Avevo messo in conto di vedere il
curling un po’ cominciato: non volevo partire troppo presto. Già però il
viaggio è stato tormentato: ha nevicato fin dall’inizio, ma negli ultimi
chilometri è diventato più forte, tanto che ho dovuto fermarmi a farmi montare
le catene. Dal parcheggio alla navetta sono circa 800 metri, fatti sotto la
neve e col ginocchio che mi fa ancora un po’ male, ma per fortuna non è come
ieri. Comincio quindi a temere che arriverò così tardi che non varrà neanche la
pena entrare. Quando la navetta parte vedo che gli incontri sono al terzo end,
quando arriva, al quinto.
Per arrivare al palazzetto del
curling, che poi è il vecchio stadio olimpico del 1956, bisogna attraversare il
centro di Cortina: vedo il braciere e il viale della sfilata, con tutte le
bandiere. Non voglio più guardare a che punto sono le partite, me ne accorgerò
all’arrivo. Arrivato allo stadio (dove naturalmente sono il solo ad entrare)
devo dire addio alla bandiera che mi accompagnava da diversi anni (ho una foto delle
Olimpiadi di Vancouver con una bandiera che credo fosse già quella), perché
secondo gli addetti ai controlli avrebbe un’asta rigida. Ce ne vuole per
definire “rigida” quell’asta di plastica leggera, che si piegava così
facilmente. Faccio notare che l’avevo portata in tanti eventi e non mi avevano
mai fatto storie, ma niente: evidentemente per loro a Rho, Santa Giulia,
Assago, Bormio, Livigno, Predazzo e Tesero sono tutti incompetenti e solo loro capiscono…
Sono così fuori di me che dimentico lì il cellulare e devo tornare a
riprenderlo.
Per entrare devo anche fare il giro intorno al palazzetto e per arrivare al mio posto ne dovrei attraversare 23 (si potrebbe entrare dall’altro lato, ma facendo un altro lungo giro), ma visto che non è pienissimo, mi fermo qualche posto prima. Solo dal mio lato è quasi pieno, dall’altro e dallato corto ci sono molti vuoti. Si vedono soprattutto britannici, svizzeri e canadesi, poi danesi e svedesi: dei paesi in gara mancano solo i cinesi.
Quando mi affaccio, una partita è all’ottavo end e due al settimo, ora che prendo posto sono tutte all’ottavo. La partita più interessante, Svezia-Svizzera (squadre di alta classfica) è la più lontana dal mio lato, ma si vede comunque bene. Di solito si riescono a seguire tutti gli incontri perché è raro che ci siano due tiri in contemporanea. Certo, ci sono delle eccezioni: impegnato a seguire l’ultimo tiro dell’ottavo end di Canada-Cina mi perdo quello di Svezia-Svizzera. Non mi ricordo mai chi ha un colore e chi l’altro: in particolare mi confondo sempre per Svezia- in giallo). Un altro problema è capire quanti sassi mancano alla fine: il tabellone non lo dice, bisogna contare quelli rimasti in zona partenza e di solito non sono neanche in ordine.
Le partite in
corso rimangono presto due: Gran Bretagna Danimarca, che era gia quella più
aventi, finisce doppo otto end, quando le britanniche si portano sul 7-2
rubando la mano: le danesi si arrendano, ma vengono comunque festeggiate dal
loro pubblico. Dopo otto end anche Canada-Cina sembra prossima alla
conclusione, con le canadesi aventi 9-5. Quando si capisce che le cinesi non
potranno fare più di un punto, è abbastanza chiaro che finirà lì, a maggior
ragione poi quando sbagliano l’ultimo tiro e i punti lo fanno le canadesi. Va
all’ultimo end solo Svezia-Svizzera, con le scandinave aventi di un punto e col
martello: tengono la mano e vincono 6-4.
Prima di
pranzo visito Casa Svizzera, dove mangio la raclette e guardo il bob in TV. C’è
anche un mini curling (non su ghiaccio) e un bob. Dopo pranzo visito invece
Casa Slovenia, che sostanzialmente è un pub con una vetrina sullo sport
sloveno. Si possono anche seguire la gare alla TV slovena, ma in qual momento
trasmette lo short track in differita. A
pranzo incontro i genitori di due bobisti olandesi, uno che fa entrambe
e le gare e uno solo il bob a 4.
Poco prima
delle 18 mi avvio verso lo sliding centre. Si passa da casa Italia, avevo letto
che era solo a inviti, invece vedo tanta gente dentro, che sembrano spettatori
comuni. Non entro, comunque, preferisco arrivare prima alla pista. Si entra
abbastanza rapidamente, poi si sale: il posto è completamente libero, c’è una
categoria sola. Mancano 40 minuti all’inizio, quindi ho tutto il tempo di
scegliere il posto. Arriva alla prima piazzola che dà sulla pista: non ne avevo
mai vista una così da vicino (a Torino e a Vancouver ero molto più lontano), la
curva fa impressione per com’è verticale. Devo scegliere se stare attaccato
alla pista o un po’ più lontano e vedere un tratto più lungo (ma non di molto):
condizione essenziale è comunque vedere lo schermo.
Provo anche a
vedere cosa c’è più su: ci sono cartelli che indicano una tribuna, ma come
immaginavo, è tutta piena. Ci sono anche delle sedie un po' più in basso, ma si
vede solo lo schermo, si vedrà dal vivo solo la premiazione. Torno quindi
dov’ero e mi sistemo al centro dello spiazzo, visto che i bordi sono già
occupati. Il gruppo più numeroso sono decisamente i tedeschi, seguiti dagli
americani (del resto, sono i contendenti per l’oro). Si vedono poi britannici,
australiani canadesi e slovacchi, ma anche svedesi e un croato (paesi non
rappresentati). Vedo anche una con la bandiera giamaicana, ma non ha l’aspetto
di una giamaicana e infatti mi dice di essere di New York. Non vedo svizzeri,
ma la speaker dice di averne visti tanti e anch’io li vedrò all’uscita. Alcuni
tedeschi hanno bandiere con aste anche più grandi di quella che mi è stata sequestrata
stamattina.
Parte il primo apripista e mi rendo conto che la direzione e l'opposto di quella che pensavo (nel punto che vedo, la pista è in leggera contropendenza). Scendono le prime, in ordine di classifica, e vedo che la velocità non si sente tantissimo, ma ci si rende conto di quanto siano veloci se si prova a fotografarle. Capisco che il tratto che vedo è verso la fine, la penultima curva La prima, la tedesca Nolte, fa il record della pista, ma la seconda, l'americana Meyers Taylor, lo batte e l'altra americana che scende dopo lo eguaglia. Le altre sono lontane: si capisce che, salvo disastri, le medaglie sono queste e sono solo da dividere tra loro. Più avanti, la canadese Appiah, sbanda fino a mettersi quasi completamente di traverso, ma per la speaker italiana è "un piccolo problema" (lo speaker in inglese è più esplicito). La giamaicana rischia di ribaltarsi, ma perde poco.
Dopo una quindicina di atlete, mi sposto più vicino alla pista, il massimo che si possa mantenendo la vista sullo schermo, poi per un paio di discese mi metterò proprio a bordo pista. Da così vicino la velocità si sente molto di più. Si arriva alla lotta per entrare nelle 20 che disputano l'ultima manche: la prima delle italiane era 22^, ma una si è ritirata, quindi ha una sola posizione da recuperare. Non ci riesce, anzi che viene dopo, una coreana e una taiwanese, fanno un ottima gara e la superano. Le due italiane terminano quindi agli ultimi due posti.
Finita la manche, ho davanti un chiosco senza coda e mi prendo un panino. Poi mi prenderò anche una pizza in un chiosco più in alto, con poca coda. Riesco anche a entrare allo store: ci sono solo due persone in coda (all'esterno, poi ci sono quelle all'interno). Trovo un posto sul bordo della collina dov'ero, da dove si vede anche la curva e il rettilineo precedente a quello che vedevo nella prima manche (prima era occupato): vedo da lì la seconda manche.
Americani e tedeschi vedono accanto il duello finale per le medaglie. Festeggiano gli americani: la Nolte fa una discesa non eccezionale e la Meyers Taylor la supera per 4 centesimi. Alla fine quasi tutti, me compreso, vanno verso l'uscita, pochi salgono verso la zona della premiazione. Il percorso verso la navetta sembra interminabile (ma almeno è in discesa) e a volte temo di non essere sulla strada giusta, visto che le indicazioni non si trovano più. Alla fine la strada era giusta. La coda per la navetta è ordinata, con una serpentina: prendo la seconda. Sulla navetta molti tedeschi, che guardano il pattinaggio artistico. Mi sa che molti li rivedrò ad Anterselva domani.























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