E' stata una lunga giornata, con le due sessioni che quasi si saldavano, ed una serata intensa, finalmente in uno stadio quasi pieno. Certo, è stata più memorabile per i tedeschi e per gli irlandesi, ma anche noi abbiamo pur sempre vinto un oro, anche se poteva andare anche meglio. Ricordo quello che scrivevo quando vincevamo un oro nel 2014 o nel 2016 (parlo di post sui social, questo blog non esisteva ancora), oggi è diventato ordinaria amministrazione (vincerlo, non scriverne).
Cominciamo dalla sera: speravo di riuscire a vedere almeno parte del gruppo A del giavellotto del decathlon, quello con gli atleti di bassa classifica, tra cui gli italiani, ma già sulla navetta capisco che non ce la farò: vedo gli ultimi lanci sullo schermo appena entrato. Mi ritrovo così con una mezz'ora di tempo libero: faccio un giro tra i chioschi, ma non prendo niente, non ho fame e per bere c'è troppa coda. Il mio posto è quasi a metà del rettilineo opposto, secondo anello: sono in ottima posizione per il triplo e anche per il disco, discreta per l'asta. Vicino a me tedeschi, romeni, spagnoli e (scoprirò verso la fine) belgi. Più sotto, polacchi e lituani. In giro, i soliti irlandesi, svizzeri e finlandesi. Noterò poi che nel settore accanto c'erano tre atleti italiani, che non ho riconosciuto: so che una era la Muraro perché ho letto il cartellino. Naturalmente in tutto ciò non considero i britannici, che sono sempre in maggioranza. Questo però si nota dal tifo, ma non dalle bandiere: i britannici ne hanno pochissime, la loro non è tra le prime tre più diffuse allo stadio, che sono 1) Irlanda, 2) Svizzera, 3) Finlandia. Finalmente lo stadio è abbastanza pieno, la tribuna dal mio lato lo è quasi del tutto, le curve per buona parte, solo l'anello superiore dal lato arrivo è quasi vuoto: alla fine annunceranno 20.400 persone. E finalmente si sente l'atmosfera, molto più anche di ieri: mi accorgerò di tanti risultati dal boato del pubblico, i giorni scorsi sarebbe stato più difficile.
Si parte col gruppo B del giavellotto del decathlon, dominato da Kaul: raramente avevo visto un lancio così oltre l'ultima fettuccia (era 73,74, mentre la fettuccia era a 65 metri). Kaul è così secondo dietro Neugebauer: la doppietta tedesca è ormai certa, ma con Kaul sesto dopo la prima giornata si era già capito che finiva così. Si arriva così alla gara clou per noi: il triplo femminile. Sarebbero previste prima le batterie dei 200 maschili, ma il triplo comincia in anticipo (20,02 contro 20,15). Vedo molto bene lo stacco, ma non riesco a farmi tanto un'idea della distanza. La Derkach salta per seconda, dopo il 14,15 della Masson: salto bellissimo, che si capisce subito che è molto più lungo: 14,53. Chiude il primo turno in testa di 30 cm: l'unica che mi aveva dato l'impressione di poterla impensierire era la turca Danismaz, che aveva fatto nullo. Oltre alla Saraceni per quello che aveva fatto in qualificazione (l'avevo data anche vincente nel predictor), ma il suo primo salto era stato davvero brutto Faccio appena in tempo a pensare ciò che al secondo turno la bulgara Nacheva fa 14,40, al terzo la belga Guisse 14,37. La Saraceni fa un netto nullo al secondo salto e al terzo uno che sembra un po' meglio del primo, tanto che mi dà qualche speranza che arrivi al 14,04 dell'ottavo posto (di allora), invece sono solo 13,48. Al quarto turno la Guisse si porta a 14,46, ma io rimango convinto che la Derkach possa fare di più e infatti fa 14,60. Penso che ormai sia fatta e infatti finisce così. Siamo a 6 medaglie, di cui 3 d'oro: fino a 8 anni fa ci sarebbe sembrato un ottimo risultato in tutto un Europeo, specie se nelle sole prove da stadio. Adesso ci siamo arrivati a 3 giornate dalla fine e quasi non ci emoziona.
Nel frattempo, nelle semifinali dei 200, gli italiani avevano fatto un'ottima figura: Desalu aveva dominato, Dozza era rimasto in gruppo chiudendo quarto col personale, Longobardi era arrivato terzo per millesimi, ma era stato comunque ripescato. Questo era quello che credevo vedendo le gare: scoprirò poi che Dozza e Longobardi erano stati scambiati, il finalista è Dozza.
Cominciano anche disco uomini e asta donne: con tre concorsi e le gare su pista è difficile seguire tutto. Naturalmente, finché ci sarà il triplo seguirò distrattamente gli altri concorsi. Nel disco, tornando dal bagno vedo la misurazione del lancio di Ceh a 70,83, record dei campionati. Mi perdo invece quando si migliorerà ancora a 72,51. L'asta, curiosamente non messa a inizio programma, parte a 4,30 senza eliminate, a 4,45 ce ne sono 2, a 4,60 rimangono in 6, a 4,70 in 3 più una che ha conservato un tentativo. Seguendo i concorsi, mi pardo anche la caduta all'ultima riviera nei 3000 siepi donne, vinti dalla mia ex concittadina (di Francoforte) Krause.
Dopo i 1500 del decathlon, che sanciscono la doppietta tedesca, l'11° posto di Dester e l'ultimo di Nonino, arriva l'altra gara i cui avevamo speranze, gli 800 maschili. Le speranze aumento quando leggo che Burgin non parte. Pernici stavolta sta in fondo al gruppo, tanto che temo che non ne abbia più dopo due turni tirati. Invece nel rettilineo finale rimonta e per un attimo mi illudo possa arrivare al podio. Invece sembra quarto e all'inizio anche il tabellone lo dà per tale, invece poi risulta quinto, il podio era a 6/100. Come previsto, festeggiano gli irlandesi con English. Il programma su pista si chiude con i 200 donne: la Asher-Smith arriva in testa sul rettilineo e per un po' resiste alla rimonta della Hunt, ma alla fine viene superata da lei e dall'irlandese Adereke.
Il programma però non è finito: l'asta ha ancora tra atlete in gara. Sono a 4,80, dopo che Hentala e Moser hanno superato i 4,75 e la Bonvin si è conservata due tentativi. La Moser li supera alla prima, Hentala e Bonvin si conservano tentativi, che falliscono tutti. La Moser è quindi campionessa con due tentativi rimasti a 4,85, che decide di fare comunque. Vedo il primo, mancato di poco, poi vado. Dalla reazione del pubblico capisco che ha sbagliato anche il terzo. Mi fermo a prendere una "cornish pastry", che era davvero buona, poi mi metto in coda per la navetta, dove sento gli inni prima tedesco, poi italiano per le premiazioni. Incontro due svedesi e gli chiedo una mia vecchia curiosità: come se la cava Duplantis con lo svedese. Mi dicono bene, le interviste le dà sempre in svedese.
C'era stata prima una sezione mattutina, che avevo visto dalla terzultima fila in alto sopra la seconda curva. Avevo provato a mettermi qualche fila più in basso, ma poi era arrivato il legittimo proprietario. Ero in buona posizione per l'asta, la curva dei 200 e la riviera delle siepi, ma pessima per disco e soprattutto alto, dalla parte opposta. Mi andava ancora peggio con i tabelloni: di uno vedevo il retro e gli altri erano talmente lontani che faticavo a leggerli anche col binocolo.
Dopo i 110hs del decathlon, di cui mi ero perso la prima serie, si era partiti con la qualificazione dell'alto donne. Stavolta la progressione era fin troppo lenta: 1,75 sena errori, 1,80 con due errori in tutto, prime eliminazioni a 1,84, dopo gli 1,88 sono ancora in gara in 21, compresa la Mahuchikh che non ha ancora saltato, di cui 16 senza errori, tra cui le tre italiane. Si arriva alla misura di qualificazione di 1,91 e la superano in 15, tra cui Pieroni e Tavernini.
Su pista c'erano stati le batterie di 200 e 3000 siepi maschili, con gli italiani che passano tutti. C'erano state poi le semifinali degli 800 donne: nella prima ho visto la caduta della Werro, ma non ero certo in grado di valutare se meritasse la riammissione o no, nella seconda la Coiro mantiene saldamente il terzo posto dietro a Hodgkinson a Bol. Il programma su pista si era concluso con le semifinali dei 400 donne, di livello pazzesco: in 5 sotto i 50" e la Polinari che con 50.62 (tempo inferiore a quelli con cui la Grenot aveva vinto due titoli nel decennio scorso) non è nemmeno la prima delle escluse.
Finite le prove su pista, era rimasta l'asta del decathlon. Vado a prendermi da mangiare e mi rendo conto che quasi tutti quelli rimasti sono migrati nelle tribune coperte, dato il gran caldo. Decido di farlo anch'io: del resto non ho mai visto nessuno, nemmeno la sera, controllare che uno vada al suo posto. Come ormai si usa, i gruppi erano sfalsati: uno comincia l'asta mentre l'alto sta ancora disputando il disco. Al contrario del solito, però, stavolta si comincia col gruppo dei più scarsi, che comprende Dester. L'italiano è uno degli ultimi a entrare in gara, a 4,50: li supera, poi si ripresenta a 4,70, ma si ritira dopo un errore. Per un po' i due gruppi rimangono alle stesse quote, in quanto il secondo parte da 4,60, che è proprio quella in cui si trova il rimo in quel momento. Poi il secondo va a rilento, non si capisce cosa succede: a Neugebauer, che aveva sbagliato tre volte a 4,80, viene concesso di ripetere un tentativo e stavolta ce la fa. Io, dopo aver visto Nonino superare i 4,90, decido di andare. lascio anche le qualificazioni del giavellotto, dopo un turno del secondo gruppo e con gli italiani entrambi fuori: scoprirò poi che Frattini si era migliorato ed era passato.
Da domani le gare le guarderò in TV: mi deprime l'idea di vedere quello che scelgono i registi.














Nessun commento:
Posta un commento