravamo talmente favoriti che l'emozione non è tantissima. I nerazzurri festeggiano sotto la curva, mentre si monta il palco per la premiazione. Danno prima un premio a Lautaro, che non si capisce cosa rappresenti, visto che subito dopo il premio di miglior giocatore lo danno (giustamente) a Dumfries. Della premiazione si vede poco, visto che è pensata per essere vista dal lato opposto: la sfilata dei giocatori è rapida, non come in una finale di Mondiali o Europei, si intravede poi Lautaro alzare la coppa, lo vedo meglio sullo schermo. Fuochi d'artificio e fumogeni: esco dallo stadio che faccio fatica a respirare e, leggerò poi, anche il tennis sarà sospeso.







All'uscita i pullman non sono tantissimi: prenderò il secondo. La prossima volta che verrò qui sarà per l'atletica, fra tre settimane. 

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