Prendo il treno a Monza alle
7,02. Temevo di trovarlo pieno, invece è quasi vuoto, e per di più quelli che
hanno l’aria di andare alle Olimpiadi sono una minoranza. Mi chiedo se tutti
gli altri sono partiti prima o semplicemente sono in pochi quelli che si
partono da Milano. Arrivo a Tirano poco dopo le 9,30 (la gara è alle 11,30):
vedo che ci sono tante navette e non siamo in tanti a prenderla. Controllano il
biglietto della gara, qualcuno dice che lo ritirerà a Bormio (ma non sono tutti
virtuali?). C’è anche qualcuno interessato alla navetta per Livigno: lì c’è una
gara alle 11, la vedrà cominciata.
Alla fine la navetta si riempie
quasi tutta, ma ci mette un po’. Dopo circa 45’ si vede la pista, è
impressionante la pendenza, e poco dopo ci fermiamo. Nel percorso a piedi verso
la pista comincia a vedersi un po’ di folla, che evidentemente era già qui. Il
termometro segna +6 e dopo un po’ di camminata comincio ad aver caldo, comincio
a temere di essermi coperto troppo tipo Totò a Milano. Rimarrò con la giacca a
vento aperta fino a quando non andrà via il sole verso la fine della gara:
questo mi darà anche modo di mostrare il maglione dell’Inter (messo solo perché
era l’unico sufficientemente pesante) e troverò qualcuno che mi farà i
complimenti.
A un certo punto c’è un bivio tra
ingresso A e ingresso B: è la prima volta che l’ingresso segnato sul biglietto
è rilevante. Devo fermarmi a controllare, ma poi noterò che sul cartello c’era
scritto a cosa corrispondono, quindi potevo arrivarci da solo. Secondo il sito,
il percorso doveva durare 20 minuti, invece è circa mezz’ora: secondo il mio
smart watch, sono 2,1 km. Può darsi che si riferissero all’altro ingresso,
quello per la tribuna a fondo pista, ma non credo ci fosse una grande
differenza.
C’è un po’ di coda ai controlli,
ma si smaltisce presto. Dopo i controlli, comincia la parte più faticosa: la
salita ripida sulla neve per raggiungere le piazzole a bordo pista. Hanno
predisposto dei gradini, ma temo di scivolare lo stesso, soprattutto quando il
corrimano s’interrompe. Già a metà non ce la faccio più, anche per la quota, e
mi chiedo come sarà a Livigno, che è molto più in alto. Quando comincio a
vedere un bel tratto di pista in alto vorrei fermarmi, ma bloccherei il
traffico. Al primo punto dove potrei fermarmi senza dare fastidio noto che vedo
un tratto di pista in alto, ma non quello davanti a me e soprattutto non vedo
uno schermo, per cui non potrei sapere cosa succede al di fuori di quel tratto.
Mi avvicino alla pista e trovo un punto dove, tra la folla, riesco a
intravedere lo schermo.
Sulla strada avevo visto
americani, canadesi e finlandesi, lungo la pista prevalgono nettamente gli
svizzeri (certo, dopo gli italiani, ma non di molto), seguiti dai francesi, che
sono anche davanti a me. Si parte, e scopro che il tratto dalla partenza a
quando comincio a vedere è molto più lungo di quello che pensavo (al n. 2,
quando lo speaker dirà il tempo, scoprirò che sono circa 55”), così come il
tratto tra quando lo sciatore scompare dalla mia vista e quando ricompare
davanti a me, con un piccolo salto. Il tratto invece tra quando scompare
definitivamente e l’arrivo è invece brevissimo, quasi istantaneo: mi sembra
strano che facciano così rapidamente un tratto che io ci ho messo così tanto a
risalire, solo verso la fine, quando la pista si svuoterà, scoprirò che
l’arrivo non era in fondo, ma per l’appunto subito dopo il tratto davanti a me.
In definitiva, su 1’25” di gara vedo dal vivo circa 25”, forse un po’ meno.
Comincio quindi a vedere gli
sciatori sullo schermo, poi dopo il secondo intermedio (lo capirò dopo qualche
passaggio) passerò a seguirlo dal vivo, per poi tornare sullo schermo per
l’arrivo. Sul tabellone non vedo il tempo e non sempre lo speaker lo dice, o se
lo dice non lo capisco, quindi devo continuamente guardare la classifica
sull’app. Vicino a me c’è anche qualcuno che guarda le riprese televisive sul
telefono. Il problema più grosso è l’equilibrio: siamo pur sempre su una
superficie ripida e innevata, quindi a passare continuamente dal guardare in
basso, per il tabellone, a guardare la pista in alto temo sempre di ruzzolare
giù. Ancora peggio se provavo a fare foto: stavolta il mio motto “o si vive o
si filma” aveva un significato più letterale del solito.
Nel tratto in alto che vedo non
distinguo chi va meglio e chi va peggio: tra i big, solo Innerhofer mi sembra avere
qualche problema (nessuno cadrà in quel tratto, le uscite avverranno tutte
prima). Gli ultimi, invece, si noterà che sono più lenti. Scende Von Allmen con
il 7, fa qualche errore (che non vedo) e chiude in testa di soli 13/100:
mancano tutti gli altri favoriti, quindi pochi credono che vincerà davvero,
sento dire che anche il telecronista RAI si è sbilanciato in tal senso. Con il
9 scende Franzoni: non lo vedo quasi per niente per problemi d’equilibrio,
sento dallo speaker che è sempre dietro e chiude quinto. Subito dopo c’è
Odermatt, che gli svizzeri incitano molto più di Von Allmen: a un intermedio è
in testa, ma poi chiude terzo.
Le speranze italiane si
concentrano quindi su Paris, ma durano poco perché perde presto uno sci, molto
prima di entrare nel tratto che vedo (ma lo vedo comunque bene dallo schermo).
Rimane la possibilità di un miracolo di Casse, ma sin dal primo intermedio si
capisce che non avverrà: quando passa davanti a me noto che non salta quasi,
quindi era lento. Lo speaker dice che arriva 16°, senza specificare che vuol
dire ultimo. Degli altri che sono scesi nel frattempo, nessuno ha fatto meglio
del 7° posto, quindi ormai possiamo dire che siamo stati testimoni di un
momento storico: per la prima volta dal 1968 uno sciatore alpino vince tre ori
in un’Olimpiade.
La pista comincia a svuotarsi: mi
sposto leggermente più in alto, dove trovo un posto più stabile dove si vede un
po’ meno del tratto in alto, ma un po’ più di quello davanti: tre porte e dopo
un po’ anche l’arrivo. Vedo anche la tribuna a fondo pista e noto che ci sono
molti vuoti: non so se ci fossero da sempre o se si sia già svuotata. Come
dicevo, si vede a vista d’occhi che gli ultimi sono più lenti, anche se non si
capisce bene chi lo sia di più: il monegasco mi sembrava il più lento di tutti,
invece se ne lascia indietro cinque, oltre ai due che scenderanno dopo di lui.
Il portoghese se ne lascia dietro quattro e festeggia come se avesse vinto una
medaglia.
Finita la gara c’è il problema di scendere. Certo, c’è ancora la premiazione, ma non so bene dove sarà e quindi non so da dove si vedrà. Qualcuno scende direttamente di sedere, un gruppo di svizzeri anche su una bandiera: quando si arriva al sentiero coi gradini, i volontari gli diranno di alzarsi. Io provo un po’ a camminare, un po’ a controllare la scivolata. Una volontaria si offre di aiutarmi, io le dico che è tutto sotto controllo, ma subito dopo rischio di cadere e mi faccio aiutare. Si arriva in una terrazza dove si dovrebbe vedere la premiazione, ma è troppo piena, soprattutto di svizzeri: mi sposto un po’ di lato e riesco a trovare un buco da dove si intravede.
Tornando verso la navetta, a un
certo punto temo di essermi perso: non si vedono più indicazioni, anzi il fatto
che ci siano cartelli per il centro accrediti farebbe pensare che la partenza
delle navette sia da un'altra parte. Chiedo a un gruppo di volontari, che non
mi dà un’indicazione chiara, poi chiedo a un’altra che mi conferma che sono
sulla strada giusta e infatti poco dopo le trovo.
Vedo che sono più quelli che
prendono la navetta per il parcheggio di quelli che la prendono per la stazione
di Tirano. Anche sul treno, quelli che tornano dalle Olimpiadi sembrano una
minoranza. In definitiva, il motivo per cui il treno all’andata era semivuoto
è: c’era poca gente in generale, molti non venivano da Milano e molti altri
erano venuti in macchina.
Ho il tempo di riposarmi un'oretta scarsa e poi riparto per Italia-Svezia di hockey maschile. Sulla metro e nella zona di Santa Giulia si vedono ancora spettatori della partita precedente, più slovacchi che finlandesi. Uno slovacco canta anche un coro dei tifosi interisti. Rispetto a lunedì, a sorpresa, c'è meno coda sia per la navetta, sia agli ingressi. Stavolta sono nella metà superiore del primo anello: vedo molto bene, oltre al tabellone, le azioni dal mio lato, anche le più confuse, meno quelle dal lato opposto, ma solo nel terzo tempo mi deciderò a usare il binocolo. Ci sono tanti settori di tifosi svedesi con la maglia della nazionale, uno più grande degli altri (settori non delimitati, beninteso). Molti italiani indossano le maglie storiche delle squadre di Milano: ripenso alla serata del 1991 al Forum di Assago dove vidi lo scudetto tornare in città dopo 31 anni.
Si parte: si vede subito che la velocità è molto superiore rispetto alle donne. Anche le botte si sentono molto di più, non so se solo perché sono uomini o anche perché sono più vicino (e mi chiedo come sarebbe una partita NFL vista da così vicino). La Svezia attacca dal mio lato e dopo 30" già prende il palo, ma dopo 4' rinvio lungo degli italiani, respinta corta del portiere, Frigo si avventa e segna: Italia in vantaggio! La Svezia attacca furiosamente (alla fine del primo tempo i tiri in porta saranno 22-3), ma sbaglia molto e riesce a pareggiare solo al 9', con un tiro da fuori allo scadere di una superiorità numerica (che rimarrà l'unica in tutta la partita). Andrà poi in vantaggio a 2' dalla fine del tempo.
Nel primo intervallo mi prendo da mangiare: mi metto prima in fila al future market, dove sento quello dietro di me dire che si aspettava un palazzetto più caldo, poi però tempo che non abbiano niente che mi piaccia e passo al bar "tradizionale". Prendo hamburger, patatine e bibita, che consegnano senza tappo, e quindi ho il problema del trasporto: temo sempre di rovesciare tutto, se qualcuno mi urta o anche da solo.
Rientro che il gioco è ripreso da 37" e l'Italia ha appena pareggiato! Impreco come fossi un tifoso svedese, il dispiacere di essermelo perso offusca la gioia del fatto in sé. Stavolta l'Italia risponde un po' di più agli attacchi, anche se avrà una superiorità numerica e arriverà più vicino a prendere il gol che a segnarlo. La Svezia torna in vantaggio a 3' dalla fine, in un'azione confusa, che non vedo bene. A un certo punto c'è un accenno di rissa: parte il coro "scemo, scemo" e anche i tifosi svedesi fanno il gesto. Nel secondo intervallo esco, rientro a 6' dalla ripresa e trovo la mascotte Tina davanti all'ingresso del mio settore. Ballo anch'io con lei (ma non c'è nessuno a farmi foto).
Nel terzo tempo l'Italia si fa più pericolosa e ha almeno un'occasione per pareggiare: stavolta il tifo si sente. Le speranze finiscono a 5' dalla fine, col 4-2 con un tiro da fuori nel sette. A 2' dalla fine gli azzurri provano un attacco a porta vuota e prendono il gol: finisce 5-2.
La coda per le navette è più breve dell'altra volta. Si aprono in blocco e riesco anche a sedere. Domani Canada-Cechia















Nessun commento:
Posta un commento