La mia ultima giornata olimpica comincia nel pomeriggio: visito la splendida mostra "L'Italia sulla neve", dedicata a poster e illustrazioni di sport invernali della prima metà del novecento (per lo più), poi le case di Brasile, Svizzera e Corea. Passo anche dalla Fan Zone, dove vedo la gara della Lollobrigida. Rinuncio invece a passare da uno store, troppa coda.
Nel fare tutti questi giri mi attardo e comincio a temere di non arrivare in tempo per l'inizio: quando prendo la metro, verso le 20,25 (l'inizio è alle 21,10) vedo poca gente che sembra andare alla partita, segno che i più sono già lì. A Rogoredo qualcuno scende, soprattutto americani, ma dopo che una navetta mi parte proprio davanti siamo rimasti in pochi ad aspettare la successiva, che prima di partire aspetta un po' che si riempia. Sulla navetta si vedono anche degli slovacchi in costume tradizionale. Arrivato al cancello, apro il biglietto sull'app e noto con malinconia che è l'ultimo. Non c'è coda, ma il controllo che subisco è molto accurato, mi fa svuotare completamente le tasche (normalmente dicono di svuotarle, ma poi non pretendono che uno le svuoti completamente) e spostare la cose nello zaino (solo in una tasca, comunque).
Alla fine, accelerando un po' (il ginocchio è migliorato) arrivo al mio posto circa cinque minuti prima dell'inizio. Vedo molti vuoti: nei minuti successivi alcuni si riempiranno, ma tanti rimarranno: già nella fila davanti a me ci sono sei posti vuoti consecutivi. E' un altro di quei casi in cui hanno esagerato coi prezzi: è stato infatti l'evento che ho pagato di più, 480 euro per una categoria B (tra l'altro, non ho mai capito quali fossero i posti di categoria A in questo palazzetto). Nell'anello superiore, dove sono i posti di categoria C, di vuoti non se vedono, se non nel settore d'angolo dove ne ho visti parecchi in tutte le partite. Sono curioso di vedere cosa succederà per la cerimonia di chiusura, dove i prezzi erano ancora più spropositati (la categoria C era 950 euro, e mentre scrivo è ancora disponibile). Tra quelli che ci sono, comunque, oltre ad americani e slovacchi, un buon numero di canadesi, poi svizzeri, svedesi e finlandesi (intesi sempre come persone con le maglie delle rispettive nazionali, non posso garantire che fossero davvero tutti di quei paesi). Molti americani indossano maglie dedicate al "miracle on ice" del 1980: n. 80 con la scritta "Miracle" o quella della stella di allora, Mike Eruzione. Ce n'è anche uno con una maglia che auspica l'annessione del Canada: n. 51 con la scritta Canada (e anche quella sarebbe da considerare "contenuto politico"). Accanto a me, un americano in borghese e tre italiani.
Si parte: dal mio lato attaccano gli USA. Le squadre hanno gli stessi colori: bianco, rosso e blu, beninteso distribuiti in modo diverso, ma nelle azioni più veloci si possono confondere. Prima fase confusa, con molti dischi persi da entrambe le parti. Il primo coro è dei tifosi slovacchi, gli americani risponderanno solo dopo un po'. Dopo poco più di 4', durante un cambio di linee, con squadre incomplete, gli americani prendono il disco all'inizio del terzo offensivo e segnano con un tiro incrociato, Partita nervosa: i contrasti di gioco non sembrano violenti come in Canada-Cechia, ma in compenso nei due minuti dopo il gol ci sono due accenni di rissa, uno sotto ciascuna porta. Si continua con attacchi da entrambe le parti, ma con solo gli USA veramente pericolosi (ma potrebbe anche dipendere dal fatto che i loro attacchi li vedo più da vicino) a 40" dalla fine, dopo pochi secondi di superiorità numerica, si portano sul 2-0. Alla fine del primo tempo, il conto dei tiri in porta, 13-10 per gli USA, danno l'aria di una partita equilibrata, ma non è stato proprio così.
Nel primo intervallo cerco di mettere in carica il telefono, ma trovo le stazioni di ricarica tutte occupate. Almeno non ho più il biglietto della metro sul telefono, quindi se mi si scarica non avrò altre conseguenze che quella di non poterlo usare, Rientro con qualche minuto di margine sulla ripresa. Si riprende sulla falsariga del primo tempo: entrambi attaccano, ma gli USA sono più pericolosi, fin quando, poco dopo la metà, non segnano due gol in 19", prima su azione personale, poi rubando il disco a pochi passi dalla porta, La Slovacchia cambia il portiere, che non la prende bene: capisco adesso che il giocatore che vedevo seduto per conto suo, separato dalla panchina, era il portiere di riserva. La partita si fa sempre più a senso unico, ci si chiede come abbiano fatto gli slovacchi ad arrivare fin qui, Nel finale arriva anche il 5-0.
Secondo intervallo che replica il primo: cerco inutilmente di caricare il telefono. Verso la fine trovo una presa libera (proprio una presa, on una stazione di ricarica) ma manca troppo poco alla ripresa. Rientro che manca poco più di un minuto. Nel terzo tempo la partita si fa più equilibrata: gli slovacchi segnano, l'altoparlante mette una canzone slava (non so dire se fosse proprio slovacca) e i tifosi ballano. Vanno anche più volte vicini al 5-2, ma poi prendono un altro gol. Tre minuti dopo segnano il 6-2 e i tifosi festeggiano come se avessero quanto meno pareggiato. A 2-3 minuti dalla fine il palazzetto comincia a svuotarsi: io resto, perché è pur sempre una prova olimpica e per di più è l'ultima. Prima della fine ci sarà una rissa più grossa delle altre, che si concluderà con una penalità di 10' per parte e una di 2' per un americano.
Una volta usciti, si arriva alla navetta abbastanza rapidamente. Lì conosco una signora del Texas e una di San Diego e commento come negli USA l'hockey sia popolare anche in posti caldi, mentre da noi a Roma non c'è un palazzo del ghiaccio.
La mia esperienza olimpica finisce qui, e non si può dire sia finita in bellezza, con questa partita non bella e senza storia. E' stata comunque una splendida esperienza e spero di esserci nelle Alpi francesi.



















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