domenica 13 giugno 2021

Campionati italiani juniores e promesse di atletica (11-06-2021)

Arrivo verso le 14,30 e rispetto a quello che mi ero proposto mi sembra anche tardi. Stanno aprendo i cancelli: vedo le persone in coda, e sono decisamente meno di 250 (che è il numero di posti disponibili). Non ho la dichiarazione Covid, ma non hanno il modulo e mi fanno entrare anche senza. Non mi sono posto il problema di quale delle due curve fosse, sono entrato al primo cancello che ho trovato: una volta dentro scopro che è il settore dell'alto (dietro la prima curva), come speravo. I seggiolini sono sporchissimi, mai visti così. Alla fine gli spettatori saranno una cinquantina, e da quello che sento, credo di essere l'unico non parente di un atleta in gara. Sentirò anche che c'è almeno un altro che ieri era a Firenze.



Prima di cominciare commemorano Cosimo Caliandro, a 10 anni dalla morte, e annunciano anche la morte di Paola Pigni, che fu protagonista del primo campionato di atletica che ricordi, gli Europei di Roma del 1974. Si parte con le batterie dei 100, dove gli juniores confermano il livello alto, prima le ragazze, poi ancora di più i ragazzi: Melluzzo fa 10.63 controvento dando l'impressione di passeggiare (e scoprirò dopo che si era infortunato), poi Ulissi fa 10.46. Dalla mia posizione, sono in grado di comprendere abbastanza l'ordine d'arrivo, con qualche dubbio per gli arrivi molto ravvicinati. Le promesse sono meno impressionanti, ma sempre a un buon livello.

Nel frattempo aprendo dallo speaker che è cominciato il giavellotto juniores femminile: ero convinto fossero ancora i lanci di riscaldamento. E' una gara difficilissima da seguire dalla mia posizione: si ha un'idea della misura, ma non si capisce chi sia a lanciare, il nome sul tabellone non si legge neanche col binocolo e il sito ha sempre un ritardo di 2-3 atleti. Le fettucce sono molto ottimistiche: la prima è a 40 metri (e l'ultima a 60), ma solo in 5 la supereranno e si vincerà con 44. Lo stesso succede nel peso promesse donne: la prima fettuccia è a 14 metri, ma nessuna delle atlete in gara li aveva mai superati e infatti si vincerà con 13,62. Gara comunque appassionante, con molti sorpassi, anche se di basso livello. Dev'essere stato molto appassionante anche il martello juniores maschile, con i due favoriti che all'ultimo lancio si migliorano entrambi di 3 metri e finiscono separati da 13 cm. Peccato non averla vista, in quanto si svolgeva in un altro campo.



Finite le batterie dei 100, si passa subito alla finali. Si sente un vento sempre più forte nella nostra direzione, che è la stessa del rettilineo, quindi si capisce che i risultati eccezionali degli juniores maschi sono da prendere con le molle, ma il vento risulta regolare: 1,6. In 5 sotto i 10.50 qualche anno fa si vedevano a stento ai campionati assoluti e mancava anche Melluzzo (e io me ne sono accorto solo quando è uscito il risultato). Nella gara promesse donne il vento è ancora aumentato e quindi, visti i risultati, si immagina che sia oltre il limite e infatti è 3,3.

Anche del triplo juniores maschile mi accorgo che è cominciato solo quando è quasi finito il primo turno: i nomi sul tabellone si leggono, ma dalla mia posizione non ci si può fare un'idea della misura. Si vede molto bene, invece, l'alto promesse donne. Nel finale le condizioni si fanno difficili, tra il vento e l'interferenza delle batterie dei 400. La Morara fa 1,79 alla prima, la Pavan alla terza, ma poi a 1,81 la Pavan alla terza ce la fa, la Morara sembra avercela fatta, ma poi l'asticella cade. La Pavan cerca di consolarla, ma lei scappa.







Il tempo peggiora sempre più: dopo il vento, la pioggia, sempre più forte. Ci sono le batterie dei 400 e mi propongo di resistere fino a quella di Benati, poi mi rifugio sotto le tribune, Esco giusto per vedere un paio di batterie delle promesse femminili. La pioggia diminuisce un po', ma non oso tornera in tribuna, anche perché ormai sarà bagnatissima: ne approfitto per arrivare alla macchina, con circa un ora di anticipo sul previsto. Passo del campo dei lanci e ne approfitto per vedere un paio di lanci del disco promesse uomini, che scoprirò poi essere i primi. C'è un po' di gente fuori dal campo, quasi più che in tutta la tribuna.


Torno quindi in anticipo: mi consolo pensando che potrò vedere un po' di più della partita dell'Italia.

venerdì 11 giugno 2021

Golden Gala (10-06-2021)

Arrivo allo stadio a piedi: dall'albergo è circa un chilometro e mezzo. Vedo l'ingresso di una curva, spero sia la mia, invece no: devo fare un altro tratto. Al cancello non mi chiedono l'autocertificazione Covid, che non ho, non avendo trovato il modulo da stampare, ma poi la chiedono prima dell'ingresso allo stadio (e danno il modulo). Avvisano anche che non ci sono bar interni (non si può uscire dal proprio settore, e l'unico bar dello stadio è in un altro). Ho messo la mascherina FFP2 perché agli Internazionali di tennis era richiesta, ma vedo che qui molti hanno quella chirurgica. Il posto che mi indica lo steward non mi sembra corrisponda a quello che risulta dal biglietto, per cui per un po' temo che qualcuno venga a reclamarlo, ma non succederà.

Come temevo, il settore dell'alto è dall'altro lato, ma non è il caso di fare i difficili: è già tanto esserci. Come ho scritto qualche giorno fa, ormai non ci speravo più. Dal mio lato si vede bene l'asta femminile  e. scoprirò poi, soprattutto il peso. Quanto alla pista, sono alla fine della seconda curva, quindi vedo bene anche la partenza di 100 e 100hs, ma non capisco niente degli arrivi. I posti assegnati sono 1 su 4, in tutte le file, ma molti rimangono vuoti, anche perché tanti (si spera conviventi) si siedono vicini.




Quando prendo posto, sono al secondo turno del disco femminile: la Perkovic ha già preso la testa e vi rimarrà anche nel turno finale, che per una volta confermerà la classifica preesistente. Sottotono la Osakue, nettamente ultima. La seconda gara, l'asta femminile, va ancora peggio per l'Italia: già dal riscaldamento si vedeva che la Bruni aveva problemi e in gara non riuscirà a superare la quota d'ingresso a 4,31, nonostante i consigli del suo tecnico da un lato della curva e di quelli della nazionale dall'altro. Quando la gara entrerà nel vivo, l'interesse sarà assorbito da altri concorsi, soprattutto l'alto maschile, ma anche questa si rivelerà una gara di grande livello, col 4,91 della Sidorova.

Comincia il peso, e scopro di essere in una posizione proprio ideale per seguirlo. Fabbri lancia per primo: si vede che è un bel po' oltre i 20 metri, anche se non si capisce bene di quanto, ma lui è soddisfatto: 20,97. Il secondi si vede, che è ancora meglio, ma non pensavo di così tanto: 21,71. La sua seconda miglior prestazione di sempre (e c'ero anche alla prima). A rovinare tutto, però, ci penserà l'assurda formula dell'ultimo lancio decisivo: Fabbri farà solo 19,82 e arriverà terzo. Tra qualche anno, però, tutti si ricorderanno che ha fatto 21,71, pochi che non ha vinto.






Prima dell'inizi delle gare su pista, c'è un'esibizione di sbandieratori e la consegna delle chiavi della città a Coe (per via del suo record del 1981, fatto nello stadio qui accanto, non del suo ruolo di presidente di World Athletics). La prima gara su pista sono i 400hs donne: la Folorunso parte piano, penso sempre "adesso rimonta" invece cede ancora. In compenso fa una buona gara la Olivieri, e la Bol arriva ai livelli che lasciava presagire nella stagione indoor.



La seconda gara di corsa sono i 400 maschili: sottotono, con 45.80 Re arriva secondo. La musica cambia nei 3000 siepi: si va avanti e due italiani rimangono nel gruppo di testa, col terzo, Chiappinelli, poco lontano. Pensi che stiano andando piano gli altri e invece non sarà un ritmo mostruoso, ma El Bakkali vincerà col mondiale stagionale in 8'08": Abdelwahed (lo confesso: per scriverlo devo controllare) 4° in 8'12", Osama Zogliami 6° in 8'14""! Chiappinelli fino all'ultimo giro sembrerà in corsa per il minimo olimpico, ma poi cederà, rischiando anche di inciampare sull'ultimo ostacolo, e chiuderà in 8'27".



Intanto è cominciato l'alto, e all'inizio Tamberi sembra avere gli stessi problemi della sua ultima gara a Hengelo: un errore a 2,20, uno a 2,24. Comincia anche con un profilo basso: solo al secondo tentativo a 2,24 comincia a chiedere gli applausi. Poi però cambia: 2,27 alla prima, 2,30 anche, caricandosi sempre più. A 2,33 si capisce subito che ce la può fare e alla terza ce la fa. Anche i 2,36 non sembravano impossibili, soprattutto al terzo (per quello che potevo vedere dal mio lato, sia pure col binocolo): insomma, se fino l'anno scorso 2,33 sembrava il punto di arrivo, adesso sembra un punto di partenza. Chiude terzo in una gara piena di sorprese e davanti a Barshim, che si ferma a 2,30.

In pista, grandi risultati prima negli ostacoli e poi nei 200, col 22.08 dell'Asher-Smith e il 22.86 della Kaddari. La pista non sembra affatto "poco performante", come diceva un atleta italiano assente (o meglio, il suo staff, non voglio buttare la croce addosso a lui). A un certo punto, anche lo speaker dirà che la pista è "molto performante".






Comincia l'ultimo dei concorsi, il lungo femminile, che dalla mia posizione vedo molto poco: la Iapichino salta 6,45 e dopo il primo turno è seconda. Sembra un punto di partenza, invece le altre si migliorano, lei no e chiude sesta. Anche in questa gara la classifica sarà stravolta nel turno finale e la Spanovic, con la terza misura, arriverà prima.

Ci sono altre due gare di mezzofondo, i 1500 donne e i 5000 uomini, e con la presenza rispettivamente della Hassan e di Cheptegei le aspettative sono alte, per cui quando dai primi passaggi capisci che non stanno attaccando il record del mondo ci rimani male. Poi però i 1500 termineranno con tre atlete a 3'53", ma soprattutto vedendo la Sabbatini in gruppo e la Del Buono poco dietro capisci che stanno facendo una grande gara e infatti la Sabbatini chiude in 4:04.23, col solo rammarico di essere a 3/100 dal minimo olimpico, la Del Buono in 4'08". I 5000 a un giro dalla fine sembrano addirittura diventati una gara tattica, ma poi Ingebritsen vincerà in 12:48.45: record europeo! Crippa sembra abbastanza vicino fino a 3 giri dalla fine, poi cede e chiude in un 13'17" che oggi troviamo deludente, ma che ancora tre anni fa avremmo considerato ottimo.

Si chiude coi 100, che dovevano essere la gara clou e invece non solo sono l'unica gara senza italiani (anche se lo speaker ricorda la presenza di un cingalese residente in Italia, di cui non scriverò il nome), ma si rivelano la gara più modesta, assieme ai 400: si vince con 10.08 e si arriva terzi con 10.16. Parziale rivincita, quindi dell'assente.

All'uscita incrocio la Sabbatini, che da vicino sembra molto più "normale" rispetto alle foto posate di Instagram: le faccio i complimenti e ringrazia. Penso che torneremo agli stadi gremiti, per quanto possano esserlo per l'atletica in Italia, e sarà un sollievo, ma anche l'atmosfera intima di oggi ha il suo fascino, com'era stato per la Maratona di Doha

venerdì 14 maggio 2021

Internazionali d'Italia di tennis a Roma (13-05-2021)

Quando avevo letto il programma la sera prima ero rimasto deluso: neanche un italiano. Berrettini e Sonego erano entrambi sul Granstand, uno di giorno e uno di sera. Avevo considerato di prendere i biglietti per il Grandstand, non essendoci mai stato, poi avevo optato di nuovo per il centrale e per un attimo mi sono chiesto se avevo fatto bene. Poi però mi son detto: "l'anno scorso ti sei fatto 150 km per andare a vedere due sconosciuti, adesso hai i numeri 1 e 2 degli uomini e la numero 1 delle donne e ti lamenti?"

Arrivo al cancello verso le 10,45, dopo aver lasciato la macchina nel parcheggio dello stadio e aver costeggiato tutto il Foro Italico, visto che per il Centrale l'ingresso è dal lato opposto. Certo, in confronto ai giri di Doha, questo è ancora niente. All'ingresso, come gli altri anni, danno un gadget, solo che quest'anno si tratta di un flaconcino di gel disinfettante. Ero curioso di vedere quali stand sarebbero rimasti nel nostro settore, adesso che c'è questa suddivisione in compartimenti stagni, e la risposta è semplice: nessuno, deserto totale. Anche per mangiare c'erano solo due bar sotto il campo.

Il primo incontro è Djokovic-Davidovich Fokina. Quando arrivo al mio ingresso, il punteggio è 6-2, 1-0, quindi c'è da aspettare parecchio per il prossimo cambio di campo. Vedo se riesco a vedere un po' della partita del Pietrangeli, ma dalle transenne al massimo si vede la giocatrice di fronte, non il campo. Entro sul 3-0: sembra un allenamento per Djokovic, che raramente deve forzare, gli basta aspettare che l'altro sbagli. Solo sul 5-0 Davidovich fa qualche vincente e riesce a conquistare un game, ma resterà l'unico. Tutti sostengono il n. 1, anche perché, quand'anche qualcuno avesse voluto fare il contrario (com'ero tentato di fare io, viste le sue posizioni antivax) si vedeva che era una causa persa. Alla fine, Djokovic risponde alle domande in perfetto italiano: sono tentato di urlagli "vaccìnati!", ma poi non oso.

I posti da occupare sono contrassegnati da un bollino, scuro dove i seggiolini sono chiari e viceversa: sono 1 posto su 4, in tutte le file. Il mio posto è d'angolo, e direi che è ottimo, perché consente di apprezzare sia la velocità dei colpi (che si nota meglio sul lato lungo), sia i tagli (che invece si notano meglio sul lato corto). Il pubblico non brilla per disciplina sanitaria: tanti con la mascherina abbassata, altri col naso fuori, altri se la tolgono per gridare. Le hostess li richiamano in continuazione, ma è un'impresa disperata, anche perché devono farlo piano per non disturbare il gioco. 

Finito il primo incontro, c'è il problema di cosa fare nell'intervallo, non potendo andare a vedere le partite sugli altri campi. Provo a salire in cima per vedere il Pietrangeli, ma si crea assembramento e ci richiamano, per cui riesco a vedere solo uno scambio. Passano anche a vendere pop corn, nonostante mangiare sia vietato.

Il secondo incontro è tra la Barty e la russa Kudermetova, e anche qui l'esito non sarà mai in discussione: entrambe puntano molto sul servizio, ma la Barty ha più varietà di colpi, mentre la russa punta quasi solo sulla potenza. In compenso va un po' più a rete, ma ci andrà soprattutto nel finale, per finire regolarmente lobbata. Finisce 6-4, 6-3. Intanto sul Grandstand sta giocando Berrettini (che perderà), ma non danno aggiornamenti, per cui uno deve guardare l'app: peccato che abbiano anche detto di spegnere i cellulari (nessuno la fa, comunque)




Sono le 13,10: l'incontro tra Nadal e Shapovalov on comincerà prima delle 14, quindi ci sarebbe tutto il tempo per mangiare e viene anche da chiedersi cosa fare dopo, non potendo andare sugli altri campi. Il problema non si porrà, perché a bar c'è una coda lunghissima, che probabilmente se fosse più ordinata, in stile nordico, arriverebbe a costeggiare tutto il Pietrangeli. Prima di cominciare, guardo all'altro bar, ma è uguale. Dopo una ventina di minuti ci avvisano che i cibi caldi sono finiti, forse torneranno tra 20 minuti, e sono rimasti solo pacchetti di patatine. Penso che forse ora che arriva il mio turno passano 20 minuti e che comunque le patatine sono meglio di niente. La coda finisce dopo 10 minuti, e mi devo accontentare delle patatine. C'è anche il problema di dove mangiare visto che, chiaramente, bisogna togliersi la mascherina: cerco di isolarmi il più possibile.

Ritorno al mio posto quando stanno presentando i giocatori. Shapovalov parte con due game perfetti e va sul 2-0, che poi, con la complicità di Nadal diventerà 4-0. Lo spagnolo si riprende, recupera un break e va vicino a recuperare il secondo, ma alla fine, dopo un game lunghissimo, perderà ancora la battuta e il primo set: 6-3. Finito il set, provo di nuovo a prendermi da mangiare, stavolta all'altro bar: speravo in una pizza, ma mi devo accontentare dell'hot dog.

Ritorno che Shapovalov è già 3-0 e avrà una palla per il 4-0, ma poi Nadal torna il n.1 sulla terra e prima recupera il break, poi va in vantaggio e vince 6-4. Il canadese comunque non sfigura: ci sono una serie di scambi incredibili, è forse la più bella partita di tennis che abbia visto dal vivo, quasi sicuramente la migliore sulla terra. Il terzo set sarà anche meglio: anche qui Shapovalov va avanti di un break, poi Nadal rimonta e sembra più volte sul punto di prendere il largo, ma sarà Shapovalov ad avere due match point sul 6-5. Il confronto fra le tifoserie si fa sempre più acceso: si sentono applausi agli errori del canadese, tanto che l'arbitro, più in spagnolo che in italiano, dovrà richiamare alla sportività. Io da un lato vorrei che finisse presto, sia perché la mascherina FFP2 dà sempre più fastidio, soprattutto alle orecchie, sia perché vorrei occuparmi del meeting di atletica di Savona, dove leggo che stanno succedendo cose incredibili, ma dall'ato vorrei che uno spettacolo coì non finisse mai. Finisce al tie-break e vince Nadal.






Esco facendo un giro ancora più lungo che all'andata (adesso entrate e uscite sono sempre separate). Specchiandomi in macchina vedo i segni della mascherina e del sole, ma penso che ne è valsa la pena.





lunedì 12 aprile 2021

Schalke 04 - Inter (13-04-2011)

Sono passati 10 anni dall'ultima partita di Champions League che ho visto dal vivo, che è stato anche l'ultimo quarto di finale giocato dall'Inter: quello con lo Schalke 04 nel 2011. L'Inter si era qualificata eliminando il Bayern Monaco con un gol nel finale e per me, che vivevo in Germania, era stata una bella goduria. Il sorteggio dei quarti, contro lo Schalke, era il migliore  che potessi sperare, sia perché era quello ritenuto più facile, sia perché avevo la possibilità di andarla a vedere. L'ottimismo svanì dopo la partita d'andata, persa 5-2 e ricordata soprattutto per il gol di Stankovic quasi da metà campo.

Dopo lo sconforto iniziale, si cominciò però a pensare che se loro ci avevano battuto così nettamente, noi potevamo fare altrettanto al ritorno: si registrò un boom di scommesse sullo 0-4. Io non riuscii a procurarmi i biglietti alla rivendita ufficiale: mi rimaneva solo la possibilità di utilizzare una piattaforma di mercato secondario. Avevo molti dubbi: temevo sia che il biglietto potesse essere falso (si sa che, da quando l'autenticazione avviene col codice a barre o QR, nessuno si preoccupa di fare biglietti difficili da falsificare), sia che i biglietti venduti da quelle piattaforma venissero annullati. Considerato però che non vedevo l'Inter in coppa da 14 anni e nella coppa principale da più di 20, accettai. Il biglietto mi arrivò accompagnato da un avviso, che raccomandava di non rivelare nemmeno sotto tortura (vabbe', non proprio in questi termini) di averlo acquistato sulla loro piattaforma.

Partii da Francoforte per Gelsenkirchen nel pomeriggio. Il viaggio fu più lungo del previsto, anche perché a un certo punto mi persi nelle autostrade tedesche, sempre complicate (non avevo ancora il navigatore): ricordo un giro non previsto attorno alla città di Bochum. Quando cominciai a vedere i cartelli "Schalke" (il quartiere della città che dà il nome alla squadra), presi in considerazione di parcheggiare e proseguire coi mezzi, ma poi decisi di proseguire fino allo stadio: parcheggiai abbastanza lontano, ma di posto ce n'era.

Entrai senza problemi: il biglietto era buono. Era già più complicato prendersi da mangiare, visto che si pagava solo con tessere prepagate, come a Francoforte. Mi toccò quindi acquistarne una: si poteva scegliere tra diverse immagini. Lo stadio era stato ristrutturato per i Mondiali 2006, ma rispetto a quello di Francoforte, si vedeva di più il nucleo vecchio. Il mio posto era nel secondo anello, sul lato lungo, verso quella che nel primo tempo era l'area dell'Inter. All'inizio della partita notai che c'erano un bel po' di interisti.

Nel primo tempo l'Inter attaccò ed ebbe numerose occasioni. Pensavo "se finiamo il primo tempo 2-0, ci spero davvero, magari anche se finiamo 1-0 ce la possiamo ancora fare", invece il gol di Raul (che, mandato via dal Real Madrid, si era rifugiato lì) alla fine del primo tempo uccise definitivamente le speranze. Dopo il pareggio all'inizio della ripresa sperammo almeno di vincere la partita (per passare il turno sarebbero serviti altri 4 gol), invece nel finale prendemmo un altro gol e finì 2-1.

Negli anni successivi rimanemmo a lungo fuori dalla Champions e non siamo mai tornati a quei livelli. Ce la passiamo comunque molto meglio dello Schalke, quest'anno destinato a una retrocessione certa.




domenica 29 novembre 2020

Inter vs Real Madrid (1981-86)

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Inter is preparing to face Real Madrid again in the Champions League. Many memorable clashes between the two teams, starting with the final of 1964 and the double semifinal of 1966 and 1967. I cannot remember them, as I was born in 1968: I remember well the four clasges between 1981 and 1986, in all the three cups.

That of 1981 was the semifinal of the first European Cup that I remember for Inter: I still remember it better than the one won in 2010. The final was going to be in Paris, and with my father we fantasized about going there. The hopes diminished after the first leg, lost 2-0: the best chance was in the final by 17-year-old defender named Beppe Bergomi. My father consoled me by saying that the comeback was not impossible: their defense was not unbeatable

We got to the second leg: if I'm not mistaken, I was in what is now the second orange deck, more towards the south terrace. I remember a game played on offense, but after the first half ended 0-0 the hopes of making a comeback had diminished. Then, around the 10th of the second half, Bini scored: I remember him cheering against the gate, towards the north terrace. Bini was one of the players I loved most and I still think he is the strongest player who has never played for the national team, at least in the almost 50 years that I can remember (of course, then the chances of playing for the national team were much less at that time). I therefore believed until the end that I would at least reach extra time, but I was disappointed: that goal was the only one.




The two teams met again two years later, in the quarter-finals of what was Inter's second and last participation in the Cup Winners' Cup, until its abolition in 1999. This time the first leg was at home. It was the first year with two foreign players: the second of Inter was the second striker Juary, a player I liked and always defended, but was not up to being one of the two foreigners of a big team. Today he would be a good third or fourth striker. In that match he had the opportunity to give his best contribution of the season: he scored the 2-0 goal, after Altobelli's first advantage, but the goal was unjustly disallowed. It then ended 1-1. We also got off to a good start in the return, taking the lead, but in the end we lost 2-1.

Another two years passed: Inter reached the Uefa Cup semi-finals by eliminating two German teams in a row, first Hamburg and then Cologne and found Real. Still home match first: I don't remember much, I remember much more than the previous two rounds, especially the one with Cologne, played in the flood. It still ended 2-0, so we thought it was the right time. Instead in the second leg, around the 30th, on 1-0 for Real, Bergomi collapsed to the ground. The videos showed that he had been hit by a marble thrown from the stands, but the referee did not notice it (and in any case we couldn't have taken for granted to be assigned a 3-0 victory, like in the Italianleague). It ended 3-0, and the result of the field was confirmed: TV evidence was not allowed.

The following year we were back in the Uefa Cup and in the third round we thought we had got rid of Real: in the first leg they lost 5-1. Instead they won 4-0 in the second leg. and we found them again in the semifinals. First leg home: it was a rainy evening, I was between the north terrace and the deck above the main grandstand, therefore on the boundary between the current green and red sectors of the second deck. A few minutes from the end we were 2-0, then we conceded a goal, so I thought "it's going to be bad again". In injury time, however, we scored 3-1, it seems to me on an own goal, so we got to the second leg with reasonable hopes that it was the right time. Instead we found ourselves without strikers (Rummenigge was missing and Altobelli was hurt during the match, or vice versa) and we lost 5-1 in extra time.






We met Real Madrid 13 years later, in the 1998-99 Champions League, and we won at San Siro. But now I was in Rome.

lunedì 23 novembre 2020

Inter - Real Madrid (1981-86)

L'Inter si prepara ad affrontare di nuovo il Real Madrid in Champions League. Tante sfide memorabili tra le due squadre, a cominciare dalla finale del 1964 e dalla doppia semifinale di 1966 e 1967. Di quelle non posso avere memoria, essendo nato nel 1968: ricordo bene invece le quattro sfide tra il 1981 e il 1986, in tutte e tre le coppe.

Quella del 1981 fu la semifinale della prima Coppa dei Campioni che ricordi per l'Inter: la ricordo tuttora meglio di quella vinta nel 2010. La finale sarebbe stata a Parigi, e con mio padre fantasticavamo di andarci. Le speranze diminuirono dopo la partita d'andata, persa 2-0: la migliore occasione l'aveva avuta nel finale un difensore di 17 anni di nome Beppe Bergomi. Mio padre mi consolò dicendo che la rimonta non era impossibile: non erano dei mostri in difesa.

Si arrivò al ritorno: se non sbaglio, ero in quello che oggi è il secondo anello arancione, più verso la curva sud. Ricordo una partita giocata all'attacco, ma dopo il primo tempo finito 0-0 le speranze di rimontare erano diminuite. Poi, intorno al 10' del secondo tempo segnò Bini: lo ricordo esultare contro la cancellata, verso la curva nord. Bini era tra i giocatori che amavo di più e tuttora lo ritengo il più forte che non abbia mai giocato in nazionale, almeno nei quasi 50 anni che posso ricordare (certo, allora le possibilità di giocare in nazionale erano molte di meno). Credetti quindi fino alla fine di arrivare almeno ai supplementari, ma rimasi deluso: quel gol rimase l'unico.

Le due squadre si rincontrarono due anni dopo, nei quarti di finale di quella che fu la seconda e ultima partecipazione dell'Inter alla Coppa delle Coppe, fino alla sua abolizione nel 1999. Stavolta la partita d'andata era in casa. Era il primo anno con due stranieri: il secondo dell'Inter era la seconda punta Juary, giocatore che mi era simpatico e che difendevo sempre, ma non era all'altezza di essere uno dei due stranieri di una big. Oggi sarebbe una buona terza o quarta punta. In quella partita ebbe l'opportunità di dare il suo miglior contributo della stagione: segnò infatti il gol del 2-0, dopo il primo vantaggio di Altobelli, ma il gol fu ingiustamente annullato. Finì poi 1-1. Anche al ritorno partimmo bene, andando in vantaggio, ma alla fine perdemmo 2-1.

Passarono altri due anni: l'Inter arrivò alle semifinali di Coppa Uefa eliminando due squadre tedesche di fila, prima l'Amburgo e poi il Colonia e ritrovò il Real. Ancora partita d'andata in casa: non ricordo molto, ricordo molto di più dei due turni precedenti, soprattutto quello col Colonia, giocato sotto il diluvio. Finì comunque 2-0, per cui pensavamo fosse la volta buona. Invece al ritorno, intorno al 30', sull'1-0 per il Real, Bergomi si accasciò al suolo. I filmati dimostrarono che era stato colpito da una biglia lanciata dalle tribune, ma l'arbitro non se n'era accorto (e in ogni caso la vittoria a tavolino non  sarebbe stata scontata come nel campionato italiano). Fini 3-0, e il risultato del campo fu confermato: non furono ammesse le prove televisive.



L'anno dopo eravamo di nuovo in Coppa Uefa e al terzo turno pensavamo di esserci liberati del Real: all'andata aveva perso 5-1. Invece al ritorno vinse 4-0 e ce lo ritrovammo ancora in semifinale. Andata in casa: era una serata piovosa, ero tra la curva nord e l'anello sopra la tribuna principale, al confine quindi tra gli attuali settori verde e rosso del secondo anello. A pochi minuti dalla fine eravamo 2-0, poi prendemmo un gol, per cui pensavo "anche stavolta si mette male". Nel recupero invece segnammo il 3-1, mi sembra su autogol, quindi arrivammo al ritorno con discrete speranze che fosse la volta buona. Invece ci trovammo senza attaccanti (mancava Rummenigge e Altobelli si fece male nel corso della partita, o viceversa) e perdemmo 5-1 ai supplementari.

Ritrovammo il Real 13 anni dopo, nella Champions League 1998-99, e a San Siro vincemmo. Ma ormai io ero a Roma.




mercoledì 2 settembre 2020

Italian Athletics Championships in Padua (30-08-2020)

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In an event with a limited attendance (500 people) I hoped at least not to have parking problems. but it was not so: the (small) parking area of ​​the stadium is reserved for accredited visitors and ordinary spectators are diverted to a nearby shopping center. Having to hand in the self-certification form and collect the ticket, I had instead taken into account some queue at the entrance, but not such a big one: there is only one counter and to enter it takes half an hour, in which the first two rounds of men's hammer throw take plac. In the first part of the queue you can see the throws (but without having an idea of ​​the measure), then you can only rely on the speaker and the website.


The main grandstand is for the accredited: the common spectators are on the straight opposite the finish. Seats are even more sparse than in Todi: one row out of two is empty, in the other one out of two is filled. As in Todi, the face mask must be kept: at first it is a bit annoying, also given the heat, but after a while you don't notice it anymore.

I am in the sixth row, just before the middle of the straight: first the hammer and then the women's discus can be seen very well. The pole vault can also be seen quite well, despite being on the far side. The problem is that you do not see the scoreboard (which must be there, there is one for all the events), so to know who the athletes are I have to constantly look to the website. The first is my fellow citizen (considering the town of origin) from Monza Pirovano, who will make 3 fouls at the initial height (3.50)

After the men's hammer and women's PV, the third event to start is the women's triple jump. Normally an advantage of staying on the opposite straight is that you can see well the horizontal jumps, but that's not the case today: they take place on the other side. So you see very little, but on the other hand it is the race that is most showed on the screen, so you can follow it there. The home athlete Zanon immediately takes the lead and the speaker gets excited, but the attendance not so much: I have the impression that only a minority of the attendance is from Padua.

The hammer throw ends: balanced race, albeit on not exceptional measures: 13 centimeters between the first two, just over two meters between the first and fourth. It gives way to the women's discus, which begins after the triple jump, will reach it at the end of the third round and will end when the triple is still in the fifth jump. In discus one wonders if this time Osakue will be able to win, after failing in the last two years, despite being already n.1, The doubt remains for a long time, given that the first two throws end up in the cage . In the third she makes just over 50 meters and ends up third, in the fourth she will fix everything with 58.24, but it will remain the only throw that would have been enough to win. Final with a bang in the triple, with lead changes at the third and second last jump: first Cestonaro, then Derkach, who returns to decent levels (13.58), take the lead.



After two hours there is the first track event: since there are no long distances (beyond 800) the races are less than usual. I have a panel behind the podium that covers me a good stretch of the last meters and, from my low position, I can't see the lines, so I will get to the end without having understood exactly where the finish was. It starts with the heats of women's 200: Kaddari impresses in the third, 23.61 in great ease. In the men's 200s I only discover at the end that Desalu is not in the race, so I think I can miss the final.

Then there are the 400hs finals: very few people place the hurdles, it seems to me only two. Instead, there will be more to lower them for the women's race. Men's race with Lambrughi great favourite, but Contini starts strong and keeps up to the final straight, then stumbles on the ninth hurdle (I had the impression that he got hurt before, but they say he didn't). In the women's race Folorunso comes into the final straight  with a huge advantage, so much so that I wonder if she is doing very well or the others badly, then she loses a little and wins by just under a second, in 56.48



It is 6.30 pm: I have to go in an hour and I wonder of which events I will be able to see the end of. I think I will of PV, it's close. The women's high jump has just started: I think I will not make it, instead it lasts less than expected: at 1.82 yhey are 7, none clears them at the first, two (Furlani and Vallortigara) at the second, one (Morara) at the third. I'll just have time to see the only successful attempt at 1.84, Vallortigara's third. The women's javelin has not started yet and I think they will wait for PV to finish, as the platforms cross, instead they start before. At a certain point we see a throw exceeding the 55-meter marker and I see that it is Visca's (who, anyway, in Bani's absence is the only one that I am sure I would recognize). For the men's triple jump there is still a little to wait, and in fact I won't even be able to see the whole first round.


But above all the men's shot put has just begun, but I will be able to see it all. From my position the perspective is deceiving: the throws seem all  shorter. Weir's first seems to me to be just over 18 meters, instead it is 19.77, even the first by Fabbri does not seem much beyond 20, instead it is already over 21. After Fabbri's fifth throw the speaker gets excited and I think he is exaggerating, even if both live, and from the screen you can see that it is a lot over 20 meters, but I don't think much beyond 21. Instead, 21.99! It will end with the first at 21.99 and the second at 20.31: only a few years ago it was hard to go beyond 19! Many have already spoken of Italian team coach La Torre's statements on throws as a waste of time, so no need for me to do it too (okay, one more, one less ...)

After  Kaddari's splendid victory in 200, I try to get out from where I entered, but I am told that the exit is on the opposite side (it was the same in Todi). So I have to sidewalk the whole straight: I see up close the finalists of the men's 200 and also Fabbri, who looks much younger than on TV.