Stavolta il mio viaggio comincia
la sera prima: passo la notte a Sondrio, in quanto le alternative erano
partirsi alle 5 o anche prima oppure rinunciare a vedere le qualificazioni. Sul
treno ricordano che a Tirano si possono prendere le navette per Bormio e
Livigno nonostante si arrivi a mezzanotte e, ovviamente, a quell’ora non ci
siano navette. A ogni annuncio ripetono che il treno è in servizio per le
Olimpiadi e concludono con “Buone Olimpiadi”. Credo che se prendessi
abitualmente questo treno per altri motivi tutti questi riferimenti alle
Olimpiadi mi darebbero molto fastidio.
L’indomani treno ancora
semivuoto, e per lo più con gente che viaggia per altri motivi, la navetta
invece è piena. Arriviamo dopo un’ora e mezza, all’improvviso: non avevo visto
un parcheggio, sembra che ci fermiamo per strada. Subito dopo si cominciano a
vedere le piste di slopestyle e aerials, ma quella dello snowboard cross si
vedrà solo una volta all’interno del recinto. Stavolta la distanza tra fermata
della navetta e ingresso indicata sul sito (400 metri) è anche leggermente
sovrastimata. All’ingresso ci ricordano che se si esce non si può rientrare (e
quindi nell’intervallo non si può andare alla Fan Zone, che ho visto passando,
dove ci sono tanti ristori) e che nei posti in alto non si vendono cibo e
bevande. Fortunatamente quest’ultima parte non mi riguarda perché stavolta ho
il posto di categoria A, in quella che viene definita “terrazza”: sempre in
piedi, ma a fondo pista.
Cerco il posto migliore: alla fine mi sistemo nel secondo gradino (su quattro), un po’ dietro il bordo. Si vedono soprattutto svizzeri, poi cechi, francesi (vicino a me un folto gruppo di tifosi della Nirani-Pereira, riconoscibili dalla pettorina), austriaci e americani. Vedo anche un gruppo di australiani coi loro cangurini gonfiabili, ma solo a pranzo e soprattutto poi nel pomeriggio mi renderò conto di quanto siano numerosi: nell'intervallo ne incontrerò anche due, padre e figlio, vestiti da canguro. C’è anche un gruppo di romeni di lingua ungherese, tifosi della Mandel . Gli italiani sembrano pochi e tranquilli. Quando partirà la Moioli sarà accolta piuttosto tiepidamente, anche se poi vedrò il suo fan club con la pettorina, sembra avere più tifo la Groblechner.
Quando scendono le prime atlete mi rendo conto che vedo circa la metà del percorso: vedo bene il rettilineo finale, dopo il salto, e il penultimo rettilineo, ma non l’ultima curva. Prima, da circa 35 secondi di gara su 1’12” (per la migliore), si vede a tratti, spesso solo la parte superiore, prima ancora si vede la rete, ma non la pista, inclinata dall’altro lato. Rispetto allo sci alpino, si capisce un po’ meglio chi sta andando bene e chi male, in quanto dai movimenti delle braccia si capisce se una rischia di cadere (oltre ad avere un’idea della velocità dalla lunghezza dei salti).. L’errore più grave di questa prima manche, quello di una svizzera che sarà costretta a ripartire da ferma, arrivando a 20 secondi, capiterà però in un punto cieco.
La ceca di cui vorrei evitare di
scrivere il nome, parte col 4 e fa il miglior tempo, la Moioli è quinta (su 11)
al momento della sua discesa e chiuderà sesta, anche le altre due italiane entreranno
nelle 20 che sono esentate dalla seconda manche, che sostanzialmente è di
recupero. Verso la metà delle discese hanno tutte un ritardo consistente già
nella prima metà, per cui mi chiedo se sia un problema di pista (gli speaker
accennano a problemi di luce) o siano semplicemente più scarse: alla fine le 12
che andranno alla seconda manche saranno tutte partite nelle ultime 16. C’è che
accumula più di 5 secondi senza fare grossi errori, per cui mi chiedo se questo
divario si vedrà anche nella fase a eliminazione. La seconda manche parte
subito dopo la prima: la pista è chiaramente più veloce, visto che quasi tutte
si migliorano, molte di oltre un secondo (la migliore fa un tempo con cui nella
prima manche sarebbe arrivata 14^).
All’uscita della terrazza alla fine delle qualificazioni c’è Tina: c’è la coda per farsi la foto e me la faccio fare anch’io (da una francese). Un po’ più aventi c’è uno spiazzo con una serie di punti di ristoro: c’è anche quello dei “cibi tipici”, dove prendo la polenta con salsiccia. Noto che tra il personale di questi chioschi ci sono molti romani (si sente). Mangiando incontro due ragazze canadesi, dell’Ontario: parliamo di hockey, che loro andranno a vedere domani. C’è un’area al coperto, dove mi fermo a riposarmi e caricare il telefono: la carica del telefono è sempre un problema, visto che non sono ammesse le power bank. Il problema non è comunque il freddo: si sta bene, anche se all’inizio dicevano che la temperatura era -7. Ho ancora un po' di fame e decido di andare anche al chiosco della pasta: prendo dei ravioli burro e salvia che sembrano più alla panna e non sono gran che.
Torno in zona gare verso le 13, mezz'ora prima dell'inizio. Stavolta mi metto più verso il fondo della tribuna, in mezzo agli australiani (ma non troppo vicino, perché alcuni sono molto alti): rispetto alle qualificazioni, riesco a vedere qualcosina anche più in alto. Mi accorgo solo adesso che dietro alla pista del cross c'è l'half-pipe: è più ripido di quanto immaginavo.
Devo impratichirmi per distinguere le atlete: all'inizio senza binocolo non ce la faccio proprio. Bisogna tenere a mente le pettorine, perché solo italiane e francesi sono distinguibili dalla tuta: capirò poi che, in base al risultato delle qualificazioni, l'ordine è sempre rosso-verde-blu-giallo.
Nel primo ottavo, gli australiani festeggiano il successo della Baff, che arriva anche davanti alla ceca n.1. La prima italiana a scendere in pista, la Francesia Boirai, lotta ma arriva terza. L'ottavo della Moioli finisce praticamente a metà gara, con la caduta della svizzera: lei e l'australiana Clift vanno tranquille. nell'ultimo ottavo passa anche la Groblechner. Passano tutte le prime 8 e 13 delle prime 16. Le ultime rimangono staccate, ma non come nelle qualificazione.
Si passa ai quarti, praticamente senza interruzioni. Nel primo, ceca e australiana passano ancora, scambiandosi i posti (le due che sono passate nella stessa batteria si ritrovano sempre al turno successivo). Negli altri, la Moioli e le francesi Nirani-Pereira e Casta vincono agevolmente e sembrano le più forti. Mai in gara l'altra italiana. Passano 6 delle prime 8, ma le eccezioni sono la 17 e la 21. Le semifinali partono con non più di 3-4 minuti di intervallo. Nella prima la Baff vince ancora davanti alla ceca, facendo fuori la Casta. Nella seconda la Moioli rimane attardata all'inizio: penso che non ne abbia più, ma a metà gara e di nuovo in gruppo e le supera una dopo l'altra, vince davanti alla svizzera Wiedmer, fuori la Casta.
Per le finali c'è una pausa di una decina di minuti. Prima la finale B, poi la finalissima: quando presentano le contendenti, la Moioli sembra quella con meno tifo, non sembra di essere in Italia (certo, potrebbe dipendere dalla mia posizione). L'azzurra rimane ancora attardata all'inizio, poi recupera, ma stavolta le riesce un solo sorpasso. Parte in testa la Wiedmar, ma sbaglia alla penultima curva e vince il pettorale giallo della Baff, per la gioia degli australiani. Argento alla ceca, bronzo alla Moioli.
Provo ad avvicinarmi per la premiazione, ma capisco che non la vedrò mai, troppa ressa. Poi non si svolge neanche dove pensavo fosse: la vedo solo sullo schermo, riesco invece a vedere dal vivo le bandiere. Le tre sembrano applaudite più o meno allo stesso modo. Parte l'inno australiano, che all'inizio ricorda "Quel mazzolin di fiori": sento i miei vicini cantarlo.
All'uscita, nella Fan Zone, alcuni francesi provano a usare una cassa di birra come slitta e c'è una banda che si esibisce. All'uscita mi ferma la finanza, chiedendomi se ho fatto acquisti e mi perquisisce anche il beauty. Io rimango stupefatto all'idea che pensino che io abbia fatto altro oltre a vedere le Olimpiadi. Prendo una navetta che sta per partire. Domani trasferimento in area Cortina.























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