Per una volta arrivo prima del previsto, soprattutto considerando che ero partito in leggero ritardo. Lo stadio ha già le bandiere e gli addobbi degli Europei. Tra l'esterno e le tribune si incontrano tre poster celebrativi dell'eroe cittadino Furlani. Entrando, mi ritrovo davanti il rettilineo con le barriere dei 110hs: mi rendo conto di quanto siano alte e di come non sarei mai riuscito a superarle con tre passi di rincorsa, nemmeno quand'ero giovane, più magro e con le gambe integre. Vedo un'atleta con una bambina piccola: quando la vedrò in gara capirò che si tratta della Marchetti. Poco più in là incontro anche Andy Diaz.
Nella tribuna principale ci sono tanti posti liberi, ma non so quanti sono tenuti occupati dalle squadre: il pubblico è composto quasi solo da membri delle squadre. Mi sistemo nella metà inferiore, pensando di avere meno probabilità di essere disturbato da gente in piedi. Nel mio settore, l'Enterprise, che comincia male il suo campionato, con una falsa partenza nei 110hs: li sento anche parlare della situazione d'emergenza della 4X400. Alla mia destra, le ragazze della Pro Patria: dopo le sue gare arriverà anche Kelly Doualla. La tribuna di fronte è completamente vuota, ma del resto bisognerebbe proprio essere eroici per andarci: è sotto il sole.
Come dicevo, si parte coi 110hs. Lo speaker deve richiamare più volte la gente a sedersi, prima gentilmente, poi più bruscamente. Come previsto, vince Mulas, unico sotto il 14". Segue una delle gare più attese, i 100hs: la Polzonetti parte subito in testa, seguita dalla Succo, ma nella seconda metà recupera la Carraro, Ci vorrà un po' per sapere i tempi, perché il cronometro non si ferma: Polzonetti 12.94, Carraro 13.02, Succo 13.23. Seguono i 100, prima maschili poi femminili. Tra gli uomini Ianes batte Ceccarelli 10.24-10.26, ma quando escono i risultati ci si accorge che dietro a loro e al lettone dell'Enterprise gli juniores Pagliarini e Pratali si sono migliorati moltissimo: 10.35 e 10.36. Tra le ragazze, Hooper e Doualla rimangono sempre attaccate: la prima vince di 6/100, mi sembravano di meno. La Doualla rimane lontana dal suo personale, ma fa sempre 3/100 del record italiano juniores prima di lei.
Nel frattempo erano cominciati due concorsi: martello femminile e asta maschile. Entrambi avevano un netto favorito, e il pronostico è rispettato. Nel martello c'è qualche intoppo nel primo lancio: molte interruzioni e tabellone spento. La Mbongo parte sotto i 60, poi all'ultimo arriva a 64,53. Nell'asta si parte a 4,20, Oliveri entra a 5,00, quando sono rimasti in 4 (compreso lui) ed è l'unico a superarli. Supera poi 5,30 alla seconda e 5,60 alla terza, risultato di cui credo si siano accorsi in pochi: lo speaker aveva presentato gli altri due tentativi, ma non questo. Prova poi 5,82, il minimo per gli Europei, ma non dà mai l'impressione di potercela fare. Vedo tutto bene: fino al triplo, che si disputa dall'altro lato, userò il binocolo solo per guardare il tabellone.
Dopo i 100 vado al bar. Vedo che hanno anche installato due stazioni di ricarico per le borracce, ma naturalmente non l'ho portata: dovrò ricordarmi di portarla agli Europei. Mi perdo la prima serie dei 400 maschili, ma rientro in tempo per vedere i ragazzi dell'Enterprise esultare per la vittoria del loro Soudassi nella seconda. Segue la gara femminile, col duello Mangione-Bonora, vinto dalla prima 51.77-51.79. Ci sono poi le gare tattiche dei 1500, vinte da Bussotti tra gli uomini e da una burundiana tra le donne, e i 3000 siepi: tra gli uomini vince Cannizzaro in 8'50" e miei vicini apprezzano molto la prova del loro Marquez, terzo nonostante un infortunio, tra le donne i distacchi sono molto netti, con la Colli che vince con 23" sulla seconda e quasi 2'30" sull'ultima.
Intanto, la pedana del martello viene riutilizzata per il disco uomini, senza neanche dover cambiare le fettucce. Anche qui un atleta, Musci, è nettamente superiore; c'è più differenza tra lui e il secondo che tra il secondo e il nono. Accanto, c'è invece una gara combattuta: l'alto donne, vinto dalla Masi con 1,81 alla seconda, sulla De Marchi che si ferma a 1,79. dal lato opposto c'è il triplo donne, e per un bel po' non ci si capisce molto: il tabellone è girato dall'altro lato e sembra che i risultati sul sito siano incomplete, ci sono atlete che risultano aver fatto tre salti e altre nessuno. poi lo speaker spiegherà che saltano prima quelle che hanno scelto la pedana a 9 metri, poi si passa a quelle a 11. Lo speaker sottolinea il personale della Brugnolo a 13,72: arriverà seconda dietro alla Cestonaro con 13,89. Comincia a popolarsi la tribuna di fronte, e considero di andarci anch'io per la gara maschile. Più tardi comincia il concorso che aspettavo di più: il peso femminile, dove, dopo i progressi della Verteramo, sognavo di tornare a vedere un italiana sopra i 17 metri. Invece si fermerà a 16,30, e il salto migliore non lo vedrò neanche.
In pista rimangono le staffette: tra le donne vince la solita Brescia, tra gli uomini Rieti nella prima serie fa un tempo che lo candida alla vittoria, e così sarà, nella seconda Enterprise manca l'ultimo cambio, tra le imprecazioni del coach accanto a me. Si chiude con la marcia: 10000 uomini e 5000 donne contemporaneamente, uomini nelle 4 corsie interne, donne dalla 5 alla 8. Tra le donne, duello Fiorini-Mihai, vinto dalla prima. Tra gli uomini, c'era attesa per il duello Stano-Fortunato, ma all'inizio prende il largo Picchiottino, che sarà raggiunto al quinto km, e superato anche da Cosi, poi riusurperà Cosi, ma entrambi saranno superati da Brigante. Dopo diversi tentativi, alla fine Fortunato riesce a prendere un piccolo vantaggio: vince in 38'48", con 5" di vantaggio. I doppiaggi erano cominciati già al quinto giro: c'è uno che sembra passeggiare, ma mi rendo conto che per me sarebbe tanto tenerne il passo per 1 km correndo. Arriverà a 17' dal primo e 9' dal penultimo.

Verso l'ottavo km. mi ero spostato nell'altra tribuna per seguire il triplo, dopo che del primo salto di Diaz a 17,24 non avevo visto quasi nulla, E' in corso anche il giavellotto maschile, gara sorprendentemente equilibrata, con 6 in 4 metri scarsi. Dall'altra tribuna non si vede il tabellone, per i risultati devo affidarmi allo speaker. All'arrivo mi rendo conto che ormai c'è molta più gente qui che nella tribuna principale. Sono all'altezza dell'atterraggio, ma senza barra metrica non si capisce molto della misura. All'inizio del secondo salto mettono la barra: mi chiedo quanto sia precisa, ma al salto di Diaz misurato a 17,03 scopro che è precisissima. Si è fatto tardi, decido di andare dopo il terzo turno, così l'ultimo salto che vedo è quello di Greco, il 14,92 che gli garantisce la finale. Penso a quando non riuscivo a vederlo nelle qualificazioni dei Mondiali di Mosca, dove era una nelle nostre poche speranze, e scoprii dopo che si era infortunato nel riscaldamento: fu l'inizio del suo calvario.
Ci rivediamo agli Europei: non vedo l'ora.










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