mercoledì 17 maggio 2023

Internazionali d'Italia di tennis (16-05-2023)

 Mi parto prima del solito per accompagnare mia figlia, che va a vedere gli Internazionali con la scuola (e avrebbe dovuto essere lì alle 10), tanto che penso che dovrò cercarmi qualcosa da fare in attesa dell'inizio delle partite, previsto per le 11. Sempre poi che inizino, visto che piove. Invece il traffico è allucinante, ben oltre quello a cui uno è abituato in una città come Roma: sono già le 11 quando lascio mia figlia e mi metto a cercare parcheggio, mettendoci un'altra mezz'ora a trovarlo (non tutta nella ricerca in sé: buona parte è servita solo per arrivare in zona).

Finisce che entro nel recinto verso le 11,45, dal lato dello stadio di calcio, quindi opposto a quello del Centrale. Ha smesso di piovere e :gli incontri sono cominciati regolarmente. Non si vede tantissima gente nei viali. Anche quest'anno, poi, per arrivare al mio posto devo fare tutto il giro attorno al Centrale, in quando la via diretta è interrotta dal corridoio d'ingresso dei giocatori. Il primo incontro è quello tra Djokovic e Norrie: arrivo che Djokovic è già in vantaggio di un set e di un break nel secondo, ma mentre aspetto che mi facciano entrare perde il break: entro sul 3-2 per Norrie. Mentre aspetto scopro anche che il programma è cambiato rispetto a quello che avevo letto: hanno aggiunto degli incontri rinviati ieri e quello di Sinner non è più il terzo, ma il quarto.



C'è tanta gente che entra e scopro pure che il mio posto è a una rampa di distanza. Quando il cambio di campo sta per finire, mi siedo al primo posto disponibile. Penso che al prossimo cambio mi sposterò al mio posto, ma poi considero che non farò mai in tempo e rimango dove sono fino alla fine. Ho un impegno e devo andare verso le 16,30-16,45: l'obiettivo e riuscire a vedere almeno parte dell'incontro di Sinner. Sono quindi combattuto tra la mia avversione per Djokovic per il suo comportamento durante la pandemia e il desiderio che la partita finisca prima possibile. Si sente che Djokovic ha ancora molti fan, tra cui alcuni serbi (o almeno con bandiera serba), ma non è più l'idolo indiscusso: anche Norrie ha i suoi sostenitori. Il serbo fa e disfa: qualche bel colpo, ma anche molti errori.  All'ottavo game Morrie ha due palle break (non consecutive), ma al nono fa il break Djokovic, che al game successivo chiude. Me ne vado subito, sia per non sentire le sue dichiarazioni sia perché ho fame.



Sono fortunato, l'unico stand gastronomico senza coda è sarebbe stato comunque la mia prima scelta: è uno che fa i classici panini dell'Autogrill. Mangio una Rustichella e torno sul Centrale, dove Sonego e Tsitsipas sono ai palleggi prima di riprendere la loro partita, sospesa ieri dopo il primo set, vinto dal greco. Stavolta cerco di andare al mio posto, ma mi accorgo che ho fatto di nuovo l'errore di prendere un posto al limite del settore, senza rendermi conto che non era vicino a un corridoio, ma a una barriera. Arrivato alla mia fila (la 19^, una delle ultime), vedo che è quasi vuota e quindi non vado fino in fondo, mi fermo verso la metà. Noto che ci sono parecchi vuoti, molti più dei posti che erano rimasti liberi quando avevo preso il biglietto un mese fa. Va detto che molti posti erano riservati ai "players' guests", ed era difficile pensare che i giocatori avessero così tanti ospiti. Nella tribuna opposta alla mia c'è un gruppo di 11 tifosi greci, con bandiere e magliette che compongono la scritta "tsitsimania".



La partita è una sequenza di servizi potentissimi, spesso sopra i 210 km/h o anche sopra i 190 angolati. Ricordo che quando ho cominciato ad andare a vedere il tennis, i servizi di Ivanisevic che sembravano missili raramente raggiungevano i 200. Dopo tre game consecutivi con palle break, due per Tsitsipas e uno per Sonego, sia arriva al tie break seguendo i servizi. Anche qui equilibrio con pochi mini-break, ma alla fine Tsitsipas vince.

Il programma sul Centrale adesso prevede l'incontro di singolare femminile Swiantek-Vekic: decido di fare un giro sugli altri campi prima di tornare a vederlo, magari un po' cominciato. Vedo una grande folla sul Pietrangeli, dove si gioca l'incontro di doppio tra Bolelli/Fognini e Koolhof/Skupski, che solo dopo scoprirò essere la testa di serie n.1. Penso di dare solo una rapida occhiata, immaginando che non si riuscirà mai a sedersi, invece al primo cambio di campo trovo posto anche molto vicino, come forse non ero mai stato sul Pietrangeli: l'unico inconveniente e che non si vede il tabellone. Siamo sul 2-1 per gli italiani nel secondo set, dopo che hanno perso il primo: all'inizio penso di fermarmi solo qualche game, poi considero che tanto l'incontro non può durare ancora tantissimo (visto che non c'è il terzo set, ma il tie break lungo) e decido di fermarmi fino alla fine.

A un certo punto l'arbitro richiama il pubblico,  invitandolo a non fischiare, che non è rispettoso per i giocatori: io non avevo sentito niente. Qualche game dopo si sente qualche fischio dal lato opposto al mio e il giocatore al servizio (uno degli avversari degli italiani: non ho neanche capito che fosse l'uno e chi l'altro) si interrompe. Il pubblico insulta i fischiatori, facendo molto più rumore di loro, al che l'arbitro ringrazia, ma li prega di smettere. Peraltro, io continuo a non capire perché, tanto per dire, un rigore del calcio, un field goal del rugby o del football americano o un servizio della pallavolo si possano fare nel chiasso assordante, mente per un servizio del tennis serve il silenzio assoluto, ma naturalmente, finché le regole saranno queste, andranno fatte rispettare. So anche che un tentativo di cambiarle era stato fatto negli anni '70 e non aveva avuto successo, ma ci si potrebbe riprovare: tante cose che 50 anni fa erano impensabili oggi sono normali. Gli italiani perdono il servizio sul 5-5, ma lo recuperano nel game successivo. Il pubblico si scalda, molto più di quanto avesse fatto per Sonego, e urla il nome di Fognini, dandomi una certa emozione, visto che coincide col mio. Si arriva al tie break, che rimane equilibrato fino al 4.3 per gli anglo-olandesi, quando,  gli italiani perdono entrambi i punti sul loro servizio con un errore banale e un doppio fallo: finisce 7-4.




Nel frattempo sul Centrale sono già nel secondo set inoltrato: la Swiantek ha vinto il primo, ma sembra che la Vekic sia in vantaggio di un break nel secondo (probabilmente era una segnalazione errata), per cui si rischia anche il terzo: le chance di vedere almeno un po' di Sinner si riducono. Quando cerco di entrare, hanno pure appena ripreso dopo un cambio di campo: mi tocca quindi aspettare due game, nei quali avviene il break decisivo. Alla fine vedo solo tre game, dal 4-3 al 6-4. Noto la presenza di un buon numero di polacchi.



Mi prendo qualcosa da mangiare in attesa dell'incontro di Sinner, ma si è fatta quasi ora di andare: mi rendo conto che vedrò solo pochi games, spero tre, ma il primo (nel quale Sinner fa il break) è molto lungo, per cui finisco per vedere solo quello. Visto come andrà la partita, è stato anche meglio.




sabato 6 maggio 2023

Open d'Italia di golf (05-05-2023)

Edizione 2021 

Edizione 2022

Arrivo al parcheggio, dopo aver faticato ancora una volta a trovarlo (c'erano dei cartelli, ma solo nell'ultimo tratto: il problema è sempre prima). Trovo posto molto più lontano degli altri anni: penso che ci sia molta più gente, ma poi mi accorgerò che non è così, forse era solo diversa la disposizione delle auto. La navetta parte dopo pochi minuti: siamo in tutto in sei, c'è anche una coppia con una bambina di un mese. Nessuna coda all'ingresso, stavolta non danno mappa e ordine di partenza, ma solo QR code per scaricarli. L'ordine di partenza me l'ero portato da casa, della mappa decido di fare a meno e guardare i cartelli, ma mi avrebbe fatto comodo. Per arrivare al campo, si passa da una fila di stand commerciali: ti invitano a provare la realtà virtuale, che sarebbe interessante, ma non sono qui per questo (eppure qualcuno che lo fa c'è: mi meraviglio sempre della gente che va a vedere un evento sportivo e poi fa tutt'altro). C'è anche un area multisport per bambini, a cura del CONI, dove si possono provare, tra gli altri, scherma, arrampicata e tiro a segno.




Arrivo al campo intorno alle 11,30. Comincio dando un'occhiata al primo punto che si incontra, il green della 9. Per capire chi sono i giocatori bisogna leggere i nomi sui caddie, non c'è l'omino che porta il cartello col punteggio, e dalla mia distanza si fa fatica (non ho portato il binocolo): alla fine si ricostruiscono abbinandoli con l'ordine di partenza. Poi, come sempre, bisogna aspettare che il caddie si avvicini al giocatore per capire chi è l'uno e chi l'altro, e a volte rimane il dubbio per un po'.


Finita la partita al green della 9, vado alla ricerca del leader della classifica, il francese Pavon, che ho visto che sta per concludere il giro (ed era partito dalla 10): lo incontro al tee della 8. Ha poca gente al seguito, per essere il primo in classifica: si notano alcuni francesi. Come al solito, nei colpi lunghi mi perdo la pallina dopo poco: qualche rara volta riesco poi a vedere dove atterra, ma solo in qualche colpo molto alto riesco a seguire tutta la traiettoria. Il più delle volte, per scoprire dov'è finita la palla, devo aspettare che si avvicini il giocatore. Mi viene il dubbio se la 8 sia un par 4 o un par 5, visto che nessuno va in green in due colpi: controllo che è un par 4. Alla 9 mi accorgo che i giocatori tolgono la pallina dal percorso anche sul fairway, pensavo si potesse solo sul green.


Pavon chiude il suo giro con un birdie alla 9. Io decido di seguire un altro dei primi in classifica, lo spagnolo Otaegui. che dovrebbe essere a 4-5 buche dalla fine (anche lui partendo dalla 10). Prima di raggiungerlo, mi devo però fermare al tee della 1, dove sta partendo una partita (una delle prime del pomeriggio) , con lo speaker che annuncia i giocatori. Al tee della 1 c'è anche un'enorme tribuna per la Ryder Cup, qui inutilizzata. Lo raggiungo al secondo colpo della 6: con lui c'è l'inglese Baldwin, anche lui ben piazzato. e il sudafricano Lombard, dal fisico non molto atletico e che svapa tra un colpo e l'altro. Ha però un braccio molto potente: alla 9 (par 5) sfiorerà l'eagle e il birdie sarà quello che alla fine gli consentirà di passare il taglio. Anche Otaegui chiuderà con un birdie.




Conclusa questa partita, all'inizio perso di fermarmi un po' al green della 9: tra due partite c'è Zenner il migliore degli italiani, e tra quattro un altro dei primi in classifica, il tedesco Kieffer. Poi però vedo che sono quasi le 14 e decido di andare a mangiare, per poi vedere un po' anche i giocatori partiti il pomeriggio: non oso fermarmi fino a tardi per via dell'allergia.

Di passaggio mi fermo a guardare il merchandising della Ryder Cup, che è anche bello, ma i prezzi sono un po' alti: 109 euro una cintura (in tela), 45 un cappellino, 33 un mini asciugamano. Per mangiare, l'unico posto a sedere è in pieno sole: certo, non fa caldissimo, anche se è sicuramente la giornata più calda dall'inizio dell'anno, ma alla fine le ore sotto il sole lasceranno il segno. Alla fine il peggior contraccolpo di questa giornata sulla mia salute non sarà l'allergia (anche se anche quella si sente, nonostante gli antistaminici extra), ma le scottature, soprattutto sul collo.

Per il pomeriggio decido di seguire il cinese Wu, che vedo si sta avvicinando alla vetta della classifica e che anche lui è partito dalla 10, in modo da vedere anche un po' di buche  della seconda parte: penso di seguirlo fino alla 18. Lo incrocio alla 15, dopo aver visto un colpo del francese Guerrier, altro giocatore di alta classifica, che chiuderà secondo, anche lui con un fisico non propriamente atletico. Quanto meno non c'è il problema di distinguere Wu dai suoi compagni di partita, un austriaco e un finlandese, entrambi sotto il par. Come previsto, seguo questa (bella) partita fino alla 18, a volte perdendo il conto dei colpi: mi era sembrato che Wu avesse fatto birdie alla 17 e par alla 18, invece era il contrario. Anche loro non hanno il cartello del punteggio, a differenza di altre partite, come la precedente (quella di Guerrier) e la successiva. Il pubblico al seguito non è molto, ma già più che nelle partite che avevo seguito al mattino.




Lascio Wu a -5: nella seconda parte crollerà e chiuderà in par. Mi fermo a vedere l'arrivo della partita successiva, con l'italiano Canonica che era a +2 e ci resta. Assisto anche al dramma del francese Dubuisson, che manda la palla in acqua due volte di fila e si ritira. Accanto a me, due giocatori di club commentano che è una consolazione vedere anche i professionisti fare queste figure. Mentre me ne sto andando, vedo che al tee della 10, lì di fronte, arriva la partita di Dodo Molinari (l'unico in gara dei due), che è già a +6. Vedo giusto il primo colpo (senza capire il risultato), poi vado.



Sono le 16,30 e decido di chiudere qui la mia giornata golfistica, soprattutto per il rischio allergia. Ho camminato "solo" 9 km, contro i 15 degli anni precedenti. Il cartello all'uscita stavolta dice soltanto "goodbye" senza specificare a quando, ma per me l'appuntamento è per la prima giornata della Ryder Cup, il 29 settembre.

martedì 25 aprile 2023

Empoli - Inter (23-04-2023)

 Arrivo davanti allo stadio verso le 11,40. Stavolta trovo subito l'ingresso del mio settore, che è il primo che si incontra, accanto alla zona recintata per il "settore ospiti" (in realtà mezzo stadio oggi si potrebbe chiamare "settore ospiti"). La perquisizione è una delle più accurate che abbia subito al di fuori del Qatar, ma va detto che ho uno zaino grande, multitasche e pieno della roba più svariata. La coda è lunga: c'è un solo tornello per tutto il settore. Si vedono tante maglie dell'Inter, attuali, storiche e personalizzate: anche un bambino con una maglia di Icardi, evidentemente riciclata, visto che quando l'argentino lasciò l'Inter in quella maglia ci sarebbe stato almeno due volte. A fine partita vedrò anche una maglia di Suazo (ma cosa spinge uno a comprarsi una maglia di Suazo?). Io indosso una maglia personalizzata, con un numero che indica l'età che avevo ormai 11 anni fa (di già?).

Metto subito il tabellone finale, per averlo in copertina



La coda dura circa un quarto d'ora. Una volta dentro, è difficile prendere posto senza dare fastidio: non c'è spazio davanti e, pur essendo in seconda fila, decido di fare il giro dall'alto, tanto le file sono solo nove, e basse. L'ultima volta che ero venuto in questo settore (l'anno scorso ero in un altro) ci si sedeva ancora sui gradoni, adesso ci sono i seggiolini, ma la struttura si vede che è vecchia. Il settore è completamente pieno, nel resto dello stadio si vede qualche vuoto solo nelle curve e in un angolo della tribuna dall'altro lato (nella tribuna dal mio lato non so, non vedo). Nel settore sono quasi tutti interisti, mi sembra di aver sentito giusto un empolese. I tifosi di casa sono concentrati nella tribuna di fronte (peraltro l'Empoli è una delle poche squadre ad avere gli ultras in una tribuna e non in ina curva): ho visto quando ho comprato i biglietti che alcuni settori erano acquistabili solo dal vivo e in zona, altri riservati ai residenti in Toscana (ma perché, visto che in Toscana ci sono molti più interisti che tifosi dell'Empoli?)

Alla fine, già intorno alle 12 sono al mio posto: non credo di essere mai arrivato così in anticipo qui a Empoli. Fa caldo: sono in maglietta e rimpiango di non aver portato cappellino e magari anche crema solare. Le squadre effettuano il riscaldamento: dal mio lato c'è l'Inter. Ci sono delle tribune a bordo campo (2-3 file) che ostruiscono la vista: per buona parte del campo non vedo la linea laterale dal mio lato. Poco dopo lo speaker dà la formazione, ma solo quella dell'Empoli, quella dell'Inter non sarà nemmeno mostrata sul tabellone. La dà anche in ordine di numero: curiosamente, dopo l'1 del portiere, il numero più basso è il 18. Poi c'è l'ingresso in campo: l'Inter indossa una maglia che si può definire un incrocio tra una maglia della Lazio o della nazionale argentina scolorita e una tenuta da spiaggia (ma i bambini che accompagnano i giocatori dell'Empoli sono in nerazzurro).




Si parte: nel primo tempo dal mio lato attacca l'Empoli. L'Inter tiene palla, dopo un paio di minuti arriva in attacco e ottiene un corner. Scopro quindi di vedere la bandierina: temevo di no. C'è già un tiro da una posizione che sembra buona, ma viene ribattuto. Siamo alle solite? Sembra proprio di sì: il gioco ricalca quello delle ultime giornate di campionato. Ero molto curioso di vederla dal vivo per capire in che misura il gioco d'attacco lento e involuto fosse colpa di chi tiene palla e in che misura di chi non si smarca: sembra più dei secondi, ma ci sono anche tanti appoggi sbagliati (soprattutto di Brozovic) ed esitazioni al momento del tiro, come se avessero paura (soprattutto in un'occasione di Correa e Lukaku, che si ostacolano anche a vicenda).




Intanto l'Empoli si fa pericoloso già all'8', ma la paura più grossa arriva al 28': Cambiaghi si infila tra De Vrij e Acerbi e arriva solo davanti a Handanovic, che esce e respinge (ma i due difensori erano dietro e avrebbero potuto ancora salvare). Gli ultras locali prendono coraggio: mi sembra che inneggino a Politano e mi chiedo perché, certo con l'Inter si era lasciato male, ma fare un canto così i suo onore... Poi capisco che gridano "empolitano". Dopo un'Inter che continua a tenere palla, ma è sempre meno pericolosa, il primo tempo finisce con Correa che prova a lanciare Brozovic, che non ci arriva. Dalla mia posizione non si capisce fino a che punto sia colpa dell'uno o dell'altro.

In un'altra occasione avrei pensato: "meglio, vedrò i gol dal mio lato". In questo periodo, invece, a ogni minuto che non si segna cresce il timore che finisca come le ultime partite. Nell'intervallo non penso neanche per un attimo di allontanarmi: troppo difficile muoversi. Come si dice in casi del genere? "Potrebbe andar peggio, potrebbe piovere" Infatti si mette a piovere. Per fortuna dura poco, all'inizio del secondo tempo ha già smesso.

Si riprende: già al 1' Lukaku parte sulla fascia destra e cerca di servire Correa, che perònon sarà  è raddoppiato. Al 3' palla in area e Lukaku tira piano, sembra quasi svirgolata, ma invece è precisa e si infila nell'angolo basso. Certo, con quest'Inter non c'è mai da stare tranquilli: l'Empoli non sarà mai pericolosissima, mentre l'Inter prende l'incrocio dei pali con De Vrij, su assist di Gagliardini con la palla che staziona spesso nella nostra area temo un'altra beffa, in stile Salernitana. I timori passano al 31', con Lukaku che parte da 40 metri, arriva in area e segna in diagonale: è definitivo: Lukaku è improvvisamente tornato quello di due anni fa. Per completare la festa manca solo il gol di Lautaro, e anche quello arriva al 43'.






Finisce 3-0: un risultato che all'inizio dell'anno sarebbe sembrato normale, due mesi fa solo un po' sorprendente per i marcatori, ma adesso è oltre le più rosee previsioni. In 10 partite avevamo segnato 6 gol, adesso ne abbiamo fatti altrettanti in 2. Si festeggia sotto la curva degli ospiti: Lukaku lancia la maglia, due giocatori (D'Ambrosio e mi sembra Gagliardini) rimangono addirittura in mutande.




Ci si mette un po' a uscire: l'uscita è una sola. Eppure mi sembra che ci sia la possibilità di aprirne almeno un'altra. Anche in giro per Empoli si vedranno tante maglie dell'Inter (non solo nerazzurre), mentre per vederne una dell'Empoli bisognerà andare allo store.

martedì 7 febbraio 2023

Rugby Six Nations: Italy vs France (05-02-2023)

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 I arrive at Flaminio at 3.10 p.m. There I should find the tram, which according to the instructions I received by e-mail should be reinforced, instead I have to wait 10 minutes for it. It is true that the instructions also said to arrive at least 45 minutes before kick-off (scheduled for 4 p.m.), a prescription that I did not respect, as I am used to thinking that the early arrivals suggested by the official instructions are always exaggerated, so they could tell me 'too bad for you'. I am not the only one, however: I arrive near the stadium at around 3.40 p.m., beginning to fear I might miss the start, and there are still quite a few people to enter.

At the first gate there are 4-5 people in line. The lady before me does not have her ID handy ameetnd it takes her a while to find it: the steward not only does not let those behind pass, but also gives directions to the colleague next to him. Once inside, we meet a group dressed in Celtic costumes: I wonder not only what they are doing here, being clearly neither Italian nor French, but also and above all how it is that a few minutes before the start they are standing quietly in the walkway. The second gate is passed quickly: there is no queue and the ticket is read immediately by the turnstile. Less than 10 minutes to go, however, and I still have to go to the toilet and take my seat. I waste some more time taking the wrong entrance: I enter on the lower level, whereas I should have gone upstairs. As I go up the stairs, the French anthem starts: you can hear it being sung very loudly.

My seat is in row 34, but luckily I don't have 34 steps to climb, but only 8: going up the stairs one starts at row 26. I am afraid to find it occupied, because there is not a free seat in sight, but then mine is. In the next block there are many French people: needless to say (but given the scenes we are used to, I will say it anyway) that there is no one to divide the two fan groups. In my block, on the other hand, they are all Italians. As soon as I took my seat, the Italian anthem starts, and the French one seemed to be sung loudly until I heard this one: truly deafening. I then noticed that at the top of Tribuna Tevere (mine) there was a band, which played Mameli's anthem and "O surdato 'nnammurato" several times during the match.

They start, and my first problem is to be sure I'm cheering for the right team (you know the colours are the same): I understand that Italy is in the white jersey, but I'm afraid I'm wrong. The first conversations among my neighbours confirm this. My neighbour in particular will comment on all the refereeing decisions, often complaining: I am absolutely unable to make a judgement, I believe that in the whole stadium few people are more incompetent than me, at least older than 10. Italy attacks to my side, so I think that in the first half I will have to be turned often, and at the beginning it is even better, because for the first 20 minutes I will have the sun on my face, then it will disappear behind Monte Mario.


After an initial timid attempt by Italy, France goes on the attack, and I wonder how long we will last at 0-0. In the 5th minute Italy regains the ball near its in-goal area: they struggle to get out to hand, so naively I wonder if it's not better to kick. We try: blocked kick and central try, 7-0. In the next attack we arrive close to the 22 metres and get a kick, which we transform 7-3. A ball is deflected as it's about to reach the French in-goal: a long discussion at the VAR and only after they've taken the kick (failing it) I realise that they've awarded the try:, 12-3. Shortly, another kick for us and another try for them: 19-6 and we're at the 27th minute. 


It looks like a massacre: I wonder how many points against we'll get: 40? 50? more? Perhaps, however, the French consider the issue already closed and from now on the music changes: we finally manage to come forward and go in goal with the fullback Capuozzo, that someone of my neighbours presented as the best of the Italians and even to my layman's eyes it seemed so. At the end of the half we still find a kick: 19-14. We then arrive at half-time with a gap that in American football would be called 'one possession': the strength gap between the two teams seems enormous, but we are still in the game. I wonder how long it will last.

After a break where I don't remotely think about moving, and few do, we resume. France easily gets close to the goal, but then never manages to materialise, due to fouls or trivial errors: they only get a kick. On Italy's first attack an obstruction in the in-goal area causes a technical try (again after a long discussion at the VAR): 22-21. France continued to make mistakes, so much so that I begin to hope for an overtake, which comes with a kick in the 22nd minute. The clock is ticking and we are still ahead: I begin to hope I am witnessing a historic feat, in my first Six Nations match (so far I had only seen one high-level rugby match, an Italy-Romania at San Siro around 1990, won by the Romanians). In the 27th minute, however, the French manage to score: great jubilation from their fans, while the scorer kicks the ball into the stands.


It's not over, however: we go back into attack and in the 31st minute we earn a kick, from a similar position to the first one we had scored. My neighbour argues that we should kick at the lineout to go for a try, because we would hardly have another chance, most are instead for kicking at goal: in 9 minutes we could have another kick to take the lead. I too, following the logic of American football, am of this opinion. We kick at goal, and miss. It seems to be over, instead we go back into attack and in the final we get two more kicks, so with hindsight the decision to kick at goal would have been right, if we had scored. At this point, however, we have to kick a lineout: we get 3-4 metres from the goal, but then we lose the ball and the match ends.

We leave congratulating the French. Most are thinking about the journey ahead of them, since few are from Rome. I think it was very similar to the last time I was at the Olimpico, for Lazio-Monza: I came thinking that it would be a massacre for my team and that every minute at 0-0 would have been so much to gain, I leave with a bitter taste in my mouth thinking that we could have achieved a result.


Sei Nazioni di rugby: Italia-Francia (05-02-2023)

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Arrivo a Flaminio alle 15,10. Lì dovrei trovare il tram che secondo le istruzioni arrivate per e-mail dovrebbe essere potenziato, invece devo aspettarlo 10 minuti. E' vero che le istruzioni dicevano anche di arrivare almeno 45 minuti prima del kick-off (previsto per le 16), prescrizione che non ho rispettato, abituato a pensare che gli anticipi suggeriti dalle istruzioni ufficiali siano sempre esagerati, per cui potrebbero dirmi "peggio per te". Non sono comunque il solo: arrivo nei pressi dello stadio verso le 15,40, cominciando a temere di perdermi l'inizio, e c'è ancora parecchia gente che deve entrare.


Al primo cancello ci sono 4-5 persone in fila. La signora prima di me non ha il documento a portata di mano e ci mette un po' a trovarlo: lo steward non solo non fa passare quelli dietro, ma dà anche indicazioni al collega accanto. Una volta entrato, in contro un gruppo in costume celtico: mi chiedo non solo  cosa ci facciano qui, non essendo chiaramente né italiani, né francesi, ma anche e soprattutto come mai a pochi minuti dall'inizio se ne stiano tranquillamente nel viale d'accesso. Il secondo cancello si passa rapidamente: non c'è coda e il biglietto viene letto subito dal tornello. Mancano però meno di 10 minuti, e devo ancora andare in bagno e prendere posto. Perdo ancora un po' di tempo sbagliando ingresso: entro al livello inferiore, mentre sarei dovuto salire in alto. Mentre salgo le scale parte l'inno francese: lo si sente cantare fortissimo.

Il mio posto è nella fila 34, ma per fortuna non ho 34 gradini da salire, ma solo 8: salendo le scale si parte dalla 26. Temo di trovarlo occupato, perché in giro non si vede un posto libero, ma poi il mio lo è. Nel settore accanto ci sono molti francesi: inutile dire (ma viste le scene a cui siamo abituati, lo dirò lo stesso) che non c'è nessuno a dividere le due tifoserie. Nel mio settore, invece, sono tutti italiani. Appena ho preso posto, parte l'inno italiano, e quello francese sembrava cantato forte finché non ho sentito questo: veramente assordante. Noterò poi che in cima alla Tribuna Tevere (la mia) c'è una banda, che nel corso della partita suonerà più volte l'inno di Mameli e "O surdato 'nnammurato".




Si parte, e il mio primo problema è essere sicuro di tifare per la squadra giusta (si sa che i colori sono gli stessi): mi sembra di aver capito che l'Italia sia in maglia bianca, ma temo di sbagliarmi. I primi discorsi tra i miei vicini me lo confermano. Il mio vicino in particolare commenterà tutte le decisioni arbitrali, spesso lamentandosi: io non sono assolutamente in grado di esprimere un giudizio, credo che in tutto lo stadio ci saranno poche persone più incompetenti di me, quanto meno al di sopra dei 10 anni L'Italia attacca dal mio lato, quindi credo che nel primo tempo dovrò stare spesso girato, e all'inizio è anche meglio, perché per i primi 20 minuti avrò il sole in faccia, poi sparirà dietro Monte Mario.

Dopo un primo timido tentativo dell'Italia, parte in attacco la Francia, e mi chiedo quanto resisteremo sullo 0-0. Al 5' l'Italia riconquista palla vicino alla sua area di meta: fatica a uscire alla mano, per cui ingenuamente mi chiedo se non sia meglio calciare. Ci proviamo: calcio bloccato e meta centrale, 7-0. Nell'attacco successivo arriviamo vicino ai 22 metri e ci procuriamo un calcio, che trasformiamo 7-3. Una palla viene deviata mentre sta per raggiungere in francese in meta: lunga discussione alla VAR e solo dopo che hanno battuto il calcio (fallendolo)  mi accorgo che hanno assegnato la meta:, 12.3. A breve altro calcio per noi e altra meta per loro: 19-6 e siamo al 27'. 

Sembra un massacro: mi chiedo quante ne prenderemo: 40? 50? di più? Forse però i francesi considerano la pratica già chiusa e da adesso la musica cambia: riusciamo finalmente a farci avanti e ad andare in meta con l'estremo Capuozzo, che qualcuno dei miei vicini presentava come il migliore degli italiani e anche ai miei occhi di profano lo è sembrato. Allo scadere troviamo ancora un calcio: 19-14. Arriviamo quindi all'intervallo con un distacco che nel football americano si definirebbe "di un possesso": il divario tra le due squadre sembra enorme, ma siamo ancora in gioco. Mi chiedo quanto durerà.

Dopo un intervallo dove non penso minimamente di muovermi, e pochi lo fanno, si riprende. La Francia arriva facilmente vicino alla meta, ma poi non riesce mai a concretizzare, per falli o errori banali: ottiene solo un calcio. Al primo attacco dell'Italia un ostruzione in area di meta causa una meta tecnica (anche qui dopo lunga discussione alla VAR): 22-21. La Francia continua a sbagliare, tanto che comincio a sperare nel sorpasso, che arriva con un calcio al 22'. Il tempo scorre e siamo ancora avanti: comincio a sperare di essere testimone di un'impresa storica, alla mia prima partita del Sei Nazioni (finora avevo visto una sola partita di rugby ad alto livello, un'Italia-Romania a San Siro intorno al 1990, vinta dai romeni). Al 27' però i francesi riescono a segnare: grande esultanza dei loro tifosi, mentre l'autore della meta calcia la palla in tribuna.





Non è finita, comunque: torniamo in attacco al al 31' ci guadagniamo un calcio, da una posizione simile a quella del primo che avevamo segnato. Il mio vicino sostiene che dovremmo calciare in touche per cercare la meta, perché difficilmente avremmo avuto un altra occasione, i più sono invece per calciare in porta: in 9  minuti potremmo avere un altro calcio per fare il sorpasso. Anch'io, seguendo la logica del football americano sono di questo avviso. Calciamo in porta, e sbagliamo. Sembra finita, invece torniamo in attacco e nel finale avremo altri due calci, quindi a posteriori la scelta di calciare in porta si sarebbe rivelata giusta, se avessimo segnato. A questo punto però dobbiamo calciare in touche: arriviamo a 3-4 metri dalla meta, ma poi perdiamo palla e la partita finisce.

Si esce congratulandosi coi francesi. I più pensano al viaggio che li attende, visto che pochi sono di Roma. Io penso che è stato molto simile all'ultima volta che ero stato all'Olimpico, per Lazio-Monza: partito pensando che sarebbe stato un massacro per la mia squadra e che ogni minuto sullo 0-0 sarebbe stato tanto di guadagnato, esco con l'amaro in bocca pensando che si poteva fare risultato.