Arrivo a Birmingham nel primo pomeriggio. Al contrario di Budapest 2023, dove pure avevo viaggiato nella mattina della prima giornata, sull'aereo siamo in pochi ad andare agli Europei e anche in città non si vedono molte tracce della manifestazione. In teoria avrei tutto il pomeriggio a disposizione, tanto che penso anche di avere il tempo di fare un giro, invece riesco ad arrivare in ritardo anche stavolta. Penso di prendere il pullman di linea, ma poi mi ritrovo alla fermata della navetta dell'organizzazione: si sono attrezzati con una serpentina per gestire le code, ma in realtà siamo pochissimi a salire e ci sono tanti bus che aspettano e finiscono col partire quasi vuoti. C'è anche traffico, quindi arrivo che le 19,03, ora d'inizio, sono già passate da qualche minuto. Andando verso l'ingresso ci sono tanti chioschi di ristorazione: mi fermo al primo che capita, uno di wurstel tedeschi, tanto non c'è coda da nessuna parte.
Finora avevo pensato che fossero tutti arrivati prima, invece arrivato allo stadio scopro che c'è davvero pochissima gente: solo la zona centrale sul rettilineo opposto all'arrivo è un po' piena, io sono alla fine della prima curva e il mio settore sarà pieno per non più del 20%. Vado al mio posto anche se ce ne sarebbero più comodi pensando che magari poi si riempirà, invece rimane così. Non mi aspettavo certo una desolazione in quello che almeno fino a oggi pensavo fosse il paese d'Europa dove l'atletica è più popolare, penso anche che gli spettatori della prima giornata di Roma 2024, che fecero gridare al flop, qui sembrerebbero tanti. Verso la fine annunceranno 13.600 persone, pensavo anche meno.
Sono in ottima posizione: vedo molto bene il martello e soprattutto il triplo, dove ho le buche proprio davanti, abbastanza bene il peso, che è dal mio lato, ma nell'altro angolo, anche se negli ultimi lanci della gara femminile avrò il sole in faccia. Vedrò invece peggio 100 e 100hs, essendo dalle parte opposta, e anche qui col sole in faccia alla partenza. Dopo i britannici, il gruppo più numeroso inizialmente mi sembrano i norvegesi, ma poi noterò un folto gruppo di irlandesi nella prima curva. Vicino a me c'è ina bandiera belga, ne vedo anche danesi e portoghesi, per la finale dei 100 verranno fuori gli svizzeri. Invece mi sembra proprio di essere l'unico a incitare gli italiani.
Entro nello stadio che il peso donne è al secondo lancio, mentre le qualificazioni del martello sono appena cominciate. Nel peso, trovo già le prime tre che rimarranno fino alla fine: Schilder-van Klinken-Mabry, che avevo anche pronosticato nel "predictor" sul sito di EA. Vedo comunque il 20,52 con cui la Schilder consolida il primato, che migliorerà poi all'ultimo lancio. Arrivati al quarto turno, scopro che seguono la formula classica di 8 atleti in ciascuno degli ultimi tre turni (invece dei 10-8-6 dei mondiali). Nel martello ci sono due qualificazioni dirette, una al primo turno a una al terzo, mentre la Mori arriva ultima. Più tardi nel secondo gruppo, la Fantini parte con un 70,59 che non dà la qualificazione diretta (che sarebbe 71,50), ma consente di darla per scontata, tanto che mi chiedo se proseguirà: lo fa, ma con due nulli. Arrivati al secondo turno, mi accorgo che sono in gara anche la campionessa polacca di cui evito di scrivere il nome, ormai quarantunenne, e l'ex campionessa mondiale cubana Yipsi Moreno, diventata albanese: la prima non è più quella di una volta, ma si qualifica, la seconda arriva ultima.
Le gare su pista cominciano con le batterie dei 100hs, senza le migliori 12, come in tutte le gare fino ai 400 e con qualificazioni in stile nuoto, basate solo sui tempi. La speaker annuncia un'italiana che solo perché so che non può che essere lei capisco che si tratta della Polzonetti. Solite pronunce orrende degli inglesi: la Carraro diventa "Elèna", Guerra sarà pronunciato alla spagnola (Gherra), la Mangione non capisco bene come diventa, anche qui capisco che è lei solo perché non può essere nessun'altra. Comunque, la Polzonetti vince e anche le altre italiane passano. Seguno le semifinali dei 100 donne, col pubblico che si scalda un po' per le atlete di casa. Nella prima, la Hunt scende sotto gli 11" e la Asher-Smith deva passare dal ripescaggio, nella seconda la Dosso fa la sua partenza da sessantista, ma poi viene superata dalla svizzera Di Tizio-Frey, arrivando comunque seconda in 11.11, nella terza impressiona la Swoboda ("Iva" per la speaker).
Intanto sono cominciate le qualificazioni del triplo: dai primi salti si capisce che la prospettiva porta a sovrastimare un po' le misure. Si capisce quindi che il primo salto della Saraceni non è gran che, ma temevo anche peggio: 13,79, ma già prima della fine del primo turno si capisce che non basterebbe. Nell'altro gruppo mi perdo il 14,35 nella belga Masson, ma subito dopo viene la Derkach e si capisce subito che è un salto da qualificazione: 14,42, anche più di quello che pensavo. Il secondo salto della Saraceni è molto bello: si vede che è lungo già da dove arriva con lo step e alla fine è 14,50, che rimarrà la miglior misura.
Comincia la gara che attendevamo di più: il peso maschile. Fabbri lancia per primo, va ben oltre la seconda fettuccia e io, pensando che siano 22 metri, penso (e dico) che la gara è già finita. Invece la fettuccia è a 21 metri e il lancio è 21,36, che comunque potrebbe bastare per l'oro. Ponzio lancia per quarto e con 20,76 si porta in seconda posizione: penso che siamo messi bene per la tripletta. Mi perdo invece il 21,12 di Weir, arrivato durante la presentazione dei 5000: dopo il primo turno sarebbe tripletta. Fabbri si migliora al secondo salto, ma soprattutto al terzo con 22,31, che non vedo in quanto in concomitanza col finale dei 5000. Il quarto sarebbe molto lungo, tanto che esulta, ma è nullo, gli ultimi due addirittura li annullerà volontariamente, e sarebbero bastati per una medaglia. Al secondo lancio l'atleta di casa Lincoln si porta al terzo posto e lo speaker richiama l'attenzione del pubblico, ma al quarto viene superato dallo svedese Petersonn. Si arriva all'ultimo lancio con Ponzio sesto a 10 cm dal bronzo: il lancio mi fa sperare, ma è nullo. E' comunque doppietta italiana.
Intanto su pista si sono svolti i 5000: J Ingebritsen viene accolto con un boato alla presentazione, probabilmente non solo dai norvegesi. Primi 3 km tattici, col gruppo sgranato ma compatto: Gressier verso la 4^-5^ posizione, Ingebritsen nella seconda metà del gruppo, tanto che al dopo 3 km uno comincia a chiedersi se sia davvero tattica. Poi avanza, ma non va mai in testa, tanto che ci si chiede se ne sarebbe in grado: nel rettilineo finale dimostra che lo è, negli ultimi 50 metri supera il tedesco Bremm e vince.
Curiosamente le finali su pista sono inframezzate dalle batterie dei 3000st femminili. In entrambe si arriva alla fine che neanche me ne accorgo, nella seconda gareggia l'italiana Colli, che rimane staccata già a metà gara e arriva ultima. C'è poi la 4X400 mista, finale diretta. Soudassi parte bene e sembra tra i primi almeno fino all'ultimo rettilineo, ma dopo il primo cambio siamo già staccati. Sin dalla seconda frazione la lotta è tra Olanda, Gran Bretagna e Norvegia: vince quest'ultima con la Jaeger in ultime frazione. Italia sesta. Si arriva al gran finale: i 100 donne. La Swoboda rimane in testa per buona parte della gara, ma nel finale viene superata dalla Hunt, per l'entusiasmo del pubblico. La Dosso parte bene, ma non sembra mai in lotta per le medaglie: chiude settima, ma il bronzo era solo a 6/100.
Uscendo, incontro la medal plaza, dove stanno per cominciare le premiazioni, ma non mi fermo, anche e soprattutto per il freddo: rimpiango di non aver portato il giubbotto. Vado a prendere il bus di linea, anche se poi scoprirò che avevo il ritorno pagato per la navetta. Devo prendere il secondo, dopo 20 minuti, perché il primo parte anche se ci sono degli spazi che a Roma nell'ora di punta sembrerebbero un sogno. Poi scopro anche di averlo preso nella direzione sbagliata: quanto meno quello nella direzione giusta arriva subito, anzi lo devo rincorrere. Da domani prenderò sempre la navetta.













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