Scendendo dalla metro, e anche
nella zona di Rogoredo, s’incontrano spettatori della partita precedente, molti
più svizzeri che francesi. Per la navetta non c’è praticamente coda: salgo
subito e mi siedo anche. Anche la coda per i controlli è rapida: vedo che hanno
sequestrato parecchi ombrelli lunghi, io di solito ne porto uno pieghevole
nello zaino e non ho mai avuto problemi, ma stavolta comunque non avevo lo
zaino.
Si vedono molti più cechi che
canadesi, ma anche finlandesi, slovacchi, americani e tedeschi. O meglio: persone
con la maglia delle rispettive squadre: qualcuno di questi ho poi sentito che
era italiano. La maglia più diffusa è quella di Cosby, ma ci sono anche maglie
storiche, da Gretsky a (soprattutto) Jagr. Sulle tribune i canadesi sono un po’
di più di quanto non sembrava da fuori, ma i cechi prevalgono nettamente. Si
vede anche dal tifo: all’ingresso la squadra canadese riceve più fischi che
applausi e almeno per i primi due quarti quando i canadesi proveranno a fare un
coro saranno sovrastati dai cechi.
Sono dallo stesso lato di ieri,
solo nell’angolo opposto e due file più in alto. Attorno a me un po’ più
canadesi che cechi. Dietro di me un americano e un finlandese che parleranno
quasi tutto il tempo, anche di Italia-Svezia: diranno che la forza dell’Italia
è nell’allenatore. Si parte, e nel primo tempo dal mio lato attacca la Cechia.
Gioco molto, molto fisico (insomma, botte da orbi), decisamente più di ieri. All’8’
il Canada segna in contropiede, ma il gol viene annullato per un fallo
precedente, che causa una penalità. La Cechia si fa coraggio e, dopo una prevalenza
iniziale canadese, la partita diventa più equilibrata. A 5 secondi dalla fine
del tempo, però, il Canada va in vantaggio con un tiro da fuori angolato.
Nel primo intervallo penso di
stare fuori poco, ma esco nel piazzale (dove incontro anche poliziotti del
Qatar, chissà che ci fanno alle Olimpiadi) e ho la malaugurata idea di
prendermi un caffè, che non si rivelerà neanche tanto buono: i tempi sono
lunghi e così rientro che il secondo tempo è cominciato da 53 secondi (ma
almeno non ci sono stati gol). Il Canada attacca un po’ di più, anche se i tiri
in porta rimarranno equilibrati, e dopo 6’ segna un gol in mischia, che non
vedo bene perché sono impegnato a seguire i risultati del pattinaggio di
velocità, dove pochi secondi dopo la Lollobrigida avrebbe vinto l’oro. A 2’30”
dalla fine del tempo il canadese Horvat prende il disco nella propria metà
campo, si fa tutto il campo e segna, eppure danno due assist: per un profano
come me suona strano, anche se so che nell’hockey il concetto di assist è più
ampio che nel calcio o nel basket.
Nel secondo intervallo visito il
settore dove vedrò la finale femminile (poi vedrò anche una semifinale
maschile, esattamente da una fila sopra il mio posto di oggi): scopro che è
esattamente dalla parte opposta. Stavolta riesco comunque a rientrare con ampio
anticipo sulla ripresa. Nel terzo tempo il Canada dilaga: segna altre due volte
(e l’ultimo gol non riesco a capire da dove sia entrato, nemmeno al replay)
mentre la Cechia non è mai pericolosa. Dal 4-0 in poi si sente solo il tifo
canadese: solo negli ultimi minuti i cechi tenteranno una riscossa ma sono
rimasti in pochi. A 3-4 minuti dalla fine il palazzetto comincia a svuotarsi.
Finisce 5-0, ma al contrario delle altre partite che avevo visto finora, il conto dei tiri in porta è più equilibrato del risultato: 36-26 e fino a buona parte del terzo tempo era quasi pari. Appena uscito mi collego con Discovery per seguire il finale della staffetta di slittino, dove vinciamo il bronzo. La coda per le navette è più breve delle altre volte. Devo già far rotta su Livigno per lo snowboard cross di domani.










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