martedì 28 dicembre 2021

New York Jets - Jacksonville Jaguars (26-12-2021)

 Dopo le grandi aspettative di ieri, un incontro che invece di aspettative ne suscitava molto poche: New York Jets - Jacksonville Jaguars, due squadre di fondo classifica. Ma trovandomi a New York durante la stagione NFL non potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di andare a vedere una partita, e questo passava il convento.

Ero già stato al MetLife Stadium nel 2014, per il Super Bowl. Allora ero andato in taxi, spendendo un bel po' (mi sembra $75) e prendendo il treno al ritorno. Stavolta ho seguito le indicazioni del sito dei Jets, che dava due possibili percorsi in treno: ho scelto quello che loro suggerivano come migliore, via Hoboken. Sul treno c'è poca gente e, se non fosse che il treno va solo lì, non si direbbe nemmeno che vadano allo stadio. La stazione, che funziona solo in occasione delle partite, si trova proprio davanti ai cancelli.

Arriviamo verso le 12,15. Come ieri, l'ingresso è generico, senza indicazione sui settori. Il primo controllo stavolta non è sulla vaccinazione, in quanto non è richiesta, ma sulle borse: non sono ammesse borse non trasparenti. Subito dopo il cancello c'è il controllo biglietti, stavolta manuale, senza tornello. Passiamo poi dallo store, molto più piccolo di quello di ieri: c'è anche la maglia di Joe Namath, vendono anche una sua statuetta, mentre si guardano bene dal fare statue ai giocatori di oggi.







Saliamo dalla scala mobile, che arriva solo al primo anello. Una volta lì, ci mettiamo un po' a trovare quelle che salgono al secondo e al terzo. Ci sono tanti stand gastronomici diversi, tra cui uno un po' inquietante di "fried dogs". Rispetto al Madison, ci sono meno bagni, ma in condizioni migliori. Arriviamo ai nostri posti verso le 12,45: come ci si poteva aspettare c'è poca gente, il primo anello è un po' più pieno, ma il terzo di fronte a noi è quasi vuoto. In totale è tanto se è pieno per un terzo. Tra il pubblico ci sono più maglie di giocatori del passato che del presente. Ne vedo anche un paio di Brett Favre e per un attimo mi chiedo cosa centri, poi mi ricordo che ha giocato anche per loro. Lo stadio è molto diverso rispetto a otto anni fa: per i colori, ma naturalmente anche perché allora era sera ed era pieno.




Dopo l'inno, si parte: nel primo drive, i Jaguars fintano il punt e chiudono il down. E' il primo di una lunga serie di quarti down giocati, spesso con successo, ma a volte no: un paio di rinunce a calciare sarebbero potute costare la partita ai Jets. A ogni terzo down dei Jaguars suona una sirena e sul display luminoso fra il secondo e il terzo anello si evidenzia "terzo down". I Jaguars saranno poi fermati sulle 2 yard d'attacco e il drive si chiuderà con un FG. Non danno nessuna informazione sulle formazioni in campo. Nel primo drive dei Jets, Wilson sfugge a un sack che sembrava certo e comincia correre: intorno alle 20 sembra voler uscire, ma all'ultimo momento scarta verso l'interno, salta un difensore e va in TD. Un'azione fantastica.






I Jaguars segneranno poi con un uomo di linea, su fumble ricoperto, ma i Jets ritorneranno il kickoff in touchdown. Intanto scopro una cosa di cui non mi ero accorto in 40 anni che seguo l'NFL: la catena è da entrambi i lati. Lati che invece mi confondono nelle penalità: per due volte penso che abbiano dato una penalità a una squadra, invece era l'altra, perché non considero che l'arbitro è inquadrato dall'ltro lato. Il primo tempo finisce 16-15 per i Jets.

Nell'intervallo andiamo a prenderci da mangiare e rientriamo a tre minuti dalla fine dell'intervallo (mangiando poi in tribuna, non c'era dove farlo nella zona ristorazione): non posso dire quindi niente dello spettacolo dell'intervallo.. Nel secondo tempo, segnano prima i Jets, ancora con un uomo di linea (stavolta come tackle eleggibile) portandosi sul 23-15, poi i Jaguars, che falliscono la conversione da 2: 23-21. Si arriva così agli ultimi minuti: i Jets rinunciano a un field goal semplice, chiudono il down e si portano sulle 2 yard. Nonostante la poca gente, il tifo si fa sentire: il pubblico è tutto in piedi. E' di nuovo quarto down e stavolta i Jets calciano: 26-21. I Jaguars si ritrovano la palla con circa 1'45" da giocare e 1 timeout: grazie a una pass interference arrivano a 1 yard dal TD, vengono ricacciati indietro da un fallo, ma si riportano sulle 2. Siamo però al quarto down, e non entrano: i Jets hanno vinto, si festeggia con fuochi d'artificio.

Al ritorno scopro che alla stazione non vendono i biglietti (per errore li avevo comprati di sola andata). Chiedo informazioni e mi dicono di salire sul treno Sul sito dell'azienda di trasporti leggo che si possono anche acquistare a bordo, ma il problema non si pone: nessuno controlla.

La partita è andata molto oltre le aspettative: ne è valsa sicuramente la pena

domenica 26 dicembre 2021

New York Knicks - Atlanta Hawks (25-12-2021)

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 E' arrivato il giorno che aspettavo almeno da una quarantina d'anni, da quando hanno trasmesso in Italia le prime partite NBA. Forse anche da prima, da quando ne sentivo parlare per il pugilato. Per la prima volta, entrerò al Madison Square Garden.

Arrivo a piedi, prima delle 11 (la partita è alle 12). Il palazzo è coperto da un cantiere: mi chiedo dove sia l'entrata, ma seguo il flusso. Passati sotto le impalcature, si vede l'ingresso del palazzo e la scritta "Madison Square Garden": l'emozione nel vederla è grande, paragonabile solo a quella che ho provato davanti alle scritte "Porte des Mosquietiers" al Roland Garros e "Letzigrund Stadion" (nel 2014, devo ancora raccontarla). Poco prima dell'ingresso c'è il primo controllo: mi preparo a mostrare il biglietto, invece vogliono vedere il certificato di vaccinazione e un documento. Dopo l'ingresso c'è un controllo al metal detector, con corsia preferenziale per chi non ha borse: noi abbiamo una borsa in quattro, ma preferiamo restare insieme.








Dopo il controllo, si entra in un foyer che mi ricorda più un teatro che un impianto sportivo. Sulla destra c'è lo store: vendono anche maglie storiche, della squadra campione 1969-70. Penso di comprare quella di Bill Bradley, ma il prezzo mi sembra un po' eccessivo ($160). Ci sono indicazioni per le tribune su entrambi i lati ed entrambe sono per "tutti i settori": scegliamo quella che, guardando la piantina nell'atrio, sembra la più vicina al nostro (e lo sarà). 

Si arriva al controllo biglietti, che un po' mi preoccupava, avendo quattro biglietti su un solo cellulare (per trasferirli ci vuole l'app, che è scaricabile solo su cellulari americani). Invece, una volta capito, con l'aiuto dell'addetto, dove farli leggere, va tutto liscio. Si sale con le scale mobili, altra cosa che da noi è ancora fantascienza: mentre salgo penso a come doveva essere ai tempi degli incontri di Carnera, o di La Motta (comunque, era un altro palazzo: quello attuale fu costruito nel 1968). Siamo al secondo anello: andando verso l'ingresso, si vedono da un lato una serie continua di bagni, dall'altro stand gastronomici, tra cui uno di "arancini" (non vorrei chiamarli così, date le mie ascendenze palermitane, ma così c'era scritto).

Entrare nel recinto è un'altra emozione che per un po' mi toglie il fiato. Sono le 11,15 e c'è poca gente, che rimarrà poca fino a pochi minuti dall'inizio: 20 minuti prima ci sono ancora almeno 20 posti liberi sulla mia destra tanto che penso che abbiano fatto come in Italia, esagerando coi prezzi (i miei biglietti costavano quasi $200 l'uno, ed erano tra i più economici rimasti!) per ritrovarsi lo stadio vuoto. Invece poi si riempirà, anche se rimarranno parecchi vuoti, soprattutto nel primo anello. Verso la fine annunceranno il tutto esaurito: si vede che gli assenti erano tutti abbonati.








Il riscaldamento ufficiale comincia verso le 11,40, entrano prima i Knicks, che erano già stati ripresi nello spogliatoio, poi gli Hawks, accolti da fischi (intesi come "buu"). Devo dire che mi aspettavo un po' più di sportività dal pubblico di New York: arriveranno anche a fischiare un giocatore avversario a terra. Alle 12 si parte con gli auguri di Natale (nel basket USA l'orario di inizio indica ancora l'inizio del cerimoniale, non del gioco), poi l'inno: ai lati scorre il testo, così lo posso imparare anch'io. Quasi nessuno lo canta, anche perché è difficile seguire il cantante, che ha tempi tutti suoi.

Si parte: avvio mostruoso dei Knicks, che si portano sul 16-3 e sbaglieranno il primo tiro dal campo dopo più di 4'30". Brilla in particolare Randle, ma con l'assenza di Gallinari per il Covid, tutti i giocatori per me erano degli sconosciuti fino a pochi giorni fa, quando ho cominciato a documentarmi. Poi le percentuali calano e gli Hawks si avvicinano fino a 5 punti, che torneranno 10 alla fine del primo tempo (61-51). Alla fine del primo quarto c'è un gioco che ufficialmente era un quiz in cui si guadagnavano degli indizi realizzando dei tiri liberi, ma in realtà era un pretesto per fare una proposta di matrimonio. Nel secondo quarto in un timeout, c'è un quiz cestistico: l'ultima domanda è "chi detiene il record dei punti segnati in una partita di Natale?" La risposta è Bernard King (con 60, nel 1984), che si presenta in campo. Ricordo bene quella partita, allora il basket era lo sport che seguivo di più (all'epocai giocatori li avrei conosciuti tutti).





Nell'intervallo rimango al mio posto per seguire lo spettacolo: sono gli "Slamming' Santas". Come dice il nome, sono dei giocatori che schiacciano (con un tappeto elastico) vestiti da Babbo Natale: divertente. A metà del terzo quarto, dopo che gli Hawks si erano portati a 6 punti (65-59). i Knicks prendono il largo, fino a 20 punti, e la partita non ha più storia. Alla fine del terzo quarto mi allontano per togliermi una ginocchiera, che mi dava fastidio (la posizione non era molto comoda) e mi perdo i primi due minuti del quarto, ma ne potevo fare a meno. L'unico evento del quarto quarto sarà il raggiungimento del "trplo doppio" da parte di Kemba Walker. Nonostante il distacco enorme, si aspetteranno gli ultimi 2 minuti per far entrare le ultime riserve. Finisce 101-87.

All'usicta c'è solo un po' di ressa all'inizio, poi si scende (a piedi) in modo ordinato.. Mi allontano a piedi: stavolta non ho il problema della folla sui mezzi.

domenica 31 ottobre 2021

Empoli-Inter (27-10-2021)

Dopo un anno di digiuno totale, quest'anno mi va bene: riesco a vedere un'altra partita dell'Inter oltre alla solita contro la Lazio. Non oso infatti andare a Roma sponda giallorossa, Napoli o Firenze (dove comunque sono stato due volte, nel 1984 e nel 2004), vado solo in campi di provincia dove se non si trovano più interisti che tifosi di casa, poco ci manca: Empoli e, quando erano in serie A, Perugia e Siena. A Empoli sono stato la prima volta nel 2004, l'anno dell'autogol di Materazzi dalla trequarti, l'ultima mi sembra nel 2017.

Arrivo allo stadio prendendomela comoda: sono in vista dei cancelli verso le 20,10. Vedo una lunga coda all'ingresso dove ricordo di essere entrato l'ultima volta, ma stavolta il mio posto è dal lato opposto. Quella che penso sia la strada più breve è sbarrata perché in mezzo c'è la curva degli ospiti: devo fare il giro intorno allo stadio, complicato anche dal fatto che c'è un fossato e prima di capire dove andare ho dovuto attraversare due ponti. Vedo due ingressi, entrambi con code, ma nessuno sembra il mio. Dopo un po' comincio a insospettirmi perché vedo tutti andare nella direzione opposta, ma mi sembra di non essere ancora dal lato opposto di dov'ero partito. Invece trovo un altro sbarramento e scopro di essere di arrivato al settore ospiti: devo tornare indietro!. Sono quasi le 20,30 e comincio a temere seriamente di vedere la partita cominciata.



C'è un ingresso, ma è della curva, il secondo che trovo, per esclusione, dev'essere quello: vedrò poi che il l'indicazione della tribuna c'era, ma era coperta da un camion della TV. C'è un po' di coda, anche se meno di prima, ma per un po' non va avanti: sono quasi rassegnato a vederla cominciata. Poi si accelera un po': c'è un primo controllo di biglietto e documento, poi ci sono due ingressi, uno col tornello e uno col controllo manuale. Mi metto in coda in quest'ultimo, ma il controllore minaccia sempre di chiudere, così cambio, poi però non lo fa.

Alla fine arrivo al mio posto (in realtà non proprio il mio, che era occupato, ma uno vicino) mentre le squadre stanno facendo le foto. Sapevo che quello che chiamavo "stadio dell'Ikea", ispirato da uno striscione dei tifosi viola /"ma lo stadio l'avete preso all'Ikea?", in quanto molto essenziale, era stato ristrutturato. Adesso ci sono i seggiolini, che compongono la scritta "Empoli", ma il resto, dalle scale ai bagni, per non parlare della pista di atletica, rimane vecchio e cadente. La mia tribuna e il settore ospiti sono quasi tutti pieni, ma nella tribuna opposta ci sono molti vuoti, ben oltre il 25% dovuto alla capienza massima. Dipenderà anche dai prezzi: ho pagato solo 10 euro in meno rispetto alla finale di Nations League, in uno stadio più moderno, più comodo e con più servizi, e quelli erano i posti più cari, questi nemmeno. Parlare di "settore ospiti", poi, fa ridere: attorno a me sono tutti interisti e, a parte un nucleo nella tribuna opposta, i tifosi di casa sembrano molto pochi.

Si parte, e il mio primo problema è capire chi è in campo, visto che non ho sentito le formazioni. Parlo dell'Inter, con l'Empoli non ci provo neanche, conosco poco i giocatori: scopro che quella che una volta era la squadra senza italiani stavolta ne ha 6 titolari. Sono all'altezza dell'area di rigore in cui nel primo tempo attacca l'Inter e vedo molto bene quella metà campo, nonostante la pista d'atletica. Solo che almeno nella prima mezz'ora il gioco si svolge soprattutto dall'altro lato: qualche volta si vede l'Inter in attacco, ma gli attaccanti non sembrano in giornata, anche se Sanchez va meglio di Lautaro. Non si capisce gran che, invece, di quella che succede nell'altra area: a un certo punto si vede un giocatore dell'Empoli  da solo e penso che la prossima volta che vedrò la palla sarà in fondo alla rete, invece miracolosamente la vedrò ancora in campo, sul lato sinistro. Poco dopo un giocatore di casa va a terra e naturalmente non sono in grado di giudicare il contatto, non ho neanche visto se c'è stato un contatto o no: l'azione continua per un bel po' (e l'Inter va vicino a segnare), per cui si rimane a lungo col timore che diano il rigore, ma alla fine non succede niente.

Al 36' Sanchez trova D'Ambrosio in area, che segna con una palla curva di testa. E' forse il gol dell'Inter che ho visto meglio in vita mia. Il primo tempo finisce con un difensore che frana su Darmian in area: l'arbitro non fischia e anche dopo la partita nessuno ne parlerà.



Nel secondo tempo le azioni sono ancora dal lato più lontano, ma stavolta mi fa piacere. Si vede invece bene il fallo terrificante su Barella, con rosso diretto. Il centrocampista accusa il colpo e ci si aspetta che esca a un momento all'altro, invece resterà fino alla fine. Sembra fatta, ma siamo pur sempre sull'1-0. Dopo alcune azioni in cui uno non capisce coma mai la palla non sia entrata, alla fine entra, con Dimarco. A questo punto l'unico dubbio è se rimarranno 2 o saranno di più: rimangono 2.

Non essendo in tantissimi, si esce abbastanza rapidamente. Mi chiedo invece quanto dovranno aspettare quelli del settore ospiti, anche stavolta che sono "ospiti" per modo di dire /(ricordo la mia unica esperienza nel settore ospiti, e non ho nessuna voglia di ripeterla).

Il mio prossimo stadio all'aperto dovrebbe essere il MetLife Stadium di New York e sarà un po' diverso. 

lunedì 18 ottobre 2021

Lazio-Inter (16-10-2021)

 Quando avevo stampato il biglietto, mi era preso un colpo: diceva "ingresso consentito dalle 16 alle 16,30" e per me sarebbe stato un grosso problema essere lì per le 16,30. Anche agli Europei si poteva entrare a un ora fissa, ma avvertivano prima di acquistare i biglietti, qui invece il sito non diceva niente, a parte un generico invito a "rispettare le regole di ingresso". Il mio amico laziale mi aveva comunque rassicurato che non l'avrebbero applicato. Mi aveva anche sconsigliato di andare in macchina, quindi prendo la metro e poi il 2 da piazzale Flaminio.

Arrivo ai primi cancelli verso le 17,15. Fino a pochi metri prima, non capisco quanto sia lunga la coda, poi scopro che c'è una prima barriera di lato, col controllo del green pass. La coda è molto disordinata, ma di fa rapidamente. Al cancello, controllo biglietti e documenti, subito dopo perquisizione. Il biglietto mi dà un'ampia scelta di ingressi da utilizzare, scelgo il primo, che dovrebbe essere più vicino al mio posto. Si passa il biglietto ai tornelli: io ce l'ho cartaceo, ma vedo che molti l'hanno sul telefonino. Subito dopo, nuova perquisizione: mi chiedo cosa possa essere cambiato in un centinaio di metri, ma in passato mi è capitato anche di essere controllato tre volte in pochi metri.

Alle 17,25 sono dentro e dopo un caffè col mio amico verso le 17,40 sono pronto a prendere posto. Scopro che la scelta non è stata la migliore: ne avevo preso uno convinto che desse su un corridoio, invece era contro la parete, sopra un uscita. Con tanti anni di frequentazione degli stadi, dovrei ricordarmi che, se un posto è al limite di un settore, non vuol dire necessariamente che dia su un corridoio. Devo quindi scavalcare 9 posti occupati, e in quel momento mi sembra una cosa del tutto normale, sono tornato all'ultimo Lazio-Inter di 20 mesi fa, non penso che solo la settimana scorsa la scena era ben diversa. Me ne rendo conto poco dopo, e mi commuovo, quando vedo la Curva Nord piena (non ho mai amato gli ultras, ma stavolta mi erano mancati anche loro), così come i Distinti e, per quello che riesco a vedere, la stessa Tribuna Tevere. Tribuna Monte Mario e Curva Sud, invece sono piene solo in piccola parte.





Danno le formazioni, quella dell'Inter molto rapidamente; tutti i giocatori vengono fischiati,  ma Correa un po' di più. Inzaghi invece viene applaudito all'annuncio e molto di più quando entrerà in campo, celebrato anche da uno striscione degli ultras laziali. Quando danno la formazione della Lazio, i nomi dei giocatori compaiono anche nei cartelloni a bordo campo. Proiettano anche alcune immagini di vecchi confronti: si comincia col gol di Simone Inzaghi nel 2000, il mio primo Lazio-Inter, quando la squadra in lotta per lo scudetto sembrava l'Inter, ma poi finì che lo vinse la Lazio. Si prosegue con una vittoria della Lazio 4-2, di cui è inutile che dica la data, per finire col gol decisivo del 2-1 del 2020. Prima dell'inizio, suonano "I giardini di marzo".

Il mio posto è piuttosto basso, oltre la porta dal lato sud. Vedo quindi bene una metà campo, quella dove nel primo tempo attaccherà l'Inter. Nella mia fila sono tutti laziali, in quella dietro almeno la metà sono interisti. Si parte, e vedo subito il cross  di Dimarco pescare due uomini liberi in area: la prende Dzeko e la manda fuori, ma Barella sembrava in posizione migliore. Non molto dopo, lo stesso Barella è sul punto di ricevere un lancio al di la dell'ultimo difensore, ma viene steso. Rigore, ma chi lo tirerà, ancora senza Lautaro e Calhanoglu? Stavolta tocca a Perisic, che segna. La partita prosegue vivace (certo più di quella che avevo visto domenica scorsa, ma ci voleva poco): ho l'impressione che l'Inter sia in controllo, ma dipende anche dal fatto che vedo meno bene le azioni della Lazio, che pure un paio di occasioni le ha avute.

Dopo un intervallo in cui non penso lontanamente di muovermi, data la posizione, si riprende e il primo quarto d'ora passa in fretta, anche se non succede moltissimo. Al 23' angolo per la Lazio (che decido anche di fotografare, sotto), colpo di testa respinto in qualche modo da un difensore, i laziali protestano l'arbitro indica il dischetto. Dalla mia posizione non ero certo in grado di vedere con cosa il difensore (che scoprirò poi essere Bastoni) avesse toccato la palla e quanto fosse distante dal corpo, ma pensavo che magari con le attuali regole era rigore /riguardandolo dopo, forse no), ma il problema sono le regole: non si sa dove i difensori dovrebbero mettere le braccia, ridateci quelle in vigore fino a 10-12 anni fa, quando i rigori per fallo di mano erano meno della metà di adesso.




Penso che se l'Inter si sveglia e decide seriamente di affondare può tornare in vantaggio, invece 13 minuti dopo c'è Dimarco a terra, i laziali vanno in contropiede e segnano. C'è un accenno di rissa, il gioco rimane fermo per un po', Handanovic avanza molto, tanto da farmi temere che il gioco riprenda quando lui è ancora sulla trequarti. Si mette male, ma credo ancora che se il primo attacco del campionato gioca come sa, può ancora almeno pareggiare, invece segna ancora la Lazio con Mlinkovic, di testa: si finisce con quattro gol tutti dal mio lato, come due anni fa (i gol erano stati uno di meno)..

Ancora tensione in campo, dopo il fischio finale, e tensione anche tra gli spettatori all'uscita. Decido quindi di non affrontare la ressa per il pullman e farmela a piedi fio a Ottaviano, come dopo gli Europei. Quando arriverò, la metro sarà mezza vuota.

Non era la partita che mi aspettavo, ma ce ne sono altre 30, di cui almeno una da vedere dal vivo.


giovedì 14 ottobre 2021

Finale Nations League di calcio: Spagna-Francia (10-10-2021)

 Torno a San Siro con mio padre dopo 12 anni. Tante cose sono cambiate, a cominciare dal modo di arrivarci: allora la fermata della metro più vicina era Lotto, non c'era la linea 5 con la sua fermata San Siro Stadio DAZN, unico caso che abbia mai visto di fermata sponsorizzata. La guida dell'UEFA suggerisce di usarla solo a chi ha i posti dalla parte opposta alla nostra, ma noi vediamo che è sempre più vicina di Lotto e decidiamo di scendere lì. Usciti dopo un bel po' di rampe di scale (le scale mobili non vanno) si vede subito lo stadio e il primo cancello che incontriamo è il 12: il nostro è l'1 e mi sembra che in tutto siano 15, quindi non dev'essere lontano. Quello che non sapevo e che adesso i cancelli sono solo su due lati dello stadio, quindi passato il 15 bisogna arrivare dal lato opposto, e il nostro non è neanche il primo perché prima c'è lo 0. Costeggiamo il vecchio ippodromo del trotto, tanto moderno quando lo frequentavo da ragazzino e oggi abbandonato da tempo (e al cui posto sorgerà il nuovo stadio).


Al cancello c'è un po' di coda, ma meno di quelle che avevamo visto dall'altro lato: una hostess (o stewardess?) insiste perché andiamo al cancello 0, normalmente riservato agli ingressi VIP e al momento deserto, ma noi abbiamo camminato abbastanza. Alla fine si entra abbastanza rapidamente. Non è un problema neanche entrare in due coi biglietti sullo stesso telefonino (i biglietti sono solo sull'app UEFA non si potevano stampare): al momento di passare il tornello, si lascia il telefono su un ripiano.

Per fortuna non dobbiamo salire ancora molto: siamo al primo anello arancione, ed è un caso: le categorie di prezzi erano "in verticale", a parità di posizione i tre anelli costavano uguale e non si poteva scegliere. In realtà i nostri seggiolini non sono neanche arancioni, sono ricoperti da una fodera nera. La posizione è ottima, vicina e molto centrale, ma comunque, abituato all'Olimpico, qualsiasi posizione a San Siro mi sembrerebbe ottima. Lo stadio è molto diverso da come me lo ricordavo in 23 anni di frequentazione assidua (dalla prima partita nel 1974 al trasferimento a Roma nel 1997) e 12 di presenze più saltuarie: sembra proprio uno stadio moderno. Decisamente migliorati anche i bagni: pensare che quando ho cominciato ad andare non c'erano neanche quelli per le donne! Un'altra cosa che balza all'occhio è l'assenza di striscioni: si vedono solo le scritte dell'UEFA.





Ci sediamo che la Francia è già in campo per il riscaldamento. Entra la Spagna, e da come viene accolta si capisce che lo stadio è a prevalenza francese. I francesi occupano buona parte della metà sud del primo anello, ce ne sono anche bella fila davanti alla nostra. Gli spagnoli sono invece soprattutto nel settore verde, e sono decisamente di meno. Circa 25 minuti prima vengono lette le formazioni, la Spagna in spagnolo (e coi nomi normalmente usati, mica come nel 1980), ma la Francia in inglese. Dopo una coreografia con le bandiere di tutti i paesi UEFA, subito prima dell'inizio, vengono lette di nuovo, nelle stesse lingue. Si suonano gli inni: di quello francese scorre il testo tipo karaoke e lo si sente cantare, di quello spagnolo non possono mettere il testo perché non esiste, ma i tifosi cantano lo stesso qualcosa. Prima dell'inizio uno steward ci dice di stare distanziati, anche se siamo della stessa famiglia, ma i tifosi spagnoli in curva rimangono ammassati.

Si parte e dopo i primi minuti vivaci, con un gol mangiato da Benzema, subentra la noia: gli spagnoli fanno tiki-taka, ma senza Xavi e Iniesta e soprattutto senza il Messi che risolveva la partite al Barcellona (e senza un attaccante lontanamente paragonabile a lui). Per la prima volta vedo giocare un giocatore più giovane di mio figlio: lo spagnolo Gavi. Ricordo la prima volta che vidi un giocatore più giovane di me: era un derby nella primavera del 1985 e il giocatore era Paolo Maldini. Pensavo di tifare per la Spagna, per via della tradizionale rivalità con la Francia, ma non ce la faccio, è troppo noiosa.





Nell'intervallo rimango al mio posto: vorrei bere qualcosa, ma non passa nessuno e non so dove sia il bar più vicino. Il primo quarto d'ora del secondo tempo è sulla falsariga del primo, e si comincia a pensare con terrore all'idea di supplementari e rigori. Si fanno sentire i tifosi italiani (me compreso) con "i campioni dell'Europa siamo noi". La noia finisce al 63': palo della Francia, gol della Spagna, pareggio della Francia, tutto in tre minuti. La partita rimane vivace, con più occasioni per la Francia: Mbappé, dopo essersi mangiato tre gol ne segna uno. Gli spagnoli protestano e non si capisce perché: a differenza del solito, durante il controllo della VAR, che confermerà il gol, non specificano quale sia il dubbio. Solo dopo, vedendo un replay sugli schermi, si nota che chiedevano il fuorigioco e probabilmente avevano ragione.

Assedio finale della Spagna, col portiere che va vicino a segnare di testa, ma finisce 2-1. Montano il palco e in pochi minuti c'è la premiazione, pensata per le telecamere dall'altro lato: dal nostro non si vede gran che. Nessuno spagnolo si toglie la medaglia (purtroppo c'è bisogno di dirlo).. Usciamo dal lato dell'ex ippodromo, e stavolta decidiamo di prendere il tram, quello che ricordavamo come 24 e adesso è il 16. Mi propongo di ritornare un po' prima di 12 anni