mercoledì 18 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: biathlon (17-02-2026)

 

Dopo l’esperienza di ieri, stavolta a Valdaora, da dove si prende la navetta per Anterselva, ci vado in treno. Perdo quello che pensavo di prendere e prendo il successivo, mezz’ora dopo: anche questo mi assicura un buon margine per l’inizio, ma avrei voluto avere anche il tempo di prendermi da mangiare. La navetta si prende subito, non c’è la coda che c’era nel 2020. Come allora, però, il viaggio è in due tappe: Ad Anterselva di Mezzo (dove c’è un parcheggio e una fan zone non ufficiale) si scende e se ne prende un'altra. Il tratto a piedi fra le due me lo ricordavo più breve, ma suppongo fosse sempre così. Il percorso dalla fermata della seconda navetta ai cancelli, invece me lo ricordavo già lungo, ma stavolta è stato un vero tormento, col ginocchio che faceva male. Al cartello dei 400 metri alla fine (vedrò al ritorno che in tutto sono 700) sono già a pezzi, credo anche per la quota. Certo, l’ultima volta che l’avevo fatto avevo sei anni in meno e le ginocchia meno disastrate. Visto che oggi ho anche un anno di più, mi chiedo per quanto tempo ancora potrò andare a vedere gare del genere: a 70 anni, non dico a 80, sarò ancora in grado di fare percorsi del genere?

All’ingresso mi fanno svuotare lo zaino. Vedo che hanno una scatola piena di bandiere e mi sembra strano che le abbino sequestrate, visto che dentro ho visto tanta gente con aste di bandiera più rigide e più grande di quella che mi hanno sequestrato ieri: magari sono state solo dimenticate. Poco dopo, vedo un chiosco quasi senza coda e sono tentato di prendermi da mangiare, ma rinuncio perché non so quanto manca alla tribuna. Alla tribuna, che poi è la stessa dov’ero negli ultimi due Mondiali di Anterselva (2007 e 2020) arrivo poi verso le 14,15 - 15 minuti prima della partenza, e naturalmente è pienissima. Salgo una scala fino in cima e non trovo posto, mi sposto in una accanto e un posto lo trovo, avvantaggiato dal fatto di essere solo. Dalla mia posizione, però, non vedo i bersagli delle prime 15 postazioni, coperti da un cartello.




Sulla strada avevo visto soprattutto tedeschi, norvegesi e svedesi, con qualche ceco. Attorno a me ho tedeschi, norvegesi (una mi aiuterà a legarmi la bandiera alle spalle) e anche un paio di belgi. In giro vedrò anche finlandesi, sloveni, svizzeri e persino un gruppo di australiani (non rappresentati in questa gara). Quando lo speaker fa l’appello delle tifoserie, il boato dei tedeschi si sente molto di più di quello degli italiani.



Si parte: il primo tratto, nel bosco, è quello che non si vede dal vivo, ma anche dallo schermo riconosco le piste che ho fatto tante volte. Poi si intravede la prima discesa e l’inizio della risalita, dopo un altro tratto nel bosco gli sciatori ricompaiono per la lunga discesa, poi scompaiono ancora un attimo prima del saliscendi prima del tunnel d’ingresso allo stadio. Solo nello stadio, comunque, si vedono abbastanza da vicino da poterli distinguere, anche col binocolo. Al primo poligono, boato dei tedeschi per il loro staffettista che fa cinque centri molto veloci e riparte in testa. La Svezia è terza con una ricarica, l’Italia, sempre con una ricarica, transita ottava, dietro alla Norvegia che ne ha due. Al secondo poligono, la Germania sbaglia, la Norvegia passa in testa, l'Italia perde ancora, ma soprattutto solo quando sento dallo speaker "la Francia è ultima" mi accorgo che la Francia ha preso il giro di penalizzazione. Al primo cambio la Francia ha già recuperato sette posizioni e l'Italia evita di poco l'ultima posizione: problemi con gli sci o semplice giornata no?






Nella seconda frazione c'è il miracolo del francese Jacquelin, che al primo poligono è già quinto, al secondo è nettamente in testa (nella lunga discesa si vedeva già che aveva una curva di vantaggio), nel terzo giro cala, ma rimane in testa. L'Italia chiude 18^: ormai non viene più inquadrata al poligono, quindi i risultati li devo vedere dal vivo: per fortuna che il suo bersaglio, essendo lontano dai primi, lo vedo.

Nella terza frazione si consolida il trio di testa Francia-Norvegia-Svezia, che chiudono molto vicine. Svizzera e Finlandia girano ed escono dalle prime posizioni, l'Italia è 15^. Il pubblico continua comunque a seguire anche i poligoni degli ultimi, festeggiando i centri. Certo, il Belgio, penultimo, ha alcuni tifosi vicino a me, ma viene sostenuta anche la Romania, che è sempre più vicina al doppiaggio: alla fine sarà doppiata alla fine del primo giro (per loro) della quarta frazione. Anche il Belgio non aveva concluso il secondo poligono quando il vincitore è arrivato, ma gli è stato comunque concesso di finire la gara.



Nell'ultima frazione i concorrenti sono molto sgranati, dal vivo non ci si capisce più niente, tranne che quando entrano allo stadio. Non capisco i risultati al poligono delle squadre di centro classifica, visto che non vedo i bersagli e lo schermo ormai segue solo i primi 3. Dopo il primo poligono, la Francia con Perrot prende 10 secondi sulla Norvegia e 20 sulla Svezia, al secondo utilizza due ricariche, ma finisce comunque quando Christensen ha appena cominciato a sparare. Il norvegese non sbaglia e rimane a 8", ma nell'ultimo giro il vantaggio della Francia aumenta e quando si vedono nell'ultima salita prima dello stadio si vede che il distacco è incolmabile. terza Svezia, quarta Germania, quinti gli USA. L'Italia chiude 14^, dietro a squadre come Bulgaria ed Estonia.

Dopo l'arrivo della Germania qualcuno comincia ad andarsene. Io aspetto l'ultimo arrivo, ma poi vado anch'io, senza aspettare la premiazione, non solo perché non ho tanta voglia di veder premiati i francesi, ma soprattutto perché ho fame. Mi prendo una polenta al formaggio, un po' liquida, tanto che ne rovescerò un po' andando verso i tavoli, ma buona. L'inno francese si sentirà quando sarò già fuori da un po'.




Il viaggio verso la navetta è una coda fin quasi dall'inizio: durerà quasi un'ora. La prima navetta passa velocemente, ma la seconda non finisce mai, ci metterà almeno 45', e io (come tanti) sono in piedi. Domani sprint a coppie di fondo, sperando vada meglio di oggi.

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