Doveva essere una giornata interlocutoria, di relax post-Super Bowl, e invece si è rivelata la più emozionante finora. In attesa della partita di hockey serale (avevo scelto di vedere solo un evento di sera proprio per riposarmi dopo la nottata del Super Bowl) ho fatto in giro in centro per vedere le tracce delle Olimpiadi al di fuori dei siti di gara.
La prima installazione che ho visto è stata quella di Alibaba in Largo Cairoli, con una coda composta quasi solo da asiatici, poi ho attraversato il Castello Sforzesco e ho visto gli stand di Esselunga e Coca Cola, entrambi con lunghe code, ma il secondo di più. Sono così arrivato alla Fan Zone, e lì devo dire che mi aspettavo di più: mi aspettavo qualcosa tipo quella dei Mondiali di calcio a Doha, invece è molto più piccola. Ci sono comunque delle cose interessanti, anche se non ne ho provato nessuna per via delle code: un mini curling (non sul ghiaccio), un videogioco sullo sci alpino dove si muovono le gambe come nello sport vero, oltre al maxischermo, che trasmetteva la semifinale di curling Italia-USA. Sono entrato anche per la prima volta in un negozio ufficiale, e ho scoperto che il merchandising è probabilmente il più bello che abbia mai visto per un evento sportivo. Ci penserò un bel po' su cosa comprare, c'è l'imbarazzo della scelta (persino una caffettiera...).
Ho poi visto Casa Italia: mi sono fermato un po' all'ingresso perché non sapevo se fosse aperta agli spettatori comuni, ma poi ho visto che altri entravano e nessuno li fermava: almeno la parte a vista a piano terra era per tutti. Ho visto i due pannelli, uno con le medaglie italiane fino ad oggi e uno con tutti i medagliati della storia delle Olimpiadi invernali, in ordine alfabetico: emozionanti, anche se avevano l'aria di monumenti ai caduti. Ho visto anche il braciere, e qui devo dire che, alche se naturalmente l'avevo visto in TV, mi è sembrato strano, non aveva l'aria di un braciere olimpico
Ho visto quindi una città addobbata per le Olimpiadi, e non era la prima volta, ma l'emozione era nel fatto che era la mia città natale. Crescono così i rimpianti, e le maledizioni alla Raggi, per non aver potuto vedere così anche Roma. Torno verso il Duomo, avevo considerato di visitare Casa Slovacchia, che è in zona (avevo visto la pubblicità su FB), ma mi rendo conto che è tardi: devo sbrigarmi a mangiare e poi dirigermi verso l'Arena Santa Giulia.
Nella metro incontro un gruppo di svizzere italiane (che però cantano cori in francese), con la maglia della nazionale. A Rogoredo si prende la navetta: c'è folla e suppongo che si debba mettersi in coda e le navette partano seguendo l'ordine sulla banchina, invece se ne apre una dietro e salgo subito. C'è coda anche al controllo sicurezza, è la prima volta che sento davvero la folla. Ricordano che non si possono portare cibi e bevande: anch'io mi affretto a finire la bibita.
La coda dura una decina di minuti. All'uscita si comincia a vedere l'impianto e sembra un palazzetto americano, mi ricorda quello dei Brooklyn Nets (dove sono stato anni fa, prima della nascita di questo blog). Entro e rimango davvero impressionato: un impianto moderno come non pensavo di vedere in Italia, ricorda, oltre a quelli americani, anche alcuni delle Olimpiadi di Parigi, come quello del nuoto . Ci sono anche le scale mobili, prima volta che le vedo in un impianto italiano. Vedo anche l'insegna "future market" e, come tanti, mi chiedo cosa si tratta: sono punti di ristoro, ma molto tecnologici, come vedrò dopo.
Entro nel recinto e mi meraviglio di trovare ancora molti vuoti, vista la folla all'ingresso. Poi però si riempirà, anche a partita in corso: alla fine rimarranno dei vuoti solo in un paio di settori del primo anello e in un angolo del secondo. Si vedono soprattutto tifosi svizzeri, ma quando presenteranno le squadre si faranno sentire anche quelli americani. Prendendo posto, noto l'unico difetto (per quello che ho visto di questo impianto): effettivamente, come si era detto, lo schermo è un po' piccolo (per gli standard moderni) e dai posti più alti la vista è anche ostruita.
Sono in terzultima fila, dietro una porta, che nel primo tempo è quella USA. Vedo comunque bene anche l'altro lato, o comunque abbastanza per capire cosa succede, non userò mai il binocolo. Certo, in compenso la porta più vicina non la vedo bene come a Rho. Da questa posizione si vedono anche bene gli schieramenti, ma non ho la competenza per apprezzarlo. Partono in attacco gli USA, ma la Svizzera risponde subito: prevalenza americana, ma non è una partita a senso unico come quella con la Finlandia.
Dopo 6' qualcuno reclama il mio posto e mi rendo conto di aver sbagliato settore: mentre mi sistemo al nuovo posto segnano gli USA. Al 13' reclamano anche questo posto: avevo sbagliato anche fila (avevo letto male). Mi sistemo, definitivamente, nella fila sopra: accanto a me c'è un italiano che sembra competente e tifa per gli USA (mi sembrerà poi di capire che ha la madre americana). Al momento del gol i tiri in porta erano 7 a 3 per gli USA, dopo il predominio americano s'intensifica a fine tempo sono 18 a 6, ma il risultato rimane 1-0.
Nel primo intervallo faccio un giro, visito lo store, ma evito i ristori, troppa coda. Nel secondo tempo gli USA continuano ad attaccare, ma segnano solo dopo 14'. Non si sente molto tifo: gli svizzeri provano qualche coro, il mio vicino si lamenta che gli americani non rispondono. Il tempo finisce 2-0. Nel secondo intervallo esco subito e riesco a trovare il "future market" senza coda. Si entra passando la carta di credito: sento dire che fanno un addebito all'inizio e poi compensino sulla base di quello che uno ha preso, ma non ho capito come distinguano cosa uno abbia effettivamente preso: non c'è nessun controllo all'uscita (non ho controllato gli addebiti). Prendo un "signature burger", che un'addetta avvisa essere piccante: buono, ma piccolo, considerando anche che costa 12 euro.
Si riprende e le statunitensi partono forte, segnando due gol in tre minuti, ma il secondo, su tiro da fuori, viene annullato dal VAR per un'interferenza sul portiere. Stavolta il tifo americano si fa sentire. Dopo tre minuti arriveranno altri due gol in poco più di un minuto, e finirà così: 5-0.
All'uscita c'è un cancello con scritta "exit", che dà su un ampio viale, ma io sono perplesso perché noto che non è la direzione da cui siamo venuti. I volontari spiegano che quella è la direzione per prendere le navette. C'è coda: in un paio di punti i volontari regolano il traffico con i cartelli "stop" e "go". Chi vuole farsela a piedi può ancora deviare sulla destra: se avessi avuto le cavigliere forse l'avrei fatto anch'io. La coda per le navette è disordinata, come all'andata: non si segue l'ordine, le navette si aprono a caso, a me ne capita una davanti abbastanza presto. Non le riempiono tanto: rispetto a Roma all'ora di punta si sta ancora larghi.


















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