giovedì 12 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: sci alpino e hockey (11-02-2026)

 

Prendo il treno a Monza alle 7,02. Temevo di trovarlo pieno, invece è quasi vuoto, e per di più quelli che hanno l’aria di andare alle Olimpiadi sono una minoranza. Mi chiedo se tutti gli altri sono partiti prima o semplicemente sono in pochi quelli che si partono da Milano. Arrivo a Tirano poco dopo le 9,30 (la gara è alle 11,30): vedo che ci sono tante navette e non siamo in tanti a prenderla. Controllano il biglietto della gara, qualcuno dice che lo ritirerà a Bormio (ma non sono tutti virtuali?). C’è anche qualcuno interessato alla navetta per Livigno: lì c’è una gara alle 11, la vedrà cominciata.

Alla fine la navetta si riempie quasi tutta, ma ci mette un po’. Dopo circa 45’ si vede la pista, è impressionante la pendenza, e poco dopo ci fermiamo. Nel percorso a piedi verso la pista comincia a vedersi un po’ di folla, che evidentemente era già qui. Il termometro segna +6 e dopo un po’ di camminata comincio ad aver caldo, comincio a temere di essermi coperto troppo tipo Totò a Milano. Rimarrò con la giacca a vento aperta fino a quando non andrà via il sole verso la fine della gara: questo mi darà anche modo di mostrare il maglione dell’Inter (messo solo perché era l’unico sufficientemente pesante) e troverò qualcuno che mi farà i complimenti.



A un certo punto c’è un bivio tra ingresso A e ingresso B: è la prima volta che l’ingresso segnato sul biglietto è rilevante. Devo fermarmi a controllare, ma poi noterò che sul cartello c’era scritto a cosa corrispondono, quindi potevo arrivarci da solo. Secondo il sito, il percorso doveva durare 20 minuti, invece è circa mezz’ora: secondo il mio smart watch, sono 2,1 km. Può darsi che si riferissero all’altro ingresso, quello per la tribuna a fondo pista, ma non credo ci fosse una grande differenza.

C’è un po’ di coda ai controlli, ma si smaltisce presto. Dopo i controlli, comincia la parte più faticosa: la salita ripida sulla neve per raggiungere le piazzole a bordo pista. Hanno predisposto dei gradini, ma temo di scivolare lo stesso, soprattutto quando il corrimano s’interrompe. Già a metà non ce la faccio più, anche per la quota, e mi chiedo come sarà a Livigno, che è molto più in alto. Quando comincio a vedere un bel tratto di pista in alto vorrei fermarmi, ma bloccherei il traffico. Al primo punto dove potrei fermarmi senza dare fastidio noto che vedo un tratto di pista in alto, ma non quello davanti a me e soprattutto non vedo uno schermo, per cui non potrei sapere cosa succede al di fuori di quel tratto. Mi avvicino alla pista e trovo un punto dove, tra la folla, riesco a intravedere lo schermo.

Sulla strada avevo visto americani, canadesi e finlandesi, lungo la pista prevalgono nettamente gli svizzeri (certo, dopo gli italiani, ma non di molto), seguiti dai francesi, che sono anche davanti a me. Si parte, e scopro che il tratto dalla partenza a quando comincio a vedere è molto più lungo di quello che pensavo (al n. 2, quando lo speaker dirà il tempo, scoprirò che sono circa 55”), così come il tratto tra quando lo sciatore scompare dalla mia vista e quando ricompare davanti a me, con un piccolo salto. Il tratto invece tra quando scompare definitivamente e l’arrivo è invece brevissimo, quasi istantaneo: mi sembra strano che facciano così rapidamente un tratto che io ci ho messo così tanto a risalire, solo verso la fine, quando la pista si svuoterà, scoprirò che l’arrivo non era in fondo, ma per l’appunto subito dopo il tratto davanti a me. In definitiva, su 1’25” di gara vedo dal vivo circa 25”, forse un po’ meno.


Comincio quindi a vedere gli sciatori sullo schermo, poi dopo il secondo intermedio (lo capirò dopo qualche passaggio) passerò a seguirlo dal vivo, per poi tornare sullo schermo per l’arrivo. Sul tabellone non vedo il tempo e non sempre lo speaker lo dice, o se lo dice non lo capisco, quindi devo continuamente guardare la classifica sull’app. Vicino a me c’è anche qualcuno che guarda le riprese televisive sul telefono. Il problema più grosso è l’equilibrio: siamo pur sempre su una superficie ripida e innevata, quindi a passare continuamente dal guardare in basso, per il tabellone, a guardare la pista in alto temo sempre di ruzzolare giù. Ancora peggio se provavo a fare foto: stavolta il mio motto “o si vive o si filma” aveva un significato più letterale del solito.



Nel tratto in alto che vedo non distinguo chi va meglio e chi va peggio:  tra i big, solo Innerhofer mi sembra avere qualche problema (nessuno cadrà in quel tratto, le uscite avverranno tutte prima). Gli ultimi, invece, si noterà che sono più lenti. Scende Von Allmen con il 7, fa qualche errore (che non vedo) e chiude in testa di soli 13/100: mancano tutti gli altri favoriti, quindi pochi credono che vincerà davvero, sento dire che anche il telecronista RAI si è sbilanciato in tal senso. Con il 9 scende Franzoni: non lo vedo quasi per niente per problemi d’equilibrio, sento dallo speaker che è sempre dietro e chiude quinto. Subito dopo c’è Odermatt, che gli svizzeri incitano molto più di Von Allmen: a un intermedio è in testa, ma poi chiude terzo.

Le speranze italiane si concentrano quindi su Paris, ma durano poco perché perde presto uno sci, molto prima di entrare nel tratto che vedo (ma lo vedo comunque bene dallo schermo). Rimane la possibilità di un miracolo di Casse, ma sin dal primo intermedio si capisce che non avverrà: quando passa davanti a me noto che non salta quasi, quindi era lento. Lo speaker dice che arriva 16°, senza specificare che vuol dire ultimo. Degli altri che sono scesi nel frattempo, nessuno ha fatto meglio del 7° posto, quindi ormai possiamo dire che siamo stati testimoni di un momento storico: per la prima volta dal 1968 uno sciatore alpino vince tre ori in un’Olimpiade.

La pista comincia a svuotarsi: mi sposto leggermente più in alto, dove trovo un posto più stabile dove si vede un po’ meno del tratto in alto, ma un po’ più di quello davanti: tre porte e dopo un po’ anche l’arrivo. Vedo anche la tribuna a fondo pista e noto che ci sono molti vuoti: non so se ci fossero da sempre o se si sia già svuotata. Come dicevo, si vede a vista d’occhi che gli ultimi sono più lenti, anche se non si capisce bene chi lo sia di più: il monegasco mi sembrava il più lento di tutti, invece se ne lascia indietro cinque, oltre ai due che scenderanno dopo di lui. Il portoghese se ne lascia dietro quattro e festeggia come se avesse vinto una medaglia.



Finita la gara c’è il problema di scendere. Certo, c’è ancora la premiazione, ma non so bene dove sarà e quindi non so da dove si vedrà. Qualcuno scende direttamente di sedere, un gruppo di svizzeri anche su una bandiera: quando si arriva al sentiero coi gradini, i volontari gli diranno di alzarsi. Io provo un po’ a camminare, un po’ a controllare la scivolata. Una volontaria si offre di aiutarmi, io le dico che è tutto sotto controllo, ma subito dopo rischio di cadere e mi faccio aiutare. Si arriva in una terrazza dove si dovrebbe vedere la premiazione, ma è troppo piena, soprattutto di svizzeri: mi sposto un po’ di lato e riesco a trovare un buco da dove si intravede.







Tornando verso la navetta, a un certo punto temo di essermi perso: non si vedono più indicazioni, anzi il fatto che ci siano cartelli per il centro accrediti farebbe pensare che la partenza delle navette sia da un'altra parte. Chiedo a un gruppo di volontari, che non mi dà un’indicazione chiara, poi chiedo a un’altra che mi conferma che sono sulla strada giusta e infatti poco dopo le trovo.

Vedo che sono più quelli che prendono la navetta per il parcheggio di quelli che la prendono per la stazione di Tirano. Anche sul treno, quelli che tornano dalle Olimpiadi sembrano una minoranza. In definitiva, il motivo per cui il treno all’andata era semivuoto è: c’era poca gente in generale, molti non venivano da Milano e molti altri erano venuti in macchina.

Ho il tempo di riposarmi un'oretta scarsa e poi riparto per Italia-Svezia di hockey maschile. Sulla metro e nella zona di Santa Giulia si vedono ancora spettatori della partita precedente, più slovacchi che finlandesi. Uno slovacco canta anche un coro dei tifosi interisti. Rispetto a lunedì, a sorpresa, c'è meno coda sia per la navetta, sia agli ingressi. Stavolta sono nella metà superiore del primo anello: vedo molto bene, oltre al tabellone, le azioni dal mio lato, anche le più confuse, meno quelle dal lato opposto, ma solo nel terzo tempo mi deciderò a usare il binocolo. Ci sono tanti settori di tifosi svedesi con la maglia della nazionale, uno più grande degli altri (settori non delimitati, beninteso). Molti italiani indossano le maglie storiche delle squadre di Milano: ripenso alla serata del 1991 al Forum di Assago dove vidi lo scudetto tornare in città dopo 31 anni.


Si parte: si vede subito che la velocità è molto superiore rispetto alle donne. Anche le botte si sentono molto di più, non so se solo perché sono uomini o anche perché sono più vicino (e mi chiedo come sarebbe una partita NFL vista da così vicino). La Svezia attacca dal mio lato e dopo 30" già prende il palo, ma dopo 4' rinvio lungo degli italiani, respinta corta del portiere, Frigo si avventa e segna: Italia in vantaggio! La Svezia attacca furiosamente (alla fine del primo tempo i tiri in porta saranno 22-3), ma sbaglia molto e riesce a pareggiare solo al 9', con un tiro da fuori allo scadere di una superiorità numerica (che rimarrà l'unica in tutta la partita). Andrà poi in vantaggio a 2' dalla fine del tempo.




Nel primo intervallo mi prendo da mangiare: mi metto prima in fila al future market, dove sento quello dietro di me dire che si aspettava un palazzetto più caldo, poi però tempo che non abbiano niente che mi piaccia e passo al bar "tradizionale". Prendo hamburger, patatine e bibita, che consegnano senza tappo, e quindi ho il problema del trasporto: temo sempre di rovesciare tutto, se qualcuno mi urta o anche da solo. 

Rientro che il gioco è ripreso da 37" e l'Italia ha appena pareggiato! Impreco come fossi un tifoso svedese, il dispiacere di essermelo perso offusca la gioia del fatto in sé. Stavolta l'Italia risponde un po' di più agli attacchi, anche se avrà una superiorità numerica e arriverà più vicino a prendere il gol che a segnarlo. La Svezia torna in vantaggio a 3' dalla fine, in un'azione confusa, che non vedo bene. A un certo punto c'è un accenno di rissa: parte il coro "scemo, scemo" e anche i tifosi svedesi fanno il gesto. Nel secondo intervallo esco, rientro a 6' dalla ripresa e trovo la mascotte Tina davanti all'ingresso del mio settore. Ballo anch'io con lei (ma non c'è nessuno a farmi foto).


Nel terzo tempo l'Italia si fa più pericolosa e ha almeno un'occasione per pareggiare: stavolta il tifo si sente. Le speranze finiscono a 5' dalla fine, col 4-2 con un tiro da fuori nel sette. A 2' dalla fine gli azzurri provano un attacco a porta vuota e prendono il gol: finisce 5-2.


La coda per le navette è più breve dell'altra volta. Si aprono in blocco e riesco anche a sedere. Domani Canada-Cechia



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