domenica 22 febbraio 2026

Olimpiadi di Milano Cortina: un bilancio finale

 Finiscono le Olimpiadi di Milano Cortina, e sono state un indubbio successo sia dal punto di vista della squadra italiana, sia da quello organizzativo; una volta tanto, qualcosa che rende orgogliosi di essere italiani. E' stata anche la mia vacanza sportiva più lunga: alle altre Olimpiadi, Torino 2006, Vancouver 2010 e Parigi 2024 mi ero fermato una settimana sola (ero stato anche a Londra 2012, ma per un giorno sola). E' il momento di fare un bilancio della mia esperienza di spettatore (comune).

I più

  • Merchandising: il migliore che abbia mai visto in un evento sportivo. C'era davvero l'imbarazzo della scelta, tra magliette, felpe, pupazzi (con Tina esaurita subito, che io non ho nemmeno mai visto), portachiavi, tazze e persino una moka (oggetto che non uso dal secolo scorso, o giù di lì, altrimenti l'avrei presa in considerazione). C'erano poi i gadget dei singoli sport, dalle magliette (tra cui quella da hockey) ai dischi da hockey.
  • Palazzetto di Santa Giulia: impianto modernissimo, come non mi aspettavo di vedere in Italia, e con un ottima visuale, da qualsiasi posto. Ci sono solo alcuni posti un po' difficili da raggiungere, sopra gli ingressi. Vedremo adesso per che cosa sarà utilizzato.
  • Ristorazione (con qualche eccezione): il risotto con vino rosso e salsiccia che ho mangiato a Tesero era veramente ottimo, qualcosa che non mi aspettavo di trovare. In generale l'offerta era molto variegata, diversa da sito a sito e a volte anche all'interno dello stesso sito, soprattutto a Livigno, che aveva, se ben ricordo, sei stand diversi. Quasi tutti avevano uno stand di cucina tipica, anche se a volte si poteva discutere sul concetto di "tipica" (a Predazzo comprendeva la pizza). Situazione ben diversa da quella di Parigi, dove quasi tutti offrivano le stesse cose, banali e spesso solo fredde.
  • Trasporti: al contrario di Parigi le code erano disordinate, ma ad eccezione di Anterselva, non ho mai dovuto aspettare a lungo per le navette. Certo, ho avuto anche il vantaggio di non utilizzare quelle più richieste: erano più affollate quelle dirette ai parcheggi automobilistici (si è visto soprattutto a Tesero).






I meno
  • Prezzi: questo è stato il flop più grosso: per tanti eventi sono stati troppo alti, tanto da non riempire l'impianto. Si è visto soprattutto nelle cerimonie: di solito i biglietti per la cerimonia d'apertura sono i più difficili da trovare, ero tanto contento di avercela fatta (per poi non poterli neanche utilizzare), invece stavolta non sono neanche andati esauriti. Ancora peggio è andata per la cerimonia di chiusura: 950 euro la categoria C, col risultato di ritrovarsi l'Arena mezza vuota. Di ciò ho avuto qualche esperienza nella gare che ho visto: c'erano dei vuoti nella semifinale di hockey  e ne ho visto qualcuno anche nello sci alpino, ma forse se n'erano già andati. Ma l'effetto maggiore è stato per le gare che ho rinunciato a vedere: lo short track aveva prezzi spropositati anche per la sessione mattutina, per il pattinaggio di figura ho visto solo un programma corto.
  • Controlli al palazzetto di Cortina: ho dovuto abbandonare una bandiera che mi accompagnava da tanti anni perché secondo loro aveva un'asta rigida. A Rho, Santa Giulia, Assago, Bormio, Livigno, Predazzo e Tesero non mi avevano mai fatto storie, ma evidentemente per loro erano incompetenti. Dappertutto, poi, ho visto bandiere con aste simili alla mia, anche più grandi.
  • Oggetti proibiti negli impianti: quello che mi ha creato più problemi è stato il divieto di introdurre power bank: avevo sempre il telefono al limite della carica. Certo, c'erano le stazioni di ricarica, ma non bastavano. Tra l'altro, il divieto era citato sul sito, ma nell'elenco degli oggetti proibiti ai cancelli non c'era. Anche il divieto di introdurre qualsiasi cibo  bevanda, indipendentemente dalla confezione, mi è sembrato eccessivo.
  • Forum di Assago: impianto che mostra tutti i suoi anni e che strideva con la modernità degli altri. Anche l'offerta di cibo era di qualità nettamente inferiore.


Ho parlato di cose imputabili all'organizzazione. Tra gli aspetti fuori dal controllo degli organizzatori, cito:
  • in positivo: il clima tra tifosi. Mai tensioni, neanche in contesti geopolitici difficili, come tra USA e Canada;
  • in negativo: i lunghi trasferimenti a piedi ad Anterselva (con in più la lunga coda al ritorno), Bormio, Cortina. Ma con tante persone presenti in luoghi piccoli, non credo si potesse fare diversamente.






Non è facile scegliere la gara di cui ho un ricordo migliore. Diciamo lo snowboard cross per il clima (soprattutto gli australiani), la località e la medaglia italiana. Bella anche la medaglia insperata nella staffetta di fondo, ma la posizione era scomoda. Appassionante la finale di hockey femminile, ma senza italiani coinvolti. Su quella di cui ho un ricordo peggiore, invece, non ho dubbi: la semifinale di hockey USA-Slovacchia: 480 euro (quella per cui ho speso di più) per una partita bruttina e senza storia.







E adesso? Tra problemi economici e geopolitici, non credo andrò a Los Angeles. Spero di esserci alle prossime Olimpiadi invernali. Poi, spero che un giorno, quando sarò ancora non solo vivo, ma anche in grado di spostarmi, ci sia finalmente un'Olimpiade estiva in Italia e possibilmente anche un'altra Olimpiade invernale.

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